Sogni e altiforni - Piombino Trani senza ritorno – con Cristina de Vita – Acar, 2018 – Euro 15 – P. 330 - Versione E-Book Il Foglio Letterario
Il protagonista è un ex grande calciatore, partito
da una piccola cittadina di provincia per poi rientrarci a giocare, ad allenare
e soprattutto a vivere con il suo carico di noia e di rimpianti. Rimpianti mai
del tutto confessati, neanche a se stesso, completamente incapace come è di
amare come vorrebbe. E sullo sfondo restano anche le contraddizioni di un’epoca
difficile, quella dei nostri giorni, in tante realtà come Piombino. A un certo
punto della narrazione troverete una frase stupenda: Non potete togliermi il profumo del tempo passato. A me ha colpito
perché è quel profumo che molti della mia generazione continuano a sentire pur
sapendo che ormai quell’odore è andato perduto ma sono felici di trovare il
modo di rinfrescarlo, perché aiuta a capire meglio anche gli odori nuovi,
quelli che ammantano il non sapere come sarà il domani. Di ognuno nel
particolare e nel complesso di tante comunità come quella rappresentata da
Piombino e anche da Trani, dove ci sono l’altro stadio e l’altro scenario
d’amore che si intreccia nella doppia narrazione di questo romanzo. A un certo
punto Gordiano Lupi lo scrive chiaramente: Basterebbe
poco, forse. Ma quel poco è troppo, per chi rimpiange un passato d’acciaio, per
chi s’illude d’un presente di perduto acciaio, per chi ricerca un futuro che
riporti in vita l’acciaio. Sostituite la parola acciaio con quel che nei
tempi andati ha offerto lo slancio alla vita e alla crescita, economica e
civile, di molte comunità e troverete lo sfondo su cui far rivivere anche tante
altre storie mai scritte. (Stefano Tamburini, introduzione).
Dopo il primo fortunato Calcio e Acciaio, candidato al Premio Strega 2014, si torna al salmastro di Piombino con Sogni e Altiforni, sempre per A.Car edizioni. Siamo di nuovo calati nella realtà di Giovanni, mister melanconico con un passato da brillante promessa del calcio; lo ritroviamo aggirarsi nei meandri di una Piombino sempre più dimentica di se stessa, cosa che forse vorrebbe fare anche lui, per smettere di rievocare un passato che non smette di risuonargli in petto, fra sogni – appunto – illusioni, speranze disattese. E in questo nuovo capitolo la novità è la voce di Debora, amore mai sopito di Giovanni, che qui prende forma grazie alla penna di Cristina de Vita; un cammino parallelo, dunque, che i due compiono in province simili, per quanto lontane, come simili sono i pensieri dei due che si intrecciano, in spirali di memorie che rimandano a echi del passato, ponti di un presente che i due vorrebbero diverso, anche se poi non è mai facile capire come, e in che maniera. In questo sentiero che i due percorrono insieme, anche se separati, si dipana una storia che è un tango narrativo, in cui i due autori duettano mettendosi a nudo, senza vergognarsi delle loro fragilità. (Vincenzo Trama)
La mia generazione è nata con i finti tramonti dell’acciaieria, dispensati a ogni ora del giorno, ben dopo il crepuscolo, persino a notte fonda. Avevamo tutto da vincere e tutto da perdere, non immaginavamo che fosse possibile sbagliare quel che abbiamo sbagliato. Ma gli errori sono la vita, in fondo. E una vita senza errori è l’errore più grande. Abbiamo vissuto convinti che fosse così ovunque, un’infinita varietà di tramonti sui quali sognare a ogni ora del giorno, farsi riscaldare il cuore nei momenti di solitudine, perdersi cullando nenie di dolce abbandono. Il tramonto rosso sul mare e i tramonti della colata continua dell’Acciaieria, quel residuo ferroso maleodorante, ebbro di fascino antico, profumo di lavoro, sudore, lotte operaie, sentore di contestazioni e scioperi, licenziamenti ingiusti, fatica per andare avanti e sognare. Un sole rosso notturno che poteva persino commuovere, incomprensibile per una fredda borghesia vacanziera a caccia di ombrelloni e per il commesso viaggiatore in transito, mentre per noi era un momento fondamentale della vita, uno scadenzario del tempo, un simbolo delle ore che passavano lente.
Un romanzo che sento ancora molto mio, la seconda parte (conclusiva) di Calcio e acciaio, che si può leggere anche come opera autonoma; questa è l'età di mezzo del protagonista, dopo i fasti del passato, ma c'è anche la ricerca del grande amore perduto. Presentato al Premio Strega 2018, senza fortuna e senza particolari ambizioni, ma è piaciuto a Paolo Ruffilli e tanto basta.
Edizione E-Book Il Foglio Letterario: https://www.ibs.it/sogni-altiforni-piombino-trani-senza-ebook-cristina-de-vita-gordiano-lupi/e/9788876068553?srsltid=AfmBOoo__-XOE43sF0KIB1zDgkcEm487TUELGSNO738H-8lHZ9I8QS9-
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