venerdì 9 settembre 2011

Fidel Castro è vivo (ma lo sapevamo)

L'Avana, venerdì 9 settembre 2011
Cubadebate pubblica foto recenti di Fidel Castro per smentire voci sulla sua morte


Il sito governativo Cubadebate.cu ha pubblicato giovedì 4 foto di Fidel Castro, scattate martedì, insieme al giornalista venezuelano Mario Silva, che riferisce di averlo intervistato all'Avana, per smentire le voci ricorrenti di un aggravamento delle condizioni di salute e persino della morte del leader cubano.


Nelle immagini, scattate in casa di Castro all'Avana, l'ex Comandante in capo (85 anni) veste con pantaloni verdi, giacchetta bianca e camicia a quadri, mentre discute con il giornalista.


Silva, conduttore del programma La Hojilla, trasmesso dalla televisione venezuelana, ha detto di essere andato domenica scorsa all'Avana e di aver incontrato il vecchio leader, "per smontare la menzogna della sua morte diffusa dall'opposizione venezuelana e dall'estrema destra di Miami".

Le autorità cubane non hanno mai risposto alle voci che provenivano da blog anticastristi, ma nei giorni scorsi Hugo Chávez aveva confermato il buono stato di salute di Fidel. Le voci sulla morte del leader cubano avevano preso consistenza dopo il 13 agosto - giorno del suo compleanno - perchè il vecchio Comandante non aveva partecipato allo spettacolo musicale in suo onore organizzato al teatro Karl Marx dell'Avana.

Fidel Castro ha governato Cuba per 48 anni, ma nel luglio 2006 ha sofferto gravi problemi di salute che l'hanno costretto ad allontanarsi dal potere. Da allora non si fa vedere molto in pubblico, ma si dedica a scrivere articoli, libri storici sulla rivoluzione e a ricevere personalità internazionali.

Gordiano Lupi


N.B.: Le foto di Fidel Castro sono state pubblicate su:

giovedì 8 settembre 2011

Affare di famiglia

di Yoani Sánchez - da El País

I familiari degli ex guerriglieri sfoggiano con presunzione il loro vincolo di sangue

Ci sono porte che si aprono solo quando viene sussurrato un nome, un incarico, o i precedenti storici di una persona. Esistono salvacondotti che possono togliere molti problemi, se avallati dalla firma importante di un alto funzionario militare. Per decenni gli uomini scesi dalla Sierra Maestra si sono proclamati fonte di diritto nella Cuba rivoluzionaria. I familiari di questi vecchi guerriglieri esibiscono con presunzione il vincolo di sangue e ostentano l’inserimento nel loro albero genealogico. Avere un parente generale o tenente colonnello può servire a evitare lungaggini burocratiche, ridurre condanne carcerarie, cancellare precedenti penali e - senza dubbio - può portare sostanziosi privilegi materiali. L’umorismo popolare ha creato espressioni di ogni tipo per mettere in evidenza i privilegi di cui godono questi ex ribelli. Persino il linguaggio corporale ha sviluppato un modo tipico per alludere a loro. Si parla di un giovane che si fa vedere a bordo di un’auto moderna e qualcuno dice che è un regalo del padre, toccandosi le spalle con indice e medio. Questo è un semplice segnale per fa capire che il ragazzo possiede lo sfavillante veicolo perché il padre indossa un’uniforme verde, sfoggia un ramo d’olivo sulla giacca e alcune medaglie sul petto. A Cuba il nepotismo è un fatto talmente comune da non sorprendere; il favoritismo di origine genetica è parte indissolubile del sistema. Per questo motivo i nuovi venuti che non possono vantare un DNA comune ai “rivoluzionari storici” hanno poche opportunità.

In una struttura di potere che si basa su questi clan familiari, la morte di un uomo potente mette in pericolo lo status di tutta la parentela. Non è la stessa cosa alzare il telefono e chiedere un favore allo zio che combatté nel 1958 insieme a Fidel Castro, che invocare - post mortem - il suo ricordo per togliersi da qualche difficoltà. Le quote di potere si riducono non appena il gerarca familiare cessa di respirare, perchè serve la sua presenza per conservare la posizione acquisita. I parenti superstiti non godranno più dei privilegi che venivano garantiti dal defunto. La longevità diventa un requisito fondamentale perché figli e nipoti possano scalare posizioni, soprattutto economiche, prima che muoia quel guerrigliero che un tempo sbarcò con il Granma, assaltò il Cuartel Moncada e imbracciò le armi sulle montagne orientali di Cuba. Una morte prematura, diminuisce il potere dei consanguinei, riduce drasticamente la posizione nella catena del potere dove sono ubicati i familiari. Le nuove generazioni di questi clan sono contese tra l’ansia di occupare propri spazi di potere e la necessità di mantenere un capo famiglia come testa di ponte verso nuovi successi. Il successore non avrà mai la stessa considerazione di cui ha goduto il padre, perché il prestigio dell’antenato era la conseguenza d’un glorioso passato. La storia come fonte infinita di apprezzamento, la gioventù come macchia per non aver partecipato a un momento che dopo sarebbe stato considerato come la “consacrazione”.

Adesso la biologia sta decretando la fine di molti gruppi di potere. Alcuni giorni fa è morto Julio Casas Regueiro, Ministro delle Forze Armate, confermando la fragilità di un governo composto da persone molto anziane. Si mormora che il suo posto verrà preso da un altro rivoluzionario storico, si fanno i nomi del generale Leopoldo Cintra Frías, di Álvaro López Miera, membro dell’ufficio politico, e dell’attuale vice ministro Joaquín Quintas Solá. I più pessimisti includono nella lista dei papabili anche il figlio di Raúl Castro, il colonnello Alejandro Castro Espín. Con la morte di Casas Regueiro un intero clan familiare perde posizioni e al tempo stesso mette in evidenza il fallimento della successione generazionale. Julio Casas Regueiro aveva 75 anni, guidava il ministero dal 2008 e da mesi correva voce delle sue pessime condizioni di salute. Quando Raúl Castro lo indicò come sostituto a capo del MINFAR, le nuove leve prive di vincoli genetici facevano pressione perché pensavano che fosse il loro momento di guidare la nazione. Figure come Carlos Lage e Felipe Pérez Roque, si proponevano come sostituti politici di persone che avevano sulle spalle quasi mezzo secolo ininterrotto di governo. Ma invece di scommettere sul rinnovamento, la cupola cubana ha preferito nominare figure anziane ma più “sicure”. Mesi dopo sia Lage che Roque sono stati allontanati e con loro è andato perduto il breve soffio di diversità fuori dai legami di sangue che aveva percorso le alte sfere. Le dichiarazioni di Fidel Castro misero fine alle loro carriere politiche. Sia il cancelliere che il vicepresidente del Consiglio di Stato erano diventati - secondo le parole del severo Comandante in Capo - “seguaci del miele del potere”.

Adesso è raro che passi un mese senza necrologi nelle prime pagine dei periodici ufficiali, per questo continuiamo a domandarci fino a quando le regole dei legami di sangue indicheranno la rotta politica del paese. Non sappiamo se i potenti di oggi faranno spazio a nomi nuovi, o se cercheranno di lasciare in eredità il potere ai loro discendenti, per conservarlo come un affare di famiglia.



Traduzione di Gordiano Lupi

La realtà che viviamo?


Vignetta molto acuta di Omar Santana su El Nuevo Herald di oggi che stigmatizza il non rinnovo di alcuni accrediti a giornalisti stranieri.

Raul Castro mangia a una tavola imbandita, scaglia in aria un quotidiano straniero e grida: "Queste cose non rispecchiano la realtà che viviamo!"

Di certo non la sua, vero. E neppure quella di tutta la gerontocrazia al potere.

Gordiano Lupi

mercoledì 7 settembre 2011

Valigia di legno di Yoani Sanchez


La mia era dipinta di azzurro, aveva un manico di metallo e cerniere rinforzate per impedire che mi derubassero. Era una valigia di legno, fedele compagna di tanti campeggi agricoli, che ho abbandonato, completamente distrutta, in un rifugio di Alquízar. Pensavo che non avrei più usato un simile oggetto, anche perché avevano proclamato la fine dei corsi liceali con esperienze lavorative in campagna. Sembrava che la bassa produttività e gli alti rischi avessero fatto desistere le autorità cubane dall’idea di continuare a spedire studenti adolescenti a lavorare in campagna. Ma lo spettro di quel bagaglio pesante e pieno di chiodi è tornato a confermarmi che nella nostra Cuba i tempi non sono cambiati.

È iniziato l’anno scolastico e la scuola di mio figlio brulica di alunni vestiti con le consuete uniformi azzurre. Abbracci, risate, alzabandiera a base di parole d’ordine tipo: “Lunga vita a Fidel e Raúl!” e diverse modifiche didattiche. Tra le migliori posso citare la riduzione del tempo delle cosiddette tele-classi, metodo educativo che tentava di sostituire il professore con uno schermo, un apparato video e un comando a distanza. Dopo anni di lamentele e di tristi incidenti è stato riconosciuto anche il fallimento dell’esperienza dei maestri emergenti. È il momento del pragmatismo, secondo quanto dichiarato dal Ministero dell’Educazione. “Finiamola con le improvvisazioni”, ammoniscono altri. Tra i molti inviti a eliminare le cose inutili, ho appreso con sorpresa che gli studenti del secondo anno di liceo tra appena una settimana andranno a frequentare la “scuola al campo”.

Mio figlio è felice, non lo nego. Immagina due settimane di divertimento, bevendo acqua dai fiumi, scorrazzando tra i solchi di piccole piante e scuriosando nei dintorni dell’ostello dove dormono le ragazze. Tuttavia, dal punto di vista della redditività, la permanenza degli studenti in un campeggio agricolo si tradurrà in una perdita economica per il paese. Per esperienza personale, so che, invece di promuovere la responsabilità lavorativa, questi esperimenti di studio-lavoro finiscono per incentivare la simulazione, atteggiamenti come: “sta arrivando il professore, piegati, facciamogli credere che stiamo togliendo le erbacce”. Inoltre esiste una certa preoccupazione per le possibili esplosioni di violenza tra gli ospiti: il vicedirettore della scuola ha intimato di non portare oggetti perforanti e taglienti, neppure un apriscatole. È stato chiarito che prima di venerdì i genitori dovranno consegnare il bagaglio con gli oggetti personali che i figli porteranno in campagna.

Pensare che ho gettato la mia vecchia valigia di legno, perché credevo che una simile assurdità fosse finita!


Traduzione di Gordiano Lupi

Nota del traduttore:

Corre una voce preoccupante su Twitter. Il reportage trasmesso l’altra sera su Cubavision per diffamare Yoani Sanchez e l’aggressione di Prensa Latina (e dei loro colleghi italiani ed europei) sulla cosiddetta “finta intervista a Obama”, farebbero parte di un piano governativo per procedere all’arresto della blogger. Stiamo a vedere...

Il blog di Yoani in Italia è solo su LA STAMPA WEB - www.lastampa.it/generaciony

Cuba stringe la morsa sulla stampa straniera

Muore Ministro Cubano delle Forze Armate
- Difficile trovare un altro ragazzo fidato così giovane.
- Difficile
(Garrincha - El Nuevo Herald)

Revocati permessi giornalistici a molti corrispondenti

Il governo cubano ha negato il visto giornalistico al corrispondente di France Press, Juan Castro Olivera. Si tratta di un nuovo gesto che segna un aumento dei controlli e delle intimidazioni nei confronti della stampa straniera. Come sempre accade in questi casi non sono stati spiegati i motivi del rifiuto, ma è ormai una regola che i giornalisti stranieri debbano subire controlli e repressioni da parte del governo cubano.
Il corrispondente de El País, Mauricio Vicent, da oltre vent’anni all’Avana, si è visto negare il rinnovo dell’accredito stampa dal Centro de Prensa Internacional (CPI), del Ministero dei Rapporti con l’Estero. Cuba utilizza da tempo gli accrediti del CPI come un mezzo di pressione per mantenere il controllo sui giornalisti. Vicent è sposato con una cubana e può continuare a vivere a Cuba, ma non può pubblicare nessuna informazione, perché non è accreditato dal governo come giornalista. I funzionari del CPI sostengono che i reportage di Vicent danno “un’immagine parziale e negativa” di Cuba, mentre per quel che riguarda Castro Olivera, il rifiuto di accredito pare dovuto a un precedente lavoro a Miami.

Il governo cubano si è mostrato infastidito per gli articoli della stampa straniera sulle Dame in Bianco, sulla morte di Zapata Tamayo, su Yoani Sánchez e sulle recenti proteste di piazza.

Raúl Castro aveva già ritirato gli accrediti a due giornalisti stranieri: Gary Marx, del Chicago Tribune, César González-Calero, del periodico messicano El Universal. Alcuni giornalisti stranieri accreditati all’Avana in privato riconoscono che sono costretti a pesare bene le parole quando scrivono, per evitare di infastidire il CPI, ma aggiungono che è un comportamento dovuto, se vogliono continuare a far uscire qualche notizia dall’isola. Un vero e proprio lavoro di equilibrismo, per barcamenarsi tra la verità effettiva e le cose che si possono dire per non avere problemi.

El País scrive in un editoriale che Cuba, non rinnovando l’autorizzazione a Vincent, si è messa sullo stesso piano dell’Iran che ha espulso Angeles Espinosa, corrispondente da Teheran.

“Quando un regime politico percepisce la verità come una minaccia è perché le menzogne sulle quali basa il suo potere hanno i giorni contati”, conclude l’editoriale de El País.


Gordiano Lupi


- Il governo ha detto che non ha niente a che vedere con le aggressioni.
Garrincha (El Nuevo Herald)

lunedì 5 settembre 2011

Yoani Sánchez stigmatizzata dalla televisione di Stato

Il regime non la dimentica neppure nel giorno del lutto nazionale


A Cuba si è svolto il tributo funebre al Ministro delle Forze Armate Rivoluzionarie (FAR) e vicepresidente del Consiglio di Stato, Julio Casas Regueiro, uno dei più stretti collaboratori di Raúl Castro. Lutto nazionale, molti cittadini che hanno sfilato davanti al feretro, il Granma ha rievocato i meriti rivoluzionari del settantacinquenne ministro, morto per arresto cardiocircolatorio. Si mormora che Alejandro Castro Espín, figlio di Raúl, prenderà il posto di Regueiro, concretizzando una successione dinastica

Nel giorno del lutto nazionale, la televisione nazionale cubana ha messo in onda il volto di Yoani Sánchez per aggredire la nota blogger, riempirla di insulti e diffamazioni.

“Un regalo di compleanno: sono nel notiziario ufficiale! I termini peggiori che utilizzano contro di me sono veri e propri elogi! Non sanno quel che fanno. Un volto che appare in televisione, anche se solo per essere insultato, è pur sempre un volto nella televisione nazionale. Il mio telefono non cessa di squillare. Arrivano telefonate di complimenti e di felicitazioni, più che nel giorno del mio compleanno. Dovrò chiamare la televisione di Stato per ringraziare? Peccato che non abbia amici là dentro…”, scrive Yoani su Twitter.

“Le strade sono in tilt per il lutto ufficiale,” - aggiunge Yoani - “ma la gente mormora che è solo una prova generale per un prossimo funerale ben più importante”.


Gordiano Lupi

domenica 4 settembre 2011

Arrestate Dame in Bianco a Matanzas

Fermate Laura Pollán, Yaneris Pérez Rey e Sara Marta Fonseca
Leticia Ramos Herrería è agli arresti domiciliari


La polizia politica ha arrestato oggi alcune Dame in Bianco: Laura Pollán, Yaneris Pérez Rey e Sara Marta Fonseca, a Colón, Matanzas. La Dama in Bianco Leticia Ramos Herrería, invece, è stata arrestata a Cárdenas, Matanzas, e adesso si trova nella sua residenza, agli arresti domiciliari. L’ex prigioniero politico, Héctor Maseda, marito della Pollán, ha dichiarato a Radio Martí che Laura era andata a casa di Yaneris, per assistere insieme alla messa, ma quando stavano recandosi in Chiesa “sono state fermate da una pattuglia della polizia”. È dal 17 luglio che il governo di Raúl Castro ha intrapreso una campagna di repressione contro le Dame in Bianco, soprattutto a Santiago de Cuba, per evitare che assistano alla messa domenicale e che sfilino con i gladioli in mano, tradizionali attività che le Dame realizzano per chiedere la liberazione dei prigionieri politici.

Gordiano Lupi

Nella foto: l’ex prigioniero politico Héctor Maseda e la moglie, Laura Pollán, leader delle Dame in Bianco.