domenica 30 dicembre 2012

L’altro io (1976)

di Virgilio Piñera
da Un fogonazo (1987)


Quando il signor X compì cinquant’anni, decise, dopo averci pensato molto, di costruirsi un altro io. Non sarebbe stato l’alter ego che di solito usano gli scrittori nelle loro narrazioni, ma un’esatta riproduzione di se stesso. Tutto ciò era possibile grazie a due fattori: la tecnologia avanzata della sua epoca e il denaro.

Il signor X dovette solo prestarsi per diversi giorni alla copia fedele del suo corpo, contribuendo con i beni necessari.

Non stancherò il lettore con l’esposizione dettagliata della profonda complessità del procedimento di copiare il suo corpo. Basti sapere che, nel centro medico dove venne realizzato, riprodussero con tanta fedeltà gli organi del signor X, la pelle e il sangue, che non era possibile distinguere tra la copia e l’originale.

Visto che l’epoca era altamente scientifica e nessuno credeva più nei misteri, il signor X non si nascose: terminato il suo altro io, uscirono entrambi per strada, somiglianti come due gocce d’acqua. Nessuno avrebbe potuto distinguere tra X e la copia.

Devo chiarire che il signor X era cosciente del fatto che lui era X; e, al tempo stesso, il suo altro io era cosciente che era l’altro io di X. Come conseguenza, sorse una certa rivalità tra l’umano e il meccanico. Rivalità che riguardava solo il piano fisico. Erano uguali, ma il meccanico aveva la pretesa di essere “meglio rifinito” rispetto al signor X umano. Bastava guardare la sua pelle per avere una prova decisiva di tale assunto: tessuto perfetto, senza macchie o lentiggini, senza le “ingiurie del tempo” che a cinquant’anni gli uomini cominciano a vedere sulla loro pelle.

Le relazioni tra i due si complicavano, inoltre, perché il signor X sapeva che non sarebbe sopravvissuto a X meccanico, mentre X meccanico aveva la certezza di sopravvivere al signor X umano.

Il signor X, infastidito dalla perfezione del suo io meccanico, si consolava dicendo che, quando sarebbe morto, l’altro, in un certo modo, gli avrebbe permesso di continuare a vivere, ma in ogni caso era profondamente contrariato dal fatto che gli sarebbe sopravvissuto. Inoltre aveva notato che quando i suoi amici incontravano X meccanico - senza di lui -, elogiavano il suo aspetto smagliante, mentre, in assenza del meccanico, lo trovavano invecchiato e commentavano che sfioriva rapidamente. Pensava che le cose non si sarebbero aggiustate chiudendosi in casa e facendo uscire l’altro da solo, copia perfetta, ma in fin dei conti mera copia della sua persona, semplice prodotto dell’alta tecnologia. Si rallegrava di aver fatto attenzione a chiedere che lo dotassero delle sue stesse facoltà mentali. Sarebbe stato un inferno se la copia avesse avuto a disposizione un arsenale di intelligenza superiore al suo.

La crisi si verificò, tuttavia, durante il ricevimento dato dall’affascinante Elena, al quale presero parte il signor X umano e X meccanico. Tutti erano ormai abituati a tale presenza, perciò quando lo videro non si sorpresero. In realtà erano un solo individuo: quando il signor X umano si allontanava dal meccanico, o quest’ultimo dal primo, tutti sapevano che, anche se facevano conversazioni diverse, parlavano con la stessa persona. Al tempo stesso, se erano insieme, si rivolgevano, ora all’uno, ora all’altro, come se si trattasse di una sola entità. La tecnologia, permettendo queste dissociazioni, eliminava ogni stupore.

Accadde che nel corso della conversazione venne fuori il tema della morte. L’affascinante Elena, già avanti con gli anni, disse con un sospiro:

- Com’è triste morire quando si possiede tanto denaro, abbiamo tanti amici stupendi e tanto whiskey! - e fece un lungo lamento.

- Bene, Elena; dipende dalle opinioni - disse X meccanico -. Io, che sono il prodotto dell’alta tecnologia, non morirò mai. Sono stato fabbricato per l’eternità - guardò con gesto di sfida la concorrenza, infine il suo sguardo si riempì di commiserazione quando incontrò il signor X. Strascicando le parole, disse finalmente: - Mi spiace per lui. Gli resta poco da vivere.

Nella sala cadde un silenzio che non prometteva niente di buono. Elena batté le mani, e subito accorse un servitore con un vassoio pieno di bicchieri di whiskey.

- Beviamo amici! Qui la morte non ha niente da fare.

Ma il signor X umano pensava alla morte di X meccanico. Aveva appena deciso. Chiaro, non lo avrebbe fatto lui, non si sarebbe sporcato le mani. Per compiere quel lavoro c’erano i tecnologi. Un colpo rapido, e quell’orrore non gli sarebbe sopravvissuto. Avrebbe salvato, con tale soppressione, la stupenda dignità dell’uomo.

Prese un appuntamento con i tecnologi ed espose le sue intenzioni. Lo ascoltarono con quella freddezza spaventosa che caratterizza gli scienziati, infine conclusero:

- Non distruggeremo mai quel che abbiamo creato. Le nostre creazioni sono indistruttibili. Lei morirà; lui sopravvivrà, e con lui, in un certo modo, anche lei. Quando saranno passate diverse generazioni, nessuno ricorderà che lui è meccanico come nessuno ricorderà lei. Lui resterà nell’infinito procedere del tempo, sempre lo stesso, rappresentando lei con dignità e bellezza sovrumane.

Sconcertato, il signor X abbandonò l’ufficio. Si sentiva nelle mani della morte. Poteva accoglierla, era il suo destino, ma, in cambio, non poteva provocarla alla sola persona che odiava, a X meccanico, alter ego immortale, insopportabile e infallibile.

Alla fine, giunto il gran momento, il signor X, come tutti i mortali, era sul suo letto e stava per spirare. Prima che la morte arrivasse, mandò a chiamare X meccanico. Lui si presentò serio e silenzioso. Dal letto, il signor X disse:

- Ti supplico di sostituirmi. Per tutti, morirai come se fossi io. Prima, chiudimi nel bagno. Dopo che avranno verificato che tu sei il morto, togli il mio cadavere, lo metti nel letto e ti allontani. Al resto penseranno i miei servitori.

- Si scoprirà l’inganno - rispose l’altro -. Sai che sono immortale e indistruttibile. Pensaci bene. Non solo morirai; ti coprirai di ridicolo.

Ma il signor X non poteva più sentirlo.



Pochi giorni dopo la morte del signor X, un incidente coinvolse X meccanico. Una sostanza radioattiva macchiò la sua pelle di madreperla, rendendola simile a quella del signor X. Gli amici lo esaminarono con attenzione. Cominciarono a sospettare. Prima commentarono a bassa voce, poi in tono più alto, e, finalmente, tutti dissero pubblicamente che non era morto il signor X, ma X meccanico.

I tecnologi, sentendo una simile assurdità, ridevano in silenzio. Ma siccome la pubblica opinione è un’arma mortale, l’opinione privata dei tecnologi fu abolita dall’opinione universale. A X meccanico non restò altra soluzione che dichiararsi vinto: immortale era il signor X, secondo la pubblica opinione. Possiamo immaginare la gioia del signor X al pensiero che la radioattività si fosse trasformata in sua alleata.

Traduzione di Gordiano Lupi

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