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lunedì 6 agosto 2012

Appunti sul caso Payá

di Carlos Alberto Montaner

L'auto distrutta
È il mondo alla rovescia. Se Ángel Carromero, sobrio e sereno, come era, avesse sofferto in Spagna o negli Stati Uniti un incidente come quello avvenuto a Cuba, non sarebbe stato accusato di omicidio colposo. In un altro paese, sia lui come i familiari di Oswaldo Payá e di Harold Cepero, i due democratici cubani scomparsi, farebbero causa al governo per la pessima segnalazione delle strade, e all’agenzia statale che aveva noleggiato l’auto, per la mancanza o il non corretto funzionamento degli airbag. La famiglia di Cepero, inoltre, potrebbe portare in giudizio il sistema sanitario, perché la sua morte poteva essere evitata se i servizi medici fossero stati rapidi e professionalmente capaci. Cepero non è morto sul colpo, come Payá, ma inseguito a un coagulo di sangue in una gamba che non è stato scoperto in tempo, cosa che può essere definita negligenza medica. La causa diretta del sinistro è stata l’assenza di pavimentazione stradale, la presenza di ghiaia scivolosa e la mancanza di cartelli che preavvisavano con chiarezza il pericolo. Nelle strade cubane, tenute in maniera pessima, esiste un deficit cronico di segnalazioni (a parte i cartelloni propagandistici che esaltano le meraviglie della rivoluzione), e, secondo Oscar Suárez, ex reporter della televisione cubana, che conosce bene il luogo dell’incidente, Ángel Carromero assicura di non aver visto nessun cartello, perché, semplicemente, non esisteva.

La vedova di Payá sulla tomba del marito

Senso comune

Quel segnale con sopra scritto semplicemente la parola “Buca”, che non fa presagire niente di chiaro, è stato messo dopo per costruire uno scenario idoneo a condannare il conducente e a discolpare le autorità cubane. Il cartello stradale internazionale che avverte sulla possibilità di fondo scivoloso è composta da due linee ondulate parallele. Non si vedono simili segnali lungo il percorso.

Vogliono farci credere che Carromero teneva una velocità elevata e che è l’unico motivo per cui, frenando, la sua auto è uscita di strada e si è sfracellata lateralmente contro un albero. Questo è stato obbligato a dichiarare pubblicamente il giovane leader spagnolo. Ma è molto difficile correre a grande velocità per certe strade accidentate, tra l’altro viaggiando a bordo di un piccolo Accent di modesta cilindrata, e non c’è niente di strano nel frenare quando cambia improvvisamente la superficie stradale sulla quale viaggiamo, senza che ci siano cartelli a preavvisare il pericolo.

Quel che sappiamo, con certezza, è che la maggior parte delle persone, sottomesse alla pressione della polizia cubana - ricordate “il caso Padilla” -, dichiara qualunque cosa. L’ex colonnello Álvaro Prendes, eroe della rivoluzione che finì in un carcere castrista e alla fine morì in esilio, era solito dire malinconicamente: “Superman, dopo una settimana nelle mani della Sicurezza di Stato cubana, si mette a piangere e si pulisce il naso con il mantello”.

L’incidente rappresenta un’occasione per la dittatura per cercare di porre fine alla solidarietà internazionale con i democratici cubani. Carromero e Jens Aron Modig, il leader giovanile democristiano svedese che viaggiava con lui, si sono già scusati per aver prestato aiuto all’opposizione pacifica dell’isola. Questo è il proposito del regime di Raúl Castro: invocare una supposta sovranità cubana vulnerata da alcuni stranieri che portano ai dissidenti un po’ di denaro, memorie flash, informazioni e, soprattutto, sostegno politico. Proprio ciò che fecero i democratici europei nei confronti dei loro colleghi spagnoli durante la dittatura di Franco.

Carlos Alberto Monaner, autore del pezzo

Doppio livello

Sembra che sia più onorevole e in regola con le normative internazionali, ciò che fanno i comunisti di diverse parti del mondo quando raccolgono risorse nei loro paesi per sostenere la dittatura del partito unico di Raúl Castro. Il governo cubano, quindi, proclama ed esercita il suo diritto a praticare l’internazionalismo rivoluzionario che costò la vita a Che Guevara, ma non riconosce il diritto all’internazionalismo democratico, messo in pratica da chi crede che la libertà sia un dono universale.

Mentre Cuba si lamenta dell’intervento dei popolari spagnoli e dei democristiani svedesi nella politica cubana, i suoi agenti e simpatizzanti tentano di influenzare la politica nordamericana. Corre voce che alcuni organizzatori di voli charter USA-Cuba abbiano donato 250.000 dollari per la campagna di Obama, sperando che questo denaro si trasformi in un cambiamento politico verso Cuba durante il suo secondo mandato. Questo è quel che si chiama ipocrisia.


Oswaldo Payá

José Martí diceva: “Ci sono uomini che crescono sotto l’erba”. Dopo la morte si moltiplica la loro influenza. Come accadde allo stesso Martí. Nel 1895, quando lo uccisero durante un combattimento, era praticamente sconosciuto dai cubani all’interno dell’Isola. Aveva passato quasi tutta la sua vita adulta in esilio. Dopo la sua morte si trasformò in un gigante.

Sembra che questo sarà il caso del leader democristiano Oswaldo Payá. La sua figura e il suo messaggio diventano più potenti ogni giorno che passa. Il Papa ha inviato alla famiglia di Payá un telegramma di condoglianze. Altri capi di Stato latinoamericani si sono comportati allo stesso modo. Il presidente Obama, oltre alle condoglianze, ha detto che continuerà a lottare per il rispetto dei diritti umani a Cuba. Il candidato presidente Mitt Romney e il senatore Marco Rubio hanno chiesto un’inchiesta seria e trasparente. Forse i Castro stanno festeggiando la morte di Payá, il democratico di maggior peso, originalità e carisma dell’opposizione cubana, ma si sbagliano. I cattolici cubani hanno serrato le fila attorno alla figura del leader scomparso, come ha detto Dagoberto Valdés. Persino il cardinale Jaime Ortega ha chiesto alla società civile di difendere gli ideali democratici. Il messaggio di Payá può essere importante anche tra i rivoluzionari non allineati, che non credono alle false riforme di Raúl Castro. Molti di questi ex simpatizzanti del castrismo oggi ammettono che fu un errore non aver accettato nel 1998 la proposta innovativa contenuta nel Progetto Varela, quando Payá, lo scrittore Regis Iglesia e altri dirigenti del Movimiento Cristiano de Liberación, presentarono al parlamento cubano 11.000 firme per convocare un referendum con il quale si sarebbe dovuto decidere se la società voleva proseguire con il collettivismo e con la tirannia del partito unico, oppure se preferiva un’altra forma più ragionevole di governo. Fidel, stalinista incorreggibile, reagì modificando la Costituzione e rendendo irrevocabile la forma di Stato socialista. Non ho dubbio che Payá sia più vivo che mai. Cresce sotto l’erba.


Traduzione e riduzione di Gordiano Lupi

La moglie del colonnello, ultimo romanzo di Carlos Alberto Montaner, verrà presentato venerdì sera nella splendida cornice delle Isole Tremiti nel quadro della kermesse letteraria Spiagge d'autore

giovedì 2 agosto 2012

Nei panni di Ángel Carromero

di Yoani Sánchez – da El País
INEDITO IN ITALIA

Ángel Carromero
Mi sembra che mi abbiano rubato un paio di giorni della settimana scorsa. Ricordo solo di non aver dormito la notte di lunedì e di essere uscita per recarmi alla parrocchia di El Salvador del Mundo dove si svolgeva la veglia funebre del corpo di Oswaldo Payá. A partire da quel momento ho una gran confusione in testa. Gli istanti si sovrappongono e non mi rendo conto se una cosa è accaduta martedì o mercoledì, se sono rientrata a casa giovedì o se sono tornata a dormire nel mio letto venerdì. Non riesco a precisarlo, perché il dolore relativizza i minuti, fa correre l’orologio o ferma le lancette. Non ti fa capire. Per questo motivo da domenica 22 luglio fino a oggi posso solo organizzare il tempo per eventi. Il lungo applauso che ha accompagnato l’ingresso del feretro nella cappella, le grida di “libertà” davanti all’altare, l’uscita del corteo funebre, l’arrivo al cimitero e l’arresto di diversi amici durante il percorso in direzione del Cimitero Colón. Flash di ciò che è accaduto, gruppi di immagini che non riesco a inserire in un tempo ben definito.

Nonostante questa situazione di disorientamento, ricordo con chiarezza la prima comunicazione ufficiale che spiegava ciò che era accaduto al leader del Movimento Cristiano di Liberazione. Era una nota sintetica sull’incidente avvenuto nei pressi della città di Bayamo, dove si narrava che erano morti due cittadini cubani. Subito dopo è stato trasmesso un dettagliato reportage dalla televisione nazionale per raccontare come la Hyundai Accent fosse finita contro un albero dopo che il suo conducente aveva perso il controllo. Il giornalista televisivo ha letto la notizia ponendo l’accento sulle frasi che dichiaravano la responsabilità dell’autista. Ho cominciato subito a provare, insieme al dolore per la famiglia di Oswaldo Payá, una grande preoccupazione per Ángel Carromero. Me lo sono immaginato in una stanza fredda, circondato da uomini in uniforme, intento a cercare di ricostruire quel che era successo in quel luogo vicino a un abitato chiamato La Gabina. Mi sono commossa mentre immaginavo quel giovane di 27 anni sotto una luce intensa, senza la presenza di un avvocato, consapevole che ogni parola pronunciata l’avrebbe incolpato. Una situazione da incubo.

Ho ascoltato le dichiarazioni dei tre testimoni presenti e dello svedese Aron Modig. Se Angel Carromero è responsabile dell’omicidio colposo di Oswaldo Payá e di Harold Cepero, in questo momento deve sentirsi l’uomo più sfortunato della terra. Non solo lo attende un processo che sarà una punizione pubblica e che il governo userà contro l’opposizione, ma dovrà anche passare il resto della sua vita con un grande peso sulla coscienza. Ogni essere umano può usare male i freni o superare la velocità consentita in un certo tratto di strada, ma in questo caso abbiamo perso una persona troppo importante per poter valutare i fatti in maniera generica. Un incidente stradale ha provocato la morte del principale leader dell’opposizione cubana e la nazione è stata privata di uno dei suoi più promettenti politici del futuro. In quella zona di campagna dove scorreva un piccolo ruscello è uscita di strada un’automobile a bordo della quale è morto il promotore del Progetto Varela, ma è venuto a mancare anche uno degli attori più importanti della necessaria transizione cubana.

Questo martedì, il periodico Granma ha annunciato che Carromero sarà processato per omicidio ex art. 177 del nostro codice penale. Potrà essere condannato a una pena massima di dieci anni di reclusione. La causa dovrebbe iniziare in tempi brevi, perché in certi casi si svolgono indagini sommarie per arrivare prima possibile davanti al tribunale. Questa può diventare la causa più importante e seguita degli ultimi anni e forse alcune udienze saranno trasmesse dalla televisione nazionale. Per il momento sta circolando un video in cui l’accusato chiede alla comunità internazionale di adoperarsi per farlo uscire da Cuba e di “non usare un incidente stradale, che potrebbe essere accaduto a qualunque persona, con finalità politiche”. Nel corso della sua dichiarazione ha sottolineato in maniera decisa che prima del sinistro l’auto che guidava non era stata urtata da nessun altro veicolo.

Ma supponiamo che queste siano parole estorte con la forza. E che Ángel Carromero sia rimasto coinvolto in una macchinazione poliziesca, incolpato per errore – o per malizia – e che sia impossibilitato a raccontare la sua storia. In questo caso, mi sento molto triste per lui. Sarebbe diventato la terza vittima dei fatti avvenuti alle 13 e 50 di quella fatidica domenica. Responsabile reale o semplice capro espiatorio, la vita di questo giovane è cambiata in un secondo che non dimenticherà mai, un attimo che – vista la relatività con cui apprezziamo il tempo - diventerà infinito, eterno.

Yoani Sanchez

Sobreviviente de la utopía, aspiro a que estos textos y opiniones contribuyan en algo a alcanzar una Cuba más plural, inclusiva y basada en la palabra, no en los fusiles; en los ciudadanos y no en los uniformes verdeolivo.

Sopravvissuta dell'utopia, vorrei che questi testi e opinioni contribuissero in qualche modo a costruire una Cuba pluralista, inclusiva e fondata sulla parola, non sui fucili; sui cittadini e non sulle uniformi verdeoliva.


Traduzione di Gordiano Lupi

martedì 31 luglio 2012

Giallo Payá

I due sopravvissuti negano di essere stati inseguiti e urtati da un'auto

"Per favore, tiratemi fuori di qui", dice lo spagnolo Carromero alla comunità internazionale.

Lo svedese Modig afferma di essersi recato a Cuba per portare 4.000 euro a Payá, che sarebbe servito a creare una sezione giovanile del MCL. "Sono consapevole di essere venuto a realizzare attività illecite, non permesse a Cuba. Non è la prima volta che consegno denaro e strumenti elettronici a dissidenti", aggiunge.


I due politici europei sopravvissuti all'incidente dove sono morti Oswaldo Payá e Harold Cepero, hanno negato di essere stati inseguiti e urtati da un altro veicolo. "Ho perso il controllo dell'auto dopo essere entrato in una buca", ha spiegato il conducente. "Non ricordo altri veicoli coinvolti nell'incidente", ha aggiunto lo svedese. Nonostante tutto, la famiglia di Payá afferma che i due stranieri inviarono messaggi dai loro cellulari assicurando che erano stati inseguiti e urtati diverse volte da un veicolo. Modig e Carromero sono ancora detenuti a Cuba. il Ministero degli Interni incolpa Carromero del sinistro, per eccesso di velocità, non rispetto dei segnali e perdita di controllo del veicolo. Rischia fino a 10 anni di galera. Modig e Carromero possono essere accusati - proprio come lo statunitense Alan Gross - di attività sovversiva e controrivoluzionaria, per aver distribuito denaro, strumenti elettronici non consentiti e aver aiutato la formazione di un gruppo giovanile dissidente. Modig e Carromero erano a Cuba con visto turistico, perchè è impossibile ottenere altre tipologia di visto se una persona non è autorizzata a svolgere funzioni politico - giornalistiche dal governo cubano. Alla luce della situazione giudiziaria dei due stranieri, le loro dichiarazioni non rivestono un valore decisivo, sarebbe opportuno attendere quando saranno rilasciati e potranno parlare in patria, da persone libere. Per adesso la loro priorità è lasciare Cuba. E non sarà facile.

Gordiano Lupi

lunedì 30 luglio 2012

L'opposizione cubana eternamente divisa

di Yoani Sanchez - da El Pais
Inedito in Italia - ESCLUSIVA


In meno di un anno l’opposizione cubana ha perso due leader importanti. Il 14 ottobre scorso è morta Laura Pollan, coordinatrice delle Dame in Bianco e figura chiave nel processo di scarcerazione dei prigionieri della Primavera Nera. Una settimana fa è scomparso Oswaldo Payá, fondatore del Movimento Cristiano di Liberazione. Questi attivisti godevano di grande considerazione internazionale e la loro scomparsa giunge in un momento in cui la dissidenza sta cercando nuovi orizzonti. Analizziamo in breve lo scenario attuale e i possibili effetti nel prossimo futuro.

L'opposizione cubana attiva sull’Isola si caratterizza per un carattere decisamente pacifico e non armato. Ha preferito basare la sua azione su programmi politici, documenti in cui chiede il rispetto dei diritti umani, manifestazioni di piazza, cartelloni dipinti sulle facciate o semplici riunioni a porte chiuse. La dissidenza si comporta ed esprime le sue idee in maniera molto più democratica del governo che ha sede in piazza della Rivoluzione.

All'interno della dissidenza esistono diverse opinioni sui possibili percorsi e destini della transizione. Molte scelte sono divergenti ma alcuni punti sono comuni. Per esempio un filo conduttore che attraversa la società civile è la consapevolezza che siano improcrastinabili cambiamenti politici, sociali ed economici. Un obiettivo comune è quello di porre fine alla persecuzione dei non conformi, agli arresti arbitrari e alle condanne per motivi politici. Tutti concordano che il Governo di Raúl Castro non sta affrontando con sufficiente energia i problemi nazionali.

Sono state tentate molte classificazioni schematiche dell'opposizione cubana, ma la maggior parte di questi studi si è focalizzata sulle tendenze politiche dei gruppi che li compongono. Alcuni analisti hanno stabilito divisioni di carattere generazionale, tra oppositori storici e protagonisti molto più giovani. Ma, nella pratica, non sono né i colori politici, né l’età che differenziano - in maniera significativa - le diverse associazioni dissidenti.

Un punto chiave delle diversità risiede nella legittimità che viene riconosciuta al governo di Raúl Castro e alle sue proposte di cambiamento. Una parte sostiene che un possibile dialogo con le autorità porterebbe a una transizione non violenta. Sono di questa idea figure importanti come José Daniel Ferrer - Presidente della Unione Patriottica di Cuba - che afferma: “Il dialogo è possibile ma solo dopo aver rinforzato la società civile”. Altri, da parte loro, non prendono neppure in considerazione l'idea di scendere a patti con il regime, sostenendo l'illegittimità di un governo che non si basa su una corretta investitura popolare. Questi dissidenti considerano il Partito Comunista alla stregua di un sequestratore di ostaggi con cui non si deve - in alcun modo - trattare. Negoziare o distruggere, sembrano le due concezioni agli antipodi intorno alle quali si definiscono le attuali forze di opposizione.

L'embargo nordamericano è un altra problematica che contribuisce a diversificare le posizioni politiche. All'interno dell'Isola, molti dissidenti sostengono che devono mantenersi le restrizioni economiche per mettere alle corde il governo. Secondo la loro opinione, permettere un commercio libero con gli Stati Uniti o autorizzare i viaggi dei nordamericani a Cuba, significherebbe fornire ossigeno fresco capace di rinforzare la posizione del Generale Presidente. José Luis García (Antúnez), leader dissidente che risiede nel centro dell'Isola, è uno dei principali sostenitori di questa posizione.

Raggiungere il popolo, la grande sfida

Dissidenti cubani alla messa funebre

La dissidenza cubana non può accedere ai mezzi di comunicazione di massa. Questo limita in maniera significativa la capacità di diffondere proposte e programmi politici. Il governo di Raúl Castro non permette di accedere ai microfoni di Stato neppure per un minuto, ma utilizza la televisione e la stampa ufficiale per definire i dissidenti come "servi dell'Impero", o "gruppuscoli senza importanza". Sono stati frequentemente oggetto di lapidazioni mediatiche, l'attivista per i diritti umani Elizardo Sánchez, la leader dissidente Martha Beatriz Roque, il laico di ispirazione cattolica Dagoberto Valdés e lo stesso gruppo delle Dame in Bianco.

Questi protagonisti sociali potranno essere importanti nei prossimi anni, ognuno secondo la sua prospettiva. Inoltre esistono diversi progetti di promozione socioculturale, come quello diretto da Antonio Rodiles che raccoglie anche persone collegate a istituzioni statali. È molto importante che queste attività siano accompagnate da un costante lavoro informativo. Per questo i giornalisti indipendenti e i blogger alternativi assumeranno un ruolo sempre più decisivo.

In questo scenario, la morte di Oswaldo Payà apre un interrogativo sul futuro del Movimento Cristiano di Liberazione, che conta numerosi membri sparsi per tutta l'Isola. Questa forza politica deve riuscire a sopravvivere alla scomparsa del suo fondatore per dimostrare la maturità raggiunta da tutta l’opposizione cubana. Va detto anche che Raúl Castro si è impadronito di alcuni punti che erano in primo piano nell'agenda dei suoi avversari politici. L'apertura alla piccola impresa privata, la possibilità di comprare e vendere case o auto e la concessione in usufrutto delle terre incolte, sono alcune delle riforme che il Governo ha disposto negli ultimi quattro anni. Un simile panorama obbliga i gruppi oppositori a tracciare nuovi orizzonti e a ridefinire molte proposte.
Traduzione di Gordiano Lupi

L'incidente a Oswaldo Payá - News

Abbiamo un comunicato uficiale nel quale il Ministero degli Interni attribuisce al guidatore la responsabilità dell'incidente in cui è morto Oswaldo Payá: “Eccesso di velocità - 120 chilometri all'ora in una zona con limite di 60 -; mancanza di attenzione al controllo del veicolo e frenata non corretta". la vedova Ofelia Acevedo non accetta la ricostruzione ufficiale e chiede di poter parlare con i sopravvissuti, lo spagnolo Ángel Carromero e lo svedese Jens Aron Modig. Il Movimento Cristiano di Liberazione ha aperto una raccolta di firme (vedere sito Internet) per chiedere chiarimenti sui fatti.

mercoledì 25 luglio 2012

Quando un oppositore muore

“Cuando un opositor muere, en cualquier democracia, se dejan a un lado los odios y se respeta la dignidad del desaparecido. En una dictadura, como la cubana, no es así. La muerte de Payá ha sido groseramente festejada en varios medios oficialistas cubanos. Detrás de ese comportamiento irracional yace la inseguridad moral de quienes no pueden admitir que una persona honesta, convencida de sus ideas, defienda, con métodos pacíficos y desde las propias leyes vigentes, la democracia en Cuba.”

Rafael Rojas, en La Razón

"Quando un oppositore muore, in qualunque democrazia, si mette da parte l'odio e si rispetta la dignità dello scomparso. In una dittatura, come quella cubana, non è così. la morte di Payá è stata grossolanamente festeggiata da diversi media ufficiali cubani. Dietro questo comportamento irrazionale risiede l'insicurezza morale di chi non può ammettere che una persona onesta, convinta delle proprie idee, difenda, con metodi pacifici e secondo le leggi vigenti, la democrazia a Cuba."

Traduzione di Gordiano Lupi

Oswaldo Payá, il Ghandi cubano


Il suo sogno: unire tutti i cubani
L'autista: "Ho perso il controllo dell'auto"


Nuova grave perdita per la dissidenza cubana. Dopo Laura Pollán, se ne va anche Oswaldo Payá, uno degli uomini migliori, perchè teso alla ricerca di una conciliazione, di una via di mezzo tra gli opposti estremismi. Tutti lo ricordano per il Progetto Varela che gli valse il Premio Sacharov, una richiesta di referendum per cambiare la Costituzione cubana in senso democratico e liberale. Nessuno cita la sua opera incompiuta, il Progetto Heredia, a cui teneva molto, come spesso mi diceva nel corso delle mail che ci scambiavamo quando traducevo in italiano i suoi articoli. Il Progetto Heredia prende il nome dal grande poeta cubano che dovette soffrire un lungo esilio e riguarda le restrizioni migratorie di cui soffrono i cubani, sia per uscire dal paese che per tornare, una volta che il governo gli ha dichiarati emigranti definitivi. Il grande sogno di Payá era quello di realizzare una Cuba inclusiva, dove tutti i cubani avessero diritto d'asilo e potessero sentirsi a casa propria, senza bisogno di autorizzazioni governative per entrare e uscire. Questo è il progetto che ha lasciato incompiuto, ma che la parte migliore della dissidenza cubana deve cercare di realizzare. Cuba deve essere di tutti i cubani. Adesso è il momento del dolore, dopo aver pianto Laura Pollán, fondatrice e portavoce delle Damas de Blanco (14 ottobre 2011), in circostanze poco chiare, si aggiunge la morte del candidato Nobel per la Pace. Alcuni parlano di delitto di Stato, di omicidio premeditato, ma non ce la sentiamo di seguirli su una strada pericolosa. L'autista spagnolo che guidava l'auto sulla quale viaggiava Payá ha dichiarato davanti al suo console: "Ho perso il controllo dell'auto e sono uscito di strada". Inutile cercare spiegazioni da film di 007 per un tragico evento luttuoso che colpisce ogni persona amante della libertà.


Gordiano Lupi

Yoani, uno strano incidente, il futuro di Cuba

da Libero del 25 luglio 2012

Il pezzo integrale:

Sono giorni convulsi a Cuba, tra epidemia di colera, dengue che si diffonde e gravi notizie internazionali tenute segrete dal regime. Yoani Sánchez - insieme agli altri coraggiosi blogger - è in prima linea per informare, ma oggi è il giorno del dolore. Si piange la morte di un dissidente storico come Oswaldo Payá, un lungo corteo funebre si snoda lungo la calzada del Cerro, in direzione del Cementerio Colón.


Si è trattato solo di un tragico incidente automobilistico?

Non è il momento di fare supposizioni. Angel Carromero Barrios (lo spagnolo del Partido popular, nda) e lo svedese Jens Aron Modig, che viaggiavano insieme a Payá, potranno chiarire la dinamica dei fatti. Per adesso piangiamo il nostro Ghandi, un padre esemplare, un laico di grande statura morale. Cuba dovrà fare a meno di un uomo importante, un politico imprescindibile, fondatore del Movimento Cristiano di liberazione, ideatore del Progetto Varela, Premio Sacharov per i diritti umani nel 2002. Mi spiace che il notiziario ufficiale della televisione cubana non abbia dato la notizia della sua morte, ma d’altra parte il regime si è sempre impegnato a occultare il lavoro di Payá per una Cuba libera e democratica.

Approfittiamo di Yoani per fare alcune valutazioni sul futuro di Cuba. Raúl e Obama sono i leader del presente. Possono cambiare in senso democratico la realtà cubana?

Obama è un leader del presente, ma Raúl Castro rappresenta il passato. Si tratta di un uomo che ha ereditato il potere per diritto di sangue e sta tentando di mantenerlo senza compiere cambiamenti significativi. Mi rattrista che molti cubani ripongano le loro speranze nel presidente nordamericano, nella influenza che la sua gestione possa avere a Cuba. Questo significa che i miei concittadini si rendono conto che dall’interno non è possibile cambiare niente. Purtroppo la società civile cubana è troppo frammentata e censurata per poter abbattere il muro.

Come ti piacerebbe il futuro di Cuba? Hai un’idea politica?

Vorrei che un giorno potesse accogliere tutti i cubani, senza segregazioni di carattere politico o ideologico. Mi piacerebbe vivere in una Cuba pluralista e tollerante, dove i miei nipoti non vengano definiti “vermi” solo per il fatto di esprimere opinioni critiche. Bada bene, questo agognato paese non è dietro l’angolo, dovremo lavorare molto per ottenerlo. Il disastro economico, l’apatia generalizzata, l’emigrazione costante e la sfiducia che esiste in ogni membro di questa società, sono difficili da superare. Ci attendono anni duri, per uscirne fuori dovremo tornare a sentire che l’Isola ci appartiene e che non è un feudo di poche persone chiamate a decidere tutto per noi. Io cercherò di svolgere il mio ruolo dalla società civile, non da una tribuna.

A Cuba esiste un movimento di opinione per il cambiamento?

Mi piacerebbe pensare di sì, ma ancora la gente sta molto attenta a dire in pubblico ciò che pensa sulla situazione politica, economica e sociale. Nell’intimità delle case e tra amici, si ascoltano voci di cambiamento, desideri che lo status quo in cui viviamo lasci il posto a una società partecipativa. A Cuba il risveglio della società civile procede lentamente ma negli ultimi anni ha fatto considerevoli passi in avanti. L’assenza di Fidel Castro ha significato la fine di un’ipnosi collettiva realizzata dalla sua figura. Dal giorno in cui codesto grande ipnotizzatore non ha più potuto prendere il microfono e fare un discorso di tre ore, la gente ha cominciato lentamente a risvegliarsi e a parlare.

Cosa credi che succederà il giorno che morirà Fidel Castro?

Se mi avessero fatto questa domanda alcuni anni fa, avrei detto che sarebbe cambiato tutto. Malgrado ciò, nel tempo trascorso da quel 31 luglio 2006 - quando è stata annunciata la malattia di Fidel Castro - fino a oggi, il governo cubano si è dato da fare per preparare i cittadini alla notizia della sua morte. Abbiamo visto spegnersi la figura dell’“invincibile” Comandante in capo, come in uno di quei film dove il protagonista si allontana per un lungo cammino fino a perdersi dalla nostra vista. Nonostante tutto, alla scomparsa del simbolo che rappresenta la sua persona, moti cubani penseranno che è terminata un’intera epoca. Alcuni si sentiranno alleviati e forse le vendite di rum andranno alle stelle, mentre altri piangeranno in pubblico e davanti alle telecamere. Finalmente entrerà a far parte del nostro passato. Un giorno, quando i miei nipoti mi sentiranno parlare di Fidel Castro, non sapranno se era un politico, una stella della musica tradizionale o un giocatore di baseball. Quel giorno, sentirò che finalmente avremo superato il suo enorme peso verde olivo sulle nostre vite.


Gordiano Lupi

martedì 24 luglio 2012

I funerali di Payá tra arresti e sospetti

di Yoani Sánchez – da El País


Vignetta di Omar Santana (El Nuevo Herald)

Almeno sette oppositori del governo di Raúl Castro, tra loro il giornalista indipendente Guillermo Fariñas, sono stati arrestati in seguito ad alcuni incidenti avvenuti durante i funerali di Oswaldo Payá, salutato da una moltitudine di persone durante un’emozionante cerimonia che si è svolta all’Avana. Oltre a Fariñas, sono stati arrestati anche gli attivisti Julio Aleaga, Ricardo Medina, Antonio González Rodiles e Ailer Rodríguez, portati via dalla polizia politica mentre uscivano dalla Chiesa El Salvador del Mundo per recarsi al Cementerio Colón, dove è stato seppellito Payá. Circa 500 persone avevano assistito alla messa officiata dal cardinale Jaime Ortega, nel quartiere avanero de El Cerro. Poliziotti in abiti civili si sono uniti alla folla che piangeva il leader scomparso, confondendosi tra familiari, amici, attivisti, corrispondenti stranieri e diplomatici. Decine di dissidenti sono accorsi nella capitale dalle provincie centrali e orientali per dire addio al leader del Movimento Cristiano di Liberazione.

La famiglia ha ribattuto il desiderio di un indagine trasparente sulle cause dell’incidente che ha provocato la morte di Oswaldo Payá e di Harold Cepero. Secondo la versione ufficiale, l’autista ha perso il controllo del veicolo che si è schiantato contro un albero, nella provincia di Granma, zona orientale del paese. “Non cerchiamo vendetta, ma abbiamo sete di verità”, ha detto Rosa María, figlia del dissidente, accompagnata dai suoi due fratelli.

Ofelia Acevedo, vedova di Oswaldo Payá, ha letto una breve dichiarazione del MCL che aveva come tema la continuità e la difesa dell’opera del marito. La Chiesa era affollata di gente commossa, i presenti si sono abbandonati a un caloroso applauso quando la bara è uscita dal tempio. “Payá ha avuto gli onori di un capo di stato, almeno per l’affetto popolare che di cui è stato circondato al momento dell’addio”, ha commentato qualcuno.

È stato proprio all’uscita dalla chiesa - intorno alle 9.50 (15.50 ora italiana) - che sono avvenuti gli arresti. Il corteo funebre si era già messo in marcia verso il Cementerio de Colón, partendo dalle vie centrali della città. Ogni auto della comitiva aveva esposto sul parabrezza una foto del dissidente scomparso, molti partecipanti indossavano una camicia con impresso il suo volto e formavano con il dito indice e pollice la lettera L, simbolo del Ofelia Acevedoe allusione alla richiesta di libertà.

All’interno di un umile panteon familiare oggi riposano i resti mortali di chi è stato il leader più promettente della dissidenza cubana. Senza dubbio è un duro colpo per le forze democratiche del paese che apre numerosi interrogativi sul futuro del movimento oppositore. Nonostante tutto, il funerale di Payá ha messo in evidenza una grande unità del movimento civico. In lacrime, commossi, in preghiera davanti al feretro, sono passati i volti di tutti i suoi compagni di viaggio, persino di alcuni che non condividono i programmi del Movimento Cristiano di Liberazione. Il funerale di Payá ha unito anche persone lontane dalle sue idee, per diversità di programmi e per scelte politiche. La sfida è quella di mantenere i punti di contatto raggiunti in questi giorni di lutto.

Molti si chiedono se sia stato davvero fortuito l’incidente in cui hanno perso la vita Payá e Cepero e sono rimasti feriti un cittadino svedese e uno spagnolo, che secondo fonti non ufficiali guidava il veicolo. Alcuni sono convinti che si sua trattato di un omicidio organizzato dalle forse repressive della polizia segreta castrista. Altri non si pronunciano e preferiscono attendere le testimonianze dei due stranieri. La serrata sorveglianza e le continue minacce cui era sottoposto il leader oppositore contribuiscono ad aumentare i dubbi sull’accaduto.


Traduzione e riduzione di Gordiano Lupi

Il mio articolo sulla morte di Payá


Da Libero del 24/7/2012

Oswaldo Payá, artefice del Progetto Varela, candidato al Nobel per la Pace, una delle figure più rispettate della dissidenza cubana, è morto domenica durante un incidente stradale. Payá viaggiava a bordo di un'auto a noleggio insieme ad altre tre persone, quando è uscito di strada dopo essere stato investito da un camion. Il fatto è accaduto nella provincia orientale di Bayamo, in una località nota come La Gabina. La figlia Rosa Maria riferisce che il padre era stato vittima alcune settimane prima di un altro spettacolare incidente. “I ragazzi che viaggiavano con lui parlano di un’auto che ha tentato ripetutamente di farli uscire di strada. Non è stato un incidente. Hanno voluto uccidere mio padre”, denuncia. Yoani Sánchez non si pronuncia sulle cause della morte di Oswaldo Payá. Attende di parlare con i due stranieri - lo spagnolo Angel Carromero Barrios, membro del Partido Popular, e lo svedese Aron Modig - che viaggiavano con il candidato al Premio Nobel per la Pace, ricoverati in ospedale, ma fuori pericolo. La nota blogger afferma: “Il telegiornale non ha dato neppure la notizia della sua morte. Un sistema politico che non rende onore a un avversario scomparso dimostra mancanza di moralità e una meschina natura ideologica”. Insieme a Payá è morto anche il dissidente Harold Cepero Escalante, di Ciego de Avila. Antonio Díaz, uno dei sopravvissuti, membro del MCL a Miami, ha chiamato i familiari, confermando che l’auto era stata investita da un camion. La morte di Payá lascia un vuoto enorme all’interno della dissidenza cubana. Payá, di professione ingegnere, assurge a fama mondiale negli anni Novanta, per aver ideato il Progetto Varela, raccolta di firme finalizzata a chiedere una riforma costituzionale per traghettare Cuba verso democrazia, diritti civili e libera iniziativa privata. Subito dopo la presentazione del Progetto Varela, il governo dichiara “irreversibile” la forma di Stato socialista. Molti collaboratori del Progetto Varela vengono arrestati e condannati a lunghe pene detentive durante la Primavera Nera del 2003. Payá nasce il 29 febbraio del 1952, quinto di sette fratelli di una famiglia cattolica. Studia in una scuola del quartiere avanero del Cerro, entra in un prestigioso collegio religioso, chiuso dopo il trionfo rivoluzionario del 1959. Fin da adolescente muove critiche al governo di Fidel Castro, nel 1969 viene recluso in un campo UMAP (Unità Militari di Aiuto alla Produzione) per antisociali. Terminati gli studi secondari, si laurea in Fisica all’Università dell’Avana, rifiuta il marxismo ed è costretto ad abbandonare gli studi per conseguire la specializzazione. Nel 1980 lavora come esperto di apparecchiature mediche alle dipendenze del Ministero della Salute. Alla fine degli anni Ottanta fonda il MCL. Per il suo attivismo viene arrestato e recluso diverse volte, oltre a essere perseguitato dalla polizia politica. Per anni, la facciata della sua casa viene imbrattata con slogan e messaggi diffamatori tipo: “Payá: agente della CIA”. Nel 2002, l’Unione Europea gli assegna il Premio Sacharov per i diritti umani. Nessuna dichiarazione ufficiale da parte del governo cubano, se non un breve messaggio nel quale si legge che “la polizia rivoluzionaria sta accertando le cause della morte”. Il sito Internet del Movimento Cristiano di Liberazione non ha dubbi: “La responsabilità è di Raúl Castro e del regime comunista”.
Gordiano Lupi