martedì 1 ottobre 2024

Felix Luis Viera e la sua ultima poesia

 

LAMENTO POR EL GENERAL QUINTÍN BANDERA 

Qué dilema tan terrible el suyo, mi general:

tener que decidir entre la patria el deber la gloria los grados la moral las insignias las

medallas el honor la bandera

y esas cosas

o el calor de una mujer.

Miami, domingo 22 de septiembre de 2024

 

LAMENTO PER IL GENERALE QUINTÍN BANDERA

Che terribile dilemma è il suo, mio generale:

dover decidere tra la patria il dovere la gloria i gradi la morale le decorazioni le medaglie l’onore la bandiera...

e tutte queste cose

o il calore di una donna. 

Miami, domenica 22 settembre 2024

(Traduzione di Gordiano Lupi)

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Nino D'Angelo, celebre cantautore napoletano, è da sempre riconosciuto per la sua influenza nella musica popolare italiana. Con il suo stile unico e la sua voce calda e potente. D'Angelo è riuscito a conquistarsi un vasto pubblico, lasciando un'impronta indelebile nel panorama musicale. In questo saggio, ci concentreremo sull'analisi dei testi di Nino D'Angelo, esaminando come egli combini il romanticismo con elementi realistici per creare un universo narrativo ricco di emozioni e comprensibile al grande pubblico.I suoi testi vanno a inserirsi in un contesto romantico, in cui prevalgono temi di amore, passione e sentimentalismo. La sua voce espressiva e la scelta di parole profonde e melodiose sono in grado di catturare l'ascoltatore, trasportandolo in un mondo senza tempo animato da intense emozioni. Il romanticismo dangeliano si manifesta attraverso la descrizione dei sentimenti e delle relazioni amorose pure, pulite, innocenti, spesso espressi con toni poetici e lirici.Nonostante il predominio del romanticismo, i testi di Nino D'Angelo presentano anche elementi realistici, i quali conferiscono autenticità e vicinanza al pubblico. L'artista descrive storie di vita quotidiana, problemi sociali e situazioni reali che risuonano con l'esperienza comune delle persone. Questa abilità di mescolare il romantico con il realismo crea un rapporto empatico con l'ascoltatore, rendendo i suoitesti accessibili e rilevanti per un vasto pubblico.Una delle caratteristiche distintive dei testi di questo autore risiede proprio nella marcata identità e nella cultura napoletana che permeano le sue canzoni. Le sue radici sono profondamente legate alla città di Napoli, e questa appartenenza si riflette nei suoi testi, nei dialetti utilizzati e nella descrizione di tradizioni e costumi locali.


Attraverso canzoni come "Vai", "A discoteca" e "Jammoja'", D'Angelo celebra la vitalità e l'energia della sua città natale, raffigurandola come un luogo ricco di passione e divertimento. Questi testi diventano un inno alla cultura napoletana e svolgono un ruolo fondamentale nella promozione dell'identità di Napoli nella musica italiana.In sintesi, i testi di Nino D'Angelo rappresentano un mix popolare tra romanticismo e realismo, creando un'esperienza musicale coinvolgente e appassionante. La sua abilità nel descrivere emozioni profonde, le esperienze della vita reale e la cultura napoletana sono testimonianza della sua genialità come cantautore. La sua musica resta un esempio di come la passione e la narrazione coinvolgente possano creare una connessione profonda tra l'artista e il pubblico, trasformando il suo lavoro in un patrimonio culturale amato da generazioni. Già, Napoli, dicevamo. Non si può parlare di Nino senza parlare di questa città affascinante e piena di contraddizioni che ha da sempre nutrito e ispirato molti artisti. Tra tutti, anche Nino, ovviamente che occupa un posto speciale nel cuore della città e dei suoi abitanti. Questo saggio esplorerà il profondo e indissolubile legame tra Napoli e Nino D'Angelo, analizzando come la sua musica e la sua identità artistica siano state plasmate dalle tradizioni e dalla cultura partenopea, e come, allo stesso tempo, egli abbia contribuito a perpetuarne e valorizzarne l'essenza.Nino da San Giorgio a Patierno ha una voce su Wikipedia localizzata in 9 lingue, cioè العربي, Deutsch, English, Español,Français,Napulitano, Português,Русский e Sicilianu: non è niente male vero?A guardare bene, leggendo la pagina che la più famosa enciclopedia online dedica a San Giorgio a Patierno, tra le voci correlate si trovano soltanto il locale miracolo eucaristico e il clan Sacco-Bocchetti. Sembra quindi che da lì, alla ribalta nazionale e/o internazionale, ci puoi finire solo per miracolo o per affiliazioni varie, a meno che, per l’appunto, si risponda al nome di Nino D'Angelo.Almeno tre i libri ufficiali su di lui e scritti da lui, cioè “Il poeta che non sa parlare”, “L’ignorante intelligente” e “Core Pazzo”.Tanto è stato scritto su di lui e, tanto altra ancora sarà scritto, che è sicuramente difficile andare ad aggiungere qualcosa di prezioso e preciso. Il mio vuole essere un saggio/romanzo/racconto dedicato a una delle figure più iconiche e “underrated”, sottovalutate del nostro paese divisivo.Dal 1981 a oggi lo si è visto e ascoltato al cinema, in circa una trentina di film, lui che è nato cantante e che si è dovuto improvvisare attore per lanciare le sue canzoni al grande pubblico.

Nino D’Angelo nasce a San Pietro a Patierno, un povero quartiere alla periferia di Napoli, il 21 giugno 1957. Presto lascia la scuola per svolgere i lavori più umili e disparati per aiutare la famiglia, tra questi il calzolaio e il posteggiatore, infine il gelataio ambulante alla stazione ferroviaria e - viste le doti canore - il cantante nelle feste di matrimonio. La popolarità napoletana e campana cresce sul finire degli anni Settanta e lo porta a incidere (a sue spese) il primo disco: A storia mia, che ottiene un grande successo. Comincia la stagione dei concerti e della sceneggiata a teatro, affermandosi sempre più come l’erede di Mario Merola, di fatto un modernizzatore di un genere che i giovani non seguono più, un cantante che riesce a rivitalizzare una tradizione correggendola per andare incontro ai mutati gusti del pubblico. Il debutto al cinema è merito di Ninì Grassia, che lo dirige in una trilogia: Celebrità (1981) - autobiografico e personale -, L’Ave Maria (1982) e Lo studente (1982), mentre in contemporanea lavora nel cast di due sceneggiate dirette da Alfonso Brescia e interpretate da Mario Merola: Tradimento e Giuramento, entrambe del 1982. Mariano Laurenti è il regista che lo porta all’apice del successo con film diretti con mano ferma e dotati di solide sceneggiature. Un jeans e una maglietta (1983), è uno dei maggiori incassi della stagione.  Il declino arriva inesorabile sul finire degli anni Ottanta.Nino D’Angelo è attore di modeste qualità ma cantante dotato di grandi doti, conquista il pubblico grazie a un volto angelico, da bravo ragazzo, da scugnizzo napoletano dal volto emaciato, incorniciato da un caschetto di capelli biondi ossigenati.  Snobbato dalla critica ufficiale che nelle recensioni non va oltre le due stelle, accusato di aver portato un genere classico come la sceneggiata al conformismo piccolo - borghese, in realtà è un innovatore di un genere ormai stereotipato. Prosegue l’attività di cantante e musicista anche quando termina l’effimero successo cinematografico, che comunque segna un’epoca e merita di essere raccontato. Ricordiamo colonne sonore importanti come Tano da morire (1997) di Roberta Torre (Nastro d’Argento e Ciak d’oro per la migliore musica) e del celebrato Gomorra (2008) di Matteo Garrone. Appare spesso in televisione, interpreta il telefilm Ama il tuo nemico (1999) di Damiano Damiani, dimostra doti da vero attore sotto la guida di Pupi Avati (Il cuore altrove, 2003) e del figlio Toni (Una notte, 2007). Ripercorriamo la sua carriera cinematografica.

Fabio Izzo (1977) vive tra Italia, Finlandia e Polonia. Traduce poesia polacca e ha ambientato diverse opere in Polonia. Ha vinto il "Premio Grinzane Cavour Dialoghi con Pavese" nel 2009 e il "Premio Città di Cava dei Tirreni" nel 2015. Ha giocato nella Nazionale Italiana Poeti. Nel 2014 è stato presentato al Premio Strega con il romanzo "To Jest" e nel 2020 ha pubblicato il graphic novel "Uccidendo il secondo cane" insieme a Valerio Gaglione, anch'esso presenato al Premio Strega e pubblicato in Francia. Il suo primo romanzo - "Eco a perdere" - è stato pubblicato nel 2005 dal Foglio Letterario. Tifa Napoli, come suo padre, e ama Nino D'Angelo.

Gordiano Lupi (Piombino, 1960). Collabora con Poesia, Futuro Europa, Inkroci, La Folla del XXI Secolo, Qui News Valdicornia, La Rivista degli Italiani in Francia e altre riviste. Traduce gli scrittori cubani Alejandro Torreguitart Ruiz, Felix Luis Viera, Zoé Valdés, Heberto Padilla e Guillermo Cabrera Infante. Tra i molti lavori editi, ricordiamo: Nero Tropicale, Cuba Magica, Un’isola a passo di son - viaggio nel mondo della musica cubana, Quasi quasi faccio anch’io un corso di scrittura, Almeno il pane Fidel, Mi Cuba, Fellini - A cinema greatmaster, Fame - Una terribile eredità, Storia del cinema horror italiano in cinque volumi, Soprassediamo! - Franco & Ciccio Story. Ha tradotto La ninfa incostante di Guillermo Cabrera Infante (Sur, 2012). I suoi romanzi più importanti: Calcio e acciaio – Dimenticare Piombino, Miracolo a Piombino – Storia di Marco e di un gabbiano e Sogni e altiforni - Piombino Trani senza ritorno (presentati al Premio Strega 2014, 2016, 2019). Libri recenti, giugno 2022 e giugno 2023, con il fotografo Riccardo Marchionni: Amarcord Piombino - vol. 1 - I ragazzi di via Gaeta e Mi rammento Piombino – Tanta bellezza non la catturerai (Amarcord Piombino vol.2). Nel 2024 ha pubblicato Il fantasma di Alessandro Appiani e La grande bellezza - Raccontare Piombino per immagini (con il fotografo Francesco Viegi). Per la poesia ha pubblicato La città del ferro (2023). Lavori recenti a tema cinematografico: Gloria Guida, il sogno biondo di una generazione, Tutto Avati – Il cinema di Pupi Avati, Il cinema rovente di Umberto Lenzi e Il cinema dei fratelli Vanzina. Blog di cinema: La Cineteca di Caino (http://cinetecadicaino.blogspot.it/). Blog di cultura cubana e letteratura: Ser Cultos para ser libres (http://gordianol.blogspot.it/). Pagine web: www.gordianolupi.it/lupi. E-mail per contatti: lupi@infol.it


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CINEMA - "Per niente al mondo", un film drammatico, cupo e angosciante https://www.ilsaltodellaquaglia.com/per-niente-al-mondo-un-film-drammatico-cupo-e-angosciante/


venerdì 27 settembre 2024

Nasce La Rivista del Foglio Letterario

PRIMA PAGINA DI UN NUOVO CORSO

 A partire da oggi cambiamo nome al Blog e lo utilizziamo come La Rivista del Foglio Letterario, una sorta di supplemento aperiodico de www.ilfoglioletterario.it, sede storica della rivista. In questo spazio troverete eventi, appuntamenti, racconti, poesie, recensioni, brevi saggi, iniziative, tutto quello che fa riferimento alla nostra attività (nata nel 1999) e alla Casa Editrice - che trovate alla pagina www.ilfoglioedizioni.com

EVENTI OTTOBRE / NOVEMBRE

Il Foglio Letterario a Piombino e zone limitrofe.
4 ottobre Andrea Fanetti - Avere tutto ma non il domani - ore 16 - Biblioteca Comunale di Riotorto Biblioteca Civica Falesiana RIOTORTO Toscana (Italy)
4 ottobre Fabio Baldassarri - Quasi romanzo di un lettore onnivoro - ore 18 e 15 - Corte dei Libri - Venturina - presenta Stefano Tamburini
12 e 13 ottobre MERCATO ARTIGIANO EVOCANDO Corso Italia, Piombino - ore 8 / 20
18 ottobre - Andrea Fanetti - Avere tutto ma non il domani - - ore 18 e 15 - Corte dei Libri - Venturina - presenta Patrizia Lessi Liber Pat
23 ottobre - Stefano Tamburini - L'uomo e il mare - Saletta Comunale di Venturina - ore 18 e 15 - Presenta Patrizia Lessi Stefano
9 - 10 Novembre MERCATO ARTIGIANO EVOCANDO Corso Italia, Piombino - ore 8 /20
15 novembre Andrea Fanetti - Avere tutto ma non il domani - Biblioteca Civica Falesiana di Piombino
30 novembre - La grande bellezza - Biblioteca Civica Falesiana di Piombino



INTERMEZZO POETICO

Polvere

 

Polvere ritornerai

Polvere dell’infanzia

Polvere d’acciaio

Polvere che vola libera

Polvere sui viali

Polvere sulle acacie

Polvere sugli insetti

Polvere sui gabbiani

Polvere sui balconi

Polvere della fabbrica

Polvere d’uno stadio

Polvere del passato

Polvere nel vento

Polvere di giovinezza

Polvere ormai perduta

Polvere dimenticata

Polvere indimenticabile

Polvere senza colore

Polvere indefinita

Polvere ritornerai


by Gordiano Lupi


Foto di Riccardo Marchionni


NOVITA' IN LIBRERIA




Al prossimo appuntamento con La Rivista del Foglio Letterario!

giovedì 1 febbraio 2024

L'uomo e il mare di Stefano Tamburini, Il Foglio Letterario Edizioni


2 febbraio 1989 - 2 febbraio 202435 anni fa
a Piombino un sub fu ucciso da uno squalo
Prossimamente in libreria un romanzo-verità
di Stefano Tamburini (Edizioni Il Foglio)

L’UOMO E IL MARE
Storia (vera) di un sub ucciso da uno squalo
e dei tentativi (falliti) di ucciderlo ancora
Stefano Tamburini, giornalista e scrittore, nel 1989 era uno dei redattori del quotidiano “Il Tirreno” e, insieme con gli altri colleghi della redazione piombinese, seguì ogni evoluzione di questa storia che sembrava impossibile: un sub ucciso da uno squalo. E non fu semplice, soprattutto quando ci fu da fronteggiare l’ondata di menzogne con la quale altri colleghi tentarono di alimentare una verità alternativa. Di fatto tentarono di uccidere due volte quel sub: dopo quelli dello squalo, i denti ancora più aguzzi della menzogna.Il libro, edito da Edizioni Il Foglio, sarà disponibile nella primavera del 2024.

Estratto dall’introduzione del libro “L’uomo e il mare” di Stefano Tamburini. Morte e terrore emersero dal mare appena increspato e tiepido di un insolito inverno che sembrava maggio. Morte e terrore: le fauci di uno squalo in un attimo si presero la vita di un sub di 47 anni, Luciano Costanzo, e fecero precipitare Piombino, l’Arcipelago e mezza costa toscana in un film dove tutti erano attori e spettatori. Solo che non era un set cinematografico: in quella mattinata del 2 febbraio del 1989 tutto quanto era drammaticamente e spaventosamente vero. Era la realtà che aveva sorpassato in curva fantasie ardite e timori ancestrali. E purtroppo non era che l’inizio di una storia assurda, con la vittima di quella morte atroce trasformata in un bersaglio per le menzogne più infamanti. La straordinarietà di quegli accadimenti veniva presa a pretesto per metterli pesantemente in dubbio, per costruire una narrazione tossica, devastante, infamante. In quello scenario, infatti, non c’era solo l’uomo e non c’era solo il mare dove aveva trovato la morte. C’erano altri uomini ben più feroci di quello squalo che cercavano di ucciderlo una seconda volta attribuendogli una fuga per incassare una polizza o una battuta di pesca con gli esplosivi finita male. Era la malafede che cercava di prendere il posto di una verità che da sola faceva già tanta paura. I giorni del lutto e del terrore si intrecciarono così con quelli di una caccia allo squalo che, più che altro, era una caccia alle paure. Quel bestione da tirare fuori dal mare non era una vendetta, era il modo migliore per far emergere dagli anfratti più intimi dell’animo paure e ansie che altrimenti rischiavano di diventare eterne. Pur sapendo che di squali ne sarebbero rimasti altri, catturare proprio “quello” sarebbe stato l’unico modo per placare le ansie.Purtroppo furono scritte fin troppe pagine di pessimo giornalismo, successivamente rese meno ignobili dalle querele trasformate in condanne. Ma in prima battuta, contro quell’ondata di melma mediatica fu decisiva l’energica contrapposizione di cronache di qualità e onesta ricerca della verità. E al tempo stesso animate dal rispetto per familiari e amici di quel sub di 47 anni, padre di due figli che non sapevi neanche come guardarli negli occhi. Il ragazzo aveva visto il padre morire nel modo più atroce, la sorella si rifugiava fra le braccia del marito e guardava un punto indefinito nelle acque davanti alle banchine, quasi come a sperare che potesse restituirgli il padre perduto. E poi c’erano i tanti amici di Costanzo. Con loro l’ingegnere che era sulla barca e si era visto portare via l’amico-compagno di avventura nelle ispezioni ai cavi sottomarini dell’Enel. Sono facce che ricordo ancora in modo netto, nitido. Perché come quelle non ne avevo mai viste prima e dopo non ce ne sono state altre. Erano diverse da quelle di qualsiasi dolore: l’incredulità veniva prima della disperazione, lo shock precedeva il lutto e le due cose si fondevano in modo apparentemente illogico. Ogni risveglio a Piombino era come nel film “Il giorno della marmotta”, dove si ricominciava sempre da capo, con la stessa narrazione. E che la data che si ripete nel film americano sia proprio quella del 2 febbraio assume interpretazioni che vanno oltre la casualità. L’industria della disinformatija era molto efficiente anche se un po’ cialtrona. Non era epoca di social e di siti internet disinvolti, altrimenti sai che tempesta di post fetidi pieni di menzogne ma pronti a far presa sulla massa dei creduloni?Questo di fatto è un romanzo ma nel leggerlo bisogna sempre aver presente che nulla è stato lasciato alla sceneggiatura più comoda. Oggi, 35 anni dopo, rimettere in fila quei fatti può essere d’aiuto anche per affrontare vicende meno “enormi” di queste e per rivalutare l’importanza di poter contare sull’onestà di chi va a vedere, racconta, analizza, fa le domande giuste. Un testimone della verità come lo sono stati tutti quei colleghi che animavano la redazione piombinese del quotidiano “Il Tirreno”. Era possibile allora e mi piace pensare che possa esserlo ancora oggi.