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sabato 23 novembre 2019

Rainer Maria Rilke tradotto da Raffaela Fazio


Rainer Maria Rilke
Silenzio e tempesta - Poesie d’amore

a cura di Raffaela Fazio Marco Saya 
Edizioni Euro 15 - pag. 125

Marco Saya è un editore benemerito solo per il fatto di occuparsi esclusivamente di poesia, classica e contemporanea, con cura certosina, avvalendosi di autori e traduttori eccellenti che impreziosiscono un catalogo di grande qualità.
Silenzio e tempesta  di Rainer Maria Rilke (Praga, 1875 – Montreux, 1926) contiene una serie di traduzioni a tema amoroso raccolte da Raffaela Fazio (Arezzo, 1971), poetessa pure lei di buon valore, forse per questo molto abile nel rendere in italiano la musicalità del verso tedesco. Per Fazio non ha importanza il tipo di amore espresso dalle liriche di Rilke - divino o terreno, con possesso o senza possesso, materiale o spirituale - quel che conta è il sentimento che diventa il filo conduttore di un discorso poetico. Solitudine, silenzio, accettazione del dolore e della morte, inquietudine, senso di provvisorietà del mondo e degli affetti, tutto confluisce nell’amore, che per Rilke è opera suprema, tutto il resto non è che preparazione. L’amore come dono di sé, come abbandonarsi a un altro, una donna come una divinità, come compimento di un cammino spirituale e sentimentale, mai scontato, sempre complesso e intenso. Raffaela Fazio sceglie di tradurre i testi di Rilke che più si avvicinano al suo modo di concepire la poesia, a metà strada tra lucidità e visionarietà, caratterizzati da un pensiero cristallino e da parole che offrono molteplici significati e interpretazioni. Bene scrive Massimo Morasso, nella colta postfazione: “La sua traduzione riesce a essere una lettura amorosa dei testi d’amore del più amoroso fra i più significativi poeti lirici del Novecento tedesco”. Non resta che leggere qualche componimento del grande poeta, reso vivo e vibrante dalla raffinata traduzione italiana di Raffaela Fazio. Il volume è corredato - per gli esperti di tedesco - di testo originale a fronte.

La sera è il mio libro. Un vermiglio
bagliore di damasco le riveste;
ne disserro i dorati fermagli
senza fretta, con mani fresche.

Leggo la prima pagina scoprendo,
lieto, il suo tono familiare,
più sottovoce leggo la seconda,
la terza l’inizio già a sognare.

(da Dir sur Feier)

Spegni i miei occhi, lo stesso ti vedo,
chiudi le mie orecchie, riesco ad ascoltarti,
ti vengo incontro anche senza piedi
e senza bocca posso supplicarti.
Spezzami le braccia e col cuore,
come fosse una mano, io ti prendo,
arresta il cuore, sarà la mente a pulsare,
e se nella mente fai scoppiare un incendio,
nel sangue allora ti saprò portare.

(da Das Strunden-Buch / das Buch von der Pilgerschaft)

Il mondo era nel volto dell’amata,
ma di colpo si è riversato fuori:
fuori è il mondo e non si può afferrare.

Perché dal volto amato, colmo,
che stavo sollevando, non ho bevuto il mondo,
quand’era vicino alla mia bocca, profumato?

Ah, se bevvi! Bevvi senza fine.
Ma anch’io di troppo mondo ero già pieno
E anch’io, bevendo, traboccai.

(1924)

Canto d’amore

La mia anima come trattenerla,
che la tua non sfiori? Come elevarla,
sopra di te, ad altro? Ah quanto vorrei celarla
in qualcosa che si è perso nell’oscurità,
in un luogo estraneo, silenzioso
che non seguiti a vibrare, al vibrare
delle tue profondità.
Ma tutto quello che ci tocca, insieme
Ci prende come un arco che produce
da due corde una sola voce.
E noi siamo tesi su quale strumento?
Quale violinista ci tiene nella mano?
O dolce canto!

(Da Nue Gedichte)

martedì 16 ottobre 2018

Capelli struggenti


di Franz Krauspenhaar

Marco Saya Edizioni - Pag. 90 - Euro 10



Franz Krauspenhaar è poeta anche quando fa prosa, ma quando scrive poesia tocca vertici di sublime bellezza difficilmente eguagliabili in questo asfittico Duemila letterario. Non credo che Franz si definirebbe uomo del Duemila, sono sicuro che come il concittadino Vecchioni opterebbe per la definizione di uomo del Novecento, secolo che ci rende orgogliosi di esserci nati per la grande fioritura culturale che l’ha caratterizzato. Krauspenhaar ha pubblicato nove romanzi, un saggio e cinque raccolte di poesie, tra le sue ultime operazioni intellettuali ricordiamo la pregevole collaborazione a una rivista culturale imprescindibile come Il Maradagal, ben diretta da Sara Calderoni. Capelli struggenti è una raccolta intensa e poeticamente uniforme composta da quattro sillogi: Momenti intimi - Strani momenti - La pertosse dell’anima - Complimenti, bistecche, laghi, il terrore, l’orrore, appuntamenti al buio, i capelli … Capitolo conclusivo affidato alle prose liriche del Gran finale con corse, violoncelli, merde, e i pezzi che ci compongono. Filo conduttore il pessimismo cosmico, il senso della profonda vacuità della vita, condito di sferzante ironia, quasi sarcasmo, che accompagna tenebrosi pensieri di morte incombente sui nostri giorni, compagna invisibile ma sempre presente, tale da rendere il poeta come un foglio giallo, sotto una biro che non scrive. Liriche che parlano di suicidio, angoscia, disperazione, mancanza d’amore, solitudine, assenza di speranza, viaggi verso terre lontane come la Thailandia, fratelli scomparsi in una feritoia della vita, madri ritrovate nel profumo di vaniglia, incubi che recano risvegli ansanti e sconvolti. Versi senza speranza come: Siamo tutti invecchiati/ non è stato difficile, il tempo/ ruba e scava dove trova, anzi trova/ sempre terra e detriti. Ma anche: In vent’anni non ho conosciuto nessuno/ ho incontrato migliaia di persone/ senza conoscere anima viva/ non sono solo, siamo in tanti/ ad essere soli. La morte immaginata come un’ultima birra, un domani che non avrà luogo, un’ultima pigione da pagare. E poi l’inutile estate, la prigione ad aria aperta, in attesa di un nuovo inverno, pronta a sfondare ogni residuo benessere, una disperazione che continua a perpetrare i suoi incubi e a diffondere dolore. Stupende le prose finali, a tratti persino bukowskiane nella loro espressività diretta, senza fronzoli, ma sempre attente a conservare la musicalità delle parole. Concludo dicendo che Capelli struggenti - come ogni libro di poesia - si apprezza di più se letto a voce alta, declamato o recitato, come ho fatto questa sera prendendo mia figlia come cavia, che cercava un libro per addormentarsi. Ha resistito abbastanza, sino a La pertosse dell’anima, apprezzando le liriche e interrompendo per chiedere il significato di alcune parole. La poesia non è morta, come affermano certi soloni, sono i veri poeti che scarseggiano, oltre a mancare editori competenti e appassionati. Krauspenhaar e Saya sono una coppia che non delude. Confezione spartana e prezzo accessibile: 10 euro per un libro intenso e coinvolgente che ti fa venire voglia di affrontare subito una seconda lettura.

Gordiano Lupi
www.infol.it/lupi