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giovedì 19 giugno 2014

domenica 25 agosto 2013

mercoledì 20 febbraio 2013

Yoani Sánchez davanti al Senato brasiliano



20 febbraio 2013 - Yoani Sánchez ha chiesto davanti ai senatori brasiliani la fine dell’embargo commerciale degli Stati Uniti nei confronti di Cuba. Al tempo stesso si è detta favorevole alla liberazione delle cinque spie cubane (che il regime chiama eroi) che stanno scontando la loro pena detentiva negli Stati Uniti. “Il governo cubano deve smettere di spendere denaro per organizzare una campagna finalizzata al loro ritorno sull’Isola”, ha detto la blogger. Yoani ha risposto anche a una domanda insidiosa sulla base navale di Guantanamo, posta da un deputato di sinistra. “Non sono d’accordo, da cittadina, che esista un luogo dove non si rispetta la legalità”.

I deputati brasiliani di tutti i partiti si sono scusati per le proteste messe in scena da una minoranza nei confronti della sua presenza. Qualche deputato è giunto ad affermare che Yoani Sánchez è il volto che, in breve tempo, prenderà il comando politico dell’Isola.

In sintesi l’intervento di Yoani.


Embargo

“Sono contenta delle vostre domande perché mi permettono di rispondere a molte campagne di diffamazione. La mia posizione sull’embargo è chiara: deve finire prima possibile. Lo dico da sempre, in tutte le interviste, ogni volta che mi è stato chiesto ho risposto in questo modo. Deve terminare perché rappresenta un’ingerenza esterna per cambiare una situazione che soltanto il paese interessato deve poter modificare. In secondo luogo non è servito a niente. Se l’idea originale era quella di creare scontento nella popolazione per favorire una ribellione che portasse al cambiamento, non ha funzionato. Come metodo di pressione è un totale fallimento. Terzo motivo, non ultimo in ordine di importanza, non deve più rappresentare una scusa per i fallimenti economici del governo cubano e il motivo per giustificare la repressone politica e sociale”.

Cinque eroi

“Sul problema dei cinque membri del Ministero degli Interni che si trovano nelle carceri nordamericane, dobbiamo chiarire che non erano cinque, perché la Rete Avispa di spionaggio era composta da una dozzina di persone. Questa va detto, perché il resto dei membri ha collaborato con i tribunali ed è stato messo in libertà. Soltanto 5 di loro sono ancora in prigione. Il governo del mio paese sta spendendo molti soldi per finanziare viaggi per il mondo, acquistare spazi sulla stampa internazionale per diffondere la posizione ufficiale, inoltre si perdono molte ore scolastiche per parlare di queste cinque persone. Preferirei che i cinque agenti segreti venissero liberati, così finirebbe il grande sperpero di risorse e le casse dello Stato tirerebbero un sospiro di sollievo. Potremmo risparmiare denaro e impiegarlo per risolvere i veri problemi che sono sul tappeto”.

La vignetta è di Garrincha
- E questi chi sono?
- I mercenari dell'Avana

Guantánamo

“Sono una persona che ama il rispetto della legalità, quindi non posso essere d’accordo che esista un luogo dove non viene rispettata”.

Il finanziamento del suo tour

“Sono venuta in Brasile con un biglietto economico acquistato grazie alle offerte pervenute via Internet da diversi blogger delle reti sociali. Tutto si può verificare nella pagina web del documentario di Dado Galvao. Me ne vado dal Brasile grazie a un biglietto pagato da Amnisty Internacional che mi permetterà di raggiungere l’Europa, dove parteciperò a un festival di cinema ad Amsterdam che ha per tema i diritti umani. Da lì andrò a New York, invitata da diverse università che finanzieranno il mio soggiorno. Quando andrò in Spagna, sarà il congresso di reti sociali i-Redes, dove vinsi un premio che non ho mai potuto ritirare, a pagare il biglietto. Di ritorno in America, andrò in Florida. Mia sorella, tecnica di farmacia, pagherà il biglietto. Quindi viaggio gratis grazie alla solidarietà di tante piccole persone come me”.

La blogger cubani è stata ricevuta da un centinaio di deputati per una riunione che alcuni simpatizzanti castristi non hanno gradito, visto che sono rimasti a gridare offese e slogan all’esterno del Senato. I deputati hanno difeso Yoani dalle critiche e alcuni di loro si sono detti certi che la blogger in breve tempo “assumerà il comando dell’Isola”, perché “può rappresentare il futuro di una nuova Cuba in un regime democratico”.

Gordiano Lupi

martedì 19 febbraio 2013

Yoani Sánchez bloccata dai filocastristi



Manifestazioni inscenate da gruppi filo castristi brasiliani hanno impedito la realizzazione del primo evento al quale avrebbe dovuto partecipare Yoani Sánchez, autrice del blog Generación Y. A Feira de Santana (Recife), gli organizzatori hanno dovuto sospendere la proiezione del documentario Conexión Cuba-Honduras, che comprende un’intervista alla Sánchez, perché militanti di alcuni partiti di sinistra hanno sabotato l’evento. Il documentario, diretto da Dado Galvao, parla della limitazione della libertà di espressione, mentre il regista fa parte di un gruppo di attivisti che da tempo cerca di far uscire la blogger dal suo paese. Cinquanta manifestanti hanno esibito cartelli in difesa del governo dei Castro, occupando la sala del Museo del Saber, dove il documentario avrebbe dovuto essere presentato, gridando slogan castristi al fine di impedire qualsiasi dibattito. Al grido di “Sánchez traditrice” e “Viva la Rivoluzione”, hanno impedito alla blogger cubana di parlare e hanno obbligato gli organizzatori ad annullare l’evento. I manifestanti esibivano bandiere del Partido de los Trabajadores (PT) e del Partido Comunista do Brasil (PCdoB).

Yoani Sánchez ha accettato di discutere con i manifestanti, ma le è stato permesso di pronunciare solo poche parole, quindi è stata di nuovo interrotta dalle grida. “Dopo aver taciuto per molto tempo, dopo aver vissuto in una società nella quale la maggioranza dei miei compatrioti aveva scelto di non parlare a voce alta, un bel giorno non ho resistito e ho deciso di creare un blog. Generación Y è il nome del blog, che racconta la vita quotidiana a Cuba. No ha slogan, perché non mi piacciono gli slogan”, ha detto Yoani Sánchez. Ha detto a coloro che l’accusavano di appoggiare l’embargo statunitense nei confronti dell’Isola che non è vero: “Potete cercare su Google il mio nome e troverete molte dichiarazioni favorevoli alla fine del blocco economico”. Yoani ha aggiunto: “L’embargo è la causa di molti problemi. Io ho detto che per colpa dell’embargo ci sono molti servizi Internet che non possiamo usare, ma è anche vero che a Cuba non c’è un maggior accesso a Internet per decisione politica del governo cubano”. Molti slogan ingiuriosi hanno accolto queste parole, i manifestanti hanno gridato a più riprese: “Venduta” e l’hanno accusata di ricevere finanziamenti dal governo statunitense.


Il filmato del poco che è risucita a dire

A Salvador de Bahía l’accoglienza dei filocastristi non è stata migliore. Yoani è stata ricevuta da alcuni scalmanati che mostravano foto di Fidel Castro e Che Guevara, chiamandola “mercenaria” e “agente della CIA”. “Me lo aspettavo. Sapevo che tutto questo sarebbe potuto accadere, fin dal primo momento”, ha commentato Yoani in una sala del museo dove è stata condotta per allontanarla dai manifestanti. “Ho atteso un anno per venire a vedere la pellicola di Dado (Galvao), ma purtroppo mi è stato impedito”, ha aggiunto la blogger. Pare che L’Avana abbia messo in atto un piano per controllare tutti i passi della dissidente, diffamarla e boicottare le sue attività.
Gordiano Lupi

domenica 17 febbraio 2013

Yoani in partenza per il Brasile

L’Avana, 17 febbraio 2013 - La blogger cubana Yoani Sánchez è in partenza per il Brasile. Riportiamo alcune sue dichiarazioni apparse sul suo spazio Twitter.


“Comincia da questo viaggio la realizzazione di una serie di progetti personali e collettivi che non ho potuto compiere prima a causa del divieto di uscire dall’Isola da parte delle autorità cubane negli ultimi cinque anni. Vado in Brasile come una piccola persona, con il mio sguardo civico sulla realtà del mio paese, con le mie parole, che sono la mia protezione più grande. Sto trascorrendo il mio ultimo giorno di febbraio all’Avana, una città fredda che non riesco a scrollarmi di dosso, perché la mia realtà. Adesso è il momento di fare tutte le esperienze che mi erano state negate da un assurdo sistema migratorio. La mia permanenza all’estero sarà un’opportunità per parlare di ciò che accade a tanti altri cubani che non possono uscire dall’isola. Denuncerò con forza i limiti che ancora presenta la riforma migratoria promulgata il 14 gennaio scorso. Molti amici mi chiamano per ricordarmi l’enorme responsabilità che ci prendiamo sulle nostre spalle uscendo da Cuba. Spero di poter conoscere molte cose nuove, ma anche di poter usare Twitter dal vivo e in diretta, non per sms e alla cieca, come succede adesso che vivo nel paese dei non connessi”.


Yoani dopo il Brasile, andrà in Perú, Colombia e Messico, dove è stata invitata a partecipare alla riunione della Sociedad Interamericana de Prensa (SIP). Subito dopo sarà anche in Spagna, Stati Uniti, Repubblica Ceca, Polonia, Svizzera, Germania e Italia. Non necessariamente in questo ordine.


"Che domenica strana! Mi sono alzata alle quattro del mattino, ho osservato L’Avana dal mio balcone per catturare e fissare nella retina tutto quel che potevo. Una giornata molto invernale: cielo grigio, freddo. Per fortuna sono circondata dal calore di amici e familiari. Il saluto è stato molto emotivo. Amici, parenti, mio figlio, il mio amore. Ci siamo detti arrivederci e ci siamo abbracciati. Riesco a oltrepassare la barriera del punto di controllo migratorio. Adesso devo solo salire sull’aereo e attendere il decollo. Incontro una viaggiatrice peruviana che si dimostra solidale con me. Mi sostiene moralmente anche adesso. A me, a dire il vero, tremano ancora le ginocchia. Perché la libertà viaggiare deve fare notizia? Perché ottenere un passaporto diventa una sorpresa? Per colpa di un assurdo sistema migratorio durato decenni. La reazione dei passeggeri nei miei confronti è molto calda. Abbracci, foto insieme… sento già odore di libertà. Il mio nome non risuona negli altoparlanti. Nessuno mi porta in una stanza per spogliarmi o minacciarmi. Tutto procede bene. Non c’è miglior lettura che portare in aereo Un vecchio viaggio di Manuel Pereira. Questa volta non volerò soltanto tra le ali dell’uccellino azzurro di Twitter. Sembra proprio che volerò in aereo! Mi hanno detto che l’aeroporto di Panama, dove faremo scalo, possiede una zona wi - fi… non posso crederci! Ho paura che in questo periodo la mia isola non farà un passo avanti in tema di pluralismo ideologico e che permarrà l’estremismo politico. Ho paura che le detenzioni arbitrarie continueranno a rappresentare uno strumento di repressione. La mia preoccupazione è per chi resta. Ho paura che la penalizzazione della diversità non finisca e che continuino gli atti di ripudio. Spero che la mia piccola voce che ha raggiunto la cittadinanza si oda ancora più forte, diventi più ferma e chiara. Ho molte speranze, anche se l’angoscia e la preoccupazione sono componenti essenziali di ogni viaggio da Cuba. Credo che mi rilasserò un poco soltanto quando l’aereo partirà”.

La valigia di Yoani

Il suo libro da aereo...

Traduzione di Gordiano Lupi

venerdì 8 febbraio 2013

Riforma migratoria cubana - Tra chi parte e chi resta


Gisela Delgado, Ángel Moya e José Daniel Ferrer non possono uscire. Yoani Sánchez va in Brasile. Eliécer Ávila è già in Svezia. Berta Soler potrà ritirare il Premio Sacharov…

Gisela Delgado

L’Avana, 8 febbraio 2013

Il governo cubano ha negato il passaporto a Gisela Delgado, direttrice del progetto Biblioteche Indipendenti, annotando che “rientra in un elenco di persone che fanno parte di gruppuscoli controrivoluzionari”. La decisione negativa è giustificata dalle regole del secondo comma della legge, che prevede la possibilità di vietare l’uscita dal territorio cubano a chi possa compromettere la sicurezza nazionale. Il governo cubano ha negato il passaporto anche ad Ángel Moya e José Daniel Ferrer, ex prigionieri della Primavera Nera, dissidenti del Gruppo dei 75. La motivazione è che sono agli arresti domiciliari, in licencia extrapenal, dopo gli accordi con la Chiesa e la mediazione spagnola del 2010 - 2011.


Altri cubani critici con il governo, come Yoani Sánchez, hanno avuto il passaporto. La blogger sta organizzando un viaggio in Brasile, che avrà luogo il 18 febbraio, la prima uscita in territorio straniero dopo aver ricevuto venti divieti in cinque anni. Il primo a uscire da Cuba è stato il giovane dissidente Eliécer Ávila, che ha approfittato della riforma migratoria per recarsi a Stoccolma. Una notizia inattesa ma positiva proviene dal Twitter di Yoani Sánchez: “Hanno dato il passaporto a Berta Soler, leader delle Damas de Blanco. Potrà ritirare il Premio Sacharov!”.

Yoani in Brasile

 Dado Galvão e Yoani

“Le riforme economiche di Raúl Castro hanno stuzzicato l’appetito dei cubani che adesso pretendono di più”, ha detto Yoani Sánchez, in un’intervista pubblicata giovedì 7 febbraio sul quotidiano brasiliano Folha de Sao Paulo, dove arriverà lunedì 18 febbraio, per partecipare a un incontro organizzato dal senatore brasiliano Eduardo Suplicy, membro del Partito dei Lavoratori, e dal documentarista Dado Galvão. Questo viaggio di Yoani in Brasile non sarebbe stato possibile senza la riforma migratoria voluta da Raúl Castro che ha eliminato la necessità del permesso di uscita dall’isola. Un improvviso cambio di rotta e di comportamento, visto che fino a oggi il governo cubano aveva negato la possibilità di viaggiare alla blogger, impedita a partecipare a ogni convegno o presentazione.


“Yoani potrà spiegare all’opinione pubblica brasiliana come si violano i diritti umani a Cuba”, ha detto Galvão. Yoani andrà a Victoria de la Conquista, stato di Bahía, per assistere alla pellicola Conexión Cuba Honduras, insieme a diverse autorità e al senatore Suplicy. Il film sarà proiettato nell’auditorio dell’Università Statale di Bahía. Yoani visiterà anche San Paolo e Río de Janeiro, dove rilascerà interviste ai mezzi di comunicazione nazionali e parteciperà al lancio del suo libro De Cuba, con cariño. “Nessuno sta cospirando contro il governo di Cuba” ha detto il cineasta. “ le nostre iniziative si svolgeranno alla luce del sole. Vogliamo solo far sapere, comunicare le nostre idee e lottare per una Cuba pluralista e rispettosa dei diritti umani…”, ha concluso il cineasta brasiliano.

Gordiano Lupi
www.infol.it/lupi