Visualizzazione post con etichetta Generacion Y. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta Generacion Y. Mostra tutti i post

giovedì 24 luglio 2014

Fidel Castro è vivo


La non notizia di oggi è che Fidel Castro è vivo. Martedì scorso ha incontrato il Presidente cinese Xi Jinping, insieme a suo fratello Raul. Le voci che parlavano di una sua morte sono state ancora una volta fugate. Quando accadrà davvero non ci crederà nessuno. La notizia - invece - è che Yoani Sanchez mi ha bloccato su Generacion Y. Non posso più commentare. Eppure avevo dato la mia mail, ero identificabile, non ero un troll. Questa è la democrazia della blogtrotter! Che differenza passa tra lei e il Granma?
 
"La chiamavano blogtrotter
amava viaggiare, amava viaggiare, 
la chiamavano blogtrotter
amava viaggiare sopra ogni cosa!"
 
Gordiano Lupi

domenica 22 settembre 2013

Commerciante, una brutta parola



di Yoani Sánchez
da Generacion Y - La Stampa


Se la realtà potesse personificarsi, entrare in un corpo, avere contorni fisici, se una società potesse essere rappresentata come un essere vivente, la nostra sarebbe un adolescente nel periodo della crescita. Una persona che si vede allungare braccia e gambe, che desidera scrollarsi di dosso il paternalismo e diventare adulto. Ma quel ragazzo imberbe, indossa un vestito così stretto che non riesce quasi a respirare. La nostra quotidianità è rimasta schiacciata dal corsetto di una legalità fatta di eccessive proibizioni e di un’ideologia antiquata e poco funzionale. Dipingerei così la Cuba di oggi, perché una forma di pubertà repressa, rappresenta bene il contesto in cui vivo.
Il governo non pare propenso a riconoscere le nostre necessità di espansione economica e politica. Al contrario, tenta di costringerci in forme assurde. Basti vedere il caso del limitato numero di occupazioni consentite per il lavoro “per conto proprio”, quel settore che in qualunque altro paese sarebbe definito “privato”.  Invece di ampliare il numero di licenze per includere molte altre attività di produzione e servizi, le autorità pretendono di ritagliare la realtà in maniera tale da farla ricadere nell’elenco delle cose consentite. La legge non cerca di incentivare creatività e talento, ma è come una briglia stretta che limita il campo di azione individuale.
L’ultimo esempio di questa contraddizione lo vediamo con le azioni di polizia contro chi vende vestiti importati, che provengono fondamentalmente da Ecuador e Panama.  Secondo i media ufficiali molti di questi mercanti hanno utilizzato una licenza da “Sarto” che consentiva di commercializzare gli articoli prodotti con le loro macchine da cucire, per offrire invece camicie, pantaloni e borse di confezione industriale. I trasgressori sono stati puniti con il sequestro della mercanzia e con multe esorbitanti. In questo modo gli ispettori pretendono di far indossare alla nostra realtà la camicia di forza di quanto stabilito dalla Gazzetta Ufficiale.
Invece di tanta persecuzione sarebbe opportuno autorizzare il lavoro del “commerciante”. Comprare, trasportare e rivendere articoli molto richiesti non dovrebbe essere considerato un delitto, ma un’attività regolata da contribuzione fiscale tramite imposte. Negare  questo meccanismo strategico dell’ingranaggio di ogni società significa ignorare la struttura economica sociale. L’apparato legale di una società non esiste per condannarla all’infanzia del piccolo chiosco, della manifattura e della vendita di frittelle, ma per aiutarla a progredire professionalmente e materialmente. Fino a quando il governo cubano non accetterà queste regole elementari dello sviluppo, la nostra realtà dovrà crescere allungando le braccia verso illegalità e clandestinità.

Traduzione di Gordiano Lupi
www.infol.it/lupi

martedì 9 luglio 2013

Yoani smentisce la falsa e-mail

Sono felice di poter pubblicare la mail che mi ha appena inviato Yoani Sanchez.


Querido Gordiano
Está de más decirte que el supuesto email es totalmente falso.
Se basa en un email apócrifo, hecho tan burdamente que han puesto el nombre de mi esposo como "Rey" cuando en realidad es con "i griega" ... o sea, "Rei" que viene de Reinaldo. Nunca pondría mal el nombre de mi propio marido. ¿No crees? Ese tipo de mentiras me pasa constantemente, ya me aburre hasta desmentirlas. He tenido que aprender a vivir con la difamación y la falsedad en estos seis años desde que abrí mi blog Generación Y. En la medida que mi voz llega más lejos la mentira alrededor mío se hará más fuerte. Resistiré. Abrazos y pronto nos veremos en Italia, a donde iré sin ninguna duda.
Yoani
Caro Gordiano
E' inutile dirti che la presunta e-mail è totalmente falsa.
Si basa su una e-mail apocrifa, realizzata in maniera così maldestra che hanno messo il nome del mio sposo come "Rey" mentre in realtà si scrive con la "i normale"... ossia "Rei", il vero diminutivo di Reinaldo (il marito di Yoani si chiama Reinaldo Escobar, ndt). Non scriverei mai in maniera scorretta il nome di mio marito. Non credi? Questo tipo di menzogne mi perseguitano costantemente, mi sono perfino annoiata di smentirle. Ho dovuto imparare a vivere con la diffamazione e le falsità in questi sei anni, da quando ho aperto il mio blog Generación Y. Mano a mano che la mia voce arriverà più lontano la menzogna che mi circonda sarà sempre più forte. Resisterò. Abbracci. E presto ci vedremo in Italia, dove verrò senza alcun dubbio.
Inutile dire che resisteremo insieme.
Gordiano Lupi

giovedì 17 gennaio 2013

Come saranno?

di Yoani Sánchez


Il Sexto ha detto che farà un graffiti sulla mia valigia; una vicina mi ha regalato un amuleto per il viaggio e un amico mi ha annotato il suo numero di scarpe perché gliene porti un paio. Mi salutano anche se ancora non me ne vado. Non ho neppure una data di volo. Ma il 14 gennaio qualcosa è cambiato nella mia vita, perché è entrata in vigore la Riforma Migratoria annunciata lo scorso ottobre. Dopo un’attesa di 24 ore all’esterno del Dipartimento Immigrazione e Ufficio Estero (DIE), ho saputo che finalmente mi rilasceranno un nuovo passaporto. Dopo venti “carte bianche” negate in meno di cinque anni, confesso che ero scettica e non nutrivo molte speranze. Ancora adesso, crederò di aver raggiunto il mio obiettivo solo quando mi vedrò dentro un aereo in procinto di alzarsi in volo.


È stata una lunga battaglia portata avanti da molti. Un prolungato cammino per affermare il principio che entrare e uscire dal nostro paese deve essere un diritto inalienabile, non una benevola concessione. Anche se i cambiamenti introdotti dal Decreto Legge numero 302 risultano insufficienti, non avremmo ottenuto neppure quelli se fossimo rimasti con le braccia conserte. La riforma non è il frutto di un gesto magnanimo, ma il risultato delle denunce sistematiche portate avanti contro l’assurdo sistema migratorio.


Per questo ho intenzione di continuare a “spingere avanti i limiti” della riforma, sperimentando sulla mia pelle fino a che punto arriva la volontà di cambiamento. Per oltrepassare le frontiere nazionali non farò nessuna concessione. Se non può viaggiare la Yoani Sánchez che sono, per riuscirci non sono disposta a trasformarmi in un’altra persona. Una volta all’estero non nasconderò le mie opinioni perché mi lascino “rientrare” o per compiacere certi uditori, né mi rifugerò nel silenzio per evitare che mi neghino il ritorno. Dirò quel che penso del mio paese e della mancanza di libertà che noi cubani soffriamo. Nessun passaporto riuscirà a farmi tacere, nessun viaggio riuscirà a cambiarmi.


Chiariti questi particolari, preparo il programma della mia permanenza fuori Cuba. Spero di poter partecipare a numerosi eventi che mi facciano crescere professionalmente e civicamente, voglio rispondere a domande e dire la mia opinione sulle campagne di diffamazione che sono state organizzate contro di me… e in mia assenza. Visiterò quei paesi che da tempo mi hanno invitato, ma che la volontà di poche persone mi ha impedito di raggiungere; navigherò come un’ossessa su Internet e tornerò a scalare alcune montagne che ho abbandonato da circa dieci anni. Ma ciò che più mi entusiasma è che conoscerò molte cose di voi, cari lettori. Ho già i primi sintomi di quell’ansia: il formicolio nello stomaco che provoca la vicinanza dell’ignoto e il risveglio nel bel mezzo della notte mentre mi chiedo come saranno i vostri volti, le vostre voci. E io? Sarò proprio come mi avete immaginato?


Traduzione di Gordiano Lupi

mercoledì 14 novembre 2012

Possiamo svegliarci?

di Yoani Sanchez
www.lastampa.it/generaciony



A volte, quando sono nervosa sogno di traslocare, di cambiare casa diverse volte senza riuscire mai a sfruttare un'abitazione. In quell’incubo ricorrente, la mia vita si disarma e le foto dell'infanzia si perdono in qualche camion da trasloco. Tutto questo mi accade soltanto nelle notti caratterizzate da una modesta inquietudine. Questa settimana è stata ben diversa. Le prime ore del mattino fuggono verso un cammino lunghissimo e oscuro. Metto la testa sul guanciale e mi ritrovo in un sentiero circondato da alte erbe con il canto delle cicale che mi perfora l'udito. Non sono sola, accanto a me vedo volti conosciuti: i miei amici di risate e prigione, di abbracci e spaventi. Conversiamo, ma le frasi restano a mezzo perché loro spariscono nella sterpaglia, se ne vanno... se li portano via. Ogni notte, non appena chiudo gli occhi, una fitta vegetazione torna a inghiottire i miei compagni.

Mi alzo la mattina e mi dico: "Tutto è finito, è stato solo un sogno". Ma dopo un istante suona il telefono e qualcuno mi racconta che Antonio Rodiles è ancora detenuto, accusato di aver resistito a un arresto tanto arbitrario quanto ingiusto. Vado al bagno ancora con le palpebre socchiuse e mi rendo conto che soltanto poche ore fa Ángel Santiesteban è stato liberato dopo essere stato fatto salire a botte in un auto della polizia. Il caffè del mattino borbotta sui fornelli mentre controllo il mio telefono mobile, zeppo di denunce sui soprusi patiti dalle Damas de Blanco in diverse zone del paese. Il mattino ha ancora il colore rosso dell'alba mentre comprendo che il lungo percorso dei miei sogni si prolunga nella realtà.

Non è la sterpaglia, ma l'intolleranza; non è il canto delle cicale ma sono le grida degli autoritari; non è la notte ma la mancanza di libertà. Quando arriva mezzogiorno ho la netta sensazione che non posso fuggire dai miei incubi, che non servono i pizzicotti negli avambracci ed è inutile mettere la testa sotto l'acqua fredda. Resta il fatto che questi amici "portati via" sono una realtà concreta, non un delirio notturno. Mentre avanza la sera comprendo che il mio incubo è ovunque, finisco per tornare a quel campo circondato da alte erbe. Ma questa volta resto soltanto io e parlo con me stessa perché l'oscurità non mi terrorizzi completamente. Qualcuno - che non vedo - mi afferra e mi trascina con forza tra le sterpaglie. Tra tre ore mi desterò al suono della sveglia.

Traduzione di Gordiano Lupi