by Garrincha
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martedì 21 aprile 2015
giovedì 16 aprile 2015
Cuba sta cambiando...
by Omar Santana
- Specchio, specchio delle mie brame...
- Obama.
by Jardim
Inchiesta segreta: A Cuba, Obama è più popolare dei Castro
by Garrincha
Frattanto, al Vertice Panamericano...
by Omar Santana
- Alla fine il Governo si è seduto a dialogare...
- Con l'opposizione?
- ... Con gli americani.
giovedì 2 aprile 2015
Umorismo cubano
by Omar Santana
by Garrincha
by Garrincha
Solo l'ultima necessita traduzione.
Cuba cerca più accesso a Internet senza cedere il controllo statale, notare la ridondanza.
giovedì 24 luglio 2014
Conoscere la realtà
E' ora di conoscere la realtà
by Garrincha
Castro ha firmato un articolo intitolato:
Castro: - E' ora di conoscere un po' di più la realtà.
Cubano: - Non ho letto l'articolo, ma spero che sia un'autocritica.
giovedì 17 luglio 2014
A Cuba tornano i russi!
La Russia condona il 90% del debito cubano. Non solo. Corre voce che riaprirà
una vecchia base di spionaggio. Non è finita. I Russi investiranno nel porto di
Mariel e in altre attività commerciali. Torna la guerra fredda versione 2014?
Oppure, la guerra fredda non è mai finita? Gli umoristi cubani si scatenano.
- Omar Santana disegna un vecchio Ottovolante russo dove è stata cancellata
la siglia CCCP, guida Putin, a bordo ci sono tutti i capi di Stato dell'America
centro - meridionale d'ispirazione socialista.
- Pong va tradotto:
"Dicono che Putin poterà una barca piena di carne russa tutta per noi".
"Non sarà di carne ucraina?"
- Garrincha ritrae un Raul Castro fotografo che invita il cittadino cubano a
familiarizzare con Putin. Il cubano è terrorizzato, ma il capo di Stato
caraibico lo invita ad avvicinarsi, ad abbracciarlo, visto che ha condonato il
90% del debito estero.
Gordiano Lupi
martedì 15 luglio 2014
Vignette dal Sudamerica
Jardim e i Mondiali
Omar Santana: Il Papa e lo IOR
Garrincha: Crisi in Palestina
Omar Santana: Crisi tra Israele e Palestina
martedì 22 aprile 2014
Castro, Putin e i separatisti
Questione di separatisti
by Garrincha
Putin - I miei separatisti mi hanno già consegnato la Crimea e forse riusciranno a farmi avere l'Ucraina
Castro - Buon per te. I miei non sono riusciti neppure a consegnarmi Miami...
lunedì 10 marzo 2014
Oliver Stone, il Venezuela e i cubani di Miami
by Garincha
Oliver Stone:- Gli oppositori venezuelani sono come i cubani astiosi di
Miami!
Cubano:- Quanto è astioso questo Oliver Stone!
Nota: Sono un po' stanco di chi divide la realtà
tra buoni e cattivi, di chi ha sempre la risposta giusta per ogni occasione, di
chi sa per noi e meglio di noi che cosa sia giusto. Ricordo un pessimo film di
Oliver Stone (Comandante), di sicuro non astioso, ma inginocchiato, che
dipingeva la realtà cubana a tinte rosa. Mi chiedo come faccia Oliver Stone a
essere così convinto che tutti gli oppositori venezuelani che lottano per strada
siano in malafede, così come mi domando come faccia a essere così certo che
tutti i cubani di Miami siano soltanto "astiosi". Certo, come sempre accade
quando c'è di mezzo Cuba (e il Venezuela del dopo Chavez)
esistono forti dubbi di ingerenze straniere e l'interesse dei servizi segreti
nordamericani, anche perché il Venezuela è un paese ricco di petrolio e di
materie prime. Certo, non farebbe piacere al mondo occidentale una nuova
dittatura di stampo cubano. Non uso la parola comunista perché è squalificata,
come disse Giorgio Gaber un po' di tempo fa. Cuba da tempo immemore non ha
niente di comunista, così come il regime che sta
costruendo Chavez è solo populismo retto da
caudillo. E allora? Come sempre ci troviamo di fronte a un bivio. Una
dittatura che sta nascendo e una ribellione che non è dato sapere quanto sincera
e spontanea, perché esiste il dubbio dell'aiuto esterno. Non sono un esperto di
politica estera e mi guardo bene da trinciare giudizi, ma vorrei solo un po' di
equilibrio nel valutare la questione venezuelana come quella ucraina, senza
usare due pesi e due misure. Per quel che riguarda la dissidenza cubana, so bene
che da anni gioca al massacro e fa il possibile per essere giudicata non
credibile, dando una mano al regime dei fratelli Castro che con simili ridicoli
avversari non ha grandi difficoltà nel perpetuarsi al potere. Se fossimo in un
romanzo di fantascienza, propenderei per la tesi secondo la quale la dissidenza
cubana è foraggiata dal governo cubano - non dalla CIA! - perché con il suo
agire scriteriato risulta la migliore alleata di un potere inossidabile.
(Gordiano
Lupi)
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giovedì 27 febbraio 2014
martedì 28 gennaio 2014
Marionette
- La OEA è una marionetta degli Stati Uniti!
Della serie: senti chi parla...!
mercoledì 15 gennaio 2014
I paesi terroristi
Raul: - Tirateci fuori dall'elenco dei paesi terroristi! Stiamo cambiando le leggi!
Cubano (pensa): - Forse dovrebbero cambiare l'abitudine di tirar fuori Fidel. Sono ancora terrorizzato!
di Garrincha (Radio TV Martì)
martedì 10 dicembre 2013
L'Impero e i diritti umani
di Garrincha
da Martì Noticias
martedì 24 settembre 2013
Il fumetto satirico cubano
Vi presento alcune vignette satiriche che in questi ultimi giorni sono comparse su periodici di Miami come El Nuevo Herald e Martì Noticias.
Garrincha, invece parla del Libano e dell'Iran. La vignetta si commenta da sola.
Omar Santana ironizza sulla sua Cuba che non cambia mai. Raul Castro cerca di camuffare la solita minestra, ma il cubano che analizza al microscopio esclama sconcertato: "Sempre la stessa cosa".
Ancora Omar Santana, ci racconta un Papa dagli atteggiamenti insoliti.
Gordiano Lupi
venerdì 16 agosto 2013
Garrincha e l'Egitto
giovedì 1 agosto 2013
La morte di Alvarez Guedes
Gli umoristi cubani sono a lutto per la morte di Guillermo Alvarez Guedes, un maestro della comicità. Garrincha pubblica una nuova vignetta su Martì Noticias.
domenica 3 febbraio 2013
Bebé e il signor Don Pomposo
di José Martí
(160° anniversario della nascita)
Omar Santana dipinge un Raul Castro - Maiale e cita Orwell.
Bebé è un bambino bellissimo, di cinque anni. Ha i capelli biondi che gli scendono arricciolandosi lungo le spalle, come nella stampa dei Figli del Re Eduardo, che il malvagio Gloucester fece uccidere nella Torre di Londra per diventare re. A Bebé lo vestono come il piccolo duca Fauntleroy, che non si vergognava di farsi vedere per strada a parlare con i bambini poveri. Gli mettono pantaloncini corti stretti alle ginocchia, camicetta con collo da marinaio, di stoffa bianca come i pantaloni, calze di sera colorata e scarpe basse. Siccome gli vogliono molto bene, lui vuole molto bene alle altre persone. Non è un santo. No davvero! Fulmina con lo sguardo la domestica francese quando non gli vuole dare più dolci, una volta durante una visita si è messo a sedere con le gambe incrociate e un giorno ha rotto una brocca molto bella, mentre rincorreva un gatto. Ma quando vede un bambino scalzo gli vorrebbe dare tutto quello che possiede, porta un po’ di zucchero ogni mattina al suo cavallo e lo chiama cavallino dell’anima mia, si trattiene per ore con i vecchi domestici, ascoltando i racconti della loro terra africana, di quando loro erano principi e re, avevano molte mucche e molti elefanti. Ogni volta che Bebé vede sua madre, si getta tra le sue braccia, oppure siede in uno sgabello e attende che lei racconti come crescono i fiori, da dove proviene la luce del sole, di che cosa è fatto l’ago con cui cuce, se è vero che la seta del suo vestito è prodotta da alcuni vermi e se i vermi fabbricano la terra, come ha detto ieri in sala quel signore con gli occhiali. E la madre gli dice di sì, che ci sono dei vermi che si costruiscono casette di seta, lunghe e rotonde, chiamate bozzoli; e che è ora di andare a dormire, come i vermetti, che se ne stanno nel bozzolo, fino a quando non escono fuori che sono diventati farfalle. Allora sì che è bello Bebé, all’ora di coricarsi, con i calzini abbassati, e il colorito rosa, come i bambini che si lavano moto, e la camicetta da notte: assomiglia proprio agli angioletti dipinti, è un angioletto senza ali. Abbraccia a lungo sua madre, l’abbraccia molto forte, con la testolina bassa, come se volesse rifugiarsi nel suo cuore. Fa salti e capriole, salta sul materasso con le braccia rivolte in alto, per vedere se raggiunge la farfalla azzurra che è dipinta nel tetto. Si mette a nuotare come fa nel bagno, imita chi pialla la sponda del letto, perché da grande vuole fare il falegname; oppure gioca sul letto con un filo per cucire, con i riccioli biondi intrecciati alle calze colorate.
Ma questa notte Bebé è molto serio, non fa giravolte come tutte le notti, non si attacca al collo della madre perché non se ne vada, né pretende che Luisa, la domestica francese, racconti la storia del gran mangione, che morì solo e si mangiò un cocomero. Bebé chiude gli occhi, ma non è addormentato, Bebé sta pensando.
La verità è che Bebé ha molti pensieri, perché come ogni anno deve andare a Parigi, dove i buoni medici devono dare a sua madre le medicine per guarire la tosse, quella cattiva tosse che a Bebé non piace sentire: gli si inumidiscono gli occhi a Bebé quando sente tossire sua madre e l’abbraccia molto forte, come se volesse tenerla tutta per sé. Questa volta Bebé non va da solo a Parigi, perché lui non vuole fare niente da solo, come l’uomo del melone, ma ci va con un suo cuginetto orfano di madre. Lui e il cuginetto Raúl vanno insieme a Parigi, a vedere l’uomo che parla con gli uccelli, il negozio del Louvre dove regalano palloncini ai bambini, e dopo si recano al teatro Guiñol, dove i burattini parlano, il poliziotto cattura il ladro e l’uomo buono dà uno scappellotto all’uomo cattivo. Raúl va con Bebé a Parigi. I due ragazzi partono sabato con il piroscafo grande, che ha tre ciminiere. In quella stanza ci sono Raúl e Bebé, il povero Raúl, che non ha i capelli biondi, non veste come un piccolo duca e non porta calze di seta colorata.
Bebé e Raúl oggi hanno fatto molte visite: sono andati con la mamma di Bebé a vedere i ciechi, che leggono con le dita su certi libri scritti con lettere molto spesse; sono andati nella strada dove ci sono le sedi dei quotidiani per vedere come i bambini poveri, che non possiedono una casa dove dormire, comprano giornali per poi rivenderli e pagare la loro casa; sono andati in un hotel elegante, dove gli inservienti indossano casacche azzurre e pantaloni gialli, per far visita a un signore molto alto e magro, lo zio di mamma, il signor Don Pomposo.
Bebé sta pensando. Tiene gli occhi chiusi e pensa: si ricorda di tutto. Com’è lungo lo zio di mamma… sembra un palo del telegrafo! Ha una catena dell’orologio da tasca così grande e sciolta che sembra una corda per saltare! Ha una pietra così brutta infilata nella cravatta, che pare un pezzo di vetro! E alla mamma non la lasciava muovere, le metteva un cuscino dietro le spalle, uno sgabello ai piedi, e le parlava come dicono che si parli solo alle regine! Bebé si ricorda di quel che dice il domestico più vecchio, che le persone parlano in questo modo a mamma perché mamma è molto ricca, ma a mamma questa cosa non piace perché mamma è buona.
Bebé torna a pensare a quel che è successo durante la visita. Quando è entrato nella stanza il signor Don Pomposo gli ha dato la mano, come fanno gli uomini con i papà; gli ha messo il cappellino sul letto, come se fosse una cosa santa, e gli ha dato molti baci, ma erano baci così brutti che si appiccicavano al volto, come se fossero macchie. E a Raúl, al povero Raúl, non l’ha neppure salutato, non gli ha tolto il cappello e non gli ha dato un bacio. Raúl se ne stava sulla sedia a dondolo, con il cappello in mano e con i grandi occhi spalancati. In quel momento Don Pomposo si è alzato dal divano colorato: “Guarda qui, Bebé, cosa ho conservato per te: questa cosa costa molti soldi, Bebé, ma te la regalo volentieri perché tu voglia sempre bene a tuo zio”: E ha tirato fuori di tasca un mazzo che conteneva oltre trenta chiavi, ha aperto un cassetto che aveva il solito profumo della toilette di Luisa, e ha consegnato a Bebé una sciabola dorata, - oh, che sciabola! oh, che grande sciabola! - e gli ha allacciato ai fianchi il cinturone di vernice - oh, che cinturone elegante! - e gli ha detto: “Vai, Bebé: guardati allo specchio; questa è una sciabola davvero bella ed è soltanto per te, per il mio bambino”. E Bebé, tutto contento, si è voltato in direzione di Raúl, che lo guardava, guardava la sciabola, con gli occhi più grandi che mai, e con un’espressione molto triste, come se stesse per morire: “Oh, che sciabola brutta, davvero brutta! oh, che zio cattivo!”, Bebé stava pensando proprio queste cose. Bebé era immerso nei suoi pensieri.
Adesso la sciabola è là, sopra la toelette. Bebé alza la testa poco a poco, perché Luisa non lo senta, e vede l’impugnatura brillante come il sole, perché la luce della lampada si riflette tutta sull’impugnatura. Le sciabole dei generali nel giorno della processione erano fatte proprio in quel modo. Pure lui, quando sarà grande, diventerà generale, avrà un vestito di stoffa bianca, porterà un cappello di piume, monterà un cavallo viola come il vestito dell’arcivescovo e guiderà molti soldati. Lui non ha mai visto cavalli viola, ma non importa, vorrà dire che li manderanno a fare. E chi penserà a fare i cavalli per Raúl? Nessuno, nessuno: Raúl non ha una mamma che gli compra i vestiti da piccolo duca, Raúl non ha zii alti che gli comprano sciabole. Bebé alza la testolina poco a poco: Raúl si è addormentato e Luisa se n’è andata nella sua stanza per mettersi il profumo. Bebé sgattaiola fuori dal letto, si dirige verso la toelette in punta di piedi, alza piano la sciabola, perché non faccia rumore…e che cosa fa? Che cosa fa, Bebè? Si mette a ridere, si mette a ridere, il mascalzone! Fino a quando non raggiunge il cuscino di Raúl e gli mette la sciabola dorata sul cuscino.
Traduzione di Gordiano Lupi
Garrincha omaggia José Martí
- Apostolo, la sola cosa che ho per celebrare il suo compleanno è...
- Il vino di banana! (gasp)
José Martí (1853 – 1895), l'Apostolo, considerato l’eroe dell’indipendenza cubana, morì combattendo contro i colonizzatori spagnoli. Fu poeta di radice whitmaniana, anticipatore della poetica modernista (di lui si ricordano i Versos Sencillos del 1891, dai quali venne estrapolato il testo della canzone Guantanamera). Non fu solo poeta, ma anche narratore per l’infanzia (fondò la celebre rivista La Edad de Oro), saggista, uomo politico e romanziere. Tutta l’educazione della gioventù cubana passa attraverso l’insegnamento capillare della sua opera. Bebé e il signor Don Pomposo è una fiaba pubblicata per la prima volta sulla rivista La Edad de Oro.
mercoledì 30 gennaio 2013
A Cuba non c’è droga?
di Yoani Sánchez
da www.lastampa.it/generaciony
Il mio occhio sinistro soffriva una cheratite piuttosto aggressiva. Era il risultato della scarsa igiene dell’ostello dove vivevo e di successive congiuntiviti mal curate. Mi prescrissero un complesso trattamento, ma dopo un mese che somministravo collirio non si notava alcun miglioramento. Mi bruciavano gli occhi quando guardavo le pareti dipinte di bianco e i luoghi dove si rifletteva la luce del sole. Le righe dei taccuini apparivano sfumate e non riuscivo a guardare neppure le mie unghie. Yanet, la ragazza che dormiva nel letto a castello di fronte, mi raccontò cosa accadeva. “Ti rubano l’omatropina per bersela, la usano per sballare, poi ti riempiono il flacone con un’altra sostanza”, mi disse sussurrando davanti alle docce. Cominciai a sorvegliare di notte il mio armadietto e mi resi conto che diceva la verità. La medicina che avrebbe dovuto curarmi veniva consumata da alcune mie colleghe dell’ostello mescolata con un po’ d’acqua… ecco perché la mia cornea non guariva.
Elefanti azzurri, percorsi di plastilina, braccia che si allungavano verso l’orizzonte. Scappare, volare, saltare dalla finestra senza farsi male… verso un abisso, erano le sensazioni che ricercavano quelle adolescenti allontanate dai loro genitori e che vivevano secondo gli scarsi valori etici trasmessi dai professori. Alcune notti, nella zona sportiva, i maschi estraevano un infuso dal fiore conosciuto come “campana”, la cosiddetta droga del povero. Alla fine del mio decimo grado, cominciarono a circolare anche in quel liceo di campagna le polveri da inalare e l’“erba” in piccoli pacchetti. Certi prodotti venivano spacciati soprattutto dagli studenti che vivevano nel poverissimo quartiere de El Romerillo. Dopo averli ingeriti, si udivano risatine nelle aule, guardi smarriti oltrepassavano la lavagna e la libido andava a mille grazie a tutti quegli “incentivi per vivere”. Assumendo dosi regolari non si sente più lo stimolo della fame nello stomaco, confermavano alcune amiche già “adescate”. Per fortuna, non mi sono mai lasciata tentare.
Finito il periodo della scuola in campagna (1), seppi che fuori dalle pareti di quel collegio accadevano cose simili, ma su scala maggiore. Nel mio quartiere di San Leopoldo, imparai a riconoscere le palpebre semichiuse dei “fatti”, la magrezza e la pelle smorta del consumatore incallito e il comportamento aggressivo di alcuni che dopo aver preso “una dose” si credevano padroni del mondo. Quando arrivarono gli anni duemila aumentarono le offerte sul mercato dell’evasione: morfina, marijuana, coca - attualmente costa 50 pesos convertibili al grammo - pasticche di vario tipo; Parkizol rosa e verde, Popper e ogni genere di sostanze psicotrope. I compratori appartengono ai più variegati strati sociali, ma la maggior parte di loro cerca una fuga dalla realtà, un momento piacevole, vuole uscire dalla routine e lasciare alle spalle l’asfissia quotidiana. Inalano, bevono, fumano, e dopo puoi vederli ballare una notte intera in discoteca. Passata l’euforia si addormentano proprio davanti a quella stessa televisione dove Raúl Castro assicura che “a Cuba non c’è droga” (http://mexico.cnn.com/mundo/2013/01/28/raul-castro-pide-combatir-el-narcotrafico-cuando-esta-naciendo).
Traduzione di Gordiano Lupi
www.infol.it/lupi
Nota del traduttore
(1) Quando Yoani parla di ostello, liceo in campagna, collegio, si riferisce all’esperienza della beca, che quasi tutti gli studenti cubani hanno fatto: un periodo di preparazione al lavoro in campagna, lontani dalle famiglie. Era la cosiddetta scuola al campo, prima dell’università, basata sull’idea - di per sé formativa - che lo studio dovesse andare di pari passo con il lavoro. Gli alunni venivano separati dalle famiglie per un certo periodo di tempo e vivevano in ostelli (albergues) di campagna - di solito poco igienici - dove studiavano e lavoravano. La scuola al campo è stata abolita da una recente riforma di Raúl Castro. I cubani non la rimpiangeranno.
Traduzione vignetta di Garrincha (fumettista cubano).
- Cosa ha detto Raul in Cile?
- Che a Cuba non c’è droga.
- Secondo me s’è fumato uno spinello...
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sabato 5 gennaio 2013
L’umorismo nero di Garrincha si sbizzarrisce su Chávez
Morte: Il vincitore è…
Raúl Castro: Uh, che nervi
(Maduro, sceneggiatore involontario)
Moglie: Come Chávez. Tranquillo e stabile.
Morte: Chávez Hugo Rafael
Raúl e Fidel (in coro): Questa volta non ci riguarda!
Maduro: Noi abbiamo la speranza e la fede in Dio e nei medici che il nostro Comandante Hugo Chávez migliorerà.
Dio: Non guardate me. Questo caso l’ho passato agli stregoni dell’Avana.
Traduzioni di Gordiano Lupi
giovedì 1 novembre 2012
Scoprire gli autoritari
dal Twitter di Yoani Sánchez
Fidel Castro, secondo Garrincha
Per scoprire un autoritario ditegli che il mondo è esistito prima di lui, che la patria era la patria prima che lui nascesse: non lo crederà. Per scoprire un autoritario potente ditegli che nonostante tutto amate, sorridete, giocate. Non gli farà per niente piacere. Apprendete a scoprire gli autoritari, perché accumulano potere, si proteggono con le leggi, hanno la capacità di annientare il diverso. Per scoprire un autoritario cercate di ricordare l’ultima volta che l’avete visto dibattere, accettare un errore, elogiare un avversario: MAI. Apprendete a scoprire gli autoritari perché possono trasformarsi in fanatici. Per scoprire un autoritario ditegli che in questo mondo c’è spazio per tutti e lui risponderà che c’è posto solo per lui e per i suoi simili. Per scoprire un autoritario ditegli che presto o tardi ci sarà un cambiamento e vedrete che gli uscirà schiuma dalla bocca, metterà subito mano alla cintura, alle armi. Per scoprire un autoritario offrite un abbraccio e lo trasformerà in schiaffo, insulto, indifferenza. Per scoprire un autoritario cubano ditegli che l’arcobaleno è composta da sette colori, lui negherà e sosterrà che è solo rosso e verde oliva. Per scoprire un autoritario basta che vi diciate preoccupati per le sorti della patria e lui verrà subito fuori per ritirarvi la nazionalità. Per scoprire un autoritario cubano basta analizzare il suo linguaggio. Dice tradimento, invece di pluralismo, usa il termine aggressione al posto di dibattito. Per scoprire un autoritario basta che gli proponiate di dialogare, fuggirà spaventato, sorpreso, e si nasconderà. Per scoprire un autoritario fate caso agli aggettivi che usa contro chi ha un pensiero non conformista, riveleranno i suoi demoni, le sue paure. Per scoprire un autoritario dovete solo notare la sua inclinazione all’insulto, la sua paura del dibattito e quella mano alzata pronta a colpire.
Traduzione di Gordiano Lupi
martedì 30 ottobre 2012
La satira di Garrincha
Gustavo Rodríguez detto Garrincha (L’Avana, 1962). Laureato in scienze geografiche. Nel 1986 comincia a pubblicare vignette satiriche su alcuni periodici cubani (Mujeres) e messicani. Nel 1995 viene inserito tra i componenti della prestigiosa rivista satirica Palante, uno spiraglio di libertà nella Cuba del periodo speciale. Nel 1998 passa alla rivista DDT e nel 2000 ne diventa pure editore. Garrincha ha vinto 12 premi internazionali e 25 concorsi nazionali, è stato membro di giuria in molti concorsi per cartoni animati ed è stato Presidente dell’Associazione Umorismo nell’organizzazione dei giornalisti cubani. Oltre a cartoni animati, fumetti e satira, realizza animazioni, illustrazioni e pubblicità. È uscito da Cuba nel 2005, attualmente vive e lavora negli Stati Uniti. Lavora per El Nuevo Herald; Cubaencuentro e Martí Noticias di Miami, in lingua spagnola e con diverse riviste pubblicate in inglese. Il suo blog è http://garrix.blogspot.it/. Dice di se stesso: “Disegnatore con tendenza alla sinusite, ad ascoltare musica, a far tardi con gli amici e a guardare il baseball la domenica pomeriggio. Nessuno è perfetto”. (Gordiano Lupi – www.infol.it/lupi).
28 - 29 ottobre 2012 - dopo il passaggio di Sandy da Cuba
ALTRE VIGNETTE
(Garrincha)
Dibujante desde niño.
Nadie es perfecto, lo sé.
Comencé a publicar historietas en 1986 en la revista Mujeres, en La Habana.
Años después, colaboré con casi todas las publicaciones del país.
Participé en muchas exposiciones y concursos de humor gráfico con unos cuantos premios.
He hecho casi de todo: Caricatura editorial, gag cartoon, ilustración de libros, guiones, historieta, diseño, animación, postales…
Lo mismo para medios impresos que para digitales.
Me fui de Cuba en el 2005.
Actualmente vivo, trabajo y disfruto en Estados Unidos.
Publico regularmente en El Nuevo Herald, Cubaencuentro y Martí Noticias.
Colaboro con otras publicaciones en inglés también.
Esclavo alegre y voluntario de mi profesión, mis amigos, del fútbol en cualquiera de sus versiones y de la buena música.
Gordiano Lupi
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