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giovedì 16 febbraio 2017

Alla ricerca dell'isola perduta


Stefano Giannotti
Alla ricerca dell’isola perduta
Altromondo Editore – Pag. 140 – Euro 13
Distribuzione Cinquantuno.it

Alla ricerca dell’isola perduta è un libro che profuma di altri libri, di mare, di salmastro, di ricordi e di tempo perduto. Non l’ha scritto un autore famoso. Non l’ha pubblicato un grande editore. Non c’è dietro alcun fastidioso battage pubblicitario. Resta un grande libro, perché quando il lettore trova se stesso nelle parole di uno scrittore, significa che l’autore ha colto nel segno. Stefano Giannotti scava nelle ferite della vita, ci mette il suo sangue nell’inchiostro virtuale delle parole digitate al computer, cita e dialoga con i suoi scrittori preferiti, saccheggia  a piene mani Izzo, Voltaire, Proust, Kundera, Pavese, Borges, Melville, Dostoevskij, Joyce, Woolf, Whitman, Stevenson, Salgari, fonde e confonde il pensiero dei grandi con il suo credo filosofico. Non solo, ammicca al postmoderno, ché accanto a questi nomi imponenti - che l’autore ha letto e metabolizzato a dovere - cita le avventure di Devil, supereroe cieco molto amato da noi ragazzini degli anni Settanta, nato dalla fervida fantasia di Stan Lee e Gene Colan.
Alla ricerca dell’isola perduta non è un romanzo per chi desidera trame avvincenti e finali a sorpresa, ma è un libro per chi ama i viaggi interiori, il flusso dei pensieri, la scoperta di se stesso attraverso la lettura. Perché un libro è utile se un lettore ci trova anche una sola frase da sottolineare, poche righe cercate per pagine e pagine che alla fine incontra e con entusiasmo decide di evidenziare. La storia comincia con Andrea Neri che si reca a Cracovia per realizzare un sogno della sua vita di quasi sessantenne che ha perduto per strada quasi tutti gli entusiasmi adolescenziali. Vorrebbe vedere La dama con l’Ermellino, ma appena arrivato in aeroporto viene aggredito e rapinato; il malvivente fugge a bordo della sua auto e muore carbonizzato in un incidente stradale. Per tutti Andrea Neri è defunto. L’uomo sta al gioco, come il protagonista de Il fu Mattia Pascal, per vivere una nuova esistenza, emozionandosi per nuove scelte e sensazioni ignote. Andrea comincia la nuova vita da Marsiglia, dove rivede il mare, lui che proviene dal mare sa che le persone che hanno il mare dentro si riconoscono tra loro, trovano nel mare tutti i loro ricordi. Andrea incontra il capitano Achab che lo conduce alla scoperta dell’isola perduta, lo invita a compiere un viaggio surreale e metafisico, una vera e propria immersione nel tempo perduto, alla scoperta di se stesso e dei suoi ricordi.

Alla ricerca dell’isola perduta è un romanzo che si abbevera di altri romanzi, profondamente colto, proustiano, surreale, filosofico, un vero e proprio percorso di formazione e di scoperta all’interno della natura umana. E proprio come da ragazzino mi venne voglia di leggere l’Ulisse di Joyce dalle pagine di un romanzo di Moravia, qui ti fai prendere dalla sconvolgente sensazione di rileggerti tutta la Recherche, di cercare l’opera omnia di Borges, di affrontare finalmente l’ardua impresa di leggere Moby Dick in versione completa… Non solo, ti cattura l’idea di rivedere Casablanca, Colazione da Tiffany, Qualcuno volò sul nido del cuculo, per non parlare della musica, dai Beatles a Peter Gabriel (Biko), passando per tutto il rock americano degli anni Settanta - Ottanta. Non è impresa da poco, né merito da trascurare in questi tempi che stiamo vivendo, così bisognosi di complessità, ché la superficialità ci viene elargita a piene mani sotto forma di libri inutili, programmi televisivi e pellicole cinematografiche che mettono in scena il niente. Concludo con la mia frase sottolineata, anche se ne ho evidenziate molte, ma ne devo scegliere soltanto una per motivi di spazio: “Ci resta sempre in fondo al cuore il rimpianto di un’ora, di un’estate, di un fuggevole istante in cui la giovinezza si schiude come una gemma”. Leggete questo libro, ché ne vale la pena. Non la sera prima di addormentarvi, ma con la mente fresca, con lo spirito del viaggiatore che cerca emozioni nuove, anche se nuove non sono ma si nascondono nei luoghi più reconditi della nostra anima. Giannotti è bravissimo a farle venire fuori…

martedì 19 marzo 2013

Yoani: Cuba sta cambiando...

Yoani: Cuba sta cambiando, ma non per volontà di Raúl Castro


"Non credo che Cuba abbia rinunciato a fomentare aggressione e violenza contro i governi a lei non affini. Dubito che abbiano messo da parte la pistola".

I blogger Yoani Sánchez e Orlando Luis Pardo Lazo hanno partecipato a New York a una serie di incontri sul giornalismo civico e sulla cultura digitale a Cuba. Durante un seminario sulle reti sociali e sulla tecnologia della comunicazione, organizzato dalla Universidad NCY e The New School University, il giornalista di TV Martí, Ricardo Quintana, ha realizzato la seguente intervista alla fondatrice del blog Generación Y.

R.Q- Dici di temere il rientro. Quali sono le tue paure?

Y. S- La fucilazione mediatica, la pressione sulla mia famiglia, l'aumento dei controlli. Penso che saranno momenti difficili per me, per parte della blogosfera indipendente e del settore alternativo cubano.

R.Q- In quale modo le reti sociali a Cuba possono proteggere gli attivisti che, per esempio, vengono minacciati dal governo?

Y.S- Un attivista arrestato, detenuto, controllato, picchiato o minacciato può essere protetto dalle reti virtuali e sociali grazie alle denunce formulate dagli esiliati cubani.

R.Q- Come può contribuire l'esilio allo sviluppo di questa comunicazione nelle reti?

Y.S- Raccomando a tutti coloro che vanno a Cuba di portare qualcosa di tecnologico, che aiuti anche un solo cubano a rendersi indipendente dal monopolio statale sull'informazione.

R.Q- Qual è il sistema migliore per diffondere informazioni sull'Isola?

Y. S- Un modo di informare molto semplice si spiega in poche parole. Leggi una notizia e ti rendi conto che un parente, amico o conoscente cubano non è in grado di conoscere il tema. Invia subito la notizia per SMS, chiamalo e riferisci quel che sai, invia informazioni per e-mail. L'informazione è potere.

R.Q- Hai detto che vuoi fondare un tuo organo di stampa. Come pensi di realizzare questo sogno?

Y.S-Uno degli obiettivi di questo tour è quello di poter andare nei luoghi dove mi hanno assegnato premi, di carattere giornalistico, per la difesa dei diritti umani... sono premi in denaro, non molto consistenti, ma servono per cominciare. Inoltre farò un periodico digitale, quindi i costi sono modesti.

R.Q Hai aspirazioni politiche?

Y.S- Voglio solo lavorare nel campo della notizia, dell'informazione, della costruzione di un'opinione, della revisione della storia nazionale. Tutto questo voglio farlo assumendomi le mie reponsabilità, ma non credo di poter rivestire incarichi pubblici.

R.Q- Cuba sta cambiando?

Y.S- Cuba sta cambiando. Non per volontà di Raúl Castro ma per merito dei cubani che stanno modificando il loro modo di pensare. Bisogna adattare le poitiche e le relazioni diplomatiche al fatto che i cubani stanno esercitando sempre di più la critica, si esprimono contro il governo e si stanno trasformando in cittadini.

R.Q- Vuoi visitare la sede delle Nazioni Unite, a New York, il prossimo 23 marzo. Quale messaggio porterà Yoani Sánchez a questo organismo internazionale?

Y.S- Un messaggio antagonista. Cuba non è cambiata. Oggi si vive la falsa illusione che le riforme rauliste stiano cambiando Cuba, che siamo vicini a un sistema democratico, che si può allontanare l'attenzione da Cuba e indirizzarsi verso paesi che si trovano in situazioni peggiori. Non la ritengo una buona idea. Finirebbero per lasciarci soli e indifesi in un momento crociale, proprio quando il governo ha aperto piccoli spiragli di autonomia economica ma continua a mantenere il pugno di ferro.

R.Q-Cuba si è guadagnata il diritto a essere esclusa dall'elenco dei paesi che patrocinano il terrorismo internazionale?

Y.S- Non credo che Cuba abbia rinunciato a fomentare aggressione e violenza contro i governi a lei non affini. Dubito che abbiano messo da parte la pistola.

R.Q- Cosa mi dici della tua prossima visita a Miami, il primo aprile?

Y.S- Ho una gran voglia di arrivare a Miami. Non solo perchè lì vive parte della mia famiglia, persone che non vedo da quasi due anni, ma anche perchè fino a oggi mi sono meravigliata nel vedere come i cubani che ho incontrato in Brasile, Messico, Repubblica Ceca, Spagna, conservino Cuba in quei luoghi. Mi immagino Miami come un vero e proprio concentrato di un'Isola dalla quale in questo momento sono assente. Probabilmente a Miami ritroverò Cuba.

R.Q- Cosa vuoi dire ai cubani dell'Isola dagli Stati Uniti?

Y.-S- Osate, ne vale la pena. Vale la pena sopportare il costo, il rischio, la vigilanza, la pressione, la stigmatizzazione sociale, perchè è troppo gratificante esprimere il proprio pensiero. La libertà non ha prezzo.

Intervista tradotta da Gordiano Lupi
da Martì Noticias

lunedì 30 luglio 2012

L'opposizione cubana eternamente divisa

di Yoani Sanchez - da El Pais
Inedito in Italia - ESCLUSIVA


In meno di un anno l’opposizione cubana ha perso due leader importanti. Il 14 ottobre scorso è morta Laura Pollan, coordinatrice delle Dame in Bianco e figura chiave nel processo di scarcerazione dei prigionieri della Primavera Nera. Una settimana fa è scomparso Oswaldo Payá, fondatore del Movimento Cristiano di Liberazione. Questi attivisti godevano di grande considerazione internazionale e la loro scomparsa giunge in un momento in cui la dissidenza sta cercando nuovi orizzonti. Analizziamo in breve lo scenario attuale e i possibili effetti nel prossimo futuro.

L'opposizione cubana attiva sull’Isola si caratterizza per un carattere decisamente pacifico e non armato. Ha preferito basare la sua azione su programmi politici, documenti in cui chiede il rispetto dei diritti umani, manifestazioni di piazza, cartelloni dipinti sulle facciate o semplici riunioni a porte chiuse. La dissidenza si comporta ed esprime le sue idee in maniera molto più democratica del governo che ha sede in piazza della Rivoluzione.

All'interno della dissidenza esistono diverse opinioni sui possibili percorsi e destini della transizione. Molte scelte sono divergenti ma alcuni punti sono comuni. Per esempio un filo conduttore che attraversa la società civile è la consapevolezza che siano improcrastinabili cambiamenti politici, sociali ed economici. Un obiettivo comune è quello di porre fine alla persecuzione dei non conformi, agli arresti arbitrari e alle condanne per motivi politici. Tutti concordano che il Governo di Raúl Castro non sta affrontando con sufficiente energia i problemi nazionali.

Sono state tentate molte classificazioni schematiche dell'opposizione cubana, ma la maggior parte di questi studi si è focalizzata sulle tendenze politiche dei gruppi che li compongono. Alcuni analisti hanno stabilito divisioni di carattere generazionale, tra oppositori storici e protagonisti molto più giovani. Ma, nella pratica, non sono né i colori politici, né l’età che differenziano - in maniera significativa - le diverse associazioni dissidenti.

Un punto chiave delle diversità risiede nella legittimità che viene riconosciuta al governo di Raúl Castro e alle sue proposte di cambiamento. Una parte sostiene che un possibile dialogo con le autorità porterebbe a una transizione non violenta. Sono di questa idea figure importanti come José Daniel Ferrer - Presidente della Unione Patriottica di Cuba - che afferma: “Il dialogo è possibile ma solo dopo aver rinforzato la società civile”. Altri, da parte loro, non prendono neppure in considerazione l'idea di scendere a patti con il regime, sostenendo l'illegittimità di un governo che non si basa su una corretta investitura popolare. Questi dissidenti considerano il Partito Comunista alla stregua di un sequestratore di ostaggi con cui non si deve - in alcun modo - trattare. Negoziare o distruggere, sembrano le due concezioni agli antipodi intorno alle quali si definiscono le attuali forze di opposizione.

L'embargo nordamericano è un altra problematica che contribuisce a diversificare le posizioni politiche. All'interno dell'Isola, molti dissidenti sostengono che devono mantenersi le restrizioni economiche per mettere alle corde il governo. Secondo la loro opinione, permettere un commercio libero con gli Stati Uniti o autorizzare i viaggi dei nordamericani a Cuba, significherebbe fornire ossigeno fresco capace di rinforzare la posizione del Generale Presidente. José Luis García (Antúnez), leader dissidente che risiede nel centro dell'Isola, è uno dei principali sostenitori di questa posizione.

Raggiungere il popolo, la grande sfida

Dissidenti cubani alla messa funebre

La dissidenza cubana non può accedere ai mezzi di comunicazione di massa. Questo limita in maniera significativa la capacità di diffondere proposte e programmi politici. Il governo di Raúl Castro non permette di accedere ai microfoni di Stato neppure per un minuto, ma utilizza la televisione e la stampa ufficiale per definire i dissidenti come "servi dell'Impero", o "gruppuscoli senza importanza". Sono stati frequentemente oggetto di lapidazioni mediatiche, l'attivista per i diritti umani Elizardo Sánchez, la leader dissidente Martha Beatriz Roque, il laico di ispirazione cattolica Dagoberto Valdés e lo stesso gruppo delle Dame in Bianco.

Questi protagonisti sociali potranno essere importanti nei prossimi anni, ognuno secondo la sua prospettiva. Inoltre esistono diversi progetti di promozione socioculturale, come quello diretto da Antonio Rodiles che raccoglie anche persone collegate a istituzioni statali. È molto importante che queste attività siano accompagnate da un costante lavoro informativo. Per questo i giornalisti indipendenti e i blogger alternativi assumeranno un ruolo sempre più decisivo.

In questo scenario, la morte di Oswaldo Payà apre un interrogativo sul futuro del Movimento Cristiano di Liberazione, che conta numerosi membri sparsi per tutta l'Isola. Questa forza politica deve riuscire a sopravvivere alla scomparsa del suo fondatore per dimostrare la maturità raggiunta da tutta l’opposizione cubana. Va detto anche che Raúl Castro si è impadronito di alcuni punti che erano in primo piano nell'agenda dei suoi avversari politici. L'apertura alla piccola impresa privata, la possibilità di comprare e vendere case o auto e la concessione in usufrutto delle terre incolte, sono alcune delle riforme che il Governo ha disposto negli ultimi quattro anni. Un simile panorama obbliga i gruppi oppositori a tracciare nuovi orizzonti e a ridefinire molte proposte.
Traduzione di Gordiano Lupi

L'incidente a Oswaldo Payá - News

Abbiamo un comunicato uficiale nel quale il Ministero degli Interni attribuisce al guidatore la responsabilità dell'incidente in cui è morto Oswaldo Payá: “Eccesso di velocità - 120 chilometri all'ora in una zona con limite di 60 -; mancanza di attenzione al controllo del veicolo e frenata non corretta". la vedova Ofelia Acevedo non accetta la ricostruzione ufficiale e chiede di poter parlare con i sopravvissuti, lo spagnolo Ángel Carromero e lo svedese Jens Aron Modig. Il Movimento Cristiano di Liberazione ha aperto una raccolta di firme (vedere sito Internet) per chiedere chiarimenti sui fatti.