domenica 4 settembre 2011

Cuba è UNO solo!


 
Ian Padron (regista di Habanastation) in visita a Miami: "Cuba è una sola!".
Fidel Castro davanti alla TV: "UNO solo... Cuba è UNO solo!"
E sulla sua maglietta campeggia la scritta: IO!
 
(Garrincha su El Nuevo Herald)

Jardim e la gerontocrazia cubana


PROTESTE IN AUMENTO

Raul: - No, Fidel. Non ci acclamano. Ci insultano!


Jardim su El Nuevo Herald di oggi.

Buon compleanno, Yoani!


Yoani Sánchez compie 36 anni ed è inserita da Foreign Policy tra le Twitters più rilevanti latinoamericane

Foreign Policy ha inserito Yoani nella categoria delle attiviste più battagliere che utilizzano Twitter come strumento di lotta e afferma che la blogger “con le sue cronache apre una finestra sulla Cuba reale”. La blogger cubana Yoani Sánchez è stata definita da Foreign Policy in spagnolo come una delle più rilevanti utilizzatrici di Twitter dell’America Latina. Nell’ultimo anno - dice Foreign Policy -, la crescita di utilizzatori di Twitter è stata significativa sia in Spagna (151%, il più alto di Europa) che in America Latina (305%). Da Cuba, luogo da dove scrive Yoani, FP non rileva dati di crescita.

Foreign Policy in spagnolo ha stilato una lista di twitters latinoamericani che pubblicano informazioni rilevanti e tra questi spicca il nome di Yoani Sánchez.

Buon compleanno, Yoani! Un nuovo riconoscimento internazionale è il miglior regalo possibile.

Gordiano Lupi

Intervista su Fidel

Radio 3 Mondo mi ha intervistato su Fidel Castro e la sua presunta morte:



http://www.radio3.rai.it/dl/radio3/popupaudio.html?t=RADIO3MONDO%20del%2001%2F09%2F2011&p=RADIO3MONDO%20del%2001%2F09%2F2011&d=&u=http%3A%2F%2Fwww.radio.rai.it%2Fpodcast%2FA41134424.mp3



Gordiano Lupi

Habanastation (2011)

di Ian Padrón


Regia: Ian Padrón. Soggetto: Ian Padrón. Sceneggiatura: Felipe Espinet. Fotografia: Alejandro Pérez. Montaggio: José Lemuel. Musica: René Baños (Nacional Electrónica). Suono: Diego Javier Figueroa. Scenografia: Vivian Del Valle. Interpreti: Andy Fornaris, Ernesto Escalona, Luis Alberto García, Blanca Rosa Blanco, Claudia Alvariño, Miriam Socarrás, René de La Cruz Ortíz, Omar Franco, Pedro Fernández, Herón Vega, Rigoberto Ferrera, Raúl Pomares, Milton García, Dania Monzón, Ruben Araujo, Ever Alvarez, Bárbara Viera e Jorge Ryan. Premi vinti: Founders prize Best of Fest. Traverse City Film Festival. Michigan. Stati Uniti, 2011.


Ian Padrón debutta nel lungometraggio a 35 anni, dopo aver realizzato due documentari tecnicamente perfetti come Fuera de liga ed Eso que anda. Diamo alcune notizie sui lavori d’esordio, utili per capire lo stile di un autore dotato di ironia e vis polemica. Fuera de liga è un collage antologico del baseball cubano boicottato dal regime perché tocca il problema del professionismo e delle fughe dei giocatori più importanti. Eso que anda - titolo che ricorda un noto pezzo de Los Van Van - racconta quarant’anni di vita artistica del popolare gruppo.


Ian Padròn firma una fiction originale, scrive il soggetto e gira con perizia un lavoro interessante e ricco di spunti di discussione. La Virgin Atlantic sponsorizza il film, contribuisce alla sua diffusione internazionale e gli consente di vincere un premio al festival di Traverse City, nel Michigan, dove è stato invitato su richiesta di Michael Moore. Ian Padròn è figlio d’arte di Juan Padròn, uno dei più grandi cartoonist cubani, inventore del personaggio di Elpidio Valdés, realizzatore della saga Vampiri all’Avana e animatore di Mafalda, fumetto dell’argentino Joaquin Lavado, detto Quino.


Habanastation racconta una giornata di due compagni di scuola, Mario e Carlos, che vivono due realtà completamente diverse. Mario è figlio di un famoso cantante jazz che viaggia all’estero, dispone di una villa a Miramar, di un’auto di grossa cilindrata e conduce un tenore di vita molto alto. Al ragazzo non manca niente, neppure costosi ed esclusivi regali come l’ultimo modello di Playstation che il padre porta in regalo al rientro da un viaggio all’estero. Carlos abita in un quartiere marginale nei pressi del Cimitero Colón, chiamato La Tinta (nome di fantasia che rievoca La Timba), è orfano di madre, vive con la nonna perché il padre è finito in galera dopo aver ucciso un bullo al termine di una colluttazione. La scuola prepara i ragazzini alla sfilata del Primo Maggio, ma durante la manifestazione Mario si perde e sale in un autobus diretto a Guanabo. L’autista fa scendere il ragazzino vicino al Cimitero Colón, dove per puro caso incontra il compagno di scuola povero (che non era alla sfilata) e comincia a giocare alla Playstation in casa sua.


La professoressa si mette sulle sue tracce, ma quando non lo trova avverte i genitori che si danno da fare per sapere dove possa essere finito il bambino. Mario apprende molte cose nel corso di una giornata di gioco passata con Carlos, che vive da solo, si cucina il pranzo, gioca sotto la pioggia scrosciante, sogna un aquilone e non ha mai visto una Playstation. Nel corso del racconto si inserisce un commovente flashback sull’arresto del padre di Carlos e anche la lotta del ragazzo per difendere l’aquilone che il genitore gli ha fabbricato in carcere. I ragazzi tentano di giocare con la Playstation ma l’apparecchio provoca un corto circuito e va riparato con l’aiuto di un empirico artigiano di quartiere. I ragazzini lavorano per mettere insieme i duecento pesos della riparazione, ma quando potrebbero giocare alla Playstation arrivano i genitori di Mario. Molto intenso il finale. Mario comprende che per Carlos è importante avere un oggetto che desidera ma non si può permettere e prima di partire gli regala la Playstation. Carlos gli ha dato di più, gli ha insegnato a vivere, a condividere le poche cose del quotidiano, a superare i piccoli egoismi da bambini e a capire quali sono i veri valori della vita.


Habanastation è un film per ragazzi interpretato dai giovani attori del gruppo teatrale La Colmenita, ma anche da due grandi professionisti come Luis Alberto García e Blanca Rosa Blanco, nei panni dei genitori del bambino ricco. Il maggior pregio del film è il realismo, perché il regista ha il coraggio di ricostruire la vita quotidiana in un quartiere marginale cubano e di sottolineare l’immenso divario che esiste con un quartiere elegante. A Cuba ci sono le differenze sociali, noi che da tempo non ascoltiamo le sirene di Gianni Minà lo sappiamo bene, ma che lo dicesse un cineasta cubano in una pellicola d’esordio non era così scontato.


Certo, il film presenta momenti di eccessivo ottimismo, come l’alzabandiera scolastico, la festa del Primo Maggio, una scuola cubana efficiente, pulita e ordinata come mi è capitato di vedere solo in un pessimo film di Oliver Stone. Non si può pretendere troppo. Il film è pur sempre una pellicola prodotta da ICAIC e il regista limita la critica a sottili allusioni. Lo stile televisivo e la musica sintetica sono le cose peggiori di un lavoro ricco di frecciate critiche: “Se l’ha detto la televisione sarà vero, no?”, dice il bambino povero con un sorriso. La vita del quartiere è descritta con dovizia di particolari: il rum bianco (chispes de trén) che scorre a fiumi, le partite di domino, i bambini che giocano liberi sotto la pioggia, il maiale ammazzato su tavolacci di legno, l’allevamento di piccioni per i riti dei santeros, l’ajiaco (un minestrone cubano) a ribollire nei pentoloni, le mulatte che ballano rumba e guaguancón, le case cadenti con il pavimento di terra e il tetto di lamiera.


Il regista stigmatizza l’egoismo del ricco che si chiude in bagno per non condividere la colazione preparata dalla madre e lo punisce facendo cadere tutto nel water. La ricca merenda diventa cibo per cani, mentre Carlos offre con amore uova fritte e riso cucinati in una povera padella annerita. Ian Padrón è dalla parte del povero, ma trova del buono anche nella famiglia ricca e sottolinea il cambiamento di prospettiva finale. A un certo punto il regista introduce anche l’amore romantico tra ragazzini, immortalato nel sorriso dolce di una bambina del quartiere povero che prova simpatia per Mario. Se si vuole trovare un difetto alla pellicola possiamo dire che è troppo didascalica, perché buoni e cattivi sono divisi in maniera netta, un po’ come nel neorealismo rosa italiano. I poveri sono sempre buoni e belli, a parte poche eccezioni di delinquenti nati destinati a fare una brutta fine. Habanastation è un film per ragazzi, non deve certo scatenare una polemica politica, anche se spesso - ridendo e scherzando - prova a dire molte verità.

Gordiano Lupi



Per vedere il film in lingua originale:
http://www.youtube.com/watch?v=kJ4V7W4bd6Q&feature=related

sabato 3 settembre 2011

Vivere il castrismo senza Castro!

Messaggi in bottiglia dall’isola dei non connessi
dal Twitter di Yoani Sánchez del 3 settembre 2011



“Le voci sulla morte di Fidel Castro sono ricorrenti, ma noi dobbiamo abituarci a vivere il post castrismo anche se lui è ancora vivo”


Yoani Sánchez ha trascorso alcune ore senza elettricità, disconnessa da Internet - non è una novità - e priva della possibilità di inviare messaggi su Twitter dal telefono mobile. Non è facile la vita di una blogger cieca che deve aggiornare lo spazio telematico inviando testi per e-mail o a mezzo fax agli amici che vivono all’estero. La blogger si consola digitando messaggi in 16 caratteri da una tastiera di telefono mobile, ma non può vedere la pubblicazione e le risposte. Le parole di Yoani Sánchez nel mare di Internet sono veri e propri messaggi in bottiglia dall’isola dei non connessi.

“Le voci sulla morte di Fidel Castro si ripetono ciclicamente. Dobbiamo abituarci a vivere il post castrismo, anche se lui è ancora vivo”, è il suo messaggio più interessante. Yoani non crede alle gravi condizioni in cui verserebbe il vecchio leader cubano, ma non dà grande importanza alla cosa, perché i suoi concittadini devono abituarsi alla transizione verso una nuova realtà che ha già avuto inizio. Non ha importanza quanto Fidel Castro potrà sopravvivere a se stesso e alla fine del suo regime. “Il futuro si avvicina. Il muro è fragile. Non abbiamo bisogno di un solo ariete, ma di milioni di formiche che abbattano il muro dalle fondamenta”, scrive la blogger.

Continua la vita quotidiana. Sono arrivati i libri del nuovo corso scolastico per il figlio Teo. Yoani osserva che ce n’è persino uno di “cultura politica”, che “fa piangere” per le cose che vorrebbe insegnare, un vero e proprio materiale di propaganda.

La lettera scritta da Pablo Milanés, occultata da Granma e dai mezzi di comunicazione ufficiale, è un altro tema importante. Yoani nota che il cantante non è stato censurato, perché ha sentito in televisione la registrazione de El breve espacio, un vecchio successo. “Forse non è stato messo nella lista nera, ma ha detto cose pericolose durante il concerto di Miami”. Milanés ha dedicato il concerto - contestato da elementi della destra fondamentalista - ai cubani in esilio, ha espresso parole di critica nei confronti del regime comunista e ha detto che è favorevole a un transizione caratterizzata dalla libertà.

Yoani prova a sentirsi libera, nonostante tutto: “È molto gradevole l’odore che si diffonde nell’aria dopo la pioggia. Esco con i pantaloni rimboccati perché le strade sono inondate e mi dedico al surf - tweet. Nessuno mi obbligherà a lasciare il mio paese! Come dice il proverbio popolare: per mandarmi via di qui devono darmi fuoco! Non mollo la presa. Sarà più difficile convincere mio figlio a mantenere le sue radici in un paese dove non è possibile vedere i frutti del proprio lavoro. L’autista di una decrepita Lada sovietica mi accompagna sotto la pioggia e mi dice: Questi sono i miei ultimi giorni a Cuba perché me ne vado. È un ragazzo molto giovane. Se le cose vanno avanti così, so che un giorno o l’altro mi sentirò dire da mio figlio le stesse cose. Sarà durissimo accettarlo. Ma sono ottimista perché qualcosa si è rotto in maniera irreversibile tra il sistema che si autodefinisce rivoluzione e il popolo oppresso. Come dice Broselianda Hdez: A Cuba c’è una dittatura, perché non puoi parlare, dire quello che pensi e non hai il diritto di lamentarti. Cade la pioggia sull’Avana, mi scopro a pensare a mia nonna e a tutte le volte che ha esclamato: che l’acqua si porti via tutto il male e ci porti solo cose positive!”.


 
Gordiano Lupi

giovedì 1 settembre 2011

Un virus ha ucciso Fidel?


- E' vero che un virus ha ucciso Fidel?
- No, è lui il virus... e ci sta uccidendo!

Omar Santana su El Nuevo Herald.