martedì 31 gennaio 2012

Dilma Rousseff a Cuba


La presidentessa brasiliana Dilma Rousseff ha quasi ultimato la sua breve visita a Cuba, ma l'agenda vede in primo piano solo tematiche economiche e di cooperazione, senza scendere sul pericoloso campo dei diritti umani. La visita di Rousseff serve ad approfondire le relazioni bilaterali già strette dal predecessore Lula e prevede un incontro per oggi (martedì 31 gennaio) con Raúl Castro nel Palacio de la Revolución. Mercoledì Rousseff farà tappa ad Haiti, dove il Basile guida la missione dei Caschi Blu delle Nazioni Unite.
Probabile un incontro con Fidel Castro, anche se non in programma.
Il gruppo brasiliano Odebrecht sta per firmare un accordo della durata di 10 anni con Azcuba, organizzazione statale che controlla la produzione di zucchero, per ampliare la produzione nella provincia di Cienfuegos. La canna da zucchero torna ad assumere un ruolo di rilievo nell'economia cubana. Non è una notizia da poco.
Cuba potrebbe stringere con il Brasile anche un accordo di produzione nel campo dei medicinali generici. La presidentessa visiterà il porto commerciale di Mariel, 50 chilometri a ovest dell'Avana, per valutare lo stato dei lavori di un'opera importante, avviata grazie a un consistente investimento brasiliano.
Questa è la prima visita di un capo di Stato straniero dopo la morte del dissidente Wilman Villar dopo un prolungato sciopero della fame. Si esclude, comunque, che Rousseff dia udienza a membri della società civile e che fissi un appuntamento a Yoani Sánchez, nonostante il suo governo le abbia concesso il visto per recarsi in Brasile. Rousseff non parlerà neppure di diritti umani con i fratelli Castro, per non rischiare di mandare in fumo le proficue relazioni economiche.
Una bella delusione, non c'è che dire.

Gordiano Lupi

La vedova di Villar incontra la stampa straniera


Maritza Pelegrino (foto) si è recata all'Avana per denunciare davanti alla stampa straniera le responsabilità del governo cubano nella morte del marito.
"Avrebbero potuto evitare la sua morte, ma le cure mediche sono cominciate quando non c'era più niente da fare".
La Dama de Blanco Maritza Pelegrino, vedova del prigioniero politico cubano Wilman Villar Mendoza, morto alcuni giorni fa dopo un prolungato sciopero della fame, ha chiesto al regime che sia fatta giustizia sulla morte del marito, durante una conferenza stampa che si è tenuta all'Avana.
"Me l'hanno ucciso per non averlo curato in tempo e subito dopo ne hanno infangato il nome. Adesso il governo vorrebbe cancellare persino la sua immagine. Non posso tollerarlo", reclama.
L'attivista vuole smentire pubblicamente le dichiarazioni comparse sul periodico Granma circa il vero motivo della prigionia del marito.
"La storia raccontata dalla stampa cubana è falsa", sostiene Pelegrino. “Non è vero che mi ha percossa, né che mi ha lasciato segni sul viso. Non è vero che non era in sciopero della fame. Sono tutte menzogne costruite ad arte", ha detto la vedova.

Gordiano Lupi

lunedì 30 gennaio 2012

Ambulanti

di Yoani Sanchez
da www.lastampa.it/generaciony


Ogni tanto, i nostri mezzi informativi imbastiscono una nuova campagna, una delle tante offensive contro determinati fenomeni socioeconomici. In questi giorni, l’attacco è rivolto agli ambulanti, venditori di frutta e vegetali che trasportano la loro mercanzia sopra un triciclo o altri congegni a ruote. I giornalisti ufficiali sostengono che certi commercianti seguono la legge “capitalista” della domanda e dell’offerta, invece di praticare prezzi più accessibili per i consumatori. Oggetto di critica è anche la vendita unitaria dei prodotti, invece che a libbre o chilogrammi, cosa che consente di gonfiare gli importi. Anche se non si tratta di un problema che danneggia tutti, non credo che lo risolveremo con gli appelli alla coscienza del venditore.

Gli ambulanti assicurano il rifornimento ai quartieri carenti di mercati agricoli, soprattutto negli orari in cui questi ultimi sono chiusi. Nei prezzi delle mercanzie va compreso anche - sebbene la TV ufficiale non lo riconosca - il tempo che il cliente risparmia, perché non è costretto a muoversi e a sopportare le lunghe code di un “mercato agricolo statale”. Per la maggior parte delle donne lavoratrici, che rincasano dopo le cinque e devono inventare la cena, il grido di “Avocado e cipolla!” fuori dalla porta rappresenta una salvezza. Va da sé che il costo dei prodotti non è in rapporto con i salari, ma è altrettanto vero che non marciscono sugli espositori per mancanza di compratori. Il fatto che una persona debba lavorare due giorni per comprare una zucca non mette in evidenza l’esosità del venditore ma l’eccessiva povertà dei salari.

Sorprende, per esempio, che i preoccupati reporter del notiziario serale non si accaniscano contro il numero eccessivo di negozi che vendono in pesos convertibili, dove per acquistare un litro d’olio si spende l’intero guadagno di una settimana lavorativa. La differenza tra gli ambulanti e i negozi che vendono in moneta forte è che i primi sono lavoratori privati mentre i secondi sono proprietà dello Stato. Per questo non vedremo mai un reportage che denuncia l’alta percentuale aggiunta ai costi di importazione o di produzione di un alimento per venderlo nei cosiddetti shopping. Molto meglio cercare un capro espiatorio e spiegare con la sua esistenza la carestia e il grigiore culinario ai quali siamo sottomessi. Per il momento si dà la colpa agli ambulanti. Affacciatevi al balcone prima possibile e guardateli passare per strada, perché probabilmente molto presto non ci saranno più.


Traduzione di Gordiano Lupi

sabato 28 gennaio 2012

Yoani Sánchez: “La visita di Dilma Rousseff non dovrà essere soltanto un incontro istituzionale


Nel corso di un’intervista al quotidiano brasiliano O Folha de Sao Paulo, la nota blogger ha detto: “Spero che la visita di Rousseff all’Avana non sia fatta di colloqui governativi e che non riguardi solo la costruzione del porto di Mariel, ma anche lo stato dei lavori per costruire un sistema di diritti umani a Cuba”.

La blogger cubana Yoani Sánchez confida che la visita a Cuba della presidentessa brasiliana Dilma Rousseff non rivesta soltanto carattere istituzionale, ma che serva per avvicinarsi al popolo e per ascoltare le diverse voci che esistono sull’Isola.

“Rousseff giunge a Cuba in un momento difficile, in piena repressione del regime nei confronti dei dissidenti, subito dopo la morte di Wilman Villar Mendoza. Il suo ruolo, in una simile situazione, può essere importante”.

Yoani ha giudicato “un gesto positivo” il visto ricevuto dal Brasile per effettuare un viaggio in data 10 febbraio, dopo la sua lettera alla presidentessa. “Resta il fatto che il mio passaporto è pieno di visti per andare in Chile, Spagna, Italia, ma non posso uscire da Cuba. Il governo non mi concede la famigerata carta bianca”.

Il giornalista ha chiesto a Yoani se Cuba è vicina alla sua primavera, sul modello di ciò che sta accadendo nei paesi arabi. “No, la nostra primavera è come un frutto attaccato al suo albero, non è ancora matura. Intorno a me vedo molta paura”, ha risposto la blogger.

Gordiano Lupi

Raul Castro si arrampica sulla statua di José Martì...


Omar Santana da El Nuevo Herald.

Per l'anniversario della nascita di José Martí

Il 28 gennaio 1853 nasceva José Martí. Lo voglio ricordare - ben oltre le stupiede ideologie - con un stupenda poesia che traduco da La Edad de Oro.

Le scarpette rosa
di José Martí


Alla signorina Marie

Il sole è buono, il mare è di spuma
e rena fina, e Pilar
vuole uscire a sfoggiare
il suo cappellino di piuma.

“Vai bimba divina!”
Dice il padre e le dà un bacio:
“Vai mio uccellino prigioniero
a prendermi la rena fina”.

“Io vado con la mia bimba bella”,
disse la madre buona:
“Non ti sporcare nella sabbia
le scarpette rosa!”

Andarono entrambe al giardino
lungo la strada alberata:
la madre colse un garofano
e Pilar colse un gelsomino.

Lei se ne va con quel serve,
con cerchio, secchio e paletta:
il secchio è color violetta,
il cerchio è color del fuoco.

Vengono a vederla passare,
nessuno vuol vederla andare:
la madre si mette a ridere,
e un vecchio si mette a piangere.

L’aria fresca spettina
Pilar, che viene e va
molto orgogliosa: “Dimmi, mamma!
Tu sai cos’è una regina?”

E siccome tornano di notte
dalla riva del mare,
per Pilar e per sua madre,
il padre manda una carrozza.

La spiaggia è molto bella:
tutti sono sulla spiaggia:
porta occhiali la governante
della francese Florinda.

C’è Alberto, il militare
che è uscito in processione
con tricorno e con bastone,
gettando una scialuppa in mare.

E che cattiva, Magdalena
con tanti nastri e fiocchi,
la bambola senza braccia
sotterra nella rena!

Conversando là sulle sedie,
sedute con i signori,
le signore, come fiori,
sotto gli ombrelloni.

Ma è con questi modi
così seri, molto triste il mare:
Le cose allegre sono là, dietro l’angolo
sulla spiaggia di tutti!

Dicono che risuonano le onde
più forte là sulla spiaggia,
e che la rena è più bianca
dove ci sono le bimbe sole.

Pilar corre da sua madre:
“Mamma, sarò buona:
lasciami andare da sola alla rena:
là, dove tu mi puoi vedere!”

“Questa bimba capricciosa!
Non c’è sera che non mi molesti:
vai, però non ti bagnare
le scarpine rosa.”

Le arriva ai piedi la spuma:
gridano allegre entrambe:
e se ne va, dicendo addio,
quella col cappello di piuma.

Se ne va là, dove, molto lontano!
le acque sono più salubri,
dove si siedono i poveri,
dove si siedono i vecchi!

Se n’andò la bimba a giocare,
la spuma bianca calò,
e passò il tempo, e passò
un’aquila sul mare.

E quando il sole si metteva
dietro un monte dorato,
un cappellino silenzioso
sulla rena veniva.

Fatica molto, fatica
per andare: ma che cos’ha
Pilar che cammina così, che viene
con la testolina abbassata?

Sa bene la madre bella
perché le pesa il cammino:
“E le scarpe, Pilar,
le scarpine rosa?

Ah, pazza! Dove saranno?
Dove, Pilar?” - “Signora”,
dice una donna che piange:
“Sono con me: qui sono!

Io ho una bimba malata
che piange in una stanza oscura
e la porto all’aria pura
per vedere il sole, e che dorma.

Questa notte sognò, sognò
il cielo, e udì un canto:
mi fece paura, mi spaventò,
così la portai e si addormentò.

Con le sue due braccia minute
sembrava volesse abbracciare;
e io guardavo, guardavo
i suoi piedini nudi.

Mi arrivò al corpo la spuma.
Alzai gli occhi, e vidi
questa bimba davanti a me
con il suo cappello di piuma.”

“Sembra un ritratto
La tua bimba!” disse: “È di cera?
Vuole giocare? Se potesse!
E perché è senza scarpe?

Guarda: la mano le stringe,
e ha i piedi tanto freddi!
Oh, prendi, prendi le mie:
io ne ho molte altre a casa!”

“Non so bene, signora bella,
cosa successe dopo:
vidi a mia figlia nei piedi
le scarpine rosa!”

Si videro tirare fuori i fazzoletti
a una russa e a un’inglese;
la governante della francese
si tolse gli occhiali.

Aprì la madre le braccia:
si gettò Pilar nel suo petto,
e tirò fuori il vestito disfatto,
senza vezzi e senza fiocchi.

Tutto vuole sapere
sulla malata la signora:
non vuol sapere che piange
di povertà una donna!

“Sì, Pilar, dalle tutto!
Il tuo scialle! Il tuo anello!”
E lei le dette la sua borsa
le dette il garofano, le dette un bacio.

Tornano zitte di notte
alla loro casa dal giardino:
e Pilar se ne sta sul cuscino
nel lato destro della carrozza.

E dice una farfalla
che vide dal suo roseto
conservate in un cristallo
la scarpine rosa.

Traduzione di Gordiano Lupi

Josè Martì (1853 – 1895), considerato l’eroe dell’indipendenza cubana, morì combattendo contro i colonizzatori spagnoli. Fu poeta di radice whitmaniana, anticipatore della poetica modernista (di lui si ricordano soprattutto i Versos Sencillos del 1891, dai quali venne estrapolato il testo canzone Guantanamera). Non fu solo poeta, ma anche narratore per l’infanzia (fondò la celebre rivista La Edad de Oro), saggista, uomo politico e romanziere. Tutta l’educazione della gioventù cubana passa attraverso l’insegnamento capillare della sua opera.

venerdì 27 gennaio 2012

Felix Luis Viera e gli intellettuali cubani

La patria è un'arancia, il capolavoro poetico di Felix Luis Viera
 
Felix Luis Viera, scrittore cubano esule in Messico che in Italia ha pubblicato Il lavoro vi farà uomini (L'Ancora del Mediterraneo) e La patria è un'arancia (Il Foglio Letterario - http://www.ilfoglioletterario.it/), ha scritto un articolo dove attacca gli intellettuali cubani che non lavorano per favorire un cambiamento in senso democratico nell'isola caraibica. Leggiamo alcuni passi del pezzo.

"Siamo due milioni di esiliati, sparsi in tutto il mondo, ma non riusciamo neppure a raccogliere dieci dollari a testa per costruire qualcosa che serva a dare una spinta propulsiva al progetto di una Cuba democratica. Ci dividiamo su tutto, discutiamo di teorie, facciamo analisi politiche, scriviamo libri spesso inutili, ma non facciamo niente di concreto, soprattutto non abbiamo un progetto unitario. Non solo. Trattiamo con rispetto il dittatore e i suoi funzionari, usiamo termini come Presidente e Generale, mentre loro non si vergognano a chiamarci traditori, vermi, nemici della patria, scorie... Certo, non dobbiamo metterci al loro livello e usare un gergo squallido e violento, ma a volte siamo fin troppo deferenti. Gli intellettuali che vivono a Cuba si comportano in modo ancora peggiore, perchè - salvo poche eccezioni - cercano di non creare problemi al potere e di vivere senza occuparsi di problemi pratici. Per non parlare dei cubani che risiedono all'estero per motivi economici e che non vogliono perdere il diritto di tornare in patria. Ecco, questi nostri compatrioti brillano per la loro assenza, visto che sono soliti dire: "Io non faccio politica", "Non mi occupo di certe cose", "Non è un problema mio". Se in Italia, Spagna, Canada, Messico, vengono organizzate manifestazioni castriste, non si vede mai un cubano a criticare, nessuno di loro osa prendere la parola e dire che stanno raccontando menzogne, che stanno parlando di una Cuba inesistente. Il nostro ruolo è sempre e soltanto quello dei cubani sensuali, spiritosi, divertenti, ballerini, ma del tutto privi di impegno politico. In questo modo non si va da nessuna parte. Cuba non cambierà mai".

Felix Luis Viera racconta una triste verità, purtroppo. Io che non sono cubano - ma mi sento cubano adottivo - a volte mi chiedo perchè devo lottare se gli stessi cubani a non hanno il coraggio di farlo. Mi rispondo che combatto per un'ideale, per la libertà di una terra che amo e perchè esistono persone di valore come Yoani Sanchez, Oswaldo Payà, Reinaldo Escobar, Orlando Luis Pardo Lazo... che meritano il mio sostegno. Una Cuba libera è possibile.

Gordiano Lupi