Visualizzazione post con etichetta amir valle. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta amir valle. Mostra tutti i post

mercoledì 6 marzo 2013

Il caso Santiesteban

di Amir Valle
Seconda Parte

Angel e suo figlio Eduardo

2. La ragnatela giudiziaria di un’infamia

False prove

Il 29 luglio del 2009 Ángel Santiesteban viene arrestato, con l’accusa di aver violentato la sua ex moglie, Kenia Rodríguez, dalla quale è separato da 4 anni e che adesso vive con un membro del Ministero degli Interni. Viene dimostrato che nel giorno della supposta violenza Ángel non si trovava in casa della donna, inoltre lei rifiuta di sottoporsi al controllo medico per convalidare l’accusa. Una seconda denuncia della ex moglie, Kenia Rodríguez: questa volta lo scrittore è accusato del furto di gioielli di famiglia. La donna rifiuta di riconoscere i gioielli in fotografia e la denuncia resta lettera morta. Arriva una terza denuncia di Kenia Rodríguez per furto di denaro. Ángel Santiesteban dimostra ancora una volta che non si trovava nel luogo dei fatti. L’ex moglie non fornisce prove e la denuncia non produce conseguenze. Un mese dopo Ángel Santiesteban si trova vicino (60 metri) alla sua ex moglie. È accusato di molestie, ma questa volta la denuncia non viene accettata. Quindici giorni dopo, un corto circuito proveniente da un’apparecchiatura elettrica deteriorata provoca un incendio in casa di Kenia Rodríguez, che per fortuna non è dentro l’abitazione. In ogni caso, l’ex moglie denuncia ancora Ángel Santiesteban, questa volta per tentato omicidio. Ángel viene liberato perché dimostra che non si trovava in quel luogo al momento dei fatti, ma il giorno dopo viene convocato alla stazione di polizia e deve pagare una multa pari a 1500 pesos. Inoltre gli viene vietato di andare al Festival de La Palabra (Festival della Parola), a San Juan, Puerto Rico, dove era stato invitato.

Passano pochi giorni, il suo caso viene assegnato a un nuovo Giudice Istruttore e tutto cambia. Vengono riattivate le vecchie denunce e lo scrittore si trova a dover rispondere per una serie di accuse che potrebbero portarlo a subire una pesante condanna (54 anni di detenzione!).

Irregolarità giudiziarie

Viene presentato un solo testimone, che comincia a gridare di non obbligarlo a fare dichiarazioni contro Ángel Santiesteban. Il testimone si reca a casa di Ángel e spiega davanti ad alcuni vicini che è stato obbligato a deporre falsità contro di lui. Le parole del testimone vengono registrate in un video. L’accusa ritira il testimone di comodo dalla causa.

Il fascicolo con gli atti di causa non si trova da nessuna parte, anche se per legge dovrebbe essere a disposizione della difesa. Finalmente, si viene a sapere che è stato consegnato a un ufficiale di nome Ribeiro, a Villa Marista, prigione centrale della Sicurezza di Stato (polizia politica di Cuba).

Tra settembre e ottobre 2011, l’avvocato difensore rinuncia all’incarico per aver ricevuto intimidazioni e minacce dopo aver accettato di difendere lo scrittore. Ángel contatta un nuovo legale: Miguel Iturria Medina, che riesce a dimostrare la falsità delle accuse più gravi, subito ritirate dal fascicolo penale. Il Tribunale chiede una pena pari a 15 anni di detenzione, contro i precedenti 54.

Dopo 3 anni di attesa, nel mese di ottobre 2012, si celebra il processo pubblico. L’avvocato difensore dimostra l’inconsistenza delle poche prove presentate, incluso la relazione di un perito calligrafo che fonda la colpevolezza di Ángel sul fatto che scrive con una “certa” inclinazione, e compone le parole “con una grandezza molto sospetta”. Arriva la condanna annunciata per Ángel Santiesteban: cinque anni di detenzione. La difesa è sconcertata, perché ha dimostrato la falsità di ogni prova presentata e il legale dello scrittore dichiara che il massimo della pena per il suo assistito poteva essere una multa, anche facendo riferimento ai meriti sociali e alla fedina penale intonsa.

3. Vergognose evidenze di un’infamia

Da quando è cominciata la sporca campagna di criminalizzazione dello scrittore cubano Ángel Santiesteban Prats, sono in molti a sostenere che il giudizio per presunti reati comuni contro questa nota figura della letteratura cubana è stato un processo ingiusto. Sono state compiute gravi irregolarità per far calare il silenzio sui veri motivi di una rappresaglia da parte della polizia politica: le forti critiche contro Raúl Castro e le accuse contro il totalitarismo del regime pubblicate da Ángel nel blog “Los hijos que nadie quiso” (“I figli che nessuno ha voluto”).

Indichiamo di seguito le violazioni più scandalose, dimostrate dall’avvocato difensore, Miguel Iturria Medina, durante il Ricorso in Cassazione contro il verdetto di Primo Grado del Tribunale Provinciale Popolare dell’Avana.

1.- La polizia ha sempre considerato infondate le accuse presentate contro Ángel Santiesteban dalla sua ex moglie, Kenia Rodríguez, ma a un certo punto è stato nominato un nuovo Giudice Istruttore che ha riaperto il fascicolo penale basato sulle precedenti false accuse.

2.- L’accusa ha presentato un testimone falso: Alexis Quintana Quindelán, che ha confessato di aver mentito su istigazione di Kenia Rodríguez che gli aveva promesso in cambio benefici personali. Tale ritrattazione successiva è stata registrata dalla difesa ed è stata pubblicata su Youtube.

3.- Il dossier penale, che per legge doveva essere depositato presso gli uffici della polizia e del tribunale, non si è trovato per mesi, infine è stato rinvenuto dalla difesa a Villa Marista, nelle mani della polizia politica.

4.- Le prove fornite dall’accusa in merito alle violenze e aggressioni che Ángel Santiesteban avrebbe perpetrato nei confronti della sua ex moglie sono state smentite nel corso del giudizio, grazie ad accurate perizie medico - legali. La difesa ha dimostrato un preciso interesse di Kenia Rodríguez a pregiudicare l’integrità morale e sociale di Ángel.

5.- La prova dell’accusa che la presunta azione aggressiva di Ángel Santiesteban contro la sua ex moglie avrebbe provocato danni psicologici sul figlio, Eduardo Ángel Santiesteban Rodríguez, è stata smentita dalla maestra del ragazzo, Yahima Lahera Chamizo, che ha dichiarato all’avvocato difensore come il giovane sia stato fatto oggetto di pressioni da parte della madre per rilasciare dichiarazioni contro il padre. Inoltre, lo stesso ragazzo ha negato ogni tipo di aggressione da parte del padre nei confronti della madre. Nessuna di queste dichiarazioni è stata presa in considerazione dal Tribunale.

5.- Durante la detenzione di Ángel Santiesteban, a novembre 2012, perché insieme ad altri oppositori chiedeva la liberazione di un avvocato dissidente, l’agente della polizia politica chiamato “Camilo”, dopo averlo minacciato di morte gli avrebbe detto: “Ti faremo dare cinque anni di galera!”. La cosa strana è che la sentenza del Tribunale non era ancora stata pronunciata.

6.- La condanna a cinque anni di reclusione è in ogni caso sproporzionata al delitto, visto che la legge prevede per casi simili “da tre mesi a un anno di prigione, oppure una pene pecuniaria”. Inoltre, la legge propende per non privare il reo della libertà personale, ma preferisce misure alternative al carcere.

In definitiva, come affermano molti intellettuali che denunciano questa ingiustizia, si tratta di violazioni sufficienti per rendere invalido il processo che ha condannato Ángel Santiesteban Prats.


Traduzione di Gordiano Lupi

mercoledì 1 agosto 2012

In Puglia con Amir Valle


di Giovanni Agnoloni

Rientro da una di quelle trasferte di lavoro che sono dei viaggi nel senso più ricco della parola. In Puglia, invitato insieme allo scrittore cubano Amir Valle a presentare Non lasciar mai che ti vedano piangere, suo romanzo da me tradotto, edito da Anordest per la collana “Célebres Inéditos”.
La serata, svoltasi a Castellaneta (TA), rientrava nel programma di “Spiagge d'Autore”, manifestazione pregevolmente organizzata dalla Regione Puglia, in collaborazione con l’Agenzia PugliaPromozione, la Confcommercio Puglia e il Teatro Pubblico Pugliese.
Non lasciar mai che ti vedano piangere è un romanzo potente, di grande impatto sul piano letterario, umano e storico. L'ho voluto sottolineare fin da subito, nell'ex-Convento delle Clarisse, una piccola e bellissima chiesa sconsacrata nel centro dell'affascinante cittadina; subito dopo l'introduzione del moderatore Fabio Salvatore. Sì, perché è vero che la presenza di Charlie Chaplin imbeve di sé un'opera che ha nelle memorie cinematografiche un motore fondamentale – fatto significativo, visto che presentavamo il libro nel paese natale di Rodolfo Valentino, il mito per eccellenza del cinema muto, laddove Chaplin ha segnato proprio la transizione al sonoro.
Tuttavia, il romanzo è notevole anche da tanti altri punti di vista. Non soltanto perché, per la prima volta, accosta la figura di Chaplin e quella di “Che” Guevara, evocando – in uno dei suoi filoni narrativi – il progettato rapimento, da parte del giovane Ernesto, del “padre” di Charlot e di Marilyn Monroe e Joe DiMaggio, nel 1952. E neanche solo perché – seguendo lo spunto dato a Valle dallo scrittore paraguayano Augusto Roa Bastos – unisce a questo elemento la vicenda (altrettanto fondata su risultanze documentali) del piano di sequestro di Chaplin da parte di Hitler, nel 1942, dopo aver visto Il grande dittatore. C'è anche un altro motivo, ancor più lacerante. Queste due storie, infatti, associate a quella del trafugamento del cadavere dell'attore nel 1978 in Svizzera, s'intrecciano con la drammatica esperienza di vita di Anika, nome fittizio di una donna reale, che oggi vive sotto falsa identità negli Stati Uniti, ma che, dopo una giovanissima età vissuta in gran parte da orfana, ha trascorso un'adolescenza di violenze indicibili: prima da parte dello zio a cui era stata affidata, poi, finita in riformatorio per averlo ucciso perché la violava e la faceva prostituire, da parte del gruppo di ragazzi neonazisti del cui leader, Ernan, si era innamorata; salvo poi uscirne, sia pur a un prezzo terribile, salvata dai ricordi d'infinita dolcezza dei film di Chaplin che vedeva da piccola.
Alle spalle, una trama di inquietanti presenze di estrema destra; una rete di entità occulte realmente esistente in Europa e facente capo alla figlia di “cotanto” padre Gudrun Himmler.

È questa la vicenda che fa da collante tra tutti i temi eccellentemente intrecciati in questo libro, e che ci ficca nello stomaco una botta di viscerale sofferenza, sia pur sublimata da uno stile profondamente armonioso.
Tutte queste valenze, unite alla storia personale dell'autore – esule a Berlino perché anticastrista, e che per più di un anno è stato, per questo motivo, impossibilitato a vedere il figlio più piccolo, e da sei non vede i genitori – e alla sua profonda fede cristiana, sono emerse nel suo dialogo con Fabio Salvatore (cui ho partecipato in veste di interprete, a volte cedendo alla tentazione di aggiungere qualche dettaglio, memore delle sensazioni lasciatemi dal romanzo) e, nella parte finale, con l'attrice Sarah Maestri, autrice de La bambina dei fiori di carta (Aliberti Editore).
Memorabile cornice dell'appuntamento, i panorami lunari della gravina di Castellaneta e i vicoli di Bari Vecchia, tra il Castello, la Cattedrale, la Basilica e il porto, dalle tinte assolate così vicine ai colori dell'Avana Vecchia, come Amir Valle mi ha confessato.
Una tre-giorni in cui ho potuto sentire il retrogusto di una e forse di tante vite. Com'è vero anche per Non lasciar mai che ti vedano piangere. Per questo è importante leggere il romanzo. Perché è imbevuto anche del dolore di cui non parla.

giovedì 26 luglio 2012

Anteprima mondiale per Amir Valle domani in Puglia


venerdì' 27 luglio ANTEPRIMA MONDIALE DEL LIBRO



Domani venerdì 27 nel Palazzo Marchesale di Laterza, alle ore 20.30, lo scrittore Amir Valle e il traduttore Giovanni Agnoloni presenteranno il suo ultimo libro "Non lasciar mai che ti vedano piangere" (ed.Anordest).

Valle è un esule cubano e vive a Berlino. Scrittore, critico letterario e noto giornalista, è considerato
una delle voci fondamentali della narrativa contemporanea latino-americana. La sua opera è stata elogiata da scrittori come Manuel Vázquez Montalbán e i premi Nobel per la Letteratura Gunter Grass e Mario Vargas Llosa.

Vincitore di importanti premi letterari internazionali come il Premio Internazionale Mario Vargas Llosa, il Premio Internazionale Rodolfo Walsh per il miglior libro al mondo in lingua spagnola e il Premio Internazionale di romanzi noir di Carmona, Premio Novelpol per il miglior romanzo noir pubblicato in Spagna. La casa editrice più importante in Spagna, Planeta, pubblicó Jineteras (2006), considerato dalla crítica il miglior bestseller underground della letteratura cubana degli ultimi cinquant’anni.
Un romanzo d’impatto, che intreccia tra loro i destini di personaggi che hanno segnato il Novecento. Su tutti, Charles Chaplin, al centro di intrighi politici e sconcertanti coincidenze storiche: un rapimento ordinato da Hitler nel 1941, dopo aver visto Il grande dittatore; un tentato sequestro dell’attore insieme a Marylin Monroe e Joe Dimaggio, ordito da Ernesto Guevara nel 1952; il trafugamento del cadavere di Chaplin da parte di un gruppo di estrema destra, nel 1978.
Tre storie che convergono nelle parole di una neonazista pentita, vittima di
indicibili violenze e salvata dall’orrore proprio dal ricordo dei film di Chaplin.
Le sue memorie dolorose collegano tutte le vicende narrate, che toccano alcuni tra i massimi drammi del Novecento: da una parte, la seconda guerra mondiale, i campi di sterminio e Berlino distrutta e poi lacerata dal Muro; dall’altra, il Sudamerica segnato dalla povertà e il sogno di un’utopica rivoluzione. E' una storia di intrighi legati allo stesso personaggio storico, il che ne fa un romanzo noir con una particolare connotazione storica.