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domenica 31 marzo 2013

Yoani e la libertà


di Carlos Alberto Montaner
da Diario De Cuba - 31 Mar 2013

Se la dittatura cubana avesse permesso a Yoani Sánchez di esercitare il suo diritto di entrare e uscire dal paese sin dal primo invito ricevuto per recarsi all’estero, adesso non sarebbe così celebre e importante.


Yoani Sánchez è arrivata a Miami. Si tratta della tappa più difficile del suo lungo tour. Ovunque, come i toreri più famosi, ha riscosso un grande successo. Trionferà anche in Florida, ma dovrà faticare un po’ di più.

Ho l’impressione che Yoani sia ben vista e rispettata dalla maggioranza dei cubani - io sono tra i suoi ammiratori -, ma non mancano i detrattori, per diversi motivi, alcuni davvero irrazionali.

Yoani ha concesso dozzine di conferenze, centinaia di interviste, e ha affrontato con successo le turbe dei simpatizzanti della dittatura castrista inviate dall’ambasciata cubana in ogni luogo dove è stata invitata a parlare. In oltre mezzo secolo di tirannia nessuno meglio di lei è riuscito a smontare i miti del regime e a mostrare il miserabile modo di vivere dei cubani.

Paradossi della vita: in qualche modo le rozze contestazioni contro Yoani da parte di questi aggressivi gorilla, spiacevoli quando provocano incidenti, sono servite a mantenere l’interesse dei mezzi di comunicazione e a provocare il sostegno di importanti settori politici e sociali.

Questi energumeni, abituati al terrore cubano, dove non c’è traccia di libertà, non comprendono che cercare di far tacere Yoani, insultando e calunniando una giornalista indipendente, una ragazza fragile che può contare soltanto sulle sue parole e sul suo coraggio, nei paesi liberi è un comportamento controproducente.

Le armi di Yoani sono state la sincerità, una logica schiacciante, l’innata capacità comunicativa e la sua stessa attraente personalità. Sono proprio le stesse caratteristiche che, lentamente, hanno catturato, in primo luogo, la curiosità dei grandi media e delle istituzioni - Time, El País, The Miami Herald, Foreign Policy, Columbia University -, e, subito dopo, l’ammirazione di milioni di lettori in tutto il mondo che trovavano nelle sue cronache un’equilibrata descrizione del povero manicomio cubano.

Il regime dei Castro, convinto (o almeno deciso a convincere la maggioranza delle persone) che dietro ogni critica c’è la mano degli Stati Uniti, del capitalismo o di oscuri interessi economici, si è impegnato, senza alcun successo, a cercare di dimostrare che Yoani è una marionetta della CIA, del Gruppo Prisa o di un altro produttore di giochi di prestigio.

Niente di tutto questo. Como spesso accade, il talento di Yoani, il destino imprevedibile e l’attacco alla dittatura, l’hanno messa nell’occhio del ciclone dei grandi centri di diffusione dell’informazione. Il successo di Yoani è dipeso anche dall’attenzione che le ha riservato lo stesso presidente Obama, quando la giornalista era già molto famosa, rispondendo a un questionario destinato al suo blog.

Potrebbe essere accaduto ad altri importanti blogger che scrivono all’interno di Cuba - Claudia Cadelo, Iván García, Luis Cino, tra i migliori scrittori -, ma è stata Yoani a catalizzare l’interesse dell’opinione pubblica internazionale, cosa che ha provocato persecuzione e maltrattamenti da parte del regime.

È incredibile come la dittatura non apprenda la lezione: coloro che hanno danneggiato maggiormente l’immagine del Governo sono state le vittime dei suoi abusi. Nel corso di questa infinita tirannia, Huber Matos, Armando Valladares, Eloy Gutiérrez Menoyo, Gustavo Arcos, Ricardo Bofill, María Elena Cruz Varela, Reinaldo Arenas, Laura Pollán, Raúl Rivero, Oswaldo Payá, e adesso sua figlia Rosa María, tra i tanti altri cubani coraggiosi, hanno trovato ascolto ed eco per le loro denunce come conseguenza delle persecuzioni subite.

Se la dittatura cubana avesse permesso a Yoani Sánchez di esercitare il suo diritto di entrare e uscire dal paese sin dal primo invito ricevuto per recarsi all’estero, adesso non sarebbe così celebre e importante.

Perchè non l’ha fatto? Per arroganza e per stupidità. Per aver creduto di poter annientare senza conseguenze le persone. Fortunatamente, non è sempre così facile. La sua è la voce potente dei deboli. “Un principio giusto dal fondo di una grotta può fare molto di più che un esercito”, diceva Martí. Benvenuta Yoani, alla libertà!


Traduzione di Gordiano Lupi


Carlos Alberto Montaner è uno dei più importanti scrittori e giornalisti latinoamericani. In Italia ha pubblicato La moglie del colonnello (Anordest Edizioni, 2012).

martedì 13 novembre 2012

El otro paredon a Miami


EL OTRO PAREDON
DISTRUZIONE DELLA REPUTAZIONE A CUBA

Il libro El otro paredón. Asesinatos de la reputación en Cuba (L’altro muro. Distruzione della reputazione a Cuba) sarà presentato ufficialmente sabato 17 novembre alle 10 del mattino, presso la Fiera Internazionale del Libro a Miami. Edificio 8. Salone 8502.

Che importanza ha la deliberata distruzione dell’onore di una persona, gruppo sociale o istituzione? Quali implicazioni possono avere certe azioni quando rispondono a iniziative di un governo con sufficienti risorse per esercitare un vero e proprio terrorismo di Stato? El otro paredón esamina questo tema alla luce dell’esperienza cubana durante gli ultimi cinquant’anni.

Perché affrontare proprio adesso il problema della distruzione della reputazione fomentata dal governo cubano? Perché parlare di Cuba e non di quel che accade in altre parti del mondo?

Perché non sempre i processi di trasformazione sociale si verificano in maniera rapida e completa. L’esperienza ci dice che le società chiuse a volte giungono a trasformare con rapidità aspetti simbolici che si trovano in superficie, ma l’antico regime resiste nelle strutture più profonde, come le mentalità, i pregiudizi e i concetti, che hanno germogliato nel subcosciente, persino in quello dei suoi oppositori


DISTRUZIONE DELLA REPUTAZIONE

La distruzione della reputazione (character assassination) è un processo deliberato e sostenuto, diretto a demolire la credibilità e la reputazione di una persona, istituzione, gruppo sociale o nazione.

I promotori della distruzione della reputazione per raggiungere i loro scopi impiegano una combinazione di metodi aperti e scoperti come la formulazione di accuse false, la diffusione di voci e la manipolazione di informazioni.

IL LIBRO EL OTRO PAREDÓN

La distruzione della reputazione descritta in questo libro non è equivalente a ciò che può sviluppare un partito politico d’opposizione contro il governo o un gruppo di consumatori insoddisfatti contro un ristorante. Non stiamo parlando di diffamazioni personali o critiche istituzionali. Ci riferiamo a una forma organizzata di terrorismo statale orientato verso la deliberata e completa distruzione della credibilità di una persona, gruppo o istituzione

A Cuba il disegno di queste distruzioni della reputazione prende la forma di anelli concentrici di disinformazione, che si costruiscono artificialmente per moltiplicare un messaggio prefabbricato e diffonderlo su Internet, come se fosse una palla di neve virtuale.

 

Gli AUTORI

Rafael Rojas, noto intellettuale e storico delle idee cubane più rilevanti della sua generazione, centra la sua analisi sul fatto che il regime cubano si è sempre impegnato a fondo per costruire una storiografia ufficiale che contribuisca a legittimarlo.

Uva de Aragón, importante scrittrice dell’esilio storico cubano, impegnata in una politica di riconciliazione, analizza il modo in cui la classe politica precedente alla rivoluzione sia stata demonizzata e l’arbitrarietà dei giudizi che hanno infangato la reputazione di uomini come suo padre, il Dr. Carlos Márquez Sterling, presidente dell’Assemblea Costituente nel 1940.

Juan Antonio Blanco, storico, incentra il suo lavoro sull’impresario Amadeo Barletta e mostra come il governo cubano sia riuscito a demolire la sua reputazione, in primo luogo per confiscare arbitrariamente i suoi beni, quindi per distrarre l’attenzione dell’opinione pubblica nazionale e internazionale quando, nel 1989, le strutture militari cubane sono state coinvolte in uno scandalo per operazioni di narcotraffico.

Altri due autori, Ana Julia Faya e Carlos Alberto Montaner, espongono come anche partendo da prospettive opposte (marxista e liberale), entrambi siano stati vittime di questa sorta di terrorismo di Stato che è la demolizione della reputazione.

Gordiano Lupi, scrittore italiano e giornalista specializzato in Cuba, espone le campagne di demolizione della reputazione della blogger cubana Yoani Sánchez in Italia. Il suo contributo stigmatizza il comportamento di certa stampa di una cosiddetta sinistra che appoggia un regime che sui autodefinisce socialista e dissemina menzogne sui giornalisti indipendenti cubani.

Gli storici devono fare uso di una metodologia rigorosa e imparziale per determinare il comportamento di ogni persona. I fatti vanno contestualizzati per poter capire bene le rispettive posizioni. La riconciliazione tra cubani reclama un rispetto della storia e dei comportamenti dei singoli protagonisti.

Per ottenere copie a scopo recensione:


Marlene Moleon - marlene.moleon@gmail.com

Eriginal Books LLC

Casa editorial de libros digitales



Lo stand della casa editrice

IN SPAGNOLO

EL OTRO PAREDON

ASESINATOS DE LA REPUTACIÓN EN CUBA

El libro “El otro paredón. Asesinatos de la reputación en Cuba” será presentado oficialmente el sábado 17 de noviembre a las 10:00 am en la Feria Internacional del Libro en Miami. Edificio 8. Salón 8502

¿Qué trascendencia tiene el asesinato deliberado del honor de una persona, grupo social o institución? ¿Qué implicaciones pueden llegar a tener esas acciones cuando responden a iniciativas de un gobierno con suficientes recursos para ejercer ese tipo de terrorismo de estado? El otro paredón examina este tema a la luz de la experiencia cubana durante las últimas cinco décadas.

¿Por qué incursionar ahora en el tópico de los asesinatos estatales de reputación fomentados por el gobierno cubano? ¿Por qué hablar de Cuba y no sobre lo que sucede en relación con este tema en otra parte?

Porque no siempre los procesos de transformación social ocurren de manera rápida y completa. La experiencia nos dice que las sociedades cerradas a veces llegan a transformar con rapidez aspectos simbólicos que están en la superficie, pero el antiguo régimen subsiste en estructuras más profundas, como las mentalidades, prejuicios y conceptos, que quedaron sembradas en el subconsciente, incluso en el de sus opositores.

ASESINATO DE LA REPUTACIÓN

El asesinato de reputación (character assassination) es un proceso deliberado y sostenido, dirigido a destruir la credibilidad y reputación de una persona, institución, grupo social o nación.

Los promotores del asesinato de reputaciones para lograr sus fines emplean una combinación de métodos abiertos y encubiertos como son la formulación de acusaciones falsas, fomento de rumores y la manipulación de informaciones.

SOBRE EL LIBRO EL OTRO PAREDÓN

El asesinato de reputaciones descrito en este libro no es equivalente al que pueda desarrollar un partido político de oposición contra el gobierno o un grupo de consumidores insatisfechos contra un restaurante. No estamos hablando de difamaciones personales o críticas institucionales. Nos referimos a una forma organizada de terrorismo estatal orientado hacia la deliberada y completa destrucción de la credibilidad de una persona, grupo o institución.

En Cuba el diseño de estos asesinatos de reputación toma a menudo la forma de anillos concéntricos de desinformación, que se construyen artificialmente para multiplicar un mensaje manu-facturado por la maquinaria de propaganda y diseminarlo por Internet, como si fuera una bola de nieve virtual.

LOS AUTORES

Rafael Rojas, destacado intelectual y el historiador de las ideas cubanas más descollante de su generación, centra su análisis en la manera en que el régimen cuba-no ha desplegado desde temprano un esfuerzo deliberado por construir una historiografía oficial que contribuya a legitimarlo.

Uva de Aragón, reconocida escritora del exilio histórico cubano analiza el modo en que la clase política pre revolucionaria fue demonizada, incluso antes de 1959, y el modo arbitrario en que sus reputaciones, incluida la de su segundo padre, el Dr. Carlos Márquez Sterling, quien presidiera honorablemente y con gran equidad la Asamblea Constituyente en 1940.

Otros dos autores, Ana Julia Faya y Carlos Alberto Montaner, exponen el modo en que, aun partiendo desde tradiciones intelectuales opuestas, marxista y liberal, ambos han sido acosados por esta modalidad de terrorismo de estado que es el asesinato de reputaciones.

El renombrado periodista Gordiano Lupi explica como un sector de la izquierda italiana extiende su incondicionalidad a cuanto régimen se declare socialista y acusan a blogueros y periodistas independientes cubanos de mercenarios, como Yoani Sánchez y sus colegas. Eso no es una nimiedad en un país donde existe la pena de muerte para delitos de esa naturaleza y brillan por su ausencia las normas del debido proceso legal.

El historiador Juan Antonio Blanco expone los ataques infundados, pero bien organizados contra el empresario italiano Amadeo Barletta. El análisis de los ataques patrocinados por el estado cubano contra Amadeo Barletta es una deconstrucción útil de la metodología estándar del gobierno para asesinar la reputación de aquellos que disienten o se oponen al régimen de Cuba.

domenica 21 ottobre 2012

La nuova morte di Fidel Castro


di Carlos Alberto Montaner – da El Nuevo Herald

Gordiano Lupi e Carlos Alberto Montaner alle Isole Tremiti per Spiagge d'autore

Periodicamente si diffonde la voce della morte di Fidel Castro. È diventata quasi un’abitudine. I mezzi di comunicazione di tanto in tanto mettono in primo piano la possibilità della sua prossima morte e si preparano per il grande funerale. Questa volta “la notizia” è partita dal Venezuela e sembrava verosimile. Fidel era in assoluto silenzio da diversi mesi, si diceva che questa cosa era la conseguenza di un grave episodio cerebro - vascolare che lo aveva reso moribondo. Stiamo parlando di un uomo di 86 anni, quindi la notizia non era per niente sorprendente. Nella sua situazione, non è tanto strana la sua morte, quanto l’ostinata insistenza a restare vivo. Sembrava una buona idea morire proprio nel cinquantesimo anniversario della Crisi dei Missili. Una preziosa coincidenza storica.

Alla fine di tutto sappiamo che il suo mausoleo è pronto nel cimitero di Santa Ifigenia, a Santiago de Cuba, 765 chilometri dall’Avana, molto vicino alla tomba che conserva i resti mortali di José Martí. Si sa, anche, che il previdente Raúl Castro ha già scritto il comunicato stampa e ha pronta la liturgia di un così atteso decesso. Se c’è una cosa che non lo prenderà di sorpresa, è proprio la morte del fratello. Lui è una persona organizzata. È sempre stato dipendente da Fidel e sarà così fino all’ultimo. Non ignora che la sua esistenza è stata plasmata da Fidel da quando era un adolescente. Quando Raúl pensa o dice che “deve la vita a Fidel” né è proprio sicuro. Fidel “l’ha fatto” da capo a piedi, come lo scultore che intaglia una figura di legno. Come Geppetto fece Pinocchio.

Probabilmente, prima il feretro sarà vegliato all’Università dell’Avana o in Piazza della Rivoluzione. La guardia d’onore sarà composta da alcuni dei più importanti veterani della Sierra Maestra ancora in vita. Subito dopo, il cadavere percorrerà la strada centrale dalla capitale fino a Santiago de Cuba, la città dalla quale partì per prendere il potere, il primo gennaio del 1959. Fidel, molto prudente, impiegò una settimana per fare quel viaggio circondato da una folla entusiasta. Per rifare quel percorso, da morto, coperto dalla bandiera cubana, impiegherà meno tempo, ma sarà ugualmente una marcia lenta. Basta vedere il rituale per verificare che i morti, ovunque, si muovono sempre lentamente. All’interno della scenografia rivoluzionaria, quell’ultimo atto, carico di simbolismi, ha una certa importanza. Genio e personaggio, mai detto fu migliore, fino alla sepoltura.

Presentando La moglie del colonnello

Non ha senso supporre che Raúl Castro nasconderà la morte di suo fratello. Con quale obiettivo? Ha ben salde in mano le redini del potere. Quando accadrà, poche ore dopo l’annuncio dato dal generale - presidente, le emittenti radio cominceranno a suonare marce militari e temi funebri, mentre un annunciatore costernato proclamerà con voce grave l’ora in cui il portavoce del governo, o lo stesso Raúl, si rivolgerà alla nazione per fare un annuncio importante. Tutti ne intuiranno il contenuto, e la notizia, debitamente filtrata, sarà raccolta da tutte le agenzie di stampa internazionale.

Da un punto di vista psicologico l’evento riveste molta importanza. Tre generazioni di cubani sono nate e cresciute all’ombra di Fidel. Anche se tutti attendono la sua morte, la notizia sarà un bel colpo e il regime farà tutto il possibile per sottolineare il dolore della popolazione, come accadde in Corea del Nord alla morte di Kim Il Sung o in Spagna dopo la scomparsa di Franco. Il dolore, pensano, serve a unire le masse.

Che cosa accadrà, allora? Senza dubbio continuerà, inesorabile, il processo di abbandono e di negazione del caudillo morto. Accade sempre. Se non lo fa lo stesso Raúl, lo farà il suo successore. Stalin, che era Dio in Terra nella vecchia URSS, morì nel marzo del 1953 circondato da innumerevoli promesse di adesione eterna ala sua memoria. La sua gloria durò solo fino al febbraio del 1956. Nel corso del Ventesimo Congresso del Partito Comunista fecero a pezzi la sua memoria. A Fidel accadrà lo stesso.


Traduzione di Gordiano Lupi


Carlos Alberto Montaner, giornalista e scrittore. Il suo ultimo romanzo è La mujer del coronel, edito in Italia da Anordest Edizioni come La moglie del colonnello (http://www.edizionianordest.com/catalogo/celebres-ineditos/139-LA-MOGLIE-DEL-COLONNELLO)

lunedì 13 agosto 2012

Foto presentazione alle Isole Tremiti


La locandina dell'evento


Il libro
  
Carlos Alberto Montaner e Gordiano Lupi durante la presentazione

Il sindaco di Isole Tremiti, Carlos Alberto Montaner e Gordiano Lupi

Gordiano Lupi e Carlos Alberto Montaner, dopo la presentazione

Foto di gruppo con alcuni partecipanti 

 
Gordiano Lupi, la lettrice Maria Assunta, Carlos Alberto Montaner

Carlos Alberto Montaner firma una dedica


Gordiano Lupi, Linda Montaner, Cristina De Vita, Carlos Alberto Montaner

domenica 12 agosto 2012

Il letto o la strada?


di Yoani Sánchez


Gocce di sudore, danza, fianchi in movimento, occhi maliziosi. Siamo di notte, durante una festa avanera, quando la tensione erotica si avverte come una presenza tangibile e corporea. Gli sguardi si incrociano, i gesti concordano un incontro nell’oscurità, le labbra decidono senza parole un intenso scambio di baci che si compierà subito dopo. A Cuba la sessualità sembra uscire dai pori e da ogni angolo di strada, sgorga persino dall’asfalto. I vestiti attillati, i sorrisi maliziosi, le frasi lascive, fanno trapelare una sensualità che colpisce chi visita l’Isola per la prima volta. Pare che in ogni momento sia possibile vedere per strada scene erotiche. Le persone si scambiano battute che alludono continuamente al sesso, mentre nel linguaggio popolare sono decine le parole che indicano i genitali. Chi entra in contatto con la nostra realtà in un primo tempo è spinto a credere che ci siamo lasciati alle spalle ogni tabù sul piacere carnale e che abbiamo superato ogni timidezza.

Tuttavia, dietro questa visibile esplosione di piacere erotico, si nasconde una mentalità pacata quando è il momento di affrontare il rapporto sessuale. La disinvoltura che si manifesta con balli ed espressioni, contrasta con il pudore e il silenzio quando si tratta di spiegare ai figli la sessualità o di affrontare l’argomento in maniera seria. Inoltre questa disinvoltura sensuale si scontra frontalmente contro l’incartapecorita ideologia ufficiale. Il governo cubano ha sempre avuto difficoltà nel destreggiarsi con il carattere lascivo del suo popolo. Il sobrio modello impiantato nel paese avrebbe avuto vita più facile se avesse avuto a che fare con un uomo molto formale e dai costumi morigerati. Ma anche questa caratteristica è stata sfruttata dalla sicurezza di Stato, che indaga le relazioni che nascono nei letti e le trasforma in materiale per compiere estorsioni. Quante volte abbiamo sentito dire: “sembra che dispongano di alcune foto compromettenti, in questo modo riescono a farlo tacere…”. Figure pubbliche, diplomatici, corrispondenti stranieri, dissidenti, generali e funzionari vengono spiati e documentati nell’atto di amare e di lasciarsi amare. Viene realizzato un archivio completo che racconta posizioni, incontri e storie di letto, per essere usato proprio quando si deve togliere di mezzo una persona. Questa pratica è stata usata così tante volte che molti cubani sospettano che durante un orgasmo ci possa essere un occhio che spia dal buco della serratura, una macchina fotografica nascosta nel lampadario sul soffitto o un microfono inserito nel corpo dell’amante.

Questo mix di paranoia ed estasi, è stato molto ben raccontato nel romanzo “La moglie del colonnello” di Carlos Alberto Montaner (1). La storia è ambientata negli anni Ottanta, quando truppe cubane appoggiavano il MPLA durante la guerra di Angola. Il colonnello Arturo Gómez riceve una busta gialla che contiene le prove dell’infedeltà di sua moglie, durante un viaggio da lei compiuto in Italia. A partire da questo momento la vita di entrambi si riduce a una manovra politica nelle mani di ufficiali con ambizioni da detective, rappresentanti di una supposta morale rivoluzionaria che vede nel modo di comportarsi della donna un tradimento della patria. Il fatto intimo perde la sua condizione di cosa privata, il piacere si trasforma in colpa e ogni istante di lussuria dovrà essere espiato. In un sistema totalitario, non è possibile che un individuo custodisca il segreto di un adulterio. Bisogna metterlo sotto la luce dei riflettori, in modo che serva da monito, va indicato al pubblico ludibrio, si deve far sapere che l’occhio del Grande Fratello ha visto la condotta frivola e non la perdona. Se poi chi ha commesso l’infedeltà coniugale è sposata con un militare o con un alto funzionario, lo scherno sarà esemplare. Il letto diventa una trappola che provoca maggiori controlli, le lenzuola si trasformano nelle reti di una caccia politica e l’amore carnale in un peccato controllato da fustigatori ideologici.

Questo è un libro dove si analizza il sesso e il potere. La sua lettura rivelerà al lettore il miraggio della cosiddetta morale rivoluzionaria, la falsità di un atteggiamento da ascetismo militante. Coloro che accusano Nuria di essere un’adultera, valutano la sua carne, si spingono ad ammirarne le parti intime, sperando di scambiare il suo corpo nudo con una sorta di misericordia. In ogni caso “La moglie del colonnello” non è soltanto il racconto di come lo Stato si intrometta nei fatti personali, ma è anche un raffinato romanzo erotico, che esula dalla triste realtà degli anni del sussidio sovietico. Le scene erotiche, molte delle quali ci giungono grazie alle lettere che l’amante italiano scrive a Nuria, sono un mix di spudoratezza moderna e di maestosità perpetua. Forse perché una parte di queste sequenze presenta come scenario la città di Roma, intrisa di storia e ricca di siti archeologici. Nuria sperimenta fuori da Cuba quella libertà di sensi e desideri che sa essere rigidamente controllata nel suo paese. Il professor Valerio Martinelli l’aiuta a riscoprire la donna che si nasconde sotto gli atteggiamenti, le maschere, l’opportunismo e i silenzi. In questo caso la sua liberazione come cittadina comincia dal sesso, sgorga dalla sua vagina. Ma nessuno che viva sotto un totalitarismo può sfuggire al suo controllo. Persino all’estero, Nuria è seguita dalla Sicurezza di Stato. La sua piacevole esperienza di emancipazione carnale si trasformerà in una manovra di polizia per incalzarla. Il letto è la trappola tentatrice nella quale spesso si cade, il premio che porta come conseguenza una dura punizione.

La focosità della protagonista, la sua necessità di esprimersi con l’atto sessuale va messa in relazione con il sesso come via di fuga dalla realtà che tanto si pratica a Cuba. L’assenza di spazi di una vera e propria libertà di espressione e di associazione, porta a esprimersi con gemiti e grida di piacere. Invece di scagliare una pietra, ci sfoghiamo con una fellatio; prima di chiedere i diritti civili, mettiamo la nostra lingua in un’altra bocca… un gesto che mentre lo compiamo non permette neanche di parlare. Accarezzare per protestare, rifugiarsi in un orgasmo per non affrontare le truppe antisommossa… mostrarci appassionati, visto che non possiamo farci vedere liberi. Il letto come via di fuga, verso la quale ci spingono, ma senza rinunciare al controllo e alla possibilità di fermarci.

Traduzione di Gordiano Lupi
www.infol.it/lupi


Note del traduttore:

(1) “La moglie del colonnello” di Carlos Alberto Montaner, tradotto da Marino Magliani, è pubblicato in Italia da Edizioni Anordest (http://www.edizionianordest.com/), nella collana Célebres Ineditos di narrativa latinoamericana.

Yoani Sánchez e il romanzo di Montaner

¿La cama o la calle?
Por Yoani Sánchez



Gotas de sudor, baile, caderas en movimiento, ojos insinuantes. Es de noche, en una fiesta habanera y la tensión erótica se siente como una presencia tangible, corpórea. Las miradas se cruzan, los gestos pactan un encuentro en la oscuridad, los labios acuerdan sin palabras la batalla de besos que llegará después. En esta Isla la sexualidad parece salirse por los poros y las esquinas, brotar incluso del asfalto. Las ropas apretadas, las sonrisas insinuantes, las frases lascivas, destilan una sensualidad que impacta a quienes visitan por primera vez Cuba. Da la impresión de que a cada minuto nos podríamos topar en mitad de la calle con alguna escena de alcoba. La gente hace constantemente bromas alusivas al sexo y decenas de palabras designan, en el lenguaje popular, a los genitales. Alguien recién llegado a nuestra realidad creería que hemos dejado atrás todo tabú alrededor del goce carnal y que hemos superado cualquier postura timorata.

Sin embargo, detrás de esa explosión visible de goce y placer, se esconde una mentalidad pacata a la hora de abordar el coito. El desparpajo que brota de los bailes y de las expresiones, contrasta con el rubor o el silencio si se trata de explicar a los hijos la sexualidad o hablar en serio del tema. También esa desenvoltura sensual se topa de bruces con el encartonado discurso oficial. Al gobierno cubano siempre le ha sido difícil manejar el carácter demasiado lúbrico de sus gobernados. Al sobrio modelo implantado en el país le hubiera venido mejor un hombre tremendamente formal, con las cintura menos suelta. Pero también esa característica ha sido muy explotada por la Seguridad del Estado, que pesquisa las intrigas surgidas en las camas y las convierte en material de extorsión. Cuántas veces no hemos escuchado decir “a ese parece que le tienen guardadas un par de fotos comprometedoras, porque está tan calladito…”. Figuras públicas, diplomáticos, corresponsales extranjeros, disidentes, generales y funcionarios; espiados y documentados en el ejercicio de amar y dejarse amar. Todo un archivo narrando poses, encuentros, historias de almohadas, para ser usado en el justo momento en que alguien deba ser sacado del camino. Esa práctica ha sido tan extendida que muchos cubanos intuyen que en mitad de un orgasmo puede haber un ojo espiándolos desde el hueco de una puerta, una cámara escondida en la lámpara del techo o un micrófono insertado en el propio cuerpo del amante.

Esa mezcla de paranoia y éxtasis, ha sido muy bien narrada en la novela “La mujer del Coronel” de Carlos Alberto Montaner. La historia está enmarcada en los años ochenta, cuando tropas cubanas apoyaban al MPLA en la guerra de Angola. El coronel Arturo Gómez recibe un sobre amarillo que contiene las pruebas de la infidelidad de su esposa, durante un viaje de ésta a Italia. A partir de ese momento la vida de ambos queda reducida a un expediente político en manos de oficiales con ínfulas de detectives, representantes de una supuesta moral revolucionaria que ven en el acto de ella una traición a la patria. Lo íntimo pierde su condición de privado, el placer se trastoca en culpa y cada gemido de satisfacción tendrá que ser purgado. En un sistema totalitario, no es posible que un individuo atesore el secreto de un adulterio. Hay que sacarlo a la luz pública, darle un escarmiento, señalarlo con el dedo, hacerle saber que el ojo del Gran Hermano ha visto su conducta casquivana y no se lo perdona. Si encima de eso la infiel es una mujer casada con algún militar o con un alto funcionario, entonces el escarnio será ejemplarizante. La cama se vuelve una trampa que termina en más control, las sábanas en redes de una cacería política y el amor carnal en el desliz por el que aguardan los verdugos ideológicos.

Este es un libro donde se analiza el sexo y el poder. Su lectura develará al lector el espejismo de la llamada moral revolucionaria, la falsedad de esa pose de ascetismo militante. Quienes acusan a Nuria de adúltera, evalúan su carne, clavan la vista en sus redondeces, a la espera de canjearle su cuerpo desnudo por cierta misericordia. Pero más allá de toda esa intromisión de lo estatal en lo personal, “La mujer del coronel” es una novela de un erotismo dulce, que se escapa de la chata realidad de aquellos años de subsidio soviético. Las escenas eróticas, muchas de las cuales nos llegan a través de epístolas que le escribe el amante italiano a Nuria, mezclan el impudor moderno y una majestuosidad sempiterna. Tal vez porque una parte de ellas tienen como escenario a la ciudad de Roma salpicada de historia y sitios arqueológicos. Nuria experimenta fuera de Cuba esa libertad de los sentidos y los deseos que sabe estrictamente vigilada en su país. El profesor Valerio Martinelli la ayuda a redescubrir a la mujer debajo de las poses, de las máscaras, del oportunismo y de los silencios. Su liberación como ciudadana empieza en este caso por el sexo, brota de su vagina.

Pero nadie que viva bajo un totalitarismo puede escapar de su control. Incluso en el extranjero, Nuria es seguida por la Seguridad del Estado. Su placentero acto de emancipación carnal se convertirá en un expediente policial para presionarla. La cama como la tentadora trampa en la que se cae una y otra vez, como el premio que después traerá un grave correctivo.

La fogosidad de la protagonista, su necesidad de expresarse en la cópula guarda mucha relación con el sexo como escapada que tanto se practica en Cuba. La ausencia de espacios de respeto para la libre expresión y asociación, nos lleva a expresarnos en gemidos, en espasmos. En lugar de lanzar un adoquín, nos desahogamos en una felación; antes que demandar los derechos cívicos, metemos nuestra lengua en otra boca... gesto que por demás no nos permite hablar mientras lo hacemos. Acariciar por protestar, fugarse en un orgasmo para no enfrentarnos a los antimotines... mostrarnos apasionados, ya que no podemos mostrarnos libres. La cama como válvula de escape, hacia la que nos empujan, pero también en la que nos vigilan y nos atrapan.

(inedito in Italia)

martedì 7 agosto 2012

Conversación con Carlos Alberto Montaner

Carlos Alberto Montaner llegó en Italia, donde hablerá de su ultima novela: La mujer del coronel, en las Islas Tremiti, en Puglia. La conversación entre Gordiano Lupi y Montaner será el 10 de agosto a las 9 y 30 de la noche, en la Isla San Domino, plaza Lucio Dalla.

El escritor y periodista cubano - que en esto momento se encuentra en Roma - contestò algunas nuestras preguntas.

¿Cuándo y cómo te fuiste de Cuba? ¿Es verdad que hiciste actividad contrarrevolucionaria y que te detuvieron bajo la acusación (mentirosa) de tener en tu casa material incendiario?

Me fui de Cuba en 1961, hace más de medio siglo. Tenía 18 años. Salí junto a cientos de jóvenes cubanos que habíamos sido protegidos por diferentes embajadas. Casi todos éramos estudiantes. Yo me había escapado de la cárcel. Estábamos preparando una huelga entre los estudiantes contra la sovietización de Cuba. Nos acusaron falsamente de prepararnos para recurrir a la violencia, como la que Fidel Castro había utilizado para derrotar a la dictadura de Batista, pero no era cierto nuestro pequeño grupo de estudiantes.

La organización Rescate Revolucionario Democrático y el Frente Revolucionario Cubano no tienen muy buen prestigio en la prensa italiana. ¿Puedes decirme las verdaderas finalidades de esas organizaciones? ¿Y la Unión Liberal Cubana?


La oposición a la sovietización de Cuba, en esa primera fase, provino de los mismos grupos que lucharon contra Batista y fueron traicionados por Fidel Castro. La revolución se hizo para crear un país libre, con elecciones periódicas, restituyendo la Constitución vulnerada por Batista, pero Fidel se empeñó en copiar el modelo soviético y muchos de sus excompañeros se enfrentaron a él. La dictadura cubana ha hecho un intenso trabajo para confundir a la opinión pública. Esas campañas en mi contra, llenas de mentiras, son típicas de las operaciones de desinformación puestas en marcha por las dictaduras de corte soviético. Eran típicas en la URSS y en todos los países de lo que se llamaba el Bloque del Este. Recuerda que el gobierno cubano fue formado el KGB y por la Stasi. Contra mí lo han probado todo. Hasta me enviaron a mi oficina de Madrid una bomba dentro de un libro llamado Una muerte muy dulce. Hace poco se publicó un libro sobre estas operaciones de difamación. Se titula El otro paredón.

¿En la España di Francisco Franco luchaste por la democracia?

En la España de Franco me uní a los grupos liberales. Escribí muchas columnas sobre el tema. Tras la transición a la democracia en España, que viví con mucho entusiasmo, comencé a pensar que algo así pudiera suceder en Cuba. A fines de los años ochenta, cuando comenzó la perestroika en la URSS, y luego cuando fue derribado el Muro de Berlín, junto a un grupo de cubanos liberales creamos la Unión Liberal Cubana para impulsar un cambio pacífico en la Isla.

¿ Mantienes siempre en Madrid tu curso universitario? ¿Ahora haces solo periodismo?

Este año dejé de dictar mi curso HISTORIA DE LA LIBERTAD que enseñaba en la Universidad Francisco de Vitoria. Me fui a Estados Unidos para trabajar con CNN en calidad de analista. Continúo con mis columnas periodísticas.

En Italia, periodistas de izquierda escriben que tu trabajas para producir informaciones falsas sobre Cuba y sobre enfermedades de Fidel Castro; dicen también que tus columnas son llenas de odio contra el régimen cubano, que tu papá era un general de Batista... Yo no he encontrado en tus notas políticas ni odio ni irritación, sino mucho equilibrio. ¿Puedes desmentir estas voces difamadores de tu trabajo periodístico?

Mi padre era periodista, era amigo de Fidel Castro, quien solía visitar mi casa, mi tío Pepe Jesús Ginjaume Montaner era el líder de Fidel Castro en una organización llamada Unión Insurreccional Revolucionaria (UIR) a fines de los cuarenta. No sé de dónde se sacan esas mentiras. En cuanto a mis críticas a ese sistema, ¿cómo se debe juzgar a una dictadura tercamente estalinista controlada por la misma familia desde hace más de medio siglo?

La mujer del coronel es una novela de amor - mejor... un thriller de amor - que llega después de tantos ensayos. Tú crees que se puedan contar más cosas y hablar mejor de los problemas políticos escribiendo fiction?

Lo realmente importante de La mujer del coronel es el problema humano, no el político. Es, como dices, un thriller de amor con tintes eróticos, sobre el adulterio y sobre los valores machistas imperantes en Cuba.

El machismo en Latinoamérica -y sobre todo en Cuba- sigue siendo un problema?

Sigue siendo un problema muy grave. El gobierno cubano ha hecho cosas que ninguna dictadura se ha atrevido a hacer en América Latina: el castrismo ha encerrado a los homosexuales en campos de trabajo forzado en los años sesenta y en los ochenta los ha obligado a emigrar del país a punta de bayoneta durante el éxodo de Mariel. Es el único gobierno que espía a las mujeres de los líderes y si descubre un adulterio se lo comunica al marido para que se divorcie de la pecadora o renuncie al Partido. Es una mezcla de estalinismo con inquisición religiosa.

¿Nuria c’è moi, como por Flaubert? ¿La protagonista del libro tiene algo de tuyo?

Todos los personaje tienen algo mío, aunque sea de manera indirecta, como sucede con los personajes de cualquier novela. Los personajes se fabrican con experiencias directas o indirectas que han tenido los autores.

Gordiano Lupi

Grazie a Leonardo Mesa, che su Cuba ha opinioni diverse dalle mie, ma mi ha aiutato a correggere il mio pessimo spagnolo. Questo è un esempio della Cuba futura. Non la penso come te ma faccio il possibile perchè tu possa continuare a dirlo.

Conversazione con Carlos Alberto Montaner




Carlos Alberto Montaner è arrivato in Italia, dove parlerà del suo ultimo romanzo: La moglie del colonnello (Anordest Edizioni), nelle Isole Tremiti, in Puglia. La conversazione tra Gordiano Lupi e Montaner avrà luogo il 10 agosto alle 21 e 30, sull’Isola San Domino, piazzetta Lucio Dalla. Lo scrittore e giornalista cubano - che in questi giorni si trova a Roma - ha risposto in anteprima ad alcune nostre domande.

Quando e come sei uscito da Cuba? È vero che hai svolto attività controrivoluzionaria e che ti hanno condannato a scontare un periodo di detenzione con la falsa accusa di aver tenuto in casa materiale incendiario?

Sono uscito da Cuba nel 1961, oltre mezzo secolo fa. Avevo 18 anni. Sono uscito insieme a centinaia di giovani cubani protetti da diverse ambasciate. Quasi tutti eravamo studenti. Io ero fuggito dal carcere. Stavamo preparando uno sciopero studentesco contro la sovietizzazione di Cuba. Ci mossero la falsa accusa di prepararci a usare la forza, la stessa che Fidel Castro aveva utilizzato per far cadere la dittatura di Batista, ma il nostro piccolo gruppo di studenti non era certo in grado di compiere una simile impresa.


L’organizzazione Rescate Revoluzionario Democratico e il Frente Revolucionario Cubano non godono di buona stampa in Italia. Puoi dirmi le loro reali finalità? E invece l’Union Liberal Cubana?

L’opposizione alla sovietizzazione di Cuba, in quella prima fase, provenne dagli stessi gruppi che lottarono contro Batista e furono traditi da Fidel Castro. La rivoluzione è stata fatta per costruire un paese libero, con elezioni periodiche, restituendo la Costituzione violata da Batista, ma Fidel si impegnò a copiare il modello sovietico e molti dei suoi ex compagni finirono per ribellarsi. La dittatura cubana ha fatto un grande lavoro per confondere l’opinione pubblica. Quelle campagne contro di me, piene di menzogne, sono tipiche delle operazioni di disinformazione messe in atto dalle dittature di stampo sovietico. Erano all’ordine del giorno in URSS e in tutti i paesi del vecchio Blocco dell’Est. Ricorda che il governo cubano è stato preparato dal KGB e dalla Stasi. Contro di me hanno provato di tutto. Spedirono al mio ufficio di Madrid persino una bomba all’interno di un libro intitolato “Una morte molto dolce”. Da poco tempo è stato pubblicato un libro che ha per tema proprio queste operazioni di diffamazione. Si intitola “El otro paredón”.


Nella Spagna di Francisco Franco hai lottato per la democrazia?

Nella Spagna di Franco mi sono unito ai gruppi liberali. Ho scritto molti articoli sul tema. Dopo il passaggio alla democrazia in Spagna, che vissi con grande entusiasmo, cominciai a pensare che qualcosa di simile sarebbe potuto accadere anche a Cuba. Alla fine degli anni Ottanta, quando cominciò la perestroika in URSS, e dopo la caduta del muro di Berlino, insieme a un gruppo di cubani liberali abbiamo creato la Unión Liberal Cubana per cercare di incentivare un cambiamento pacifico a Cuba.

Tieni sempre a Madrid il tuo corso universitario oppure fai soltanto il giornalista?

Quest’anno ho smesso di impartire il mio corso Storia della libertà che tenevo all’Università Francisco de Vitoria. Sono andato negli Stati Uniti per lavorare con la CNN in qualità di commentatore politico. Continuo a scrivere articoli sui giornali.


In Italia alcuni giornalisti di sinistra scrivono che lavori per produrre false informazioni su Cuba e sulle malattie di Fidel Castro, dicono anche che i tuoi articoli sono pieni di odio contro il regime cubano, che tuo padre era un generale di Batista... A me non sembra di trovare nelle tue note politiche odio e livore, ma soltanto molto equilibrio. Puoi smentire queste voci diffamatorie sul tuo lavoro di giornalista?

Mio padre era giornalista, era amico di Fidel Castro, che veniva spesso in visita a casa mia, mio zio Pepe Jesús Ginjaume Montaner era il leader di Fidel Castro in un’organizzazione chiamata Unión Insurreccional Revolucionaria (UIR) alla fine degli ani Quaranta. Non so da dove tirino fuori certe menzogne. Per quel che riguarda le mie critiche a quel sistema, come si deve giudicare una dittatura ostinatamente stalinista, controllata dalla stessa famiglia da oltre mezzo secolo?


La moglie del colonnello è un romanzo d’amore - meglio… un thriller d’amore - che giunge dopo tanti saggi. Credi che si possano raccontare più cose e parlare meglio dei problemi politici scrivendo fiction?

La cosa davvero importante ne “La moglie del colonnello” è il problema umano, non il politico. È proprio come lo definisci, un thriller d’amore a tinte erotiche, sull’adulterio e sui valori machisti che imperano a Cuba.


Il machismo in America Latina - e soprattutto a Cuba - continua a essere un problema?

Continua a essere un problema molto grave. Il governo cubano ha fatto cose che nessuna dittatura ha osato compiere in America Latina. Il castrismo ha rinchiuso gli omosessuali nei campi di lavoro forzato negli anni Sessanta e negli Ottanta li ha obbligati a emigrare dal paese - sotto la minaccia delle armi - durante l’esodo del Mariel. Cuba è il solo governo che spia le donne dei leader e se le scopre in flagrante adulterio lo comunica al marito perché divorzi dalla peccatrice o rinunci al Partito. Il comunismo cubano è un mix di stalinismo e di inquisizione religiosa.

Nuria c’è moi, come per Flaubert? La protagonista del libro ha qualcosa di tuo?

Tutti i personaggi hanno qualcosa di mio, anche se in maniera indiretta, come accade con i personaggi di ogni romanzo. I personaggi vengono fuori dalle esperienze dirette o indirette dei loro autori.


Gordiano Lupi

lunedì 6 agosto 2012

Appunti sul caso Payá

di Carlos Alberto Montaner

L'auto distrutta
È il mondo alla rovescia. Se Ángel Carromero, sobrio e sereno, come era, avesse sofferto in Spagna o negli Stati Uniti un incidente come quello avvenuto a Cuba, non sarebbe stato accusato di omicidio colposo. In un altro paese, sia lui come i familiari di Oswaldo Payá e di Harold Cepero, i due democratici cubani scomparsi, farebbero causa al governo per la pessima segnalazione delle strade, e all’agenzia statale che aveva noleggiato l’auto, per la mancanza o il non corretto funzionamento degli airbag. La famiglia di Cepero, inoltre, potrebbe portare in giudizio il sistema sanitario, perché la sua morte poteva essere evitata se i servizi medici fossero stati rapidi e professionalmente capaci. Cepero non è morto sul colpo, come Payá, ma inseguito a un coagulo di sangue in una gamba che non è stato scoperto in tempo, cosa che può essere definita negligenza medica. La causa diretta del sinistro è stata l’assenza di pavimentazione stradale, la presenza di ghiaia scivolosa e la mancanza di cartelli che preavvisavano con chiarezza il pericolo. Nelle strade cubane, tenute in maniera pessima, esiste un deficit cronico di segnalazioni (a parte i cartelloni propagandistici che esaltano le meraviglie della rivoluzione), e, secondo Oscar Suárez, ex reporter della televisione cubana, che conosce bene il luogo dell’incidente, Ángel Carromero assicura di non aver visto nessun cartello, perché, semplicemente, non esisteva.

La vedova di Payá sulla tomba del marito

Senso comune

Quel segnale con sopra scritto semplicemente la parola “Buca”, che non fa presagire niente di chiaro, è stato messo dopo per costruire uno scenario idoneo a condannare il conducente e a discolpare le autorità cubane. Il cartello stradale internazionale che avverte sulla possibilità di fondo scivoloso è composta da due linee ondulate parallele. Non si vedono simili segnali lungo il percorso.

Vogliono farci credere che Carromero teneva una velocità elevata e che è l’unico motivo per cui, frenando, la sua auto è uscita di strada e si è sfracellata lateralmente contro un albero. Questo è stato obbligato a dichiarare pubblicamente il giovane leader spagnolo. Ma è molto difficile correre a grande velocità per certe strade accidentate, tra l’altro viaggiando a bordo di un piccolo Accent di modesta cilindrata, e non c’è niente di strano nel frenare quando cambia improvvisamente la superficie stradale sulla quale viaggiamo, senza che ci siano cartelli a preavvisare il pericolo.

Quel che sappiamo, con certezza, è che la maggior parte delle persone, sottomesse alla pressione della polizia cubana - ricordate “il caso Padilla” -, dichiara qualunque cosa. L’ex colonnello Álvaro Prendes, eroe della rivoluzione che finì in un carcere castrista e alla fine morì in esilio, era solito dire malinconicamente: “Superman, dopo una settimana nelle mani della Sicurezza di Stato cubana, si mette a piangere e si pulisce il naso con il mantello”.

L’incidente rappresenta un’occasione per la dittatura per cercare di porre fine alla solidarietà internazionale con i democratici cubani. Carromero e Jens Aron Modig, il leader giovanile democristiano svedese che viaggiava con lui, si sono già scusati per aver prestato aiuto all’opposizione pacifica dell’isola. Questo è il proposito del regime di Raúl Castro: invocare una supposta sovranità cubana vulnerata da alcuni stranieri che portano ai dissidenti un po’ di denaro, memorie flash, informazioni e, soprattutto, sostegno politico. Proprio ciò che fecero i democratici europei nei confronti dei loro colleghi spagnoli durante la dittatura di Franco.

Carlos Alberto Monaner, autore del pezzo

Doppio livello

Sembra che sia più onorevole e in regola con le normative internazionali, ciò che fanno i comunisti di diverse parti del mondo quando raccolgono risorse nei loro paesi per sostenere la dittatura del partito unico di Raúl Castro. Il governo cubano, quindi, proclama ed esercita il suo diritto a praticare l’internazionalismo rivoluzionario che costò la vita a Che Guevara, ma non riconosce il diritto all’internazionalismo democratico, messo in pratica da chi crede che la libertà sia un dono universale.

Mentre Cuba si lamenta dell’intervento dei popolari spagnoli e dei democristiani svedesi nella politica cubana, i suoi agenti e simpatizzanti tentano di influenzare la politica nordamericana. Corre voce che alcuni organizzatori di voli charter USA-Cuba abbiano donato 250.000 dollari per la campagna di Obama, sperando che questo denaro si trasformi in un cambiamento politico verso Cuba durante il suo secondo mandato. Questo è quel che si chiama ipocrisia.


Oswaldo Payá

José Martí diceva: “Ci sono uomini che crescono sotto l’erba”. Dopo la morte si moltiplica la loro influenza. Come accadde allo stesso Martí. Nel 1895, quando lo uccisero durante un combattimento, era praticamente sconosciuto dai cubani all’interno dell’Isola. Aveva passato quasi tutta la sua vita adulta in esilio. Dopo la sua morte si trasformò in un gigante.

Sembra che questo sarà il caso del leader democristiano Oswaldo Payá. La sua figura e il suo messaggio diventano più potenti ogni giorno che passa. Il Papa ha inviato alla famiglia di Payá un telegramma di condoglianze. Altri capi di Stato latinoamericani si sono comportati allo stesso modo. Il presidente Obama, oltre alle condoglianze, ha detto che continuerà a lottare per il rispetto dei diritti umani a Cuba. Il candidato presidente Mitt Romney e il senatore Marco Rubio hanno chiesto un’inchiesta seria e trasparente. Forse i Castro stanno festeggiando la morte di Payá, il democratico di maggior peso, originalità e carisma dell’opposizione cubana, ma si sbagliano. I cattolici cubani hanno serrato le fila attorno alla figura del leader scomparso, come ha detto Dagoberto Valdés. Persino il cardinale Jaime Ortega ha chiesto alla società civile di difendere gli ideali democratici. Il messaggio di Payá può essere importante anche tra i rivoluzionari non allineati, che non credono alle false riforme di Raúl Castro. Molti di questi ex simpatizzanti del castrismo oggi ammettono che fu un errore non aver accettato nel 1998 la proposta innovativa contenuta nel Progetto Varela, quando Payá, lo scrittore Regis Iglesia e altri dirigenti del Movimiento Cristiano de Liberación, presentarono al parlamento cubano 11.000 firme per convocare un referendum con il quale si sarebbe dovuto decidere se la società voleva proseguire con il collettivismo e con la tirannia del partito unico, oppure se preferiva un’altra forma più ragionevole di governo. Fidel, stalinista incorreggibile, reagì modificando la Costituzione e rendendo irrevocabile la forma di Stato socialista. Non ho dubbio che Payá sia più vivo che mai. Cresce sotto l’erba.


Traduzione e riduzione di Gordiano Lupi

La moglie del colonnello, ultimo romanzo di Carlos Alberto Montaner, verrà presentato venerdì sera nella splendida cornice delle Isole Tremiti nel quadro della kermesse letteraria Spiagge d'autore

martedì 31 luglio 2012

El nuevo blog

Ser cultos para ser libres desde hoy muda aspecto y temas. No es más sólo un blog dedicado a Cuba en sentido lato, de la literatura a la situación sociopolítica, sino se convierte en un blog inspirado por la serie de libros de ficción latinoamericana “Célebres Inéditos” de la editorial “Edizioni Anordest”.

Esto significa que – aunque mantiene un específico ángulo de observación sobre la realidad cubana – amplía su horizonte para incluir todo el mundo de Latinoamérica. Para llevar a cabo todo esto, voy a valerme de la colaboración de traductores, expertos en literatura suramericana, estudiosos, críticos y periodistas. Sin embargo, también me gustaría que el blog se abriera aún más, acogiendo unas reflexiones, artículos o indicaciones vuestras.

Podréis enviarlas info@edizionianordest.com. Juntos con vosotros, vamos a intentar realizar un verdadero magacín, que pueda abarcar el vasto campo de la cultura suramericana. No anhelamos a ser completos, y ni siquiera queremos ser enciclopédicos. Esto sería absurdo. Nuestra tarea es la de encender la curiosidad de los lectores, así es que puedan buscar las obras señaladas, profundizando conocimientos tal vez superficiales. Vamos a publicar sobre todo inéditos de autores no muy conocidos en Italia, pero importantes en el continente latinoamericano: algunos ejemplos se pueden encontrar en las páginas del blog: Carlos Alberto Montaner, Álvaro Vargas Llosa, Amir Valle, Virgilio Piñera, Calvert Casey, Guillermo Cabrera Infante, Reinaldo Arenas, Felix Luis Viera, Ivan Garcia, Orlando Pardo Lazo.

La novedad es que, de ahora en adelante, no van a ser solamente escritores cubanos.

Es una promesa.

Gordiano Lupi