venerdì 21 gennaio 2011

A Piombino si sostiene il regime cubano



Vergogna piombinese senza limiti. Il Comune di Piombino concede la sala di Palazzo Appiani per una manifestazione a sostegno del governo cubano. Il 28 gennaio alle ore 17 ospiterà Vladimir Perez, consigliere politico dell’ambasciata di Cuba in Italia, e Andrea Genovali del direttivo nazionale dell’Associazione Italia - Cuba. La scusa per organizzare la manifestazione è la celebrazione dell’anniversario della nascita di José Martí, eroe nazionale cubano, autore di opere immortali in campo letterario che in parte ho tradotto. Di fatto sappiamo bene come certe manifestazioni servano soltanto a diffondere la voce ufficiale del governo cubano tramite i suoi uomini disposti sul territorio.

Per fortuna che quel giorno mi troverò a Parma, ospite di Mangia Come Scrivi, proprio a parlare di Cuba, ma in altri termini, con Marilù Oliva e Davide Barilli. Piombino è in controtendenza rispetto al mondo. Tutti cercano Yoani Sánchez, interprete del pensiero dei giovani cubani che riflette speranze di libertà e cambiamento, mentre in questo remoto angolo di Maremma - che così bene ha dipinto Silvia Avallone in Acciaio - restiamo ancorati al passato. Firenze non è lontana da Piombino, ma organizza cose di ben diverso tenore e rilevanza culturale. Giovedì 3 febbraio, infatti, alle ore 21, preso il cinema Stensen di via Don Minzoni 25, verrà proiettato in prima nazionale il docu-film Wishes on a falling star, girato clandestinamente da tre giovani cineasti fiorentini. Il lungometraggio, di 55 minuti, esplora i bassifondi della Cuba di fine regime castrista, fra sesso facile, droga, politica e il sogno morente del socialismo. A fare da filo conduttore, un’intervista alla blogger Yoani Sánchez, autrice del best-seller Generacion Y. In sala ci saranno Jacopo Cecconi e Giammarco Sicuro, giornalisti Rai della sede toscana, e Paolo Cellammare, fotografo e cineasta, attualmente al centro di produzione Rai di Milano. Parteciperò anch’io, come esperto di affari cubani e traduttore italiano di Yoani Sánchez, e ci sarà Mercedes Frias, ex parlamentare del Prc di origini caraibiche. Un dibattito vero animerà la serata.

A Piombino, invece, sarà di scena la tristezza, composta da un vecchio discorso di regime portato avanti da chi affama un popolo e lo costringe a scegliere tra la fuga e una vita senza libertà. Voglio solo immaginare cosa accadrebbe se una fantomatica associazione di amicizia Italia - Birmania invitasse un addetto culturale dell’ambasciata a parlare dei problemi della sua terra. Non vedo la differenza con Cuba, regime liberticida dove non è consentito avere un’opinione difforme, aprire un libero giornale, un partito politico, un vero sindacato. In queste occasioni perde la democrazia, soprattutto fa una pessima figura l’amministrazione comunale che fiancheggia iniziative di parte e illiberali.

Il problema più grave è che la grande massa di cubani esiliati ed emigrati in Italia per motivi economici non sarà presente alla serata per esprimere il suo vero pensiero. Tutti sanno come andrebbe a finire, perché a molti cubani è già accaduto: revoca del permesso di residenza all’estero e automatico divieto di poter rientrare in patria per far visita ai familiari. Regimi come quello cubano non devono essere sostenuti, ma il Comune di Piombino non riesce a capirlo e forse pensa ancora che la rivoluzione cubana sia una sogno da coltivare invece che un incubo da scacciare.

Gordiano Lupi

giovedì 20 gennaio 2011

Juventud Rebelde?


di Claudia Cadelo
http://octavocerco.blogspot.com/

Pochi giorni fa il notiziario nazionale ha intervistato alcuni collaboratori del periodico Juventud Rebelde. In questo modo hanno potuto raccontare ai telespettatori le loro vicende, ma io sono rimasta stupita soprattutto che fossero tutti ultracinquantenni. Non ho niente contro i capelli bianchi - simbolo di saggezza e di esperienza di vita - tuttavia mi sembra evidente la contraddizione tra l’età dei giornalisti di Juventud Rebelde (almeno di coloro che hanno parlato in televisione) e il nome del giornale per cui lavorano. Forse è giunto il momento di cambiare il nome al periodico: Generazione Storica oppure Giovani nell’Anima identificherebbe meglio il gruppo di lavoro.

Ho sentito così spesso frasi come “le nuove generazioni” e “noi giovani proseguiremo il cammino della Rivoluzione” che a volte dimentico che vengono pronunciate sempre da ultrasessantenni. Persino Fidel Castro ha la sfacciataggine di parlare in mio nome quando ci separano tre generazioni! Ho voglia di vedere ventenni ricoprire incarichi pubblici in questa piccola Isola dove sono nata. Sono vicina ai trenta e spero di non dover attendere di avere i capelli bianchi per vedere finalmente i giovani in primo piano.

Traduzione di Gordiano Lupi

venerdì 14 gennaio 2011

Posada Carriles a giudizio


Jardim su El Nuevo Herald stigmatizza la diversità di opinioni sul tema Posada Carriles, finalmente a giudizio. Arriveremo a una sentenza?

Gordiano Lupi

giovedì 13 gennaio 2011

Per chi suonano le campane

La vignetta di Jardim, apparsa oggi su El Nuevo Herald di Miami stigmatizza la situazione venezuelana e la paragona con quella cubana. Nel paese governato da Hugo Cahvez sono forti i rischi di una pericolosa deriva autoritaria e di una restrizione delle libertà fondamentali. La Chiesa Cattolica lo sta denunciando.

Traduzione vignetta:

- Prete cubano: - E' tardissimo!
- Prete venezuelano: - Qui non è ancora troppo tardi.

La sottile ironia del vignettista fa capire che in Venezuela possono ancora salvarsi. Per loro non è "troppo tardi" per evitare un assurdo regime comunista e liberticida.

Gordiano Lupi

mercoledì 12 gennaio 2011

Questi bizzarri lineamenti

di Claudia Cadelo
http://octavocerco.blogspot.com/


All'interno dei CDR (Comitati di Difesa della Rivoluzione, presenti in ogni quartiere, ndt) si stanno discutendo i lineamenti per il prossimo congresso del Partito Comunista. Alcune proposte contenute nel programma sono state già approvate come leggi e pubblicate sulla Gazzetta Ufficiale, anche se il parlamento non ha avuto l’opportunità di mostrare un consenso unanime. In ogni caso nel quartiere dobbiamo recitare la nostra parte e ripetere il solito copione. Negli ultimi dieci anni non si è mai tenuta alcuna riunione del solo partito legale nel mio paese, ma adesso pare che l’ideologia comunista sia la cosa meno importante. Per strada corre voce che cambieranno persino il nome del partito.

Ma la gente è stanca. Da tempo il popolo non riconosce il socialismo neppure nei libri, perché la storia della rivoluzione cubana ricorda troppo la storia del monopolio capitalista del secolo XIX. Nel parlamento nessuno è stato giudicato “non idoneo” o “non affidabile”, così come nessuna nomina dei delegati all’Assemblea Nazionale è stata ridotta secondo il criterio delle “piante organiche sovrabbondanti”. Non ci saranno neppure 500.000 posti da rappresentante del CDR (Comitato di Difesa della Rivoluzione) che resteranno “vacanti”. Per questo il clima della riunione pare teso sin dal cartello che si chiede “se passerà la lista di assistenza”.

Mi dicono i miei amici (nel mio quartiere la riunione ancora non ha avuto luogo) che l’ambiente si è surriscaldato: una pensionata ha detto che era l’ora di vedere i giovani alla guida del paese, un altro ha ribadito che era stanco di discutere pianificazioni e riforme che non cambiavano mai niente, una signora ha dichiarato di abbandonare il locale e che non contassero su di lei fino a quando non si fosse parlato di aumenti salariali; il rappresentante del Partito, una volta finita l’assemblea, ha mormorato che era l’ultima volta che convocava il gruppo.

Il governo di Raúl Castro deve fare i conti con un popolo stanco, scettico e annoiato di vedere così tante volte la stessa pellicola.

La cecità del potere non ha limiti, l’altro giorno ho saputo che il figlio d’un importante militare (non mi hanno voluto dire il nome) si lamentava perché le toppe per pantaloni usa e getta sono carissime e difficili da reperire. Suo padre gli ha chiesto: “Scusami, ma non le danno con la tessera del razionamento?”.


Traduzione di Gordiano Lupi - www.infol.it/lupi

Togliamoli anche il sapone!


La nuova vignetta di Jardim su El Nuevo Herald affronta il problema dei tagli alla tessera di razionamento che stanno diventando sempre più numerosi per i cubani. Alcuni analisti affermano che la famosa libreta sarà eliminata del tutto, una volta che le riforme economiche di Raul Castro andranno a regime. Di fatto i cambiamenti economici in senso liberista sembrano inefficaci e limitati, perchè se scoriamo l'elenco dei nuovi lavori privati sembra di essere tornati indietro nel tempo: lustrascarpe, foderatore di bottoni, riparatore di materassi, tagliatore di palme, venditore di libri usati... Non sembrano i mestieri in grado di cambiare in meglio l'economia di un paese!

Traduzione vignetta:

- Raul Castro nel bagno: "Ora che mi ricordo... togliamoli anche il sapone!"

Gordiano Lupi

venerdì 7 gennaio 2011

A Cuba sono tutti prigionieri politici


Yoani Sánchez ha detto che nonostante le recenti scarcerazioni di prigionieri politici, "la struttura represiva, la presunta legalità che zittisce, imbavaglia e reprime a Cuba è più forte di prima".
Secondo la nota blogger, se dipendesse soltanto da Raúl Castro il modello per la Cuba del futuro sarebbe simile a quello cinese, con totale libertà di produrre ma molte restrizioni in tema di libertà di espresione e di libertà politiche individuali.
Tuttavia, ha concluso che "il desiderio di cambiamento e le frustrazioni vissute sulla propria pelle da molte persone possono spingere gli eventi in altra direzione", e la situazione "potrebbe scappare di mano al governo".
Non ci auguriamo conflitti sociali nè situazioni violente a Cuba, ma la speranza è che i settori più lungimiranti del governo e i componenti più disponibili al cambiamento del PCC si rendano conto delle difficoltà crescenti in cui versa la popolazione dell'isola.

Gordiano Lupi