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martedì 2 luglio 2013

Felix Luis Viera, poeta cubano in esilio


De noche a punto de llover

Esta vez dijo que No y dijo para siempre.

Sin embargo, mirándola bien, estaba

y parecía no estar.


                                             Para más suerte

la noche traía el viento a golpes húmedos:

iba a llover y su pelo olía a las primeras gotas.

                                                        Ahí tienen

que el aguacero se cerraba sobre nuestras cabezas

y yo ansioso de devorarla entre todas las lluvias.

Volvió a decir que No y a decir para siempre.

Sin embargo, mirándola bien, tenía

cierto sabor a fresa en la mirada,

se le presentía agazapado algo así

como un brinco perfecto.

Pero otra vez dijo que No y dijo para siempre

                                                   Y al fin

como para poner los documentos en regla

lloró a todo fragor como un verso romántico


La lluvia inició su percusión en los tejados.

Se fue y parecía un poema diluyéndose en la noche.

Abril 1977

TRADUZIONE DI GORDIANO LUPI

Di notte sul punto di piovere  

Questa volta disse No e disse per sempre.

 Tuttavia, guardandola bene, c’era

e sembrava non esserci.

                                       Per maggior fortuna

la notte portava il vento a colpi umidi:

stava per piovere e la sua chioma profumavano delle prime gocce.

                                                            Diciamo

che l’acquazzone si chiudeva sopra le nostre teste

e io ansioso di divorarla tra tutte le piogge.

Tornò a dire No e a dire per sempre.

 Tuttavia, guardandola bene, aveva

un certo sapore di fragola nello sguardo,

s’intuiva nascosto qualcosa così

come un balzo perfetto.

 Ma un’altra volta disse No e disse per sempre.

                                               E alla fine

come per mettere i documenti in regola

pianse con gran fragore come un verso romantico.


La pioggia iniziò la sua percussione sui tetti.

Se ne andò e sembrava una poesia che si scioglieva nella notte.



Aprile 1977

venerdì 7 giugno 2013

Una melodía sin ton ni son bajo la lluvia

Da Una melodía sin ton ni son bajo la lluvia (Una melodia senza tono né suono sotto la pioggia)
di Félix Luis Viera
(Premio David di Poesía 1976)


La patria è un'arancia, edito da Il Foglio letterario in Italia, il miglior libro di Felix Luis Viera in campo poetico. Traduzione di Gordiano Lupi.

Queste tre poesie che traduciamo e riproduciamo per il lettore italiano sono le sole che Felix Luis Viera (Santa Clara, Cuba, 18 agosto 1945) seleziona dalla sua opera prima Una melodía sin ton ni son bajo la lluvia - Una melodia senza tono né suono sotto la pioggia (Premio David di Poesia UNEAC, 1976 - Ediciones Unión, Cuba). Il libro è stato pubblicato a Cuba quando Viera aveva 31 anni, la tematica di molte liriche è filo rivoluzionaria. Per questo motivo l’autore - in esilio in Messico da molti anni -, compiendo una ricostruzione della sua opera poetica, desidera dissociarsene. (Gordiano Lupi)


Mi coronel

Mi coronel siempre fue bravo

en la pelea.

Cabalgaba cerca de las nubes

desflecado y aguerrido.

Con cien heridas mortales diarias

mi enorme, mi guapo coronel,

no daba tregua ni reposo

y para él todos eran enemigos.

Mi coronel fue invicto

nadie calcula en cuántos lances.



Hasta que una tarde inexplicable

halló su vencedor

y con la mirada humedecida

lo miré partir para siempre

más allá de mis ojos y mis manos.



A bolina se fue mi coronel

y todavía sostengo su pita entre mis

dedos.



marzo de 1969




Il mio colonnello


Il mio colonnello sempre fu audace

in battaglia.

Cavalcava a un passo dalle nubi

distrutto e agguerrito.

Con cento ferite mortali quotidiane,

il mio immenso, il mio stupendo colonnello,

non concedeva tregua né riposo

e per lui tutti erano nemici.

Il mio colonnello uscì vincitore

da una serie incalcolabile di scontri.



Fino a quando una sera inspiegabile

incontrò il suo vincitore

e con sguardo languido

lo vidi partire per sempre

oltre i miei occhi e le mie mani.



Nel vento volò via il mio colonnello

e ancora trattengo il suo ricordo tra le mie

dita.



marzo del 1969

Inmortalidad


A Luis, a sus dos años


Vienes de mis raíces

rápido como un golpe del amor.

Preguntas sobre algo

que está por descubrir.

Matas de un solo y verdadero

golpe de tu espada

a cien enemigos nuestros de cada día.



Pero una vez, espada y papalote,

serán, como los míos,

ceniza dolorosa entre tus ojos.



Entonces amarás intensamente como todos

a alguna muchacha una tarde de lluvia,

apresarás sus cabellos desesperados

entre el viento gris de las ventanas.

Entonces te explicarás algunas dudas

y otras crecerán como la yerba de junio

(el amor como siempre).



Entonces golpearás

el filo duro y jugoso de la vida,

y otro, como tú, aleará besando

tus rodillas. Y el hombre

seguirá su canto triunfal

sobre la tierra.


septiembre de 1969


Immortalità


A Luis, per il suo secondo compleanno


Provieni dalle mie radici,

rapido come un guizzo d’amore.

T’informi su cose

che stai per scoprire.

Uccidi con un solo e vero

colpo della tua spada

cento nemici nostri d’ogni giorno.



Ma una volta, spada e aquilone,

saranno, come i miei,

cenere dolorosa tra i tuoi occhi.



Allora amerai intensamente come tutti

una ragazza qualsiasi in una sera di pioggia,

catturerai i suoi capelli disperati

tra il vento triste delle finestre.

Allora ti chiarirai diversi dubbi,

ma altri cresceranno come erba di giugno

(l’amore come sempre).



Allora colpirai

il bordo duro e concreto della vita,

e un altro, come te, si unirà baciando

le tue ginocchia. E l’uomo

proseguirà il suo canto trionfale

sulla terra.



Settembre del 1969


Ley



A mi limonero lo he visto crecer

orgulloso en el traspatio anémico.

Esplendorosamente verde mi limonero

enciende la ventana como un desafío.

Trabajo me costó la semilla

germinando,

el cuido contra el viento y las hormigas.

Y encima de todo paciencia.

Y encima de todo esperanza.



Pero ahora es una justa realidad

para los ojos y el olfato.



Con todo esto no quiero insinuar,

hijos de perra,

mi tremendo dolor llegado el caso,

pues sepan que si me rompen ese árbol,

ahora mismo en este instante

miles de manos andan sembrando miles

de limoneros.



Eso me reconforta,

me despreocupa por completo.



noviembre de 1971


Legge



Ho visto crescere il mio limone

orgoglioso nel cortile anemico.

Splendidamente verde il mio limone

illumina la finestra come una sfida.

Fatica mi costò il seme

germogliando,

la cura contro il vento e le formiche.

E soprattutto pazienza.

E soprattutto speranza.



Ma adesso è una giusta realtà

per gli occhi e l’olfatto.



Con tutto questo non voglio alludere,

figli di cagna,

al mio tremendo dolore se dovesse accadere,

sappiate che se mi abbattete quell’albero,

proprio adesso, in questo istante,

migliaia di mani semiranno migliaia

di limoni.



Tutto ciò mi conforta,

mi toglie ogni preoccupazione.



novembre del 1971

Felix Luis Viera ha pubblicato in Italia: Il lavoro vi farà uomini (L'ancora del Mediterraneo), La patria è un'arancia (Il Foglio Letterario).

venerdì 18 gennaio 2013

La del estribo
di Felix Luis Viera

Felix Luis Viera - La patria è un'arancia - Edizioni Il Foglio

para G.



A veces siento que más que tu amador

soy tu pasado.

Vine contigo



Tú estabas en la nieve en una tarde de sol y yo solté mis trineos

hacia donde Tú

y tú eras la flama que todo el mundo quisiera ver alumbrar sobre la nieve



Pero en realidad fue entre las montañas

en una ciudad que es mejor que pase a la historia sin nombre



Tú estabas entre las lámparas, los vasos, la gente, las cucharas

Tú eras de pronto una lámpara que iluminaba desde el valle cercano



Más que tu amador

soy tu pasado

Vine de ti

soy tu hijo más pequeño,

más leve



Ama al poeta

él te encontró entre los jardines y los rompecabezas

Él ha venido caminando desde la derrota para encontrarte

Eres la última reminiscencia de su tierra perdida

eres el olor a leña que aún llega desde los fogones de su infancia

No olvides al poeta



No lo olvides

Él para ti anidó colibríes al borde de la Muerte

contra la Muerte

Él te ha amado con el fervor de esas golondrinas que migran hacia el lado opuesto de la

Muerte

Te ha amado como a esas palmeras incendiadas en las noches de amor

en aquellas playas donde nadie quisiera morir



El poeta se irá antes que tú

pero primero arderán todos tus bosques

y aun los más humildes de tus pétalos sabrán del fuego

Ámalo, ni entonces lo abandones:

cuando hayan desaparecido sus versos, su cuartilla más gloriosa,

los puentes que cruzó

No lo olvides ni entonces:

él fue tu pasado

él vino contigo

él te amó con el reflejo del cuchillo en la rosa

y fue por ti que en el instante inesperado se sumó al amanecer.



Septiembre de 2002





Il mio sostegno
Traduzione di Gordiano Lupi
www.infol.it/lupi



para G.



A volte sento che non sono il tuo amante

ma il tuo passato.

Sono venuto con te.



Tu stavi nella neve in una sera di sole e io sciolsi le mie slitte

verso dove eri Tu

e tu eri la fiamma che tutti volevano veder luccicare sulla neve.



Ma in realtà fu tra le montagne

in una città che è meglio passi alla storia senza nome.



Tu eri tra le lampade, i vasi, la gente, i cucchiai.

Tu eri all’improvviso una lampada che illuminava dalla valle vicina.



Più che il tuo amante

sono il tuo passato.

Provengo da te

sono il tuo figlio più piccolo,

più lieve.



Ama il poeta

lui ti incontrò tra i giardini e i rompicapo.

Lui è venuto a piedi dalla sconfitta per incontrarti.

Sei l’ultima reminiscenza della sua terra perduta

sei l’odore di legna che ancora proviene dai focolari della sua infanzia.

Non dimenticare il poeta.



Non lo dimenticare.

Lui per te nidificò colibrì al margine della Morte

contro la Morte.

Lui ti ha amato con il fervore di quelle rondini che migrano verso il lato opposto della

Morte.

Ti ha amato come quelle palme incendiate nelle notti d’amore

su quelle spiagge dove nessuno vorrebbe morire.



Il poeta se ne andrà prima di te

ma prima bruceranno tutti i tuoi boschi

e anche i più umili tra i tuoi petali profumeranno di fuoco.

Amalo, non abbandonarlo mai:

quando saranno scomparsi i suoi versi, la sua cartella più gloriosa,

i ponti che attraversò.

Non dimenticarlo mai:

lui fu il tuo passato

lui venne con te

lui ti amò con il riflesso del coltello nella rosa

e fu per te che nell’istante più inatteso si unì all’alba.



Settembre 2002

sabato 12 gennaio 2013

Felix Luis Viera, un poeta cubano

Esquema de los amantes clandestinos


di Felix Luis Viera

(23 de julio de 1991)



Para Marilis



Los amantes clandestinos sólo tienen punto de partida.

Las estaciones adonde llegan son siempre sitios intermedios.

Viajan los amantes clandestinos en carromatos destartalados.

Viajan y viajan y no saben ni remotamente dónde terminar.

Viajan.

En cualquier taberna oscura toman vino del

peor (para despistar) y se sirven de las posadas más

astutas y blanden y afilan un puñal que nunca podrán

utilizar contra nadie.

En su camino aprenden a cuidarse de los

Generales y los Presidentes (los Generales y los Presidentes

nunca aprueban a los amantes clandestinos, ni siquiera

cuando ellos mismos sean amantes clandestinos)

y aprenden a cuidarse del olfato de los perros y

de ciertos números mágicos que iluminan las noches.

Viajan.

No quieren detener su viaje y a la vez

quieren detenerlo, entre otras razones, porque les salen

ampollas en la memoria y un líquido abrasivo

les derrite cierta porción parecida a la conciencia.

Siguen.

Viajan.

Llenan tarjetas falsas y se hacen pasar por árboles y

cestos de basura,

la bandera que llevan en su carromato cada vez les parece

más dudosa, pierde esplendor,

el viaje es demasiado largo, o no es un viaje,

es un ir, un ir, sólo un ir.

Pero, agotados, siguen, no hay regreso.

Hasta que el carromato destartalado se derrumba,

y los caballos revientan

y a ellos les suda el alma

y sacan aquel puñal

y con él

asesinan el punto de partida.





Progetto degli amanti clandestini

(23 luglio 1991)

Per Marilis



Gli amanti clandestini hanno solo un punto di partenza.

Le stazioni dove giungono sono sempre luoghi intermedi.

Viaggiano gli amanti clandestini su carrozzoni scassati.

Viaggiano, viaggiano senza sapere dove finiranno.

Viaggiano.

In qualche taverna oscura bevono il vino

peggiore (per depistare) e si servono delle pensioni più

nascoste mentre agitano e affilano un pugnale che mai potranno

utilizzare contro nessuno.

Nel loro cammino apprendono a difendersi dai

Generali e dai Presidenti (i Generali e i Presidenti

non approvano mai gli amanti clandestini, neppure

quando loro stessi sono amanti clandestini)

a apprendono a difendersi dal fiuto dei cani e

da certi numeri magici che illuminano le notti.

Viaggiano.

Non vogliono fermare il loro viaggio ma al tempo stesso

vogliono fermarlo, tra gli altri motivi, perché vengono fuori

ampolle dalla memoria e un liquido abrasivo

dissolve una parte che ricorda la loro coscienza.

Vanno avanti.

Viaggiano.

Riempiono documenti falsi, si fanno passare per alberi e

cesti della spazzatura,

la bandiera che sventolano sul loro carrozzone ogni volta pare

più incerta, perde splendore,

il viaggio è troppo lungo, o non è un viaggio,

è un vagare, un vagare, solo un vagare.

Ma, sfiniti, vanno avanti, non esiste un ritorno.

Fino a quando il carrozzone scassato non si sfascia,

i cavalli crepano

e la loro anima suda,

così estraggono quel pugnale

e con lui

assassinano il punto di partenza.


Traduzione di Gordiano Lupi