giovedì 10 ottobre 2013

Yoani parla dal Messico


 
 
Yoani afferma che vive in un paese che rappresenta una sfida costante per la creatività e per l'ingegno, dice che soltanto l'inventiva permette di aprire un varco e di far sentire la propria voce. Yoani critica la censura, dice che a Cuba c'è Internet senza Internet, come quando ai tempi del periodo speciale c'era il macinato di carne senza la carne e le donne cubane lo preparavano usando la buccia della banana verde. La blogger aggiunge che Internet è carissimo, non alla portata di tutte le tasche, e che le vere informazioni non circolano tra la gente. A suo parere la sfida è quella di formare un popolo più colto, perché soltanto disponendo di maggiore cultura i cubani potranno capire quanto sia importante lottare per il cambiamento.
Abbiamo riportato - in estrema sintesi - le parole della Sanchez, che non ha detto niente di nuovo o di eclatante, rispetto a quanto dice e scrive da almeno sei anni. Aggiungiamo che questa dichiarazione non è stata rilasciata da un bunker sorvegliato dalle Forze Armate cubane o dalla polizia segreta di Raul Castro, ma dal palcoscenico messicano del'Universal Thinking Forum, nel quale la blogger era stata chiamata a parlare. Yoani è uscita da Cuba - come ha fatto innumerevoli volte - e sta rientrando a casa, senza subire per le sue dichiarazioni (non certo tenere sul governo cubano) particolari problemi e/o repressioni. Yoani parla di mancanza di cultura a Cuba e non mi sento di condividerla, ma non sono con lei neppure quando afferma che il suo paese rappresenta una sfida continua per la creatività, perché mi basta dare un'occhiata agli ultimi prodotti della cinematografia e della letteratura cubana per rendermi conto che sono di gran lunga superiori ai nostri. Un regista come Daniel Diaz Torres (La pelicula de Ana), ma anche un Alejandro Brugues (Juan de los muertos), narratori come Leonardo Padura Fuentes (L'uomo che amava i cani), non sono stati certo limitati nella loro creatività!
 
Viene da chiedersi: Yoani vive una Cuba reale o quella che le dicono di raccontare?
E' da un po' di tempo che vorrei capirlo. Tralasciando il fatto che Radio TV Martì e El Nuevo Herald sembrano essersi trasformati nei periodici di Yoani Sanchez... Non amiamo il Granma, ma neppure i quotidiani che sono l'esatto contrario, ma con identici problemi di obiettività.
Gordiano Lupi

giovedì 3 ottobre 2013

Omar Santana e il crack USA


L'umorista cubano Omar Santana si dedica alla difficile situazione economica USA. E lo fa con la consueta graffiante ironia. Non serve la traduzione...

Gordiano Lupi

martedì 1 ottobre 2013

Nuovo film sui gay a Cuba


Jorge Perugorría, attore e regista cubano, ha appena finito di girare il suo quarto film, dopo Amor crónico (2012) , Se vende (2012) e Afinidades (2010), nel quale propone “un nuovo sguardo” sul mondo gay. L’attore riscosse un grande successo interpretando Fresa y Chocolate (1994), diretto da Tomás Gutiérrez Alea (Titón) e Juan Carlos Tabio, nominato al Premio Oscar come miglior pellicola straniera. Il film racconta la storia di un’amicizia tra un giovane eterosessuale e un colto omosessuale e rappresenta uno spaccato veritiero della Cuba di fine secolo XX, tra embargo, caduta del blocco sovietico e periodo speciale. Fresa y chocolate aprì un dibattito sulla situazione degli omosessuali a Cuba che con il tempo ha portato molti cambiamenti positivi, merito anche dell’impulso innovativo dato da Mariela Castro al CENESEX. Il nuovo film girato da Perugorría s’intitola Fátima o el Parque de la Fraternidad e racconta il mondo omosessuale in un contesto più moderno, completamente diverso rispetto agli anni Novanta. Si tratta della storia di Fatima, un giovane contadino che abbandona il paese natale per vivere come travestito all’Avana. La pellicola parte da un racconto di Miguel Barnet, scrittore di regime come pochi, vincitore del premio Juan Rulfo, proprio come il racconto di Senel Paz che inspirò Fresa y Chocolate. Lo sceneggiatore, Fidel Antonio Orta, afferma che “la pellicola è un canto all’amore, alla diversità, alla capacità di resistenza degli esseri umani e di non arrendersi di fronte agli ostacoli”. Da appassionati e studiosi del cinema cubano rivoluzionario, siamo proprio curiosi di vederlo.
Gordiano Lupi
www.infol.it/lupi

martedì 24 settembre 2013

Il fumetto satirico cubano

Vi presento alcune vignette satiriche che in questi ultimi giorni sono comparse su periodici di Miami come El Nuevo Herald e Martì Noticias.

 
Omar Santana ironizza sulla sua Cuba che non cambia mai. Raul Castro cerca di camuffare la solita minestra, ma il cubano che analizza al microscopio esclama sconcertato: "Sempre la stessa cosa".
 
 
Garrincha, invece parla del Libano e dell'Iran. La vignetta si commenta da sola.

 
Ancora Omar Santana, ci racconta un Papa dagli atteggiamenti insoliti.
 
Gordiano Lupi

domenica 22 settembre 2013

Commerciante, una brutta parola



di Yoani Sánchez
da Generacion Y - La Stampa


Se la realtà potesse personificarsi, entrare in un corpo, avere contorni fisici, se una società potesse essere rappresentata come un essere vivente, la nostra sarebbe un adolescente nel periodo della crescita. Una persona che si vede allungare braccia e gambe, che desidera scrollarsi di dosso il paternalismo e diventare adulto. Ma quel ragazzo imberbe, indossa un vestito così stretto che non riesce quasi a respirare. La nostra quotidianità è rimasta schiacciata dal corsetto di una legalità fatta di eccessive proibizioni e di un’ideologia antiquata e poco funzionale. Dipingerei così la Cuba di oggi, perché una forma di pubertà repressa, rappresenta bene il contesto in cui vivo.
Il governo non pare propenso a riconoscere le nostre necessità di espansione economica e politica. Al contrario, tenta di costringerci in forme assurde. Basti vedere il caso del limitato numero di occupazioni consentite per il lavoro “per conto proprio”, quel settore che in qualunque altro paese sarebbe definito “privato”.  Invece di ampliare il numero di licenze per includere molte altre attività di produzione e servizi, le autorità pretendono di ritagliare la realtà in maniera tale da farla ricadere nell’elenco delle cose consentite. La legge non cerca di incentivare creatività e talento, ma è come una briglia stretta che limita il campo di azione individuale.
L’ultimo esempio di questa contraddizione lo vediamo con le azioni di polizia contro chi vende vestiti importati, che provengono fondamentalmente da Ecuador e Panama.  Secondo i media ufficiali molti di questi mercanti hanno utilizzato una licenza da “Sarto” che consentiva di commercializzare gli articoli prodotti con le loro macchine da cucire, per offrire invece camicie, pantaloni e borse di confezione industriale. I trasgressori sono stati puniti con il sequestro della mercanzia e con multe esorbitanti. In questo modo gli ispettori pretendono di far indossare alla nostra realtà la camicia di forza di quanto stabilito dalla Gazzetta Ufficiale.
Invece di tanta persecuzione sarebbe opportuno autorizzare il lavoro del “commerciante”. Comprare, trasportare e rivendere articoli molto richiesti non dovrebbe essere considerato un delitto, ma un’attività regolata da contribuzione fiscale tramite imposte. Negare  questo meccanismo strategico dell’ingranaggio di ogni società significa ignorare la struttura economica sociale. L’apparato legale di una società non esiste per condannarla all’infanzia del piccolo chiosco, della manifattura e della vendita di frittelle, ma per aiutarla a progredire professionalmente e materialmente. Fino a quando il governo cubano non accetterà queste regole elementari dello sviluppo, la nostra realtà dovrà crescere allungando le braccia verso illegalità e clandestinità.

Traduzione di Gordiano Lupi
www.infol.it/lupi

giovedì 19 settembre 2013

Cantanti di protesta

Garrincha e le canzoni di protesta




- Noi sì che parliamo di cose sacre per il popolo di Cuba! Come in questa canzone, che parla dei dolci favoriti dei Cinque Eroi!

Questo è il grido del cantante di Garrincha, emulo governativo di Robertico.

I Cinque Eroi sono i cinque agenti cubani, prigionieri del governo USA, accusati di aver svolto attività di sipionaggio in territorio americano. Come è noto a chi segue le cose di Cuba, la propaganda governativa fa largo uso del tema in funzione nazionalista...

Il futuro chiarirà i motivi per cui Robertico ha cantato quella canzone in TV. Il tempo è galantuomo, come nel caso del battibecco all'Università tra Eliecer Avila e Ricardo Alarcon. Come tutti hanno potuto vedere, Alarcon è stato defenestrato. Uno più uno, anche a Cuba, fa sempre due.

Gordiano Lupi

giovedì 12 settembre 2013

Perché scrivo poco di Cuba


Non mi occupo molto di Cuba da un po’ di tempo a questa parte. Qualcuno mi fa notare che è un male, che potrebbe essere interpretato come un segnale di un certo tipo. Bene. Mi fa piacere che qualcuno abbia a cuore le sorti di quel che dico e di quel che faccio, più di quanto le abbia a cuore io. Vorrei spiegare anche a me stesso il motivo per cui mi occupo meno di Cuba da un punto di vista politico, ma non smetto di leggere e tradurre letteratura cubana, né di vedere pellicole caraibiche, né di ascoltare buona musica che proviene dall’Isola. Vorrei spiegarmelo il motivo, ma non ci riesco, almeno non ci riesco in maniera convincente e definitiva.
Provo a buttare lì qualche argomento, ma si tratta solo di esempi.
In Italia vivono moltissimi cubani, quasi nessuno fa politica, pochi conoscono l’esistenza dei blogger indipendenti, la maggioranza dei cubani esuli pensa solo a mandare soldi a casa, cercando di avere meno problemi possibili con il regime. Parola d’ordine: “Non mi occupo di politica!”. Io, in compenso, per scrivere della loro terra, ho perso la possibilità di rientrare a Cuba.
I dissidenti cubani spesso non sono migliori di chi li governa (male), molto spesso raccontano balle degne di Fidel Castro (che almeno le sapeva dire), in tanti casi inventano di sana pianta, diffondono cattiva informazione, rendono incredibili persino le cose credibili. Per esempio, la stampa alternativa racconta la storia di un’attrice cubana picchiata a sangue da agenti in borghese perché colpevole di simpatie anticastriste. Come si fa a prendere la notizia per oro colato, visti i precedenti? Chi mi assicura che la verità stia nei racconti dei dissidenti e non nella versione ufficiale di una donna malmenata per una lite dai vicini di casa? Mi pare che una volta l’abbia scritto Leonardo Padura Fuentes (voce autorevole della cultura cubana): “Servirebbe una vera stampa libera e indipendente perché sia i giornali di regime che i periodici alternativi non sono affidabili”.

Aggiungiamo un’altra postilla.

Mi scrivono da una località italiana dove organizzano un festival di cinema che vorrebbero invitare Yoani Sánchez e proiettare Forbidden Voices, la blogger cubana dovrebbe parlare anche a nome della blogger cinese e di quella iraniana. Ora, a parte che io non sono l’agente di Yoani ma solo il traduttore, mi domando come potrebbe Yoani Sánchez parlare a nome di situazioni che non vive e che non conosce? Forbidden Voices è un buon film di cui per primo ho parlato in termini entusiastici, ma fin da subito ho sottolineato che tra un dissidente cubano e un cinese (o iraniano) corre una differenza abissale in termini di rischi e di sicurezza personale.
Concludiamo dicendo che ultimamente il blog di Yoani Sánchez non è che regali quelle perle di originalità, di realismo e di letteratura che in precedenza aveva elargito ai lettori. Crisi? Aggiungo: crisi sua o crisi mia? Non ho certezze, come vedete, ma solo tanti dubbi, che affiorano e che da un po’ di tempo a questa parte si sono fatti insistenti, inquietanti, opprimenti. E la cosa mi pesa, se non ne scrivo, con grande franchezza, come sono abituato a fare. Anche perché - a differenza di molti, schierati per interesse da una parte o dall’altra - non ho in ballo niente da tutelare, né il mio nome, né la mia credibilità, né un posto di potere, né una carriera costruita su menzogne e incantamenti.

In ogni caso, lontano da Cuba, ho riscoperto il cinema italiano del passato, le pellicole che ho sempre amato, mi sono dedicato a un’altra delle passioni della mia vita, la sola cosa che mi accomuna al grande Guillermo Cabrera Infante. E mi sono occupato della mia piccola Piombino, la mia città, riscoprendo la sua storia, le sue leggende, il suo passato. Sono andato alla ricerca del tempo perduto, consapevole che parte di questo tempo passa anche lungo le strade polverose di Cuba, nonostante tutto.

Gordiano Lupi
www.infol.it/lupi