Me gusta il reggaeton!
Adesso me gusta il reggaeton
pure se mi sento un po' coglion.
In America Latina è di gran moda
ve lo dice questa blogger molto soda
dalla testa ovattata di sciocchezze,
quelle che dico, di tutte le razze.
Sigmund Freud già lo diceva
se parlare ai giovani tu vuoi
come uno che in fondo ci credeva
fai fare loro sempre i cazzi suoi
al ritmo d'un ballo sincopato
che ti porti a morì ammazzato.
Reggaeton lingua franca, dicevo,
allora per me non è un sollievo,
che la mia lingua è molto biforcuta
e non la vuole la parola acuta.
Però se mi danno un po' di dinero
il reggaeton lo ballo per davvero!
Yoani Sanchez commenta in forma poetica apocrifa il testo uscito su Repubblica, a sua firma:
http://www.repubblica.it/r2-fotorep/2016/12/29/news/il_ritmo_del_reggaeton_che_ha_spazzato_via_i_canti_di_protesta-155044098/
giovedì 29 dicembre 2016
giovedì 15 dicembre 2016
Piombino Oggi parla di Almeno il pane, Fidel!
mercoledì 14 dicembre 2016
Ode a Roberto Saviano
(sulla musica di Vedrai vedrai di Luigi Tenco)
Se sapessi come fai
a copiare così da me,
se potessi farlo anch'io,
ma io non lo so fare...
Vedrai, vedrai,
non son finito sai,
vedrai che cambierà.
Vedrai, vedrai,
che i cazzari finiranno sai,
vedrai che cambierà.
Se sapessi come fai
a convincere la gente sai
se potessi farlo anch'io
ci proverei e tu lo sai.
Ma io non lo so fare,
il cazzaro qui sei tu
e da te devo imparare
a far mille bolle blu
ché io non so raccontare
mentre tu che ci sai fare
vivi tra stampa e tv.
Vedrai, vedrai,
anche il lettore
se ne accorgerà
delle cazzate a ore
che Saviano copierà.
Cazzari come te
non ne ho visti mai
ma ti si versasse il tè
quando copi e non sai
niente di quel che scrivi,
ma devi farlo perché
sei un giornalista importante
mica un povero cantante.
Vedrai, vedrai,
vedrai che cambierà
e che sei solo un cazzaro
presto il mondo lo saprà.
martedì 6 dicembre 2016
lunedì 28 novembre 2016
Il mio intervento su Radio Rai
DA RADIO RAI - RADIO TRE
http://www.radio3.rai.it/dl/portaleRadio/media/ContentItem-4de11095-9229-45d1-a5f9-4f2b2d2ef4b1.html
Il mio intervento sulla morte di Fidel
Castro
giovedì 24 novembre 2016
LA POSTFAZIONE PERSONALE IN CALCE AL LIBRO
Perché scrivo poco di Cuba
Non mi occupo molto di Cuba da un po’ di tempo a questa parte. Qualcuno mi fa notare che è un male, che potrebbe essere interpretato come un segnale di un certo tipo. Bene. Mi fa piacere che qualcuno abbia a cuore le sorti di quel che dico e di quel che faccio, più di quanto le abbia a cuore io. Vorrei spiegare anche a me stesso il motivo per cui mi occupo meno di Cuba da un punto di vista politico, ma non smetto di leggere e tradurre letteratura cubana, né di vedere pellicole caraibiche, né di ascoltare buona musica che proviene dall’Isola. Vorrei spiegarmelo il motivo, ma non ci riesco, almeno non ci riesco in maniera convincente e definitiva.
Provo a buttare lì qualche argomento, ma si tratta solo di esempi.
In Italia vivono moltissimi cubani, quasi nessuno fa politica, pochi conoscono l’esistenza dei blogger indipendenti, la maggioranza dei cubani esuli pensa solo a mandare soldi a casa, cercando di avere meno problemi possibili con il regime. Parola d’ordine: “Non mi occupo di politica!”. Io, in compenso, per scrivere della loro terra, ho perso la possibilità di rientrare a Cuba.
I dissidenti cubani spesso non sono migliori di chi li governa (male), molto spesso raccontano balle degne di Fidel Castro (che almeno le sapeva dire), in tanti casi inventano di sana pianta, diffondono cattiva informazione, rendono incredibili persino le cose credibili. Per esempio, la stampa alternativa racconta la storia di un’attrice cubana picchiata a sangue da agenti in borghese perché colpevole di simpatie anticastriste. Come si fa a prendere la notizia per oro colato, visti i precedenti? Chi mi assicura che la verità stia nei racconti dei dissidenti e non nella versione ufficiale di una donna malmenata per una lite dai vicini di casa? Mi pare che una volta l’abbia scritto Leonardo Padura Fuentes (voce autorevole della cultura cubana): “Servirebbe una vera stampa libera e indipendente perché sia i giornali di regime che i periodici alternativi non sono affidabili”.
Aggiungiamo un’altra postilla.
Mi scrivono da una località italiana dove organizzano un festival di cinema che vorrebbero invitare Yoani Sánchez e proiettare Forbidden Voices, la blogger cubana dovrebbe parlare anche a nome della blogger cinese e di quella iraniana. Ora, a parte che io non sono l’agente di Yoani ma solo il traduttore, mi domando come potrebbe Yoani Sánchez parlare a nome di situazioni che non vive e che non conosce? Forbidden Voices è un buon film di cui per primo ho parlato in termini entusiastici, ma fin da subito ho sottolineato che tra un dissidente cubano e un cinese (o iraniano) corre una differenza abissale in termini di rischi e di sicurezza personale.
Concludiamo dicendo che ultimamente il blog di Yoani Sánchez non è che regali quelle perle di originalità, di realismo e di letteratura che in precedenza aveva elargito ai lettori. Crisi? Aggiungo: crisi sua o crisi mia? Non ho certezze, come vedete, ma solo tanti dubbi, che affiorano e che da un po’ di tempo a questa parte si sono fatti insistenti, inquietanti, opprimenti. E la cosa mi pesa, se non ne scrivo, con grande franchezza, come sono abituato a fare. Anche perché - a differenza di molti, schierati per interesse da una parte o dall’altra - non ho in ballo niente da tutelare, né il mio nome, né la mia credibilità, né un posto di potere, né una carriera costruita su menzogne e incantamenti.
In ogni caso, lontano da Cuba, ho riscoperto il cinema italiano del passato, le pellicole che ho sempre amato, mi sono dedicato a un’altra delle passioni della mia vita, la sola cosa che mi accomuna al grande Guillermo Cabrera Infante. E mi sono occupato della mia piccola Piombino, la mia città, riscoprendo la sua storia, le sue leggende, il suo passato. Sono andato alla ricerca del tempo perduto, consapevole che parte di questo tempo passa anche lungo le strade polverose di Cuba, nonostante tutto.
Gordiano Lupi
Direttore Editoriale
Il Foglio Letterario
martedì 22 novembre 2016
Almeno il pane, Fidel!
Almeno il
pane, Fidel! - Cuba quotidiana, il
periodo speciale, il potere a Raúl - Historica, 2016 - Pag. 250 - Euro 14.
Seconda edizione riveduta e ampliata di Almeno il pane Fidel!, guida alternativa
alla Cuba turistica, da cartolina, che tanto piace al regime. Un libro che
rappresenta una sincera analisi di un paese allo sbando che ha abbandonato da
tempo il sogno della Rivoluzione Socialista, con un Fidel Castro ormai ridotto
al ruolo di mummia da esporre in televisione. Il volume si apre con un
reportage di viaggio datato 2005, l’ultimo prima che Gordiano Lupi venisse
dichiarato dal regime persona non gradita,
si avventura in una ricostruzione della storia cubana, traccia un quadro dei
problemi quotidiani e racconta gli ultimi anni caratterizzati dalle riforme di
Raúl Castro. Un capitolo finale scritto da Domenico Vecchioni dimostra come
niente sia cambiato per il cubano medio nonostante un nuovo rapporto con gli
Stati Uniti. Sono pochi gli elementi di novità per una Cuba che vorrebbe cambiare,
per un popolo stanco, con il pensiero rivolto alla fuga, annichilito da
cinquant’anni di dittatura, incapace persino di ribellarsi.
Gordiano
Lupi (Piombino, 1960). Ha tradotto i
romanzi del cubano Alejandro Torreguitart Ruiz: Machi di carta, Vita da jinetera,
Cuba particular – Sesso all’Avana, Adiós
Fidel, Il mio nome è Che Guevara, Mister
Hyde all'Avana, Il canto di Natale di
Fidel Castro, Caino contro Fidel –
Guillermo Cabrera Infante, uno scrittore tra due isole. Lavori recenti di
argomento cubano: Nero Tropicale, Cuba Magica – conversazioni con un santéro,
Un’isola a passo di son - viaggio nel
mondo della musica cubana, Orrori
tropicali – storie di vudu, santeria e palo mayombe, Avana Killing, Mi Cuba, Sangue Habanero, Fame - Una terribile eredità, Fidel
Castro – Biografia non autorizzata. Ha tradotto La ninfa incostante di Guillermo Cabrera Infante, La patria è un’arancia di Felix Luis
Viera, Fuori dal gioco di Heberto
Padilla (2011), Il peso di un’isola
di Virgilio Piñera, Hasta siempre
Comandante - Opera poetica di Nicolas Guillén. I suoi romanzi Calcio e acciaio - dimenticare Piombino
(Acar) e Miracolo a Piombino - Storia di
Marco e di un gabbiano (Historica) sono stati presentati al Premio Strega..
Sito internet: www.infol.it/lupi - mail: lupi@infol.it.
IL VECCHIO STRILLO:
Almeno il pane Fidel – Cuba quotidiana nel
periodo speciale – Pagine 192 - euro 10,00 – Stampa alternativa – Viterbo, 2006
(esaurito)
Quella raccontata in questa anti-guida, non è la
Cuba di cui parlano i cucador italiani a caccia di facili avventure erotiche, e
nemmeno quella di cui parlano dai loro pulpiti i frequentatori delle stanze del
potere e del comando castrista, da Gianni Minà fino a Diego Armando Maradona,
fino ai marxisti nostrani da salotto televisivo. È invece Cuba quotidiana,
quella del popolo che dovrebbe vivere con una manciata di dollari di stipendio
al mese, mentre una lattina di Coca Cola (che, nonostante l’embargo, si trova a
ogni angolo di strada) costa un dollaro. Una Cuba vera, reale, indispensabile
da conoscere per chi davvero l’ama e intende visitarla, oppure già c’è stato.
Gli argomenti: Il vero volto di Cuba - Appunti di viaggio (luglio 2005), I
problemi quotidiani: La disillusione rivoluzionaria, La santería, più di una
religione, La comida , Divertimenti e filosofia, La famiglia, I mezzi di
trasporto e crisi energetica, La razza cubana, I rapporti tra sessi,
L’omosessualità, La prostituzione, Le fughe, Le case cubane, La spiaggia, Il
quotidiano, Giochi di strada, Le fiabe, Polizia e diritti umani, Superstizioni,
La vita in campagna, La moda, La scuola, L’informazione. Intervista a una
jinetera. Tra mito e realtà: La triste fine di Salvator Allende, Cuba libre?
Solo una bevanda, Cuba si apre ai gay: l’ultima propaganda, Democrazia cubana e
modello statunitense, La verità su Cuba, Notizie dalle carceri di Fidel Castro,
Una Cuba post comunista, Fidel Castro tra cinema e realtà, Dissidenti e
mistificazioni.
mercoledì 16 novembre 2016
Il nuovo Presidente (visto da Yoani)
Pure di Trump devo parlare
ché non ci fa mica molto onore,
rosso di pel si fa desiderare,
era meglio l'abbronzato di colore
Cuba penso mai sarà
una Trump priorità,
Raul ormai è fregato
un saluto gli ha mandato.
La mia paga stabilita
dove mai sarà finita?
Con Obama era sicura
mentre adesso sarà dura
pagarmi la pagnotta
mezza cruda e mezza cotta
mica sono una che suda
mica mangio carne cruda...
Trump qui tra noi cubani
mica è tanto popolare,
io non sporco le mie mani
con chi poi non può pagare.
Se al nuovo Presidente
di Cuba frega poco
la finisco col mio gioco:
se non paga scrivo niente!
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Yoani Sanchez
Quel gran genio della blogger
Il discorso politico a Cuba s'è arenato
dice la blogger che m'aveva incastrato.
Intanto lei è in gita in Perù.
Come mai va fin laggiù?
Sì, viaggiare...
evitando le buche più dure
senza per questo cadere
nelle tue paure.
Quel gran genio della blogger
lei saprebbe cosa fare
con un telefonino in mano
fa miracoli!
Se ne andrebbe in Uruguay
forse in cerca di guai
dove adesso pare sia
la blogger della vita mia.
Lei si dice di sinistra
ma mica fidelista,
e non è contraddittoria
ribadisce senza noia.
Il discorso politico a Cuba s'è arenato.
Ma che me frega, tanto m'han pagato!
Adesso smaschero la dittatura
che non mi fa mica paura!
Viva la Repubblica
del dinero,
vengo in Italia, almeno ci spero,
torno a scrivere sul giornale
se no finisce che mi sento male.
Adesso bevo un bel Pampero
e mi sogno un marinero
che mi porti via...
dove vuole la Cia.
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Yoani Sanchez
lunedì 7 novembre 2016
Gaspar, El Lugareño: La diferencia (un poema de Félix Luis Viera)
Gaspar, El Lugareño: La diferencia (un poema de Félix Luis Viera): Nota: Cada lunes la poesía de Félix Luis Viera. Puedes leer todos sus textos, publicados en el blog, en este enlace . Traducción al ita...
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mercoledì 12 ottobre 2016
Io non sono la Coop
Marcello Baraghini è
l’ultimo grande editore italiano, nel senso che è uno che ci crede e che
l’editore continua a farlo, pure in questo mondo marcio che tenta a ogni costo
di convincerci che letteratura significa leggere Moccia, Volo, Camilleri, nani,
ballerine, calciatori tatuati e deficienti patentati da un sistema che celebra
il niente. Marcello Baraghini è uno che i suoi scrittori se li va a cercare, che
inventa collane nuove, tipo dare voce agli analfabeti, alle tradizioni
maremmane, che si fa venire delle idee come aprire una libreria a Pitigliano
dove vende soltanto Stampa Alternativa. Fuori dal coro, con orgoglio. Non ha
senso lottare contro l’industria del libro, contro editori sfornafenomeni a corto di idee. Non ha senso accettare il loro
gioco. Ha un senso scrivere, invece, e continuare a pubblicare e a denunciare
quel che non va come dovrebbe, come fa Alessandro Angeli, scrittore di talento,
poco noto ai frequentatori dei supermercati del libro che una volta leggevano
Baricco e ora si danno un tono sfogliando Ammaniti (una enne o due, il dubbio
mi tormenta ancora). Io non sono la Coop
– infelice epilogo di uno stagionale nel
tritacarne della grande distribuzione è il diario di vita vissuta che
un giovane scrittore alle prese con i meccanismi di un lavoro alienante redige
punto per punto, senza fare sconti a nessuno. Il marxismo è morto, certo, ha
fallito in tutto e per tutto, ma certe cose contro cui Marx lottava sono ancora
vive e purtroppo hanno vinto loro: l’alienazione, per esempio, un lavoro
spersonalizzante che ti ruba l’anima. Il protagonista vorrebbe fare lo
scrittore, nonostante tutto resta uno scrittore, ma è costretto a passare abbrutenti
giornate alle prese con codici a barre da far scorre sopra un lettore ottico,
oppure a disporre casse di ortaggi nel reparto ortofrutta. Angeli traccia un
quadro sconfortante di quel che siamo diventati, consumatori e niente più,
uomini e donne a caccia del prodotto reclamizzato, in fila con sempre meno
tempo e pervasi da dosi massicce di stress. La storia, scritta con buon ritmo,
incalzante al punto giusto, alterna momenti di lavoro al supermercato, istanti
passati in famiglia, giornate da libraio ambulante nei mercatini di paese, un
imminente matrimonio e la voglia liberatoria di scrivere, in fondo la sola cosa
che conta, secondo l’autore. Un libro intriso di sangue, del sangue versato
dalle ferite della vita, contro la narrativa senza sangue che impera nel nostro mondo letterario contemporaneo,
contro i gialli del cazzo - tanto poi
ci fanno un film o una serie televisiva - e i romanzi a base di serial killer,
contro le storie sentimentali che non ti lasciano niente, solo un senso di
sconforto. Termino la lettura di questo libro e sento che dentro mi è rimasto
qualcosa che si cancellerà difficilmente, come dopo aver letto un romanzo di
Bianciardi, Cassola, Pavese. Ecco come si riconosce la letteratura, mi dico. Il
problema è che editori criminali ci stanno togliendo il gusto di leggere, dando
in pasto al pubblico dei non lettori
dei prodotti che sono dei non libri.
E noi che amiamo leggere dobbiamo rassegnarci a cercare nei cataloghi dei
piccoli editori che ancora hanno il coraggio di narrare le ferite che dispensa
la vita. Grande Marcello Barghini. Spero solo di aver imparato qualcosa da un
simile Maestro. E bravo Angeli che deve continuare a scrivere. Deve farlo per
noi.
Alessandro Angeli
Io non sono la CoopLe Stradebianche di Stampalternativa
Almeno 5 euro – pag. 86
Io non sono la CoopLe Stradebianche di Stampalternativa
Almeno 5 euro – pag. 86
venerdì 7 ottobre 2016
giovedì 6 ottobre 2016
Per l'ampio fiume...
di Nicolas Guillén
Per l'ampio fiume,
per la bassa marea,
Sapito e Sapon
sono andati a giocare.
In una barchetta
d'argento e cristallo,
ieri di sera
li han visti passare
con Pedro Gorgojo,
con Pancho Pulgar,
con Juan Ropavieja
e Aurora Boreal.
Che dolce era il vento,
che azzurro era il mare,
che bianche le nubi
nel lento vagare,
che allegre le isole
di rosso corallo!
Per l'ampio fiume,
per la bassa marea,
Sapito e Sapon
sono andati a giocare.
da Por el Mar de las Antillas anda un barco de papel (1977)
traduzione di Gordiano Lupi
Per l'ampio fiume,
per la bassa marea,
Sapito e Sapon
sono andati a giocare.
In una barchetta
d'argento e cristallo,
ieri di sera
li han visti passare
con Pedro Gorgojo,
con Pancho Pulgar,
con Juan Ropavieja
e Aurora Boreal.
Che dolce era il vento,
che azzurro era il mare,
che bianche le nubi
nel lento vagare,
che allegre le isole
di rosso corallo!
Per l'ampio fiume,
per la bassa marea,
Sapito e Sapon
sono andati a giocare.
da Por el Mar de las Antillas anda un barco de papel (1977)
traduzione di Gordiano Lupi
mercoledì 5 ottobre 2016
Elena Ferrante non mi fa dormire
In questo mondo letterario poche cose sono capaci di togliermi il sonno
quanto l'identità di Elena Ferrante, autrice di un sacco di libri che per
fortuna mi sono guardato bene dal leggere dopo che la sua ineffabile casa
editrice mi aveva persino regalato il primo, scopo recensione. L'amore
molesto, mi pare si chiamasse, ma mi potrei pure sbagliare, ché io leggo
ancora Cassola e Pavese, sono un tantino fuori moda. E invece in questo mondo
letterario che mi tocca di frequentare pure se ne farei volentieri a meno, si
fanno persino le inchieste per scoprire la vera identità di Elena Ferrante.
I giornalisti ci riempiono le pagine - domineddio! - come se a
qualcuno importasse davvero qualcosa, a parte l'editore (per tacer
dell'autore/autrice) che rimpingua il conto in banca e ci prende tutti
per il sedere. Anita Raja, moglie di Domenico Starnone (scrittore parecchio bravo, dobbiamo
dirlo) sarebbe Elena Ferrante, pare abbia aperto un account su Twitter per comunicarlo al
mondo, ma sembra che tra poco lo chiuderà. E magari è falso come una moneta da
tre pesos, di quelle che a Cuba vendono ai turisti perché c'è il volto di Che
Guevara, ma non importa, tutto fa spettacolo. Il fatto quotidiano si
butta a capofitto sulla notizia, Michela Murgia s'indigna (pure i suoi libri chi li ha mai letti?),
dalla colonne austere d'un giornale italiano con il nome inglese, e io me ne
disinteresso, dal divano di casa mia, dove sprofondo nella lettura di
Fausto e Anna e dopo passerò a Paura e tristezza, per tacer di
Lavorare stanca e Paesi tuoi. Il Time ha detto che Elena
Ferrante è tra le 100 persone più influenti al mondo, insieme a Yoani Sanchez. Ecco, già
questo basterebbe a farmene disinteressare, ché di sciocchezze pure il Time ne dice. Il mio
problema resta quello di dormire la notte, mentre nel frattempo i
giornalisti dipanano il mistero. (Gordiano Lupi)
lunedì 3 ottobre 2016
lunedì 26 settembre 2016
domenica 25 settembre 2016
Miracolo a Piombino premiato!
Primo Premio NARRATIVA EDITA:
Miracolo a Piombino - Storia di Marco e di un gabbiano (Historica, 2015)
Il diploma
martedì 20 settembre 2016
Miracolo a Piombino premiato a Massa
Sono contento di
comunicare che Miracolo a Piombino - Storia di Marco e di un gabbiano, Historica
Edizioni (di Francesco Giubilei) ha vinto la Sezione "Narrativa" del Premio
Letterario Europeo "Massa città fiabesca di mare e di marmo". Un libro che è
piaciuto a Pupi Avati e che parla di Piombino. Di seguito il comunicato del
Premio. Quarta
Sezione D) - Libro di Narrativa edito (pubblicato negli ultimi dieci anni).
Vince il primo premio di € 500 donati dalla Fondazione Cassa di Risparmio di
Carrara Gordiano Gordiano Lupi (Piombino LI) con l’Opera “Miracolo a Piombino”
(Historica edizioni). Inoltre pergamena-ricordo, pregiata bottiglia di vino di
Candia.
Gordiano Lupi
www.infol.it/lupi
www.infol.it/lupi
giovedì 15 settembre 2016
Gaspar, El Lugareño: Un Poema de Félix Luis Viera
Gaspar, El Lugareño: Un Poema de Félix Luis Viera: Nota: Cada lunes la poesía de Félix Luis Viera. Puedes leer todos sus textos, publicados en el blog, en este enlace . Traducción al ita...
https://www.amazon.it/patria-unarancia-F%C3%A9lix-Luis-Viera-ebook/dp/B00Z8MB9UA
https://www.amazon.it/patria-unarancia-F%C3%A9lix-Luis-Viera-ebook/dp/B00Z8MB9UA
domenica 11 settembre 2016
Impressioni cretesi
Mare di sabbia e sassi.
Scogliere e arenile, piccolo golfo d’un’isola dove soffia il vento polveroso
della storia. Palme nane mediterranee, piccoli lecci, abeti di mare e piante
grasse. Vegetazione da terra arida bruciata dal sole. Ficus Beniamino alto e
svettante, banani imponenti, fichi, olivi, iris dai fiori rosso fuoco, che a
Cuba ho sentito chiamare Mar Pacifico, rocce rupestri riarse, montagne e
altopiani da spaghetti-western, pure
se qui li chiamerebbero feta-western.
Paesaggio troppo simile al luogo natio per renderlo straniero ai tuoi occhi,
luogo trove trovare consonanze più che dissonanze. Casa sul mare, terrazza affacciata
tra tamerici salmastre e arse, pitosfori, oleandri e barba di Giove. Larici,
conifere di mare, non pini marittimi, ma un modo cretese d’esser tali. E il
fico degli ottentotti non ancora fiorito, forse ormai sfiorito, bruciato dal
sole, confuso dal vento. Piccola strada notturna tra venditori di mare, i
soliti cinesi, identici kebabbari,
luogo dei luoghi del mondo, e mercanti che vendono Creta ai turisti formato
ricordo. I viburni fioriti, come farfalle crepuscolari, il profumo intenso del
mare sospinto dai venti del Peloponneso. Isola tra le isole che ricorda la mia
penisola affacciata su un’isola.
Siamo uomini fatti e
finiti, ormai, e abbiamo tutti moglie, macchina, figli che studiano al liceo,
al professionale, al tecnico, e stanno tentando di costruirsi un avvenire,
mentre frequentano le spiagge a est e a ovest della città, secondo il corso dei
venti. Siamo uomini fatti e finiti e cominciamo a ingrassare e ad avere
calvizie, pancetta, corpi flaccidi, a usare occhiali per leggere e per vedere
da lontano, a sentire malesseri dopo aver mangiato e bevuto, mentre spunta
sulla nostra pelle qualche grinza, qualche solco rugoso.
“L’amore? Un bicchier
d’acqua. Vuotato il bicchiere finito tutto”. No, non è mia, ma di Elias
Canetti. Pure perché non è il mio pensiero, non riesco a farlo mio. Potrà
valere per qualche rapido amore che non sia tale, tra uomo e donna, potrà
valere per l’illusione d’amore. Ci sono coppe che non si svuotano, pozzi di
San Patrizio interminabili. Non solo. C’è l’amore per un figlio, l’amore per la
propria terra, l’amore per chi ti ha dato la vita e cresciuto. Certo, il misero
amore basato sul rapporto sessuale è destinato a diventare un bicchiere vuoto, una
volta esaurito il liquido che l’alimentava è impossibile riempirlo.
Avrei dovuto essere
ungherese, credo. Per questa mia strana predilezione per la nostalgia, per un
passato che non può tornare, per l’autocommiserazione che mi pervade nelle cose
che scrivo. Il mio solo obiettivo è quello di osservare le foto del passato,
istantanee ideali o reali non importa, e ritrovare uno solo di quei giorni,
proprio com’era, di ritrovare me stesso al punto di partenza e rimettere tutto
in ordine, partendo da errori che non vorrei ripetere. Che dire? Erano valige
troppo pesanti per quegli anni, forse. Nei miei anni perduti vigeva la buona
abitudine di passare i pomeriggi giocando a pallone nei cortili, nei giardini e
negli oratori di quartiere. E una cosa il calcio e la vita hanno in comune: le
cose non vanno mai come uno spera che vadano…
Il ritorno a casa. L’aria
ferma, come succede spesso a Piombino d’estate, un mondo immobile di silenzi e
sospiri. Pensare di nuovo a quel treno che va, tra il mare e la polvere di
carbone, nella triste campagna assolata del mio promontorio, tra filari di viti
e tamerici contornate da oleandri, a ritrovare amici perduti, certe strade
abbandonate nella memoria e a quel bar all’angolo del corso dove facevano il
caffè buono. Un posto perduto, come il mio tempo che scorre, sabbia impalpabile
tra dita leggere. Un bar di cui resta una storica insegna: Nazionale, dove ormai non senti odore di caffè, ché vendono
vestiti, come restano insegne Supercinema
e Sempione, altari abbattuti,
sacrificati al tempo che passa, alle mode che cambiano. E non è più tempo di
cinema…
mercoledì 7 settembre 2016
giovedì 1 settembre 2016
mercoledì 24 agosto 2016
martedì 23 agosto 2016
lunedì 22 agosto 2016
I miei libri da spiaggia
Capita che un giorno ti rompi i coglioni di scrivere
marchette e copiare comunicati stampa, ché io lo faccio poco ma ogni tanto
accade. Capita che un giorno ne hai le palle piene di Camilleri, Malvaldi,
Moccia, Volo e scrittori di successo di cui non rimarrà neppure l’ombra, a
parte il loro conto in banca. Capita che un giorno ti prende la voglia di dire
che tu in spiaggia sotto l’ombrellone non ci porti un giallo con il commissario
panzone come da italica tradizione (scusate la rima). Capita che ogni tanto
rileggi Quasi quasi faccio anch’io un
corso di scrittura e t’accorgi che non è servito a niente, è cambiato
qualche nome ma la sostanza resta. E allora io resto controtendenza e me ne
sbatto, se volete seguire i consigli e leggere letteratura son qui che vi dico
cosa merita leggere, se volete ciucciarvi un fantasy alla moda o una cazzata
televisiva, fate pure, d’altra parte siamo in un paese libero. E se
liberalizzano la marijuana non possiamo certo proibire Moccia, ché gli effetti
sul cervello sono simili, credo.
La mia estate sotto l’ombrellone è cominciata con
Nicolas Guillén in lingua originale, opera
omnia, ché lo sto traducendo, poesia dopo poesia, senza nessuno che finanzi
l’insana passione. Il libro non lo trovate, ché io l’ho comprato all’Avana
quando ancora ci potevo andare, a due dollari sopra una bancarella, magari aspettate
che esca la mia traduzione, intanto fatevi un giro in rete che Tengo e altre cose già le ho diffuse.
Guillén è il poeta della Rivoluzione Cubana, dell’epica dei barbudos, di Che Guevara, Fidel, ma
anche di un popolo in lotta contro lo sfruttamento, della ribellione dei neri
contro il razzismo, persino poeta giocoso per bambini di tante filastrocche e
tenero poeta d’amore quando smette i panni del combattente.
Passando all’Italia
ho riscoperto Tommaso Landolfi e Il mar
delle blatte, grazie alla mitica Adelphi, ma mica solo quello che già lo
conoscevo dai tempi del liceo. No, ho scoperto lo scrittore ironico de La passeggiata che si prende gioco dei
critici dimostrando che non conoscono la lingua italiana e scambiano per idioma
inventato quel che è soltanto desueto. Landolfi straordinario narratore di
fantastico e surreale, ma anche autobiografico letterato che ci parla dei
propri affari ed è capace di coinvolgere il lettore nel dramma di un misantropo
alle prese con un premio letterario o con la separazione dalla moglie in una
casa troppo vuota, dove ha per compagno solo un porcellino di terra.
E che dire di Azzurro tenebra del grande Giovanni Arpino? Riletto a distanza di
quarant’anni conserva identico fascino letterario, descrivendo l’epopea d’una
sconfitta con toni da tragedia e costruendo personaggi mirabili in una Germania
fredda e ostile. Il calcio come metafora della vita, dialoghi mirabili, descrizioni
fantastiche, pagine indimenticabili per raccontare azioni di undici calciatori,
dimostrando come si possa creare letteratura persino da un evento sportivo. Non
lo so mica se lo trovate, magari su una bancarella dell’usato ci sarà, io ho il
mio vecchio libro ingiallito del 1977, Einaudi editore.
Dulcis in fundo Carlo Coccioli, pure lui poco letto, a vantaggio
del niente, della spazzatura fatta segni su carta, di libri che non valgono un
bel fumetto di Cavazzano o di Pratt, passando per Crepax e Manara. Il cielo e la terra, vecchia edizione
Rusconi, racconta le gesta di un prete in odor di santità che compie miracoli
ma non riesce a salvare dal suicidio un giovane omosessuale. Un prete
ossessionato dalla sua colpa per tutta la vita, che cerca di amare Dio negli
uomini, nei più umili e diseredati. Un prete che finisce per farsi fucilare dai
tedeschi salvando vite umane e che non vorrebbe vedere altri morti sulla sua
strada.
Letteratura allo stato puro, un piccolo capolavoro, uno di quei libri capaci di cambiarti la vita. Non un romanzetto confezionato a uso e consumo della prossima fiction televisiva che nessuno legge ma tutti guardano perché c’è l’attore bello e famoso come personaggio principale. Ecco la mia estate letteraria, tra incazzature consuete di fenomeni letterari così poco fenomeni e riscoperte di autori veri. Una sola consolazione: l’opera omnia di Coccioli viene ripubblicata da Piccolo karma, un editore che si pone come obiettivo la conoscenza di un grande scrittore livornese. Un altro venditore di gelati al polo. Ma di questi tempi ne abbiamo un gran bisogno.
http://www.ibs.it/ser/serfat.asp?site=libri&xy=carlo+coccioli
Letteratura allo stato puro, un piccolo capolavoro, uno di quei libri capaci di cambiarti la vita. Non un romanzetto confezionato a uso e consumo della prossima fiction televisiva che nessuno legge ma tutti guardano perché c’è l’attore bello e famoso come personaggio principale. Ecco la mia estate letteraria, tra incazzature consuete di fenomeni letterari così poco fenomeni e riscoperte di autori veri. Una sola consolazione: l’opera omnia di Coccioli viene ripubblicata da Piccolo karma, un editore che si pone come obiettivo la conoscenza di un grande scrittore livornese. Un altro venditore di gelati al polo. Ma di questi tempi ne abbiamo un gran bisogno.
http://www.ibs.it/ser/serfat.asp?site=libri&xy=carlo+coccioli
Gordiano
Lupi
giovedì 11 agosto 2016
martedì 26 luglio 2016
Gaspar, El Lugareño: (Miami) Miguel Rodez Exhibit @ FIU
Gaspar, El Lugareño: (Miami) Miguel Rodez Exhibit @ FIU: Detalles en la página del evento en Facebook
martedì 28 giugno 2016
lunedì 27 giugno 2016
Taccuino avanero su Piombino Oggi
sabato 25 giugno 2016
sabato 18 giugno 2016
Scambio di teste
Un mio romanzo inedito, corredato di stupende foto di Cuba:
http://www.lazonamorta.it/lazonamorta2/?p=30509
Seconda puntata.
http://www.lazonamorta.it/lazonamorta2/?p=30509
Seconda puntata.
martedì 14 giugno 2016
Aviso sobre cierta mujer
Aviso sobre cierta mujer
di Félix Luis Viera
Va por ahí, camina
por las aceras lentamente,
con la cabeza baja, o
si la lleva en alto
con la vista perdida.
Su tema preferido
serán las flores, que
según teorizará,
son más bonitas cuando se toman
subrepticiamente.
Regalará flor de todo tipo. Comparará
a los pinos
—por su altura y rectitud y también
por la firmeza alargada de sus hojas—
con la Verdad.
Dirá que la vida es poesía y que la
Poesía
es la vida. No
se las dará
de buena lectora, ni
de erudita, ni de capaz
de ejercer el ejercicio del criterio,
pero
vibrará con un poema
como la prima cuerda tocada por
Brower
y llorará de emoción al leerlo o escucharlo,
porque
su yo
su ser, toda su vida en ese
momento —así
más o menos dirá— se estremecen
como si en cada vena
le hubiera nacido una llama. A
tal punto
llegará su palpitar
que, tomando en cuenta
su autoproclamada limitación
intelectual
en contraste
con su eclosión inacabable ante
la contemplación de la belleza, fácilmente
podrá ser comparada con el gran
amor de Goethe, aquel
“pequeño ser natural”.
“pequeño ser natural”.
Y ya desnuda se verá
que es exacta
a esas mujeres de piel bronceada, senos
más bien pequeños y macizos y
enhiestos (y como si esto fuera poco,
hipersensibles), cintura,
estrecha, anchas
y simétricas caderas, nalgas igual, pubis
frondoso y oscuro como las noches
de las novelas de misterio, muslos
y piernas tan justos en su tono ascendente
que se parecen al uno dos tres. O sea,
exacta a ese tipo de mujer
tan descrito en los poemas eróticos
de los poetas latinos.
Y ya fornicando
se verá que es desaforada, pródiga
en beneficios sin dudas consecuencia
de una notable y candorosa imaginación.
Así que, tomando en cuenta
tanto crepitar de la carne
en espíritu tan
sensible, tan
hierático casi, tan dado
a los goces del alma, es fácil
concluir
que al fin se ha hallado
a la escasísima mujer pretendida
por miles de millones, ésa
donde
en una sola se mezclan
un alma de 4 000 kilómetros de altura
con la feroz y nobilísima pasión
de un sexo hipertelúrico, sexo
tan ingenuo
como el de un animalito que lo hace
sólo porque así debe ser.
que es exacta
a esas mujeres de piel bronceada, senos
más bien pequeños y macizos y
enhiestos (y como si esto fuera poco,
hipersensibles), cintura,
estrecha, anchas
y simétricas caderas, nalgas igual, pubis
frondoso y oscuro como las noches
de las novelas de misterio, muslos
y piernas tan justos en su tono ascendente
que se parecen al uno dos tres. O sea,
exacta a ese tipo de mujer
tan descrito en los poemas eróticos
de los poetas latinos.
Y ya fornicando
se verá que es desaforada, pródiga
en beneficios sin dudas consecuencia
de una notable y candorosa imaginación.
Así que, tomando en cuenta
tanto crepitar de la carne
en espíritu tan
sensible, tan
hierático casi, tan dado
a los goces del alma, es fácil
concluir
que al fin se ha hallado
a la escasísima mujer pretendida
por miles de millones, ésa
donde
en una sola se mezclan
un alma de 4 000 kilómetros de altura
con la feroz y nobilísima pasión
de un sexo hipertelúrico, sexo
tan ingenuo
como el de un animalito que lo hace
sólo porque así debe ser.
Por pudor no digo su nombre. Baste
con estas señas.
Poetas y otros varones
sensibles,
cuídense, hijitos.
Avvertimento riguardo a
una certa donna
Traduzione
di Gordiano Lupi
Incede, cammina
lungo i marciapiedi lentamente,
a testa bassa, ma
quando la solleva
ha lo sguardo perso.
Il suo argomento preferito
sono i fiori, che
secondo la sua teoria,
sono più buoni quando si prendono
di nascosto.
Regalerà fiori di ogni
tipo. Paragonerà
i pini
- per la loro altezza, integrità
e anche
per la stabilità allungata delle loro
foglie -
con la Verità.
Dirà che la vita è poesia e che la
Poesia
è la vita. Non
si darà arie
da buona lettrice, né
da erudita, non dirà di avere
capacità critica,
ma
vibrerà con una poesia
come la prima corda toccata da
Brower
e piangerà d’emozione leggendolo o
ascoltandolo,
perché
il suo io
il suo essere, tutta la sua vita in
quel
momento - così
più o meno dirà - si commuovono
come se da ogni vena
scaturisse una fiamma. A
tal punto
giungerà il suo palpitare
che, considerando
i suoi autoproclamati limiti
intellettuali
in contrasto
con la sua apertura inarrestabile davanti
alla contemplazione della
bellezza, facilmente
potrà essere paragonata con il grande
amore di Goethe, quel
“piccolo essere naturale”.
E ormai nuda si vedrà
che è identica
a quelle donne con la pelle bronzea, seni
sicuramente piccoli, sodi e
dritti (e come se fosse poco,
ipersensibili), vita
stretta, larghi
e simmetrici fianchi, come le natiche,
pube
frondoso e oscuro come le notti
dei romanzi del mistero, cosce
e gambe così perfette nel loro tono
ascendente
da sembrare l’uno due tre . Quindi,
identica a quel tipo di donna
ben descritto nelle poesie erotiche
dei poeti latini.
Nell’atto di fornicare
si mostrerà eccessiva, prodiga
in benefici senza dubbio conseguenza
d’una notevole e candida immaginazione.
Così che, considerando
tanta passione della carne
in uno spirito così
sensibile, così
ieratico quasi, così dedito
ai piaceri dell’anima, è facile
concludere
che alla fine abbiamo incontrato
il raro esemplare di donna bramato
da milioni di uomini, quella
dove
in un solo corpo si fondono
un’anima di 4.000 chilometri
di altezza
con la crudele e nobilissima
passione
d’un sesso iperattivo, un sesso
così ingenuo
come quello di un animaletto che
lo pratica
solo perché così dev’essere.
Per pudore non dico il suo nome.
Bastano
questi indizi.
Poeti e altri maschi sensibili,
abbiate cura di voi, figli miei.
Marzo 1986
con alcune lievi modifiche dall’originale
-
Libro
che ho tradotto integrale -
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