sabato 17 settembre 2011

Cuba: Liberati i dissidenti arrestati

Yoani di nuovo libera ma senza telefono mobile


Fa parte di un copione non scritto che si ripete con monotonia.

La polizia cubana ha liberato, venerdì 16 settembre. Guillermo Fariñas, arrestato il giorno prima insieme a una trentina di oppositori, reo di aver organizzato una marcia pacifica antigovernativa. “Sono stato liberato da poco. I due ufficiali della Sicurezza di Stato che mi hanno portato a casa mi hanno detto che gli altri dissidenti saranno liberati presto”, ha detto al telefono Fariñas, da Santa Clara, 270 chilometri a est dell’Avana.

Elizardo Sánchez ha confermato che circa la metà dei dissidenti arrestati sono stati rimessi in libertà. Angel Moya è ancora agli arresti. La moglie, Berta Soler, che fa parte delle Dame in Bianco, ha detto che prima di essere liberato verrà trasferito all’Avana, città dove risiede. Moya, Fariñas e gli altri oppositori erano stati arrestati giovedì 15 settembre, nella zona centrale di Cuba, dove organizzavano una marcia per chiedere il rispetto dei diritti umani e delle libertà fondamentali. Il governo cubano, intanto, mistifica la realtà e trasmette notizie in televisione dove accusa le Dame in Bianco (spose degli ex prigionieri politici) e altri dissidenti di provocare disordini per “giustificare aggressioni” contro Cuba, sostenendo che tutto sarebbe “guidato e retribuito” da Washington.

“Il gioco è quello di sempre. Screditare per non far capire al popolo che denunciamo soltanto una situazione di mancanza di libertà. Ma i cubani stanno cominciando a ragionare con la propria testa e non credono più alle sirene governative. Tutte le detenzioni disposte dalla polizia politica sono arbitrarie e hanno il solo scopo di impedire le manifestazioni pacifiche”, ha concluso Elizardo Sánchez, che si occupa di Diritti Umani a Cuba.


Yoani Sánchez, intanto, ha riacquistato la libertà di movimento, dopo un breve periodo di arresti domiciliari. Il suo telefono cellulare era bloccato, non poteva ricevere né rispondere agli SMS. Per la nota blogger il telefono mobile è uno strumento fondamentale, perché solo grazie a lui riesce ad aggiornare Twitter e a inviare post da pubblicare per il sito Generación Y.


Gordiano Lupi

venerdì 16 settembre 2011

Arrestati 20 dissidenti per bloccare marcia di protesta


La polizia ha arrestato oltre 20 dissidenti cubani che stavano cercando di partecipare a una protesta originale: una marcia che si propone di percorrere l'Isola da Oriente a Occidente, denominata Boytel e Zapata vivono.

Tra i fermati: Angel Moya, liberato quest'anno dopo aver scontato 8 anni di carcere, e Guillermo Fariñas, Premio Sachjarov 2010 per i diritti umani. Tra i fermati ci sarebbero anche cinque donne. Gli arresti sono avvenuti a Santa Clara e a Mella, nei pressi di Santiago.

In ogni caso questi arresti - tecnicamente fermi di polizia per pericolosità sociale - durano alcune ore o pochi giorni, il tempo necessario per impedire le proteste e le manifestazioni organizzate. In questo caso i dissidenti cercavano di dare vita a una marcia che percorresse l'Isola da Oriente a Occidente, per ricordare la famosa offensiva messa in atto nel secolo XIX dai cubani contro la dominazione spagnola. La polizia ha bloccato sul nascere l'idea.

"Si è trattato di detenzioni arbitrarie. Niente di nuovo sotto il sole. In questo mese dobbiamo registrare oltre 200 arresti di questo tipo, che hanno avuto il solo scopo di impedire pacifiche manifestazioni di protesta. Una cifra altissima, la più alta da quando Raul Castro è al potere", ha detto Elizardo Sánchez Santa Cruz, presidente della non governativa Commissione per i Diritti Umani.

La marcia doveva avere inizio l'8 settembre a Guantánamo, per terminare all'Avana, ma la polizia ha compiuto retate a Guantánamo, Palma Soriano, Holguín, Bayamo e Las Tunas, impedendone l'organizzazione nella zona orientale dell'Isola. Adesso ogni dissidente cercherà di organizzare una marcia nel paese in cui vive per chiedere al governo il rispetto degli accordi internazionali sui diritti umani, la fine della repressione dei dissidenti pacifici, la liberazione di tutti i prigionieri politici e la cancellazione delle leggi che penalizzano la dissidenza.

Burocrazia e corruzione: i mali endemici del sistema cubano


Esperti e giornalisti sono concordi nell’affermare che i peggiori nemici delle riforme intraprese dal generale Raúl Castro, siano la burocrazia e la corruzione, mentre altri sospettano una mossa della nuova gerarchia per costruire un capro espiatorio con cui giustificare l'immobilismo del sistema.

Nel 2005 Fidel Castro ammoniva che la Rivoluzione poteva essere demolita solo dal suo interno, mentre oggi il giornalista Fernando Ravsberg aggiunge che la burocrazia non minaccia solo il socialismo, ma l'intera nazione cubana. Antonio Jorge assicura che il nemico principale delle riforme economiche è un'organizzazione di tipo militare, perché - a suo parere - l'impresa non può andare d'accordo con una struttura militare e gerarchica. L'impresa è innovativa, flessibile, dinamica e versatile, mentre un ambiente militare non è versatile, ma segue regole rigide, ordini e disciplina. "La burocrazia e la corruzione sono mali endemici del socialismo e dei sistemi totalitari che dirigono l'economia in maniera centralizzata", afferma Jorge. "Per avere vere riforme occorre che cambi il sistema", conclude.


Ravsberg e Jorge sono d'accordo nell'affermare che la burocrazia è un mostro nato da un modello eccessivamente centralizzato e verticistico, organizzato in maniera tale da non poter muovere un passo senza le indiscutibili direttive del capo.

Il giornalista indipendente Ivan Garcia ha scritto che stiamo vivendo una guerra tra poteri. Il generale Raúl Castro guida l'esercito e l'ambiente militare è saldamente al suo fianco, ha consolidato il potere circondandosi di persone leali e manovra le leve principali del governo. Ma i burocrati di alto livello sono i suoi avversari più forti, che lo guardano in cagnesco e lo attendono alla prova. "La burocrazia locale è il nemico numero uno di Raúl Castro e non è un male estirpabile, perché ha messo radici in ogni settore della vita nazionale", afferma Garcia. "Raúl Castro desidera che la produzione agricola aumenti e che i mercati siano pieni di prodotti. Vuole che ogni cubano possa bere un bicchiere di latte al giorno. Pretende che spariscano tante regole assurde per viaggiare, comprarsi un'auto o una casa. Ma i suoi desideri e le sue riforme procedono molto lentamente. La colpa è dei suoi peggiori avversari: i burocrati che hanno serrato le fila a protezione dei loro privilegi", conclude il giornalista indipendente.


Il vento sta cambiando per i burocrati, perché sembra che Raúl Castro sia intenzionato a combattere una dura battaglia contro di loro. "Non passa giorno che i media non si lancino in accuse contro i funzionari e contro l'immobilismo della burocrazia", afferma il giornalista José Antonio Fornaris. Tutto questo è cominciato dopo la fine del Sesto Congresso del Partito Comunista. "La burocrazia è un cancro, ma liberarsene totalmente, in un regime come quello cubano è impossibile, perché fa parte dell'essenza comunista", conclude Fornaris. I funzionari, costruiti dal regime, dopo un po' di tempo, si dedicano solo a proteggere loro stessi e il potere acquisito.
La lotta contro la burocrazia e la corruzione è la sfida del governo di Raúl Castro per il futuro. Solo vincendola - ma non è per niente facile - potrà cambiare davvero le cose.

giovedì 15 settembre 2011

È arrivato il momento della Primavera cubana?


La Primavera Araba sta coinvolgendo molti paesi alla ricerca di libertà, ma secondo alcuni commentatori anche Cuba potrebbe aggiungersi alla rivolta. Il giornalista statunitense Nick Miroff, corrispondente dall’Avana della rivista digitale Globalpost, sottolinea il fatto che alcuni attivisti antigovernativi abbiano dato vita a manifestazioni nella capitale e in diverse città orientali. Miroff si chiede se certe proteste messe in scena da piccoli gruppi di oppositori che gridano slogan contro i fratelli Castro, subito represse dalla polizia, saranno in grado di scatenare un autunno caldo sull’Isola. Il giornalista statunitense è ottimista: “Gli attivisti cubani mettono a dura prova la tolleranza di Raúl Castro di fronte alle proteste e Twitter potrà diffondere le opinioni antigovernative come è accaduto in Medio Oriente”.

Cuba è un paese con indice di connessione molto basso. Forse è proprio questo il motivo per cui sino a oggi i disordini e le proteste sono state limitate. Le autorità cubane sono preoccupate, come dimostrano le aggressioni nei confronti dei dissidenti per intimidire il resto della popolazione, perché non si unisca alle dimostrazioni pro democrazia. A Cuba non si raggiungono gli eccessi del mondo arabo, la polizia non si sogna neppure di sparare sui dissidenti, ma la Sicurezza di Stato coordina meeting di ripudio e aggressioni organizzate nei confronti dei cosiddetti controrivoluzionari. I cubani che protestano in pubblico vengono arrestati, anche se di solito vengono messi in libertà dopo poche ore. L’asfittica economia cubana è un altro elemento che può scatenare scontento popolare e reazioni simili a quelle del 1990, negli anni della crisi dopo la caduta del blocco socialista europeo. Internet per tutti è ancora un sogno, perché il cavo sottomarino tra Venezuela e Cuba, annunciato con clamore, che avrebbe dovuto ampliare la capacità di connessione è ancora lontano da diventare realtà. I dissidenti affermano che le autorità cubane hanno paura del cambiamento che può provocare il libero accesso a Internet della popolazione.

Una notizia giunta da poche ore induce a preoccupazione. Yoani Sánchez scrive sul suo spazio Twitter di trovarsi agli arresti domiciliari. La situazione può farsi preoccupante.


Gordiano Lupi
www.infol.it/lupi

Apocalittici e informati

Il nuovo post di Yoani Sanchez è molto importante. Parla del pastore pentecostale che si è recluso nel tempio con i fedeli, ma soprattutto della carenza informativa ufficiale, supplita dall'inventiva dei blogger e degli utilizzatori di Twitter. Inoltre spiega anche (nella nota) come i giornalisti indipendenti riescono tramite MMS a supplire alla carenza di una connessione casalinga. Per gli scettici alla Minà non è male. Ma tanto non crederanno lo stesso. Fa molta rabbia sentir definire Yoani "una blogger alla moda", da un profittatore come lui che si è visto promuovere un filmaccio menzognero, finanziato dal regime cubano, da tutti i media nazionali.

Gordiano Lupi


Venerdì 9 settembre un curioso si è trovato a passare nei dintorni di calle Infanta, angolo con Manglar, si è fermato un istante a guardare lo spiegamento di forze di polizia davanti al tempio evangelico pentecostale, la strada chiusa e gli abitanti del quartiere che mormoravano. Dopo qualche minuto, ha preso il cellulare e ha inviato un messaggio per dare la notizia a tutta la sua agenda telefonica. La musica che annunciava l’arrivo di un sms si è fatta sentire dentro diverse tasche, sulle tavole di certe case e nelle borse di qualche donna. La “bomba” informativa era esplosa. Oggi come oggi a Cuba, le voci di strada e la telefonia mobile rappresentano i sistemi più rapidi per diffondere eventi che la stampa ufficiale tiene sotto silenzio. Ventiquattro ore dopo aver accerchiato la zona della chiesa, dove il pastore Braulio Herrera e alcuni fedeli stavano facendo un ritiro, L’Avana mormorava già i particolari, costruiva i primi pettegolezzi e si compiaceva dei dettagli.

Al di là delle questioni etiche e teologiche che solleva questa reclusione volontaria di alcuni fedeli con il loro pastore, ciò che meraviglia è rendersi conto di come siano efficienti i meccanismi alternativi che hanno permesso di fare luce sui fatti. Possiamo seguire il percorso informativo, i passi compiuti per farsi strada: un cittadino comune, un “estraneo” al giornalismo, si trova dove sta succedendo un evento importante. Prende il telefonino che porta con sé, digita la notizia e la racconta ai suoi conoscenti. Tra i suoi amici potrebbe esserci qualche vivace utilizzatore di Twitter, abile con le dita, pronto a pubblicare la storia su Internet con messaggi di 140 caratteri. Mentre nel cyberspazio i lettori riflettono e chiedono particolari, il luogo dell’evento comincia a riempirsi sempre più di gente. Compaiono le prime macchine fotografiche, la foto dei poliziotti che bloccano il traffico viaggia per MMS* in direzione del web e rapidamente suscita sempre maggior interesse l’etichetta #infantaymanglar.

Quando le agenzie di stampa straniere si rendono conto che sta succedendo qualcosa, i giornalisti indipendenti e i blogger hanno già narrato i fatti secondo diverse angolazioni. Tra una cosa e l’altra, certe persone che vivono “vicine al luogo”, ma sembrano poliziotti vestiti da civili, mettono in giro voci apocalittiche per sobillare l’opinione pubblica contro il pastore. Dicono che pensa di far saltare in aria la chiesa, che sta chiedendo un aereo per uscire dal paese, o che sta attendendo - chiuso nel tempio - la fine del mondo che giungerà sotto forma di tsunami. Fino a questo punto la stampa nazionale mantiene il silenzio, anche se non può reggere la pressione di una città dove tutti parlano della stessa cosa. Il percorso informativo si completa quando nell’orario notturno di maggior ascolto un giornalista televisivo legge con espressione grave una nota ufficiale, davanti a un pubblico che da giorni si sta chiedendo se ancora una volta cercheranno di nascondere la verità. Sono passate oltre 72 ore da quando un individuo senza diploma giornalistico, ma dotato di coraggio, ha digitato la notizia sulla tastiera di un piccolo cellulare che teneva in una tasca dei pantaloni.

* MMS: sigla di Multimedia Messaging System. Si riferisce ai messaggi con foto, audio, video e altro materiale multimediale che si possono inviare via telefono mobile. A Cuba, nonostante questo servizi funzioni in maniera deficitaria, è diventato un sistema per pubblicare su Internet alcuni files di piccolo formato (massimo 260 kb). Noi blogger e utilizzatori di Twitter ce ne serviamo per supplire alla carenza di una connessione al cyberspazio, perché permette di inviare dati a un altro telefono mobile o a un indirizzo di posta elettronica. I dettagli per attivare e usare MMS in un telefono mobile Cubacel, si possono leggere qui: http://www.desdecuba.com/generaciony/wp-content/uploads/2011/09/pasos-para-activar-el-servicio-de-mms.pdf



Traduzione di Gordiano Lupi

Il blog di Yoani Sanchez in italiano è solo su www.lastampa.it/generaciony

mercoledì 14 settembre 2011

Il Gazzettino di Tropea parla del mio Fidel Castro



Novità in libreria

Fidel Castro, né marxista né leninista

Da qualche settimana è presente nelle librerie italiane Fidel Castro – Biografia non autorizzata (Acar Edizioni). Un volume che racconta, oltre l’ufficialità del protocollo, di come Fidel Castro abbia interpretato e posto in essere l’idea della rivoluzione cubana. L’autore Gordiano Lupi con straordinaria capacità narrativa e immediatezza di linguaggio ci descrive la figura di un uomo che passerà alla storia come uno dei principali protagonisti dell’evoluzione politica e sociale. Nel bene e nel male.

di Bruno Cimino

L’ultima perla letteraria dello scrittore toscano Gordiano Lupi è “Fidel Castro” - Acar edizioni, 206 pagine - €15,00. Il sottotitolo riporta “Biografia non autorizzata”. Ma quale migliore autorizzazione, diciamo noi, possiamo comprendere se non quella del consenso dei lettori che, tra le righe di questo importante documento storico, vivranno un’avventura dalla quale non si potrà prescindere ogni qual volta si parlerà di Fidel Castro?

Insomma un nutrimento per la conoscenza e la bramosia di conoscere aspetti che, probabilmente, non leggeremo mai nei libri di storia.

Dalla nascita (Biràn, 13 agosto 1926) ai primi studi, alla laurea in Legge, alla passione per lo sport, ai periodi vissuti in clandestinità e al carcere, alla sua formazione politica sempre in divenire, alle guerriglie, alla collaborazione di Che Guevara, all’odio per gli Yankee, all’alleanza con Salvador Allende sino a “La vita segreta” di Fidel, per molti tema attuale e controverso, è tutto un susseguirsi di avvenimenti che esaltano il carattere ribelle di un personaggio la cui celebrità riflette la storia del potere politico delle nazioni.

“Sono un antico riformista” - ci teneva a dire - “che vuole un destino migliore per il suo paese, una giustizia sociale, una vita dignitosa per tutti e una Cuba dove non esistano più privilegi per pochi ma opportunità per tutti”.

I quarantuno capitoli di questo libro, che riteniamo necessario per molti studiosi, scandiscono il tempo delle vicende che si sono rincorse per affermare principi libertari, o pseudo tali, e si soffermano rilevando e rivelando risvolti davvero utili, comunque di riferimento per chi vuole o pretende di conoscere in che modo i governi siano giunti alle conclusioni che ci coinvolgono in una crisi economica e caos di idee che non ha precedenti.

Ma chi è tra le pagine del libro di Gordiano Lupi Fidel Castro? E’ un dittatore spavaldo che nei tanti periodi difficili, dichiara sulla pelle dei cittadini ”Continueremo con grande dignità ad essere poveri” . E’ “un uomo complesso che può essere reso semplice solo dall’odio anticomunista tipico dei nord americani e dal rancore degli esuli cubani”. Fidel è un rivoluzionario che amava ripetere: “Amo la rivoluzione come un lavoro, come un pittore, uno scultore, uno scrittore può amare il suo lavoro. Voglio che la mia opera abbia un valore perenne. La rivoluzione è un’arte, pure la politica è un’arte, la più importante, credo. La rivoluzione è il bene, tutto il resto è male. Mi sono sentito un uomo solo grazie alla rivoluzione”.

Insomma, Fidel Castro è un rivoluzionario, né marxista né leninista che “non ha mai accettato la sconfitta ed è sempre stato testardo fino alle estreme conseguenze e non si è mai dato per vinto”.

martedì 13 settembre 2011

Dos libros sobre Cuba del escritor italiano Gordiano Lupi

por Carlos Alberto Montaner*


Gordiano Lupi es el intelectual italiano que mejor conoce la realidad cubana. Ha visitado la isla numerosas veces, habla español, está casado con una cubana, conoce a diversos escritores de ese país y sus mejores contactos no son con los funcionarios dedicados a la propaganda y a predicar los evangelios de la secta, sino personas muy perspicaces, dentro y fuera de Cuba, capaces de transmitirle y discutir con él sus experiencias. Lupi sabe cómo viven los cubanos de a pie: ese noventa por ciento que carece de privilegios y tiene que sostenerse "inventando" y "resolviendo", es decir, al margen de la ley.
MI CUBA es un libro hermosamente impreso a cuatro colores por la editorial Mediane de Milán en el 2008, bilingüe –italiano e inglés–, lleno de fotos interesantes, en el que Lupi demuestra que Cuba es mucho más que los estereotipos convencionales de las exuberantes bailarinas de Tropicana o las camisetas con el rostro del Che Guevara fotografiado por Korda.

La obra comienza con un excelente poema de Julio San Francisco, El desterrado, que recuerda al mejor León Felipe, y luego sigue una breve historia de Cuba para que los lectores italianos, que lo ignoran casi todo de este remoto país caribeño, puedan entender mejor las complejidades de la cultura cubana: su literatura, su música, su cocina, su religión cristiana pasada por África y, finalmente, una descripción sin concesiones de la triste vida diaria de los cubanos.

Era previsible que el libro reseñado terminara de esa manera. Dos años antes, en el 2006, Lupi había publicado otra obra sobre Cuba, un breve y demoledor ensayo descriptivo, trenzado con observaciones y entrevistas, titulado Almeno Il Pane, Fidel [Por lo menos el pan, Fidel]: Cuba quotidian an el Periodo Speciale, Stampa Alternativa. En esta obra se aborda la realidad cubana desde diversas perspectivas: la comida, las creencias religiosas, la prostitución, las razas y el racismo, el homosexualismo, la escuela, la playa y otra larga docena de tópicos.

El libro comienza con un ensayo cuyo título es una advertencia: Fuori dal coro, expresión que en español se traduce como "discordante". Y es cierto: Lupi es una voz distinta sobre Cuba en su Italia natal. La mayor parte de las veces que aparece en la prensa alguna referencia sobre Cuba, o algún juicio político sobre la revolución, el autor, generalmente cercano a los grupos comunistas, manifiesta su apoyo a la dictadura o ataca a los demócratas de la oposición. Lupi es una de las pocas excepciones. Conoce la realidad de los cubanos y no está dispuesto a callar. Por eso lo difaman y tratan de desacreditarlo.

Gracias, Gordiano.

Tu solidaridad es muy importante.