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venerdì 30 agosto 2013

Cubani cinici e cubani parassiti

di Félix Luis Viera - da Cubaencuentro - Non si deve criticare una persona espatriata perché torna a vedere la sua terra natale. Nel caso degli esiliati cubani, sappiamo che molti, dopo la loro uscita da Cuba, -avvenuta 10, 20, persino 40 anni fa - giurarono di non tornare e hanno prestato fede a tale giuramento. Altri, qualche volta sono tornati; alcuni per rivedere i familiari più stretti, in certi casi molto anziani; altri, semplicemente, per constatare lo stato di rovina in cui versa il quartiere dove nacquero e per visitare i parchi e i cimiteri dove si trovano i loro ricordi e i loro cari. Conosco casi di persone che "avevano bisogno" di contemplare un'altra volta quelle montagne e quel mare che li hanno visti crescere. Tutto questo, compreso molti altri esempi simili che non ho citato, è umano. Ma ultimamente, grazie alle nuove leggi migratorie approvate dal castrismo e ai vantaggi concessi dal governo statunitense, molti nostri compaesani che, paragonati a coloro che sono rimasti sull'Isola, vivono vantaggiosamente nel paese del Nord, viaggiano verso la loro terra d'origine solo per piacere, per "fare turismo", per "fare la bella vita" e mostrare i loro dollari, i loro vestiti, le loro possibilità. Questi cubani esiliati, soprattutto a Miami, vanno a Cuba con il solo scopo di "godersi la vita", frequentando locali notturni, spiagge e centri di divertimento... sfruttando tutto quel che trovano di positivo in simili luoghi. Tutto è piuttosto economico per le loro possibilità e in ogni caso alla portata dei loro redditi. Malgrado ciò, quando chiesero asilo politico negli Stati Uniti dichiararono che l'Isola era un luogo invivibile, che erano perseguitati, o qualcosa di simile. In pratica, questi cubani emigrati sfruttano il lato positivo degli Stati Uniti e - per alcuni giorni - il meglio della loro terra natale, nonostante la situazione di degrado in cui versa. Alcuni dei cubani esiliati che si comportano così fanno parte di quel contingente di compatrioti che - nei luoghi dove vivono - si fanno passare per i più coraggiosi, i più scherzosi, i portabandiera di un popolo che ama il divertimento, i migliori amanti, i migliori ballerini, i più intelligenti e ingegnosi del pianeta. Di fatto, sono soltanto dei caproni. A Cuba, invece, abbiamo un nuovo modello di compatriota. Per oltre mezzo secolo la maggior parte dei cubani, dagli alti dirigenti fino ai venditori al dettaglio e agli amministratori di farmacie, si sono dedicati a investire molte ore lavorative per portare a termine ruberie e piccole truffe. Non deve sembrare strano che dopo la crisi totale che investe il paese dal 1991 e la depenalizzazione del dollaro, decisa alcuni anni dopo, spuntasse un nuovo tipo di cubano: quello che non "muove un dito", ma attende solo la manna dal Nord, dove vivono i familiari e dei buoni amici che lo mantengono. Queste persone di solito sono giovani o adulti in età lavorativa. Il loro ragionamento è semplice: perché lavorare, anche nelle attività private recentemente liberalizzate dal governo, se con il denaro inviato dai familiari che vivono all'estero campano senza problemi? A Cuba esiste da oltre 40 anni la Legge Contro il Vagabondaggio, applicata con severità e persino con crudeltà - l'ho visto con i miei occhi - negli anni Settanta. Questa legge non è stata derogata, ma in realtà non viene più applicata. - Mi hai portato qualche extra? - E' stato il saluto di un cugino a un maestro che si è recato recentemente a Cuba per far visita ai familiari. Ha detto "extra" perché questo zio manda regolarmente al cugino e agli altri parenti i dollari che servono per sopravvivere. - Zio Alberto non manda niente da quasi tre mesi. Zio Alberto è un altro zio che, secondo quel che mi ha raccontato lo zio che è stato da poco in visita a Cuba e che è amico mio, non invia rimesse con regolarità. Che cosa fare in casi simili? Credo che non possiamo fare niente. Soltanto analizzare il risultato. Traduzione di Gordiano Lupi www.infol.it/lupi Felix Luis Viera (Cuba, 1950), vive in Messico. ha pubblicato in Italia. Il lavoro vi farà uomini (L'ancora del mediterraneo) e La patria è un'arancia (Il Foglio Letterario). Di prossima pubblicazione una raccolta di poesie, diffusa come e-book gratuito in italiano e spagnolo (con mia traduzione) sul portale Amazon.

mercoledì 20 febbraio 2013

Yoani Sánchez davanti al Senato brasiliano



20 febbraio 2013 - Yoani Sánchez ha chiesto davanti ai senatori brasiliani la fine dell’embargo commerciale degli Stati Uniti nei confronti di Cuba. Al tempo stesso si è detta favorevole alla liberazione delle cinque spie cubane (che il regime chiama eroi) che stanno scontando la loro pena detentiva negli Stati Uniti. “Il governo cubano deve smettere di spendere denaro per organizzare una campagna finalizzata al loro ritorno sull’Isola”, ha detto la blogger. Yoani ha risposto anche a una domanda insidiosa sulla base navale di Guantanamo, posta da un deputato di sinistra. “Non sono d’accordo, da cittadina, che esista un luogo dove non si rispetta la legalità”.

I deputati brasiliani di tutti i partiti si sono scusati per le proteste messe in scena da una minoranza nei confronti della sua presenza. Qualche deputato è giunto ad affermare che Yoani Sánchez è il volto che, in breve tempo, prenderà il comando politico dell’Isola.

In sintesi l’intervento di Yoani.


Embargo

“Sono contenta delle vostre domande perché mi permettono di rispondere a molte campagne di diffamazione. La mia posizione sull’embargo è chiara: deve finire prima possibile. Lo dico da sempre, in tutte le interviste, ogni volta che mi è stato chiesto ho risposto in questo modo. Deve terminare perché rappresenta un’ingerenza esterna per cambiare una situazione che soltanto il paese interessato deve poter modificare. In secondo luogo non è servito a niente. Se l’idea originale era quella di creare scontento nella popolazione per favorire una ribellione che portasse al cambiamento, non ha funzionato. Come metodo di pressione è un totale fallimento. Terzo motivo, non ultimo in ordine di importanza, non deve più rappresentare una scusa per i fallimenti economici del governo cubano e il motivo per giustificare la repressone politica e sociale”.

Cinque eroi

“Sul problema dei cinque membri del Ministero degli Interni che si trovano nelle carceri nordamericane, dobbiamo chiarire che non erano cinque, perché la Rete Avispa di spionaggio era composta da una dozzina di persone. Questa va detto, perché il resto dei membri ha collaborato con i tribunali ed è stato messo in libertà. Soltanto 5 di loro sono ancora in prigione. Il governo del mio paese sta spendendo molti soldi per finanziare viaggi per il mondo, acquistare spazi sulla stampa internazionale per diffondere la posizione ufficiale, inoltre si perdono molte ore scolastiche per parlare di queste cinque persone. Preferirei che i cinque agenti segreti venissero liberati, così finirebbe il grande sperpero di risorse e le casse dello Stato tirerebbero un sospiro di sollievo. Potremmo risparmiare denaro e impiegarlo per risolvere i veri problemi che sono sul tappeto”.

La vignetta è di Garrincha
- E questi chi sono?
- I mercenari dell'Avana

Guantánamo

“Sono una persona che ama il rispetto della legalità, quindi non posso essere d’accordo che esista un luogo dove non viene rispettata”.

Il finanziamento del suo tour

“Sono venuta in Brasile con un biglietto economico acquistato grazie alle offerte pervenute via Internet da diversi blogger delle reti sociali. Tutto si può verificare nella pagina web del documentario di Dado Galvao. Me ne vado dal Brasile grazie a un biglietto pagato da Amnisty Internacional che mi permetterà di raggiungere l’Europa, dove parteciperò a un festival di cinema ad Amsterdam che ha per tema i diritti umani. Da lì andrò a New York, invitata da diverse università che finanzieranno il mio soggiorno. Quando andrò in Spagna, sarà il congresso di reti sociali i-Redes, dove vinsi un premio che non ho mai potuto ritirare, a pagare il biglietto. Di ritorno in America, andrò in Florida. Mia sorella, tecnica di farmacia, pagherà il biglietto. Quindi viaggio gratis grazie alla solidarietà di tante piccole persone come me”.

La blogger cubani è stata ricevuta da un centinaio di deputati per una riunione che alcuni simpatizzanti castristi non hanno gradito, visto che sono rimasti a gridare offese e slogan all’esterno del Senato. I deputati hanno difeso Yoani dalle critiche e alcuni di loro si sono detti certi che la blogger in breve tempo “assumerà il comando dell’Isola”, perché “può rappresentare il futuro di una nuova Cuba in un regime democratico”.

Gordiano Lupi