sabato 31 marzo 2012

Identificato il cubano che ha gridato Abbasso il comunismo!

Detenuto a Santiago si è dichiarato in sciopero della fame
Yoani: “A Cuba non può tornare la normalità…”


La rivista digitale Diario de Cuba riferisce che è stato identificato l’uomo che ha gridato “Abbasso il comunismo!”, lo scorso lunedì durante la messa del Papa a Santiago de Cuba. Si tratta di Andrés Carrión Álvarez, 38 anni, laureato in discipline economico – lavorative. La fonte informativa è l’ex prigioniero politico José Daniel Ferrer, leader della Unione Patriottica di Cuba (UNPACU). Carrión è stato arrestato dalla Sicurezza di Stato e percosso, tra gli altri, anche da un barelliere della Croce Rossa Internazionale. Ferrer ha detto che il dissidente arrestato aveva cominciato da poco a collaborare con la UNPACU, ma non faceva parte di quella organizzazione. L’attivista, residente nel quartiere Sorribes, a Santiago, si trova in prigione. L’ultima persona a vederlo prima della detenzione è stata Chaviano Peláez. “Carrión mi disse che voleva assistere alla messa del papa ma al tempo stesso fare qualcosa, ma non mi rivelò quali fossero le sue intenzioni”, dice Chaviano. Carrión è attualmente in sciopero della fame.

La situazione preoccupa i dissidenti, perché si teme per l’integrità fisica dell’oppositore, dopo un periodo di massicce detenzioni ai danni di Damas de Blanco e persone non conformi per impedire la loro presenza alle messe del Papa. Tra i detenuti per alcune ore anche lo scrittore Orlando Luis Pardo Lazo, direttore della rivista clandestina Voces e autore del blog Lunes de Post Revolucion.


Yoani Sánchez ha commentato: “Il costo politico di questa ondata repressiva durante la visita del Papa sarà molto alto. Per alcuni giorni molte persone sono state obbligate a trattenersi nelle loro case con le linee telefoniche isolate. La vita torna alla normalità, hanno scritto. Ma come può tornare la normalità in un paese come Cuba? L’Avana sembra risvegliarsi da un lungo sonno, ma l’incubo permane. Quando finiranno di penalizzare chi esprime un pensiero diverso dall’ideologia al potere?”.

Gordiano Lupi

giovedì 29 marzo 2012

Incontro con Fidel - La folla in Piazza della Rivoluzione

 










Mercoledì 28 marzo 2012, comunque si voglia pensare... una giornata storica per Cuba.

Gordiano Lupi

Vignetta feroce...

Simanca, da Cuba, ci manda questa vignetta.
"La dittatura del proletariato e l'oppio dei popoli, uniti non saranno mai vinti!"!

Addio al Papa con umorismo...


Il vignettista cubano Garrincha critica con ironia le persone ammesse a salutare il Papa...
I poliziotti scorrono l'elenco: - "Vediamo... Quelle che volevano vedere il Papa, guardando in alto e dicendo addio". - "E con entusiasmo". Le Damas de Blanco sono rimaste deluse, con i loro gladioli rossi in mano. Per loro non è stato trovato uno spazio, come non è stato trovato per i rappresentanti della società civile.


La seconda vignetta è di Omar Santana ed è senza parole.
Il Cardinale Jaime Ortega saluta la partenzza del Papa con giubilo. Lui è un sicuro vincitore.
Le ombre di Fidel e Raul sono in secondo piano.

Gordiano Lupi

Oswaldo Payá: “Siamo molto vicini alla verità e alla liberazione”

Il Papa lascia Cuba

Oswaldo Payá ha potuto partecipare alla messa del Papa in Piazza della Rivoluzione all’Avana, nonostante le attenzioni della polizia politica che ha sorvegliato la sua abitazione per l’intera giornata.

“Alla funzione religiosa erano state convocate molte persone che non avevano niente a che fare con la fede, ma c’era anche il popolo di Dio desideroso di ascoltare le parole del Santo Padre, ed è questa la cosa più importante”, ha detto l’attivista cubano.

Payá si è rivolto ai dissidenti che non hanno potuto prendere parte alla messa per colpa dell’ondata di terrore che ha colpito l’Avana.

“I grandi assenti erano proprio i difensori dei diritti umani. Parlo di chi non ha avuto voce, ma solo disprezzo e repressione, le persone che difendono la riconciliazione, la pace e la libertà a Cuba”.

Oswaldo Payá ha concluso: “Abbiamo pregato con il Santo Padre e i nostri cuori si sono aperti alla speranza. Come disse Giovanni Paolo II: dobbiamo essere protagonisti della nostra storia. La liberazione deve essere il compito principale del popolo cubano. Adesso con speranza maggiore perché in definitiva siamo molto vicini alla verità e alla liberazione. Questa è la nostra speranza”.

Il Papa ha lasciato Cuba criticando l'embargo nordamericano, ma anche pregando perchè nell'Isola nessuno venga più perseguito per le proprie idee e che si metta in atto una vera e propria riconciliazione nazionale. "Cuba sia la casa di tutti i cubani, un luogo dove convivono giustizia e libertà", ha concluso.


Gordiano Lupi

martedì 27 marzo 2012

Il Papa a Cuba tra ipocrisia e repressione

Oswaldo Payá. “Chi tace è complice del regime!”
Yoani Sánchez: “Un coraggioso ha gridato per tutti abbasso il comunismo!”


Yoani Sánchez sta digitando messaggi su Twitter per seguire dal basso la visita del Papa. Racconta che molte persone sono state allontanate da Piazza della Rivoluzione e quanti arresti ci sono stati per impedire la partecipazione dei dissidenti alla messa che il Papa terrà all’Avana. Benedetto XVI ha fatto una visita di cortesia a Raúl Castro, ha visitato la nunziatura e forse incontrerà Fidel (ma non è certo), mentre di sicuro non vedrà Hugo Chávez, che ha detto di non voler interferire con la visita del Santo Padre. Yoani riferisce di sei arresti in provincia di Matanzas e di un grande nervosismo della polizia politica nelle zone dove transiterà il Papa. La messa di Santiago de Cuba ha visto un protagonista coraggioso che ha gridato: “Abbasso il comunismo!” ed è stato subito arrestato. Non sappiamo ancora il suo nome ma su Internet gira il filmato.


Oswaldo Payá ha diffuso un comunicato stampa dove afferma che “il silenzio alimenta l’impunità del regime”. Riportiamo il suo pensiero, come sempre lucido ed esauriente.


“Non si devono accettare il silenzio tanti maltrattamenti da parte del regime, tanti abusi e detenzioni contro chi difende pacificamente i diritti umani. Mentre Raúl Castro saluta per la seconda volta il Papa durante la messa, le sue bande repressive assaltano centinaia di dissidenti e li incarcerano per tutta Cuba, perché non possano vedere il Papa neppure da lontano. Non hanno nessuna importanza le parole che si dicono, perché non è possibile dare un’immagine di armonia in una situazione come questa. Si stanno alimentando la paura, la simulazione, l’impunità e l’arroganza di un governo repressivo, non certo la pace, la giustizia e la riconciliazione. Tutti siamo responsabili e tutti non dobbiamo tacere: il governo che reprime, il popolo che teme e non parla e la Chiesa che è parte del popolo e pure lei tace”.


Il quadro è esatto. La giunta militare isola i dissidenti perché non vedano il Papa. Numerose detenzioni, confinamenti e minacce a dissidenti per evitare che assistano alla messa che celebrerà il Santo Padre. Hanno tagliato anche i telefoni di molti oppositori e incrementato la vigilanza presso le loro case.

Nel frattempo il cardinale Jaime Ortega parla come uno della famiglia Castro, magnifica i miglioramenti economici della nuova Cuba, le piccole imprese che stanno nascendo e persino il cambio di potere per linea dinastica, spacciandolo per avvicendamento democratico. Non c’è molto da sperare nella gerarchia ecclesiastica, ma per fortuna ci sono i preti coraggio. Da Santiago de Cuba si ode la voce di Padre Conrado: “Il Papa affronti il problema dei diritti umani!”


Gordiano Lupi

Il Papa, Cuba, Radio Popolare e i castristi italiani

La vignetta - senza parole ma esplicativa - è di Omar Santana


Questa mattina mi sono prestato al gioco di Radio Popolare Milano che mi ha concesso due minuti per raccontare le difficoltà cubane e la mancanza di libertà della gente comune, mentre Maurizio Chierici de Il Fatto Quotidiano ha pontificato a lungo su una Cuba cambiata, piena di investitori, di giovani che costruiscono discoteche di quattro piani, estraggono petrolio dal mare e vivono un futuro migliore. Non solo. Secondo Chierici - e Radio Popolare che gli dava fiato - a Cuba ci sarebbe anche libertà di stampa, perchè su Espacio Laical (periodico cattolico difficilmente reperibile, se non su Internet che non è alla portata dei cubani) scriverebbero voci critiche del regime e addirittura intellettuali di Miami. Nessuno ha detto che a Cuba, dal 1959, c'è solo un giornale (Granma) e solo una televisione (Cubavision), nelle mani del Partito Comunista. La mia tristezza è solo quella di essermi prestato a un gioco sporco, orchestrato da chi non vuol far conoscere i veri problemi di Cuba, ma occultarli, dando credito ai cambiamenti cosmetici di Raul Castro.

La verità è ben altra. Ieri sera, durante la cerimonia di benvenuto per l'arrivo del papa a Cuba, abbiamo assistito a uno squallido discorso politico da parte del Presidente cubano, che si è aggrappato al passato, citando istruzione e sanità, internazionalismo ed ecologia, persino brani tratti dai discorsi di Fidel, per attaccare gli USA e l'embargo, responsabili di tutti i mali cubani. Raul ha parlato di indignati occidentali e di un sistema capitalistico ingiusto, ma non ha fatto alcuni riferimento ai suoi indignati (Damas de Blanco, dissidenti, blogger alternativi, cattolici come Oswaldo Payà) e ai problemi del sistema comunista. Il Papa, d'altro canto, ha detto che "Cuba guarda al futuro", ha parlato di libertà, riconciliazione, giustizia, di una società nuova da costruire tutti insieme. Papa Bendetto XVI, al confronto di Raul Castro, sembrava un giovane rivoluzionario che conversava con una cariatide.

Altro dato di fatto. Per la visita del Papa a Cuba molti giornalisti scomodi non sono stati accreditati, tra questi il corrispondente de El Pais (reo di ospitare articoli di Yoani Sanchez), Canale 41 e quasi tutti i media della Florida. Maurizio Chierici parla di riconciliazione nazionale. Se questi sono i presupposti la vedo dura. Non solo. La visita del Papa ha coinciso con arresti, retate, operativi di polizia in grande stile, tutto per impedire la partecipazione di personaggi non graditi alle messe di Benedetto XVI. Cuba è il regno dell'ipocrisia, ma il problema è che noi europei troppo spesso ci prestiamo al gioco della dittatura e propagandiamo le loro menzogne. Il ruolo della Chiesa è importante per il futuro di Cuba, ma la speranza è che non diventi la stampella del regime, in cambio di pochi vantaggi materiali. Se la scelta di non incontrare i dissidenti oggi può portare a ottenere vantaggi in senso democratico domani, allora può andare bene. Se l'obiettivo della Chiesa è solo materiale, come apertura di scuole cattoliche e seminari nell'isola caraibica, allora il viaggio del Papa per il popolo cubano è stato davvero inutile.

Gordiano Lupi