Sara Gómez è una regista nata all’Avana nel 1943 e morta nel 1974, quando era nel periodo migliore del suo genio creativo. Frequenta la Scuola Secondaria e subito dopo si specializza al Conservatorio dell’Avana dove segue un corso di musica della durata di sei anni. Svolge esperienze giornalistiche nel periodico studentesco Mella e nel settimanale HOY, domingo. Comincia a lavorare presso l’ICAIC nel 1961 e i primi incarichi la vedono nel ruolo di aiuto regista a fianco di autori come Tomás Gutiérrez Alea e Jorge Fraga dai quali apprende i segreti del mestiere. Collabora con la popolare regista Agnés Varda alla realizzazione del documentario Saludos cubanos, che vede la troupe impegnata in una sorta di giro dell’isola. Dal 1962 al 1963 gira alcune note didattiche per l’Enciclopedia Popolare, nel 1962 dirige il suo primo documentario e per alcuni anni si dedica a questo genere di pellicole. È promossa regista di fiction nel 1974, quando realizza lo storico De cierta manera, suo primo e unico lungometraggio che utilizza elementi documentaristi e racconta una storia d’amore. Tra l’altro la pellicola viene conclusa da Tomás Gutiérrez Alea, Julio García Espinosa e Rigoberto López, a causa della prematura scomparsa della giovane regista. Sara Gómez è stata la prima donna regista dell’industria cinematografica cubana e la sola nella storia ad aver diretto un lungometraggio di fiction. I temi fondamentali affrontati dalle sue opere sono stati la cultura popolare, le tradizioni, la delinquenza, il razzismo e le donne. La sua improvvisa scomparsa ha privato il cinema cubano di un talento creativo che, nonostante la sua giovinezza, aveva già lasciato un’impronta definitiva e incancellabile nella sua opera.
FILMOGRAFIA ESSENZIALE
Plaza vieja (1962)
Solar habanero (serie Enciclopedia Popular) (1962)
Historia de la piratería (nota didattica) (1963)
Iré a Santiago (1964)
Cumbite (Aiuto regista) (1964)
El robo (Aiuto regista) (1965)
Excursión a Vueltabajo (1965)
Guanabacoa: Crónica de mi famiglia (1966)
...Y tenemos sabor (1967)
Una isla para Miguel (1968)
En la otra isla (1968)
Isla del Tesoro (1969)
Poder local, poder popular (1970)
Un documental a propósito del tránsito (1971)
De bateyes (1971)
Atención pre-natal (1972)
Año uno (1972)
Sobre horas extras y trabajo volontario (1973)
De cierta manera (1974)
martedì 7 settembre 2010
Claudia Cadelo racconta Fidel Castro
Vent’anni
di Claudia Cadelo
http://octavocerco.blogspot.com/
Ho fatto un grande sforzo per non scrivere su Fidel Castro. Per prima cosa perché non riesco a dire niente di serio sul conto di una persona (a volte mi piacerebbe prendere le cose meno alla leggera), in secondo luogo perché la lettura delle sue riflessioni mi fa lo stesso effetto di alcune riviste di fantascienza (mi piace il genere), e terzo perché il Comandante in Capo è oggi, nonostante tutto, un fantasma del passato della politica cubana.
Ma non smette di parlare! Pubblica libri, predice il futuro della specie umana, parla di se stesso, confonde José Martí con Lenin, cambia il passato, annulla l’oggi e fa le bizze nel presente perché ha i giorni contati. Continua ad apparire a ripetizione su palcoscenici molto più simili a un teatro dell’assurdo che alla politica senza speranza di un sistema in rovina. Può essere nell’acquario come in una sessione straordinaria dell’Assemblea Nazionale, ma anche se le messe in scena sono ridondanti servono ad assecondare i suoi capricci. Circondato sempre da guardie del corpo (le chiamano avatares per via della prestanza fisica) l’anziano non cade ma vacilla per i meandri della sua mente distrutta dal potere. Dopo aver condotto per tanti anni una vita da messia, oggi è impossibile per Fidel Castro pensare che la sua morte non cambierà il corso della storia, che l’anno zero non si ripeterà, che Cuba continuerà il suo cammino e che suo fratello farà o non farà qualche cambiamento quando lui non ci sarà più (prima di essere lui stesso assorbito dal Cambiamento quando resterà solo). Ha scritto il suo apocalittico copione come anteprima della sua dipartita. Non ci porterà via con lui perché non può, ma fino all’ultimo istante della sua permanenza sulla terra distribuirà ruoli, taglierà teste, offenderà i suoi nemici e annuncerà - per mezzo di qualunque allucinante teoria - la fine del mondo. Morirà, ma prima tenterà di farci credere che tutta l’umanità finirà nella fossa insieme a lui.
Isolato da tutto, la realtà si è trasformata nello specchio di un futuro dove la sua immagine non è compresa. Ormai non gli interessa la storia e la guerra fredda è un cadavere putrefatto che non sarà mai rianimato. La sua unica possibilità è costruirsi uno scenario dove lui non sia la premonizione della sua stessa malattia, ma la malattia del resto dell’umanità: la guerra nucleare come palliativo della mortalità di un semplice essere umano. Chi ci crede bene e chi non ci crede sarà spinto da paura e opportunismo a collaborare per eseguire questo sporco lavoro. Ogni attore della messa in scena interpreta diligentemente il suo ruolo, che sia chiedere a tutta la plastica cubana di riprodurre i cinque eroi fino a sollecitare in lacrime un bacio del Comandante.
Mentre al governo fanno i salti mortali per evitare il rapido collasso del sistema economico, i poteri si rimettono i sesto e la corruzione si rimodella al nuovo volto del totalitarismo insulare, Fidel Castro - all’Università dell’Avana - cerca l’eternità nella stessa terra che lo inghiottirà. “Cuba ha il duro compito di avvisare l’umanità del pericolo reale che sta correndo, e in questa attività non dobbiamo perderci d’animo”. Malgrado ciò il suo discorso inutile si perde nei volti di un auditorio composto da ventenni annoiati, che non si sente in debito, che chiede solo di fuggire dal paese da una porta qualsiasi e che in merito a un possibile scontro nucleare ricorda solo un film intitolato “Lisanka”. Il compagno Fidel parla di fronte a un pubblico disinteressato alla sua incompresa mortalità e alla sua previsione di ecatombe atomica, perché la sola cosa imprevedibile degli studenti dell’Università dell’Avana sono i loro vent’anni
Traduzione di Gordiano Lupi
www.infol.it/lupi
di Claudia Cadelo
http://octavocerco.blogspot.com/
Ho fatto un grande sforzo per non scrivere su Fidel Castro. Per prima cosa perché non riesco a dire niente di serio sul conto di una persona (a volte mi piacerebbe prendere le cose meno alla leggera), in secondo luogo perché la lettura delle sue riflessioni mi fa lo stesso effetto di alcune riviste di fantascienza (mi piace il genere), e terzo perché il Comandante in Capo è oggi, nonostante tutto, un fantasma del passato della politica cubana.
Ma non smette di parlare! Pubblica libri, predice il futuro della specie umana, parla di se stesso, confonde José Martí con Lenin, cambia il passato, annulla l’oggi e fa le bizze nel presente perché ha i giorni contati. Continua ad apparire a ripetizione su palcoscenici molto più simili a un teatro dell’assurdo che alla politica senza speranza di un sistema in rovina. Può essere nell’acquario come in una sessione straordinaria dell’Assemblea Nazionale, ma anche se le messe in scena sono ridondanti servono ad assecondare i suoi capricci. Circondato sempre da guardie del corpo (le chiamano avatares per via della prestanza fisica) l’anziano non cade ma vacilla per i meandri della sua mente distrutta dal potere. Dopo aver condotto per tanti anni una vita da messia, oggi è impossibile per Fidel Castro pensare che la sua morte non cambierà il corso della storia, che l’anno zero non si ripeterà, che Cuba continuerà il suo cammino e che suo fratello farà o non farà qualche cambiamento quando lui non ci sarà più (prima di essere lui stesso assorbito dal Cambiamento quando resterà solo). Ha scritto il suo apocalittico copione come anteprima della sua dipartita. Non ci porterà via con lui perché non può, ma fino all’ultimo istante della sua permanenza sulla terra distribuirà ruoli, taglierà teste, offenderà i suoi nemici e annuncerà - per mezzo di qualunque allucinante teoria - la fine del mondo. Morirà, ma prima tenterà di farci credere che tutta l’umanità finirà nella fossa insieme a lui.
Isolato da tutto, la realtà si è trasformata nello specchio di un futuro dove la sua immagine non è compresa. Ormai non gli interessa la storia e la guerra fredda è un cadavere putrefatto che non sarà mai rianimato. La sua unica possibilità è costruirsi uno scenario dove lui non sia la premonizione della sua stessa malattia, ma la malattia del resto dell’umanità: la guerra nucleare come palliativo della mortalità di un semplice essere umano. Chi ci crede bene e chi non ci crede sarà spinto da paura e opportunismo a collaborare per eseguire questo sporco lavoro. Ogni attore della messa in scena interpreta diligentemente il suo ruolo, che sia chiedere a tutta la plastica cubana di riprodurre i cinque eroi fino a sollecitare in lacrime un bacio del Comandante.
Mentre al governo fanno i salti mortali per evitare il rapido collasso del sistema economico, i poteri si rimettono i sesto e la corruzione si rimodella al nuovo volto del totalitarismo insulare, Fidel Castro - all’Università dell’Avana - cerca l’eternità nella stessa terra che lo inghiottirà. “Cuba ha il duro compito di avvisare l’umanità del pericolo reale che sta correndo, e in questa attività non dobbiamo perderci d’animo”. Malgrado ciò il suo discorso inutile si perde nei volti di un auditorio composto da ventenni annoiati, che non si sente in debito, che chiede solo di fuggire dal paese da una porta qualsiasi e che in merito a un possibile scontro nucleare ricorda solo un film intitolato “Lisanka”. Il compagno Fidel parla di fronte a un pubblico disinteressato alla sua incompresa mortalità e alla sua previsione di ecatombe atomica, perché la sola cosa imprevedibile degli studenti dell’Università dell’Avana sono i loro vent’anni
Traduzione di Gordiano Lupi
www.infol.it/lupi
Podcast alla radio Svizzera
LINK AL PODCAST IN TRE PARTI PER ASCOLTARE:
http://www.rsi.ch/podcast/player/player.cfm?quanti=12&can=ReteDue/Moby_Dick&tit=Moby
LINK ALLA TRASMISSIONE:
http://retedue.rsi.ch/home/networks/retedue/mobydick/2010/09/04/cuba.htmlRete DueRSI Radio Televisone della Svizzera Italiana6903 Lugano BessoSvizzeraTel. +41918039444
http://www.rsi.ch/podcast/player/player.cfm?quanti=12&can=ReteDue/Moby_Dick&tit=Moby
LINK ALLA TRASMISSIONE:
http://retedue.rsi.ch/home/networks/retedue/mobydick/2010/09/04/cuba.htmlRete DueRSI Radio Televisone della Svizzera Italiana6903 Lugano BessoSvizzeraTel. +41918039444
giovedì 2 settembre 2010
Sono alla Radio Svizzera!
Sabato 4 settembre sarò a Lugano alla Radio Svizzera per partecipare a un programma su Cuba insieme a Mariela Castro, figlia del presidente cubano Raul. Il programma andrà in onda dalle 10 alle 12. Si potrà seguire anche in Italia su internet sul sito della Radio Svizzera. In studio anche il dottor Franco Cavalli - parlamentare socialista. Sito Radio Svizzera: www.rsi.ch. Ringrazio per l'eventuale diffusione della notizia.
Gordiano Lupiwww.infol.it/lupiwww.lastampa.it/generacionywww.tellusfolio.it
http://gordianol.blogspot.com/
Gordiano Lupiwww.infol.it/lupiwww.lastampa.it/generacionywww.tellusfolio.it
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martedì 31 agosto 2010
Yoani Sanchez su Cuba e Venezuela
Quartiere dentro, cuore fuori
di Yoani Sanchez
“Devi consegnare il tuo passaporto!” Gli dissero quando arrivò a Caracas, per evitare che raggiungesse la frontiera e disertasse. Nello stesso aeroporto gli lessero le regole: “non puoi dire che sei cubano, non devi camminare per strada vestito da medico ed è meglio evitare rapporti con i venezuelani”. Giorni dopo comprese che la sua era una missione politica, perché più che curare qualche mal di cuore e alcune infezioni polmonari, avrebbe dovuto esaminare coscienze, verificare intenzioni di voto.
In Venezuela conobbe anche la corruzione di coloro che dirigono il progetto Barrio Adentro (Quartiere dentro). Gli “esseri viventi” di qui trasformati in “malandrini” là, per accaparrare potere, influenze, denaro, persino pensionare dottoresse e infermiere che viaggiano sole per farle diventare loro concubine. Lo destinarono insieme a sei colleghe in una camera poco confortevole e lo avvisarono che se fossero morti - vittime della violenza esterna - sarebbero stati considerati disertori. Ma non si perse d’animo. In fin dei conti ha solo 28 anni ed è la prima volta che può scappare dalla protezione paterna, dalla noia del suo quartiere e dalle mancanze dell’ospedale dove lavora.
Un mese dopo l’arrivo, gli consegnarono una tessera d’identità e lo avvisarono che con quella avrebbe potuto votare nei prossimi comizi. In una riunione lampo qualcuno accennò al duro colpo che avrebbe rappresentato per Cuba la perdita di un alleato così importante in America Latina. “Voi siete soldati della patria” gli gridarono alla fine e come tali “dovete garantire che la marea rossa si imponga alle urne”.
È ormai passato il tempo in cui credeva di andare a salvare vite e ad alleviare dolori. Vuole soltanto tornare a casa, alla protezione della sua famiglia, raccontare ai suoi amici la verità, ma per il momento è impossibile. Prima deve fare la coda al collegio elettorale, lasciare la sua parte di appoggio al PSUV, premere su uno schermo il pulsante in segno di assenso. Conta i giorni che lo separano dall’ultima domenica di settembre e crede che dopo lo lasceranno ritornare.
Traduzione di Gordiano lupi
www.infol.it/lupi
Nota del traduttore:
Yoani nel post si riferisce alle prossime elezioni del Parlamento Venezuelano che si terranno il 26 settembre e che potrebbero essere le ultime…
Dal Twitter di Yoani: “Ho saputo della morte di Franklin Brito dopo un lungo sciopero della fame. Sembra che anche Hugo Chávez adesso abbia visto nascere il suo Orlando Zapata”. Apprendiamo inoltre che Guillermo Fariñas è stato nuovamente ricoverato in ospedale per curarsi di alcune complicazioni insorte dopo il prolungato sciopero della fame. Il prigioniero politico Alfredo Álvarez Leyva, è in sciopero della fame presso il carcere El Típico Nuevo, in provincia di Las Tunas, zona orientale dell’isola.
di Yoani Sanchez
“Devi consegnare il tuo passaporto!” Gli dissero quando arrivò a Caracas, per evitare che raggiungesse la frontiera e disertasse. Nello stesso aeroporto gli lessero le regole: “non puoi dire che sei cubano, non devi camminare per strada vestito da medico ed è meglio evitare rapporti con i venezuelani”. Giorni dopo comprese che la sua era una missione politica, perché più che curare qualche mal di cuore e alcune infezioni polmonari, avrebbe dovuto esaminare coscienze, verificare intenzioni di voto.
In Venezuela conobbe anche la corruzione di coloro che dirigono il progetto Barrio Adentro (Quartiere dentro). Gli “esseri viventi” di qui trasformati in “malandrini” là, per accaparrare potere, influenze, denaro, persino pensionare dottoresse e infermiere che viaggiano sole per farle diventare loro concubine. Lo destinarono insieme a sei colleghe in una camera poco confortevole e lo avvisarono che se fossero morti - vittime della violenza esterna - sarebbero stati considerati disertori. Ma non si perse d’animo. In fin dei conti ha solo 28 anni ed è la prima volta che può scappare dalla protezione paterna, dalla noia del suo quartiere e dalle mancanze dell’ospedale dove lavora.
Un mese dopo l’arrivo, gli consegnarono una tessera d’identità e lo avvisarono che con quella avrebbe potuto votare nei prossimi comizi. In una riunione lampo qualcuno accennò al duro colpo che avrebbe rappresentato per Cuba la perdita di un alleato così importante in America Latina. “Voi siete soldati della patria” gli gridarono alla fine e come tali “dovete garantire che la marea rossa si imponga alle urne”.
È ormai passato il tempo in cui credeva di andare a salvare vite e ad alleviare dolori. Vuole soltanto tornare a casa, alla protezione della sua famiglia, raccontare ai suoi amici la verità, ma per il momento è impossibile. Prima deve fare la coda al collegio elettorale, lasciare la sua parte di appoggio al PSUV, premere su uno schermo il pulsante in segno di assenso. Conta i giorni che lo separano dall’ultima domenica di settembre e crede che dopo lo lasceranno ritornare.
Traduzione di Gordiano lupi
www.infol.it/lupi
Nota del traduttore:
Yoani nel post si riferisce alle prossime elezioni del Parlamento Venezuelano che si terranno il 26 settembre e che potrebbero essere le ultime…
Dal Twitter di Yoani: “Ho saputo della morte di Franklin Brito dopo un lungo sciopero della fame. Sembra che anche Hugo Chávez adesso abbia visto nascere il suo Orlando Zapata”. Apprendiamo inoltre che Guillermo Fariñas è stato nuovamente ricoverato in ospedale per curarsi di alcune complicazioni insorte dopo il prolungato sciopero della fame. Il prigioniero politico Alfredo Álvarez Leyva, è in sciopero della fame presso il carcere El Típico Nuevo, in provincia di Las Tunas, zona orientale dell’isola.
Fidel resuscita in un mondo di pazzi...
FIDEL CASTRO INTERVISTATO DA LA JORNADA
“Sono resuscitato in un mondo di pazzi!”
L’ex presidente cubano Fidel Castro ha affermato che, dopo la grave infermità che l’ha tenuto convalescente per quattro anni, è resuscitato in un mondo di pazzi, secondo quanto si legge in un intervista rilasciata al periodico messicano La Jornada. Il leader cubano ha concesso un’intervista della durata record di cinque ore a Carmen Lira, direttrice de La Jornada, la prima dopo essere riapparso in pubblico. Fidel Castro ha detto: “Quando il mio stato di salute è migliorato ho cominciato a vedere in maniera chiara i crescenti problemi della tirannia mondiale”. Tra questi ha percepito “l’imminenza di un attacco nucleare che potrebbe portare a una guerra mondiale”, scrive il giornale messicano.
Fidel Castro ha compiuto 84 anni lo scorso 13 agosto ed è ricomparso durante i primi giorni di luglio nella vita pubblica cubana, dopo quattro anni di convalescenza per una grave malattia che l’ha obbligato a cedere la presidenza di Cuba al fratello Raúl.
“Non pensavo di farcela. Mi sono chiesto molte volte se i medici mi avrebbero lasciato vivere in quel modo o se mi avrebbero permesso di morire. Invece sono sopravvissuto e adesso non sono in cattive condizioni fisiche”, ha sostenuto Fidel.
“C’è stato un momento in cui credevo di essere morto”, ha aggiunto il leader cubano, che nel momento peggiore della forma fisica pesava solo 66 chilogrammi. “Oggi peso tra gli 85 e gli 86 chili, e questa mattina sono riuscito a fare 600 passi da solo, senza bastone, senza aiuto”, ha concluso.
Lo storico Comandante, che si considera ancora una sorta di resuscitato, ha detto che quando era steso sul letto si guardava intorno “inconsapevole dei macchinari che lo tenevano in vita” e non sapeva “quanto tempo ancora sarebbe durato quel tormento”.
“Quando sono resuscitato mi sono trovato in un mondo di pazzi. Un mondo che compare ogni girono in televisione e nei periodici ma che è sempre più incomprensibile. Il mondo sta attraversando una fase molto pericolosa e io sento di dover fare qualcosa per evitare problemi più gravi. Per esempio devo costituire un movimento contro la guerra nucleare che diventi una forza di persuasione internazionale per evitare che questa minaccia colossale si compia”.
Inizialmente l’ex presidente pensava “che l’attacco nucleare avrebbe avuto come obiettivo la Corea del Nord”, opinione che ha rettificato perché - a suo giudizio - un’azione armata contro quel paese vedrebbe il veto della Cina nel Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite. “Ma l’attacco contro l’Iran non lo fermerà nessuno, perché non esiste veto né della Cina né della Russia”, ha detto Fidel. “Dovremo mobilitare il mondo per convincere Barack Obama, Presidente degli Stati Uniti, a evitare la guerra nucleare. Lui è il solo che ha il potere di decidere se il pulsante deve essere premuto oppure no”, ha aggiunto.
Secondo Castro, il potenziale nucleare di cui dispongono alcuni paesi del mondo è oggi “460.000 volte” superiore al potere esplosivo delle due bombe che gli USA lanciarono sopra Hiroshima e Nagasaki nella Seconda Guerra Mondiale.
Fidel Castro ha evidenziato l’importanza di Internet, uno strumento che ha dato a tutti “la possibilità di comunicare con il mondo”, e di mezzi informativi come Wikileaks.
“Sono finiti i segreti, o almeno sembrerebbe. Siamo di fronte a un giornalismo di investigazione ad alta tecnologia, come lo chiama il New York Times, ed è alla portata di tutti”, ha detto.
Secondo Castro, l’accesso a Internet sull’Isola è lento e problematico “perché gli Stati Uniti negano l’accesso a Internet a Cuba, tramite i cavi sottomarini di fibra ottica che passano in vicinanza delle coste”, situazione che sarà superata quando il governo venezuelano concluderà i lavori per la messa in opera di un cavo di fibra ottica tra Venezuela e Cuba.
Mi limito a poche parole di commento. Fidel Castro dice di essere risorto e di aver visto la tirannia mondiale. Peccato che non si sia mai reso conto della tirannia cubana - di cui è parte costitutiva - che da oltre cinquant’anni trattiene l’Isola nella morsa di una totale assenza di libertà. Non si è reso conto, dopo il risveglio dalla morte, che a Cuba vige un assurdo doppio sistema monetario che rende i poveri ancora più poveri, che si finisce in galera per esprimere idee anticonformiste e che la parola libertà è un’utopia. In compenso Fidel mette in guardia sulla possibilità di un conflitto nucleare e di una guerra mondiale, problema vero e sentito senza ombra di dubbio, ma anche la sua terra presenta problemi di non facile soluzione che meriterebbero un minimo di attenzione. L’ultima analisi di Fidel Castro riguarda Internet, vero grimaldello informativo alla portata di tutti, ma si dimentica di aggiungere che molte magagne cubane vengono quotidianamente smascherate dall’attività dei blogger e dei giornalisti indipendenti. Immancabile l’accusa agli yankees di boicottare lo sviluppo della rete a Cuba, ma si dimentica di riferire che il governo vieta il possesso casalingo di Internet e che si può accedere alla rete solo dai cyber caffè a prezzi proibitivi. Per le omissioni e le eventuali precisazioni in merito attendiamo la prossima resurrezione.
Gordiano Lupi
www.infol.it/lupi
“Sono resuscitato in un mondo di pazzi!”
L’ex presidente cubano Fidel Castro ha affermato che, dopo la grave infermità che l’ha tenuto convalescente per quattro anni, è resuscitato in un mondo di pazzi, secondo quanto si legge in un intervista rilasciata al periodico messicano La Jornada. Il leader cubano ha concesso un’intervista della durata record di cinque ore a Carmen Lira, direttrice de La Jornada, la prima dopo essere riapparso in pubblico. Fidel Castro ha detto: “Quando il mio stato di salute è migliorato ho cominciato a vedere in maniera chiara i crescenti problemi della tirannia mondiale”. Tra questi ha percepito “l’imminenza di un attacco nucleare che potrebbe portare a una guerra mondiale”, scrive il giornale messicano.
Fidel Castro ha compiuto 84 anni lo scorso 13 agosto ed è ricomparso durante i primi giorni di luglio nella vita pubblica cubana, dopo quattro anni di convalescenza per una grave malattia che l’ha obbligato a cedere la presidenza di Cuba al fratello Raúl.
“Non pensavo di farcela. Mi sono chiesto molte volte se i medici mi avrebbero lasciato vivere in quel modo o se mi avrebbero permesso di morire. Invece sono sopravvissuto e adesso non sono in cattive condizioni fisiche”, ha sostenuto Fidel.
“C’è stato un momento in cui credevo di essere morto”, ha aggiunto il leader cubano, che nel momento peggiore della forma fisica pesava solo 66 chilogrammi. “Oggi peso tra gli 85 e gli 86 chili, e questa mattina sono riuscito a fare 600 passi da solo, senza bastone, senza aiuto”, ha concluso.
Lo storico Comandante, che si considera ancora una sorta di resuscitato, ha detto che quando era steso sul letto si guardava intorno “inconsapevole dei macchinari che lo tenevano in vita” e non sapeva “quanto tempo ancora sarebbe durato quel tormento”.
“Quando sono resuscitato mi sono trovato in un mondo di pazzi. Un mondo che compare ogni girono in televisione e nei periodici ma che è sempre più incomprensibile. Il mondo sta attraversando una fase molto pericolosa e io sento di dover fare qualcosa per evitare problemi più gravi. Per esempio devo costituire un movimento contro la guerra nucleare che diventi una forza di persuasione internazionale per evitare che questa minaccia colossale si compia”.
Inizialmente l’ex presidente pensava “che l’attacco nucleare avrebbe avuto come obiettivo la Corea del Nord”, opinione che ha rettificato perché - a suo giudizio - un’azione armata contro quel paese vedrebbe il veto della Cina nel Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite. “Ma l’attacco contro l’Iran non lo fermerà nessuno, perché non esiste veto né della Cina né della Russia”, ha detto Fidel. “Dovremo mobilitare il mondo per convincere Barack Obama, Presidente degli Stati Uniti, a evitare la guerra nucleare. Lui è il solo che ha il potere di decidere se il pulsante deve essere premuto oppure no”, ha aggiunto.
Secondo Castro, il potenziale nucleare di cui dispongono alcuni paesi del mondo è oggi “460.000 volte” superiore al potere esplosivo delle due bombe che gli USA lanciarono sopra Hiroshima e Nagasaki nella Seconda Guerra Mondiale.
Fidel Castro ha evidenziato l’importanza di Internet, uno strumento che ha dato a tutti “la possibilità di comunicare con il mondo”, e di mezzi informativi come Wikileaks.
“Sono finiti i segreti, o almeno sembrerebbe. Siamo di fronte a un giornalismo di investigazione ad alta tecnologia, come lo chiama il New York Times, ed è alla portata di tutti”, ha detto.
Secondo Castro, l’accesso a Internet sull’Isola è lento e problematico “perché gli Stati Uniti negano l’accesso a Internet a Cuba, tramite i cavi sottomarini di fibra ottica che passano in vicinanza delle coste”, situazione che sarà superata quando il governo venezuelano concluderà i lavori per la messa in opera di un cavo di fibra ottica tra Venezuela e Cuba.
Mi limito a poche parole di commento. Fidel Castro dice di essere risorto e di aver visto la tirannia mondiale. Peccato che non si sia mai reso conto della tirannia cubana - di cui è parte costitutiva - che da oltre cinquant’anni trattiene l’Isola nella morsa di una totale assenza di libertà. Non si è reso conto, dopo il risveglio dalla morte, che a Cuba vige un assurdo doppio sistema monetario che rende i poveri ancora più poveri, che si finisce in galera per esprimere idee anticonformiste e che la parola libertà è un’utopia. In compenso Fidel mette in guardia sulla possibilità di un conflitto nucleare e di una guerra mondiale, problema vero e sentito senza ombra di dubbio, ma anche la sua terra presenta problemi di non facile soluzione che meriterebbero un minimo di attenzione. L’ultima analisi di Fidel Castro riguarda Internet, vero grimaldello informativo alla portata di tutti, ma si dimentica di aggiungere che molte magagne cubane vengono quotidianamente smascherate dall’attività dei blogger e dei giornalisti indipendenti. Immancabile l’accusa agli yankees di boicottare lo sviluppo della rete a Cuba, ma si dimentica di riferire che il governo vieta il possesso casalingo di Internet e che si può accedere alla rete solo dai cyber caffè a prezzi proibitivi. Per le omissioni e le eventuali precisazioni in merito attendiamo la prossima resurrezione.
Gordiano Lupi
www.infol.it/lupi
giovedì 26 agosto 2010
JUAN JUAN ALMEIDA ESCE DA CUBA
JUAN JUAN ALMEIDA ESCE DA CUBA
REINA LUISA TAMAYO APRE UN BLOG
Juan Juan Almeida ha ottenuto il permesso di lasciare Cuba per curare la malattia di cui soffre da tempo (spondilite anchilosante) e che nella sua terra non poteva essere guarita. Il figlio del Comandante Almeida è partito ieri sera dall’aeroporto José Martí dell’Avana in direzione del Messico, salutato da amici e parenti. Yoani Sánchez - che era al suo fianco - ha affermato: “È triste che un cittadino debba intraprendere uno sciopero della fame per ottenere un diritto inalienabile: uscire dal proprio paese”. Possiamo vedere le foto della partenza sul Twitter di Yoani: http://twitpic.com/2i4fdn e http://youtu.be/y3PiqKVv... . Altre foto si trovano sul sito internet del Nuevo Herald di Miami: http://www.elnuevoherald.com/2010/08/25/789417/juan-juan-almeida-recibe-permiso.html. Juan Juan Almeida è arrivato questa notte a Cancún, dopo aver atteso sette anni per ottenere il permesso di viaggiare. Adesso prenderà un volo in direzione di Miami per ricongiungersi alla figlia Indira Omana e al resto della famiglia. Il merito di questo importante risultato è del cardinale Jaime Ortega.
Un’altra notizia importante è il fatto che Reina Luisa Tamayo, madre del defunto dissidente Orlando Zapata Tamayo, ha inaugurato un blog per denunciare la situazione interna di Cuba. Si tratta di www.orlandozapatavive.wordpress.com, uno spazio ricco di foto, testimonianze e video delle sue marche domenicali a Banes, luogo dove è sepolto il figlio, morto dopo uno sciopero della fame durato 85 giorni. Il blog è dedicato alla memoria di Orlando Zapata Tamayo. Recentemente la Chiesa Cattolica ha cercato di intercedere presso il governo cubano per porre fine alle limitazioni della libertà personale di cui ancora soffre la madre del dissidente scomparso. Reina Luisa Tamayo ha aperto anche uno spazio su Twitter: www.twitter.com/reinaozt.
REINA LUISA TAMAYO APRE UN BLOG
Juan Juan Almeida ha ottenuto il permesso di lasciare Cuba per curare la malattia di cui soffre da tempo (spondilite anchilosante) e che nella sua terra non poteva essere guarita. Il figlio del Comandante Almeida è partito ieri sera dall’aeroporto José Martí dell’Avana in direzione del Messico, salutato da amici e parenti. Yoani Sánchez - che era al suo fianco - ha affermato: “È triste che un cittadino debba intraprendere uno sciopero della fame per ottenere un diritto inalienabile: uscire dal proprio paese”. Possiamo vedere le foto della partenza sul Twitter di Yoani: http://twitpic.com/2i4fdn e http://youtu.be/y3PiqKVv... . Altre foto si trovano sul sito internet del Nuevo Herald di Miami: http://www.elnuevoherald.com/2010/08/25/789417/juan-juan-almeida-recibe-permiso.html. Juan Juan Almeida è arrivato questa notte a Cancún, dopo aver atteso sette anni per ottenere il permesso di viaggiare. Adesso prenderà un volo in direzione di Miami per ricongiungersi alla figlia Indira Omana e al resto della famiglia. Il merito di questo importante risultato è del cardinale Jaime Ortega.
Un’altra notizia importante è il fatto che Reina Luisa Tamayo, madre del defunto dissidente Orlando Zapata Tamayo, ha inaugurato un blog per denunciare la situazione interna di Cuba. Si tratta di www.orlandozapatavive.wordpress.com, uno spazio ricco di foto, testimonianze e video delle sue marche domenicali a Banes, luogo dove è sepolto il figlio, morto dopo uno sciopero della fame durato 85 giorni. Il blog è dedicato alla memoria di Orlando Zapata Tamayo. Recentemente la Chiesa Cattolica ha cercato di intercedere presso il governo cubano per porre fine alle limitazioni della libertà personale di cui ancora soffre la madre del dissidente scomparso. Reina Luisa Tamayo ha aperto anche uno spazio su Twitter: www.twitter.com/reinaozt.
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