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lunedì 6 agosto 2012

Appunti sul caso Payá

di Carlos Alberto Montaner

L'auto distrutta
È il mondo alla rovescia. Se Ángel Carromero, sobrio e sereno, come era, avesse sofferto in Spagna o negli Stati Uniti un incidente come quello avvenuto a Cuba, non sarebbe stato accusato di omicidio colposo. In un altro paese, sia lui come i familiari di Oswaldo Payá e di Harold Cepero, i due democratici cubani scomparsi, farebbero causa al governo per la pessima segnalazione delle strade, e all’agenzia statale che aveva noleggiato l’auto, per la mancanza o il non corretto funzionamento degli airbag. La famiglia di Cepero, inoltre, potrebbe portare in giudizio il sistema sanitario, perché la sua morte poteva essere evitata se i servizi medici fossero stati rapidi e professionalmente capaci. Cepero non è morto sul colpo, come Payá, ma inseguito a un coagulo di sangue in una gamba che non è stato scoperto in tempo, cosa che può essere definita negligenza medica. La causa diretta del sinistro è stata l’assenza di pavimentazione stradale, la presenza di ghiaia scivolosa e la mancanza di cartelli che preavvisavano con chiarezza il pericolo. Nelle strade cubane, tenute in maniera pessima, esiste un deficit cronico di segnalazioni (a parte i cartelloni propagandistici che esaltano le meraviglie della rivoluzione), e, secondo Oscar Suárez, ex reporter della televisione cubana, che conosce bene il luogo dell’incidente, Ángel Carromero assicura di non aver visto nessun cartello, perché, semplicemente, non esisteva.

La vedova di Payá sulla tomba del marito

Senso comune

Quel segnale con sopra scritto semplicemente la parola “Buca”, che non fa presagire niente di chiaro, è stato messo dopo per costruire uno scenario idoneo a condannare il conducente e a discolpare le autorità cubane. Il cartello stradale internazionale che avverte sulla possibilità di fondo scivoloso è composta da due linee ondulate parallele. Non si vedono simili segnali lungo il percorso.

Vogliono farci credere che Carromero teneva una velocità elevata e che è l’unico motivo per cui, frenando, la sua auto è uscita di strada e si è sfracellata lateralmente contro un albero. Questo è stato obbligato a dichiarare pubblicamente il giovane leader spagnolo. Ma è molto difficile correre a grande velocità per certe strade accidentate, tra l’altro viaggiando a bordo di un piccolo Accent di modesta cilindrata, e non c’è niente di strano nel frenare quando cambia improvvisamente la superficie stradale sulla quale viaggiamo, senza che ci siano cartelli a preavvisare il pericolo.

Quel che sappiamo, con certezza, è che la maggior parte delle persone, sottomesse alla pressione della polizia cubana - ricordate “il caso Padilla” -, dichiara qualunque cosa. L’ex colonnello Álvaro Prendes, eroe della rivoluzione che finì in un carcere castrista e alla fine morì in esilio, era solito dire malinconicamente: “Superman, dopo una settimana nelle mani della Sicurezza di Stato cubana, si mette a piangere e si pulisce il naso con il mantello”.

L’incidente rappresenta un’occasione per la dittatura per cercare di porre fine alla solidarietà internazionale con i democratici cubani. Carromero e Jens Aron Modig, il leader giovanile democristiano svedese che viaggiava con lui, si sono già scusati per aver prestato aiuto all’opposizione pacifica dell’isola. Questo è il proposito del regime di Raúl Castro: invocare una supposta sovranità cubana vulnerata da alcuni stranieri che portano ai dissidenti un po’ di denaro, memorie flash, informazioni e, soprattutto, sostegno politico. Proprio ciò che fecero i democratici europei nei confronti dei loro colleghi spagnoli durante la dittatura di Franco.

Carlos Alberto Monaner, autore del pezzo

Doppio livello

Sembra che sia più onorevole e in regola con le normative internazionali, ciò che fanno i comunisti di diverse parti del mondo quando raccolgono risorse nei loro paesi per sostenere la dittatura del partito unico di Raúl Castro. Il governo cubano, quindi, proclama ed esercita il suo diritto a praticare l’internazionalismo rivoluzionario che costò la vita a Che Guevara, ma non riconosce il diritto all’internazionalismo democratico, messo in pratica da chi crede che la libertà sia un dono universale.

Mentre Cuba si lamenta dell’intervento dei popolari spagnoli e dei democristiani svedesi nella politica cubana, i suoi agenti e simpatizzanti tentano di influenzare la politica nordamericana. Corre voce che alcuni organizzatori di voli charter USA-Cuba abbiano donato 250.000 dollari per la campagna di Obama, sperando che questo denaro si trasformi in un cambiamento politico verso Cuba durante il suo secondo mandato. Questo è quel che si chiama ipocrisia.


Oswaldo Payá

José Martí diceva: “Ci sono uomini che crescono sotto l’erba”. Dopo la morte si moltiplica la loro influenza. Come accadde allo stesso Martí. Nel 1895, quando lo uccisero durante un combattimento, era praticamente sconosciuto dai cubani all’interno dell’Isola. Aveva passato quasi tutta la sua vita adulta in esilio. Dopo la sua morte si trasformò in un gigante.

Sembra che questo sarà il caso del leader democristiano Oswaldo Payá. La sua figura e il suo messaggio diventano più potenti ogni giorno che passa. Il Papa ha inviato alla famiglia di Payá un telegramma di condoglianze. Altri capi di Stato latinoamericani si sono comportati allo stesso modo. Il presidente Obama, oltre alle condoglianze, ha detto che continuerà a lottare per il rispetto dei diritti umani a Cuba. Il candidato presidente Mitt Romney e il senatore Marco Rubio hanno chiesto un’inchiesta seria e trasparente. Forse i Castro stanno festeggiando la morte di Payá, il democratico di maggior peso, originalità e carisma dell’opposizione cubana, ma si sbagliano. I cattolici cubani hanno serrato le fila attorno alla figura del leader scomparso, come ha detto Dagoberto Valdés. Persino il cardinale Jaime Ortega ha chiesto alla società civile di difendere gli ideali democratici. Il messaggio di Payá può essere importante anche tra i rivoluzionari non allineati, che non credono alle false riforme di Raúl Castro. Molti di questi ex simpatizzanti del castrismo oggi ammettono che fu un errore non aver accettato nel 1998 la proposta innovativa contenuta nel Progetto Varela, quando Payá, lo scrittore Regis Iglesia e altri dirigenti del Movimiento Cristiano de Liberación, presentarono al parlamento cubano 11.000 firme per convocare un referendum con il quale si sarebbe dovuto decidere se la società voleva proseguire con il collettivismo e con la tirannia del partito unico, oppure se preferiva un’altra forma più ragionevole di governo. Fidel, stalinista incorreggibile, reagì modificando la Costituzione e rendendo irrevocabile la forma di Stato socialista. Non ho dubbio che Payá sia più vivo che mai. Cresce sotto l’erba.


Traduzione e riduzione di Gordiano Lupi

La moglie del colonnello, ultimo romanzo di Carlos Alberto Montaner, verrà presentato venerdì sera nella splendida cornice delle Isole Tremiti nel quadro della kermesse letteraria Spiagge d'autore

mercoledì 25 luglio 2012

Oswaldo Payá, il Ghandi cubano


Il suo sogno: unire tutti i cubani
L'autista: "Ho perso il controllo dell'auto"


Nuova grave perdita per la dissidenza cubana. Dopo Laura Pollán, se ne va anche Oswaldo Payá, uno degli uomini migliori, perchè teso alla ricerca di una conciliazione, di una via di mezzo tra gli opposti estremismi. Tutti lo ricordano per il Progetto Varela che gli valse il Premio Sacharov, una richiesta di referendum per cambiare la Costituzione cubana in senso democratico e liberale. Nessuno cita la sua opera incompiuta, il Progetto Heredia, a cui teneva molto, come spesso mi diceva nel corso delle mail che ci scambiavamo quando traducevo in italiano i suoi articoli. Il Progetto Heredia prende il nome dal grande poeta cubano che dovette soffrire un lungo esilio e riguarda le restrizioni migratorie di cui soffrono i cubani, sia per uscire dal paese che per tornare, una volta che il governo gli ha dichiarati emigranti definitivi. Il grande sogno di Payá era quello di realizzare una Cuba inclusiva, dove tutti i cubani avessero diritto d'asilo e potessero sentirsi a casa propria, senza bisogno di autorizzazioni governative per entrare e uscire. Questo è il progetto che ha lasciato incompiuto, ma che la parte migliore della dissidenza cubana deve cercare di realizzare. Cuba deve essere di tutti i cubani. Adesso è il momento del dolore, dopo aver pianto Laura Pollán, fondatrice e portavoce delle Damas de Blanco (14 ottobre 2011), in circostanze poco chiare, si aggiunge la morte del candidato Nobel per la Pace. Alcuni parlano di delitto di Stato, di omicidio premeditato, ma non ce la sentiamo di seguirli su una strada pericolosa. L'autista spagnolo che guidava l'auto sulla quale viaggiava Payá ha dichiarato davanti al suo console: "Ho perso il controllo dell'auto e sono uscito di strada". Inutile cercare spiegazioni da film di 007 per un tragico evento luttuoso che colpisce ogni persona amante della libertà.


Gordiano Lupi

martedì 24 luglio 2012

Il mio articolo sulla morte di Payá


Da Libero del 24/7/2012

Oswaldo Payá, artefice del Progetto Varela, candidato al Nobel per la Pace, una delle figure più rispettate della dissidenza cubana, è morto domenica durante un incidente stradale. Payá viaggiava a bordo di un'auto a noleggio insieme ad altre tre persone, quando è uscito di strada dopo essere stato investito da un camion. Il fatto è accaduto nella provincia orientale di Bayamo, in una località nota come La Gabina. La figlia Rosa Maria riferisce che il padre era stato vittima alcune settimane prima di un altro spettacolare incidente. “I ragazzi che viaggiavano con lui parlano di un’auto che ha tentato ripetutamente di farli uscire di strada. Non è stato un incidente. Hanno voluto uccidere mio padre”, denuncia. Yoani Sánchez non si pronuncia sulle cause della morte di Oswaldo Payá. Attende di parlare con i due stranieri - lo spagnolo Angel Carromero Barrios, membro del Partido Popular, e lo svedese Aron Modig - che viaggiavano con il candidato al Premio Nobel per la Pace, ricoverati in ospedale, ma fuori pericolo. La nota blogger afferma: “Il telegiornale non ha dato neppure la notizia della sua morte. Un sistema politico che non rende onore a un avversario scomparso dimostra mancanza di moralità e una meschina natura ideologica”. Insieme a Payá è morto anche il dissidente Harold Cepero Escalante, di Ciego de Avila. Antonio Díaz, uno dei sopravvissuti, membro del MCL a Miami, ha chiamato i familiari, confermando che l’auto era stata investita da un camion. La morte di Payá lascia un vuoto enorme all’interno della dissidenza cubana. Payá, di professione ingegnere, assurge a fama mondiale negli anni Novanta, per aver ideato il Progetto Varela, raccolta di firme finalizzata a chiedere una riforma costituzionale per traghettare Cuba verso democrazia, diritti civili e libera iniziativa privata. Subito dopo la presentazione del Progetto Varela, il governo dichiara “irreversibile” la forma di Stato socialista. Molti collaboratori del Progetto Varela vengono arrestati e condannati a lunghe pene detentive durante la Primavera Nera del 2003. Payá nasce il 29 febbraio del 1952, quinto di sette fratelli di una famiglia cattolica. Studia in una scuola del quartiere avanero del Cerro, entra in un prestigioso collegio religioso, chiuso dopo il trionfo rivoluzionario del 1959. Fin da adolescente muove critiche al governo di Fidel Castro, nel 1969 viene recluso in un campo UMAP (Unità Militari di Aiuto alla Produzione) per antisociali. Terminati gli studi secondari, si laurea in Fisica all’Università dell’Avana, rifiuta il marxismo ed è costretto ad abbandonare gli studi per conseguire la specializzazione. Nel 1980 lavora come esperto di apparecchiature mediche alle dipendenze del Ministero della Salute. Alla fine degli anni Ottanta fonda il MCL. Per il suo attivismo viene arrestato e recluso diverse volte, oltre a essere perseguitato dalla polizia politica. Per anni, la facciata della sua casa viene imbrattata con slogan e messaggi diffamatori tipo: “Payá: agente della CIA”. Nel 2002, l’Unione Europea gli assegna il Premio Sacharov per i diritti umani. Nessuna dichiarazione ufficiale da parte del governo cubano, se non un breve messaggio nel quale si legge che “la polizia rivoluzionaria sta accertando le cause della morte”. Il sito Internet del Movimento Cristiano di Liberazione non ha dubbi: “La responsabilità è di Raúl Castro e del regime comunista”.
Gordiano Lupi