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mercoledì 11 novembre 2015

Pulp in salsa pisana



Il Pisa Book Festival 2015 saluta la conferma di un nuovo vero editore toscano come Marchetti - non ce ne sono mai troppi! - e il ritorno di una collana pulp, in un periodo in cui la narrativa di pronto consumo non va molto di moda. Simone Giusti è il direttore - ideatore di una collana che inaugura con un suo testo insolitamente breve, ambientato in una Pisa popolata da tossici a caccia di dosi e presidenti del consiglio in vena di pubblici comizi. Devo dire che la storia un po’ la conoscevo, ché Simone Giusti utilizza il plot di un racconto edito in Piombinoir (Il Foglio Letterario, 2015) come base della nuova pubblicazione ambientata all’ombra della Torre pendente. Sapevo abbastanza di Jimbo, tossico in crisi d’astinenza come ce ne sono molti in provincia, in fondo un buono, colpevole soltanto della sua stupidità. Conoscevo la grassa prostituta albanese Fatjona e in parte anche il pizzaiolo spacciatore, così come ricordavo un discorso alla nazione da parte del Presidente del Consiglio, solo che si svolgeva nel piazzale del porto di Piombino. Giusti rielabora il tutto in salsa pisana, condendo l’intreccio - vera anima del pulp! - con uno stile secco e asciutto, per niente letterario (ci mancherebbe altro!) come pretende la narrativa di genere, usando una lingua vicina al parlato. Un racconto che si divora con rapidità, simile a una sceneggiatura per un fumetto, ma con una ben precisa ragion d’essere nella descrizione della realtà contemporanea, per niente edulcorata e mai così vera. Marchetti Editore e Simone Giusti cercano giovani talenti pulp da pubblicare. Il programma prevede quattro uscite all’anno, proprio come se fosse una rivista stampata su carta scadente, dotata di una grafica accattivante e smaliziata, creata da Gabriele Simili. Cosa aspettate a proporvi? La mail è info@marchettieditore.it. Ma prima leggete il numero uno della collana, avvicinatevi al pulp da lettori, quindi mano al computer e picchiate forte su quei tasti, maledetti aspiranti scrittori! Scusate, mi sono lasciato prendere la mano dal pulp…
 
Simone Giusti
Pisa Connection
Marchetti Editore – Pag. 110 – Euro 10

sabato 25 agosto 2012

Il Corriere della Sera parla di Alejandro Torreguitart





Corriere della Sera del 25 agosto 2012 - versione cartacea e digitale.
Si parla della mia scoperta cubana Alejandro Torreguitart Ruiz - http://www.infol.it/lupi/alejandro.htm
ovviamente senza citarmi, senza avermi interpellato e con molte inesattezze.
Ma prendiamo il buono!

Gordiano Lupi

domenica 12 agosto 2012

Il letto o la strada?


di Yoani Sánchez


Gocce di sudore, danza, fianchi in movimento, occhi maliziosi. Siamo di notte, durante una festa avanera, quando la tensione erotica si avverte come una presenza tangibile e corporea. Gli sguardi si incrociano, i gesti concordano un incontro nell’oscurità, le labbra decidono senza parole un intenso scambio di baci che si compierà subito dopo. A Cuba la sessualità sembra uscire dai pori e da ogni angolo di strada, sgorga persino dall’asfalto. I vestiti attillati, i sorrisi maliziosi, le frasi lascive, fanno trapelare una sensualità che colpisce chi visita l’Isola per la prima volta. Pare che in ogni momento sia possibile vedere per strada scene erotiche. Le persone si scambiano battute che alludono continuamente al sesso, mentre nel linguaggio popolare sono decine le parole che indicano i genitali. Chi entra in contatto con la nostra realtà in un primo tempo è spinto a credere che ci siamo lasciati alle spalle ogni tabù sul piacere carnale e che abbiamo superato ogni timidezza.

Tuttavia, dietro questa visibile esplosione di piacere erotico, si nasconde una mentalità pacata quando è il momento di affrontare il rapporto sessuale. La disinvoltura che si manifesta con balli ed espressioni, contrasta con il pudore e il silenzio quando si tratta di spiegare ai figli la sessualità o di affrontare l’argomento in maniera seria. Inoltre questa disinvoltura sensuale si scontra frontalmente contro l’incartapecorita ideologia ufficiale. Il governo cubano ha sempre avuto difficoltà nel destreggiarsi con il carattere lascivo del suo popolo. Il sobrio modello impiantato nel paese avrebbe avuto vita più facile se avesse avuto a che fare con un uomo molto formale e dai costumi morigerati. Ma anche questa caratteristica è stata sfruttata dalla sicurezza di Stato, che indaga le relazioni che nascono nei letti e le trasforma in materiale per compiere estorsioni. Quante volte abbiamo sentito dire: “sembra che dispongano di alcune foto compromettenti, in questo modo riescono a farlo tacere…”. Figure pubbliche, diplomatici, corrispondenti stranieri, dissidenti, generali e funzionari vengono spiati e documentati nell’atto di amare e di lasciarsi amare. Viene realizzato un archivio completo che racconta posizioni, incontri e storie di letto, per essere usato proprio quando si deve togliere di mezzo una persona. Questa pratica è stata usata così tante volte che molti cubani sospettano che durante un orgasmo ci possa essere un occhio che spia dal buco della serratura, una macchina fotografica nascosta nel lampadario sul soffitto o un microfono inserito nel corpo dell’amante.

Questo mix di paranoia ed estasi, è stato molto ben raccontato nel romanzo “La moglie del colonnello” di Carlos Alberto Montaner (1). La storia è ambientata negli anni Ottanta, quando truppe cubane appoggiavano il MPLA durante la guerra di Angola. Il colonnello Arturo Gómez riceve una busta gialla che contiene le prove dell’infedeltà di sua moglie, durante un viaggio da lei compiuto in Italia. A partire da questo momento la vita di entrambi si riduce a una manovra politica nelle mani di ufficiali con ambizioni da detective, rappresentanti di una supposta morale rivoluzionaria che vede nel modo di comportarsi della donna un tradimento della patria. Il fatto intimo perde la sua condizione di cosa privata, il piacere si trasforma in colpa e ogni istante di lussuria dovrà essere espiato. In un sistema totalitario, non è possibile che un individuo custodisca il segreto di un adulterio. Bisogna metterlo sotto la luce dei riflettori, in modo che serva da monito, va indicato al pubblico ludibrio, si deve far sapere che l’occhio del Grande Fratello ha visto la condotta frivola e non la perdona. Se poi chi ha commesso l’infedeltà coniugale è sposata con un militare o con un alto funzionario, lo scherno sarà esemplare. Il letto diventa una trappola che provoca maggiori controlli, le lenzuola si trasformano nelle reti di una caccia politica e l’amore carnale in un peccato controllato da fustigatori ideologici.

Questo è un libro dove si analizza il sesso e il potere. La sua lettura rivelerà al lettore il miraggio della cosiddetta morale rivoluzionaria, la falsità di un atteggiamento da ascetismo militante. Coloro che accusano Nuria di essere un’adultera, valutano la sua carne, si spingono ad ammirarne le parti intime, sperando di scambiare il suo corpo nudo con una sorta di misericordia. In ogni caso “La moglie del colonnello” non è soltanto il racconto di come lo Stato si intrometta nei fatti personali, ma è anche un raffinato romanzo erotico, che esula dalla triste realtà degli anni del sussidio sovietico. Le scene erotiche, molte delle quali ci giungono grazie alle lettere che l’amante italiano scrive a Nuria, sono un mix di spudoratezza moderna e di maestosità perpetua. Forse perché una parte di queste sequenze presenta come scenario la città di Roma, intrisa di storia e ricca di siti archeologici. Nuria sperimenta fuori da Cuba quella libertà di sensi e desideri che sa essere rigidamente controllata nel suo paese. Il professor Valerio Martinelli l’aiuta a riscoprire la donna che si nasconde sotto gli atteggiamenti, le maschere, l’opportunismo e i silenzi. In questo caso la sua liberazione come cittadina comincia dal sesso, sgorga dalla sua vagina. Ma nessuno che viva sotto un totalitarismo può sfuggire al suo controllo. Persino all’estero, Nuria è seguita dalla Sicurezza di Stato. La sua piacevole esperienza di emancipazione carnale si trasformerà in una manovra di polizia per incalzarla. Il letto è la trappola tentatrice nella quale spesso si cade, il premio che porta come conseguenza una dura punizione.

La focosità della protagonista, la sua necessità di esprimersi con l’atto sessuale va messa in relazione con il sesso come via di fuga dalla realtà che tanto si pratica a Cuba. L’assenza di spazi di una vera e propria libertà di espressione e di associazione, porta a esprimersi con gemiti e grida di piacere. Invece di scagliare una pietra, ci sfoghiamo con una fellatio; prima di chiedere i diritti civili, mettiamo la nostra lingua in un’altra bocca… un gesto che mentre lo compiamo non permette neanche di parlare. Accarezzare per protestare, rifugiarsi in un orgasmo per non affrontare le truppe antisommossa… mostrarci appassionati, visto che non possiamo farci vedere liberi. Il letto come via di fuga, verso la quale ci spingono, ma senza rinunciare al controllo e alla possibilità di fermarci.

Traduzione di Gordiano Lupi
www.infol.it/lupi


Note del traduttore:

(1) “La moglie del colonnello” di Carlos Alberto Montaner, tradotto da Marino Magliani, è pubblicato in Italia da Edizioni Anordest (http://www.edizionianordest.com/), nella collana Célebres Ineditos di narrativa latinoamericana.

Yoani Sánchez e il romanzo di Montaner

¿La cama o la calle?
Por Yoani Sánchez



Gotas de sudor, baile, caderas en movimiento, ojos insinuantes. Es de noche, en una fiesta habanera y la tensión erótica se siente como una presencia tangible, corpórea. Las miradas se cruzan, los gestos pactan un encuentro en la oscuridad, los labios acuerdan sin palabras la batalla de besos que llegará después. En esta Isla la sexualidad parece salirse por los poros y las esquinas, brotar incluso del asfalto. Las ropas apretadas, las sonrisas insinuantes, las frases lascivas, destilan una sensualidad que impacta a quienes visitan por primera vez Cuba. Da la impresión de que a cada minuto nos podríamos topar en mitad de la calle con alguna escena de alcoba. La gente hace constantemente bromas alusivas al sexo y decenas de palabras designan, en el lenguaje popular, a los genitales. Alguien recién llegado a nuestra realidad creería que hemos dejado atrás todo tabú alrededor del goce carnal y que hemos superado cualquier postura timorata.

Sin embargo, detrás de esa explosión visible de goce y placer, se esconde una mentalidad pacata a la hora de abordar el coito. El desparpajo que brota de los bailes y de las expresiones, contrasta con el rubor o el silencio si se trata de explicar a los hijos la sexualidad o hablar en serio del tema. También esa desenvoltura sensual se topa de bruces con el encartonado discurso oficial. Al gobierno cubano siempre le ha sido difícil manejar el carácter demasiado lúbrico de sus gobernados. Al sobrio modelo implantado en el país le hubiera venido mejor un hombre tremendamente formal, con las cintura menos suelta. Pero también esa característica ha sido muy explotada por la Seguridad del Estado, que pesquisa las intrigas surgidas en las camas y las convierte en material de extorsión. Cuántas veces no hemos escuchado decir “a ese parece que le tienen guardadas un par de fotos comprometedoras, porque está tan calladito…”. Figuras públicas, diplomáticos, corresponsales extranjeros, disidentes, generales y funcionarios; espiados y documentados en el ejercicio de amar y dejarse amar. Todo un archivo narrando poses, encuentros, historias de almohadas, para ser usado en el justo momento en que alguien deba ser sacado del camino. Esa práctica ha sido tan extendida que muchos cubanos intuyen que en mitad de un orgasmo puede haber un ojo espiándolos desde el hueco de una puerta, una cámara escondida en la lámpara del techo o un micrófono insertado en el propio cuerpo del amante.

Esa mezcla de paranoia y éxtasis, ha sido muy bien narrada en la novela “La mujer del Coronel” de Carlos Alberto Montaner. La historia está enmarcada en los años ochenta, cuando tropas cubanas apoyaban al MPLA en la guerra de Angola. El coronel Arturo Gómez recibe un sobre amarillo que contiene las pruebas de la infidelidad de su esposa, durante un viaje de ésta a Italia. A partir de ese momento la vida de ambos queda reducida a un expediente político en manos de oficiales con ínfulas de detectives, representantes de una supuesta moral revolucionaria que ven en el acto de ella una traición a la patria. Lo íntimo pierde su condición de privado, el placer se trastoca en culpa y cada gemido de satisfacción tendrá que ser purgado. En un sistema totalitario, no es posible que un individuo atesore el secreto de un adulterio. Hay que sacarlo a la luz pública, darle un escarmiento, señalarlo con el dedo, hacerle saber que el ojo del Gran Hermano ha visto su conducta casquivana y no se lo perdona. Si encima de eso la infiel es una mujer casada con algún militar o con un alto funcionario, entonces el escarnio será ejemplarizante. La cama se vuelve una trampa que termina en más control, las sábanas en redes de una cacería política y el amor carnal en el desliz por el que aguardan los verdugos ideológicos.

Este es un libro donde se analiza el sexo y el poder. Su lectura develará al lector el espejismo de la llamada moral revolucionaria, la falsedad de esa pose de ascetismo militante. Quienes acusan a Nuria de adúltera, evalúan su carne, clavan la vista en sus redondeces, a la espera de canjearle su cuerpo desnudo por cierta misericordia. Pero más allá de toda esa intromisión de lo estatal en lo personal, “La mujer del coronel” es una novela de un erotismo dulce, que se escapa de la chata realidad de aquellos años de subsidio soviético. Las escenas eróticas, muchas de las cuales nos llegan a través de epístolas que le escribe el amante italiano a Nuria, mezclan el impudor moderno y una majestuosidad sempiterna. Tal vez porque una parte de ellas tienen como escenario a la ciudad de Roma salpicada de historia y sitios arqueológicos. Nuria experimenta fuera de Cuba esa libertad de los sentidos y los deseos que sabe estrictamente vigilada en su país. El profesor Valerio Martinelli la ayuda a redescubrir a la mujer debajo de las poses, de las máscaras, del oportunismo y de los silencios. Su liberación como ciudadana empieza en este caso por el sexo, brota de su vagina.

Pero nadie que viva bajo un totalitarismo puede escapar de su control. Incluso en el extranjero, Nuria es seguida por la Seguridad del Estado. Su placentero acto de emancipación carnal se convertirá en un expediente policial para presionarla. La cama como la tentadora trampa en la que se cae una y otra vez, como el premio que después traerá un grave correctivo.

La fogosidad de la protagonista, su necesidad de expresarse en la cópula guarda mucha relación con el sexo como escapada que tanto se practica en Cuba. La ausencia de espacios de respeto para la libre expresión y asociación, nos lleva a expresarnos en gemidos, en espasmos. En lugar de lanzar un adoquín, nos desahogamos en una felación; antes que demandar los derechos cívicos, metemos nuestra lengua en otra boca... gesto que por demás no nos permite hablar mientras lo hacemos. Acariciar por protestar, fugarse en un orgasmo para no enfrentarnos a los antimotines... mostrarnos apasionados, ya que no podemos mostrarnos libres. La cama como válvula de escape, hacia la que nos empujan, pero también en la que nos vigilan y nos atrapan.

(inedito in Italia)