martedì 15 maggio 2012

Cuba dopo Chávez


di Carlos Alberto Montaner

Le relazioni tra Venezuela e Cuba saranno l'eredità più complessa che lascerà Hugo Chávez. I rapporti attuali tra i due governi si basano su una strana subordinazione emotiva, politica e ideologica che il leader bolivariano prova nei confronti di Fidel Castro e non corrispondono agli interessi e alle scelte dei venezuelani. Secondo recenti sondaggi, oltre l'82% dei venezuelani (molti seguaci di Chávez) affermano di non desiderare che nel loro paese venga riprodotto un modello politico simile a quello cubano. Sono pochi a dirsi soddisfatti del fatto che il Venezuela continui a sovvenzionare con migliaia di milioni di dollari l'improduttivo e ostinato collettivismo instaurato dai fratelli Castro.
Perchè Chávez ha trasformato il Venezuela nel finanziatore a fondo perduto di Cuba? I motivi sono svariati, ma il più importante è che il tenente colonnello ha trovato in Fidel Castro una sorta di guida politico - spirituale capace di indicargli ciò che doveva fare e come portare a termine certi progetti. Fidel era il suo guru, il suo padre putativo, il suo protettore contro i pericoli che lo minacciavano in Venezuela e che nel mese di aprile del 2002 furono sul punto di costargli il potere e la vita.
Fidel, inoltre, ha fornito a Chavez un'ottica compatibile con il marxismo e un'epica missione internazionalista che lo avrebbe consegnato per sempre alla storia: sconfiggere gli Stati Uniti e sotterrare il capitalismo. Con la sapienza di Fidel, arricchita da tre decenni di apprendistato presso la santa madre sovietica, unita all'impetuosa giovinezza di Chávez e al suo fiume di petrodollari, i due avrebbero trionfato nel compito di salvare il mondo, nonostante il tradimento dell'Unione Sovietica.
Per Chávez questo protettorato ideologico, strategico, poliziesco, così diverso al poco confidabile universo dei suoi collaboratori, corrotti e potenzialmente sleali, era molto importante. Chávez si è consegnato mai e piedi al Comandante, la sua unica fonte di sicurezza, assecondandolo in ogni sua richiesta.
I due leader, sintonizzati in un identico delirio, sono arrivati al punto di accarezzare l'idea di federare i due paesi, creando una commissione di esperti per verificare la fattibilità del progetto. Chávez si è messo sotto la protezione degli efficienti servizi segreti cubani che gli hanno dato informazioni sul comportamento degli alti ufficiali e dei suoi più importanti collaboratori.
Oggi nessuno dell'entourage di Chávez osa parlare liberamente ai microfoni dell'Avana. L'opposizione è controllata e vigilata dai cubani, ma persino i sostenitori di Chávez vengono spiati senza remore.
Se Chávez uscirà di scena, che senso avrebbe per il prossimo inquilino di Miraflores, pure se sarà un chavista, continuare una relazione assurda, basata sul vassallaggio emotivo di un leader dipendente in tutto e per tutto da Fidel? Che senso avrebbe mandare avanti un rapporto di subordinazione nei confronti di una nazione molto più povera?
Il politologo venezuelano Aníbal Romero è solito affermare che gli sforzi internazionalisti del castrismo sono sempre finito nel più totale fallimento. Le guerriglie castriste, a volte dirette dagli stessi cubani, sono state sconfitte in tutta l'America Latina negli anni Sessanta, Settanta e Ottanta. I cubani hanno trionfato solo in Nicaragua, aiutati dai governi di Venezuela e Costa Rica, ma solo per perdere il potere un decennio dopo, in seguito a elezioni democratiche.
Il peruviano Velasco Alvarado, il panamense Noriega, il cileno Allende, capi di Stato vicini all'Avana, furono cacciati dal potere senza che Cuba potesse evitarlo. L'Angola e l'Etiopía oggi hanno regimi lontani anni luce dal modello comunista che il sangue versato da molti cubani aveva contribuito a instaurare. Non c'è alcun motivo per dire che l'influenza castrista potrebbe permanere in Venezuela dopo la morte di Chávez. Cuba è specializzata in sconfitte. Questa è sempre stata la sua storia.

Traduzione e riduzione in italiano di Gordiano Lupi

Carlos Alberto Montaner, giornalista e scrittore cubano in esilio, il suo ultimo libro è La moglie del colonnello, edito in Italia a maggio 2012 da Anordest Edizioni. - www.firmaspress.com - © Firmas Press

Recensione de Il Foglio a La moglie del colonnello di Montaner

lunedì 14 maggio 2012

Yoani Sánchez e la Festa delle Madri Cubane



La Festa della Mamma a Cuba non è una ricorrenza commerciale come in Occidente, non ha niente a che vedere con il commercio di fiori e cioccolatini, né con regali costosi predisposti da interessate multinazionali. La Festa della Mamma a Cuba è un evento importante, la Giornata delle Madri, che il cubano festeggia porgendo gli auguri a ogni donna - madre. La festa è così sentita che Batista concesse l'amnistia a Fidel Castro e ai rivoltosi catturati dopo il fallito assalto al Cuartel Moncada, proprio in tale data, per mostrare la sua volontà di pacificazione nazionale. Troppo tardi...

Venendo ai tempi moderni, la blogger cubana Yoani Sánchez ha festeggiato il giorno della mamma pubblicando alcuni post su twitter più da madre che da dissidente. “Ricordo le pedatine nell'utero, le notti in bianco, i pensieri per garantirgli una buona alimentazione; l'affetto, le domande, l'abbraccio, la maternità...”, ha scritto, confessando che suo figlio l'ha fatta diventare “più tollerante, più attenta ai problemi degli altri, più incline al perdono”. Ha concluso: “Oggi dovrebbe essere la sua festa, non la mia! Auguri, Teo!”.

Yoani ha fatto riferimento alla situazione di grande separazione che vive il popolo cubano: “Nessuna ideologia, nessun governo dovrebbe separare una madre dai suoi figli. Le tavole di molte famiglie conservano una sedia per un ritorno”. Ha continuato: “Se non fossi madre forse tacerei, applaudirei, simulerei. Ma due occhietti neri mi pongono interrogativi, di fronte a loro non posso evitare di compiere il mio dovere”. Madre da 17 anni, Yoani non può pensare a una vita senza le domande incisive del suo Teo che considera “un motivo per andare avanti. Sia benedetta la maternità!”. Poco prima che arrivasse il Giorno delle Madri, Yoani pensava “a tutte quelle cubane separate dai loro figli per colpa di assurde regole migratorie”, che tengono i suoi connazionali prigionieri della loro isola.

“La situazione è così delicata - avverte Yoani Sánchez- che la scintilla può scoppiare in qualsiasi momento, può essere una partita di baseball come una casalinga arrabbiata per l’alto prezzo della carne di maiale”. Nel Giorno delle Madri, “la Madre Cuba attende che i suoi figli si tolgano la maschera, si decidano ad agire e finalmente siano artefici del loro futuro”.

Gordiano Lupi

venerdì 11 maggio 2012

Più rossa che croce

di Yoani Sanchez
da www.lastampa.it/generaciony


Nel corso dell’ultima settimana, i mezzi di comunicazione ufficiali hanno insistito oltre il dovuto per raccontare l’origine e il funzionamento della Croce Rossa cubana. Pochi giorni prima dell’8 maggio, data di fondazione di questo corpo umanitario, sono state pubblicate diverse inchieste per spiegare la sua neutralità e il carattere di soccorso. Durante il notiziario trasmesso nell’ora di maggior ascolto sono state intervistate persone che dedicano la vita a soccorrere le vittime di incidenti o di conflitti. Sono senza dubbio storie di generosità personale e di filantropia che si vedono compensate da una vita salvata o da un peggioramento fisico scongiurato. Ma il motivo di certi omaggi e cronache non è soltanto quello di commemorare e dare il giusto riconoscimento al comitato fondato da Henri Dunant nel 1863. La televisione nazionale cerca anche di ripulire la deplorevole immagine lasciata da uno di quei volontari cubani durante la messa celebrata da Benedetto XVI a Santiago di Cuba.

A questo punto, sono pochi coloro che in questa Isola non hanno visto il video nel quale un uomo - vestito con la divisa della Croce Rossa - colpisce e lancia una barella contro Andrés Carrión, che aveva gridato uno slogan contro il sistema. La scena provoca tanta repulsione, denota tanta viltà, che persino certi sostenitori del governo si dissociano da un simile comportamento. Commuove la sproporzione di forze tra un uomo che non può difendersi e un altro che lo schiaffeggia aggredendolo con un oggetto di pronto soccorso. L’incidente ha prodotto una richiesta di spiegazioni da parte del Comitato Internazionale della Croce Rossa (CICR) e persino un’insolita dichiarazione di scuse (https://twitter.com/#!/cicr_espanol/status/187575337843032066/photo/1) fornita dalla controparte cubana. Ma non è bastato. Non sono stati messi primo piano soltanto l’ira di un paramilitare travestito da personale sanitario o il rancore ideologico che si fomenta giorno dopo giorno senza valutare le conseguenze. Si è messo a nudo che le autorità del nostro paese non si pongono limiti etici quando si tratta di reprimere un’opinione differente. Se per camuffare le loro truppe d’assalto avranno bisogno di vestirle come una compagine sportiva, degli “studenti spontanei” o un gruppo medico, lo faranno. Non si fermano neppure di fronte ai simboli internazionali e utilizzano con scopi politici il prestigio di associazioni straniere senza fini di lucro. Tutto questo si deve sapere, è ora di finirla con le ingenuità.

Cappuccetto Rosso ha poche opportunità: il lupo dell’intolleranza può travestirsi da nonna, da madre che consegna i dolci e persino da taglialegna che viene a liberarla.


Traduzione di Gordiano Lupi


Más roja que cruz

Durante la última semana, los medios oficiales han insistido sobremanera en el origen y funcionamiento de la Cruz Roja en Cuba. Alrededor del 8 de mayo, fecha de la fundación de este cuerpo humanitario, se han publicado varios reportajes sobre su carácter auxiliador y neutral. Entrevistados para el noticiero estelar, aparecen quienes llevan un accionar sacrificado para socorrer a las víctimas de accidentes o de conflictos. Sin dudas, historias de desprendimiento personal y de filantropía que se ven compensadas con una vida que se salva o con un agravamiento físico que se evita. Pero el motivo para estos homenajes y crónicas no es solamente el de conmemorar y darle su justo reconocimiento al comité fundado por Henri Dunant en 1863. La televisión nacional trata también de limpiar la lamentable imagen dejada por uno de esos voluntarios cubanos durante la misa de Benedicto XVI en Santiago de Cuba.

A estas alturas, son pocos los que en esta Isla no han visto el video donde un hombre –vestido con el emblema de la Cruz Roja- golpea y lanza una camilla contra Andrés Carrión, quien había gritado una consigna anti-sistema. La escena mueve a tanta repulsa, denota tanta bajeza, que hasta partidarios del gobierno muestran su rechazo a tales prácticas. Conmueve la desproporción de fuerzas entre alguien que no puede defenderse y aquel otro que lo abofetea y lo ataca con un objeto de primeros auxilios. El incidente derivó en un pedido de explicación por parte del Comité Internacional de la Cruz Roja (CICR) y hasta en una inédita nota de disculpas (https://twitter.com/#!/cicr_espanol/status/187575337843032066/photo/1) de su contraparte cubana. Pero no ha sido suficiente. Lo que ha quedado en evidencia no es sólo la ira de un paramilitar disfrazado como sanitario o el rencor ideológico que se fomenta a cada paso sin medir las consecuencias. Se ha desnudado también que las autoridades de nuestro país carecen de límites éticos cuando de reprimir una opinión diferente se trata. Si para camuflar su tropa de choque tienen que vestirla como un equipo deportivo, unos “estudiantes espontáneos” o un grupo médico, lo harán. No se detienen y echan mano de emblemas internacionales y hasta utilizan con fines políticos el prestigio de ONGs extranjeras. Eso tiene que saberse, basta de ingenuidades.

Caperucita tiene pocas oportunidades: el lobo de la intolerancia puede disfrazarse de abuela, de la madre que le dio los pasteles y hasta del propio leñador que viene a rescatarla.

giovedì 10 maggio 2012

Omofobia e ragion di Stato

Mariela Castro annuncia una grande manifestazione di regime


Mariela Castro, direttrice del Centro Nacional de Educación Sexual (CENESEX) e figlia di Raúl, ha detto durante una conferenza stampa che all’Avana verrà realizzata la V Giornata contro l’Omofobia. L’evento sarà una sorta di gay pride di Stato, non spontaneo ed espressione di un’esigenza che viene dal basso, ma organizzato da una struttura governativa. La Giornata contro l’Omofobia prevede incontri sul tema della diversità sessuale e riunioni contro l’omofobia. Tutto sarà dedicato alla memoria del grande scrittore cubano Virgilio Piñera (1912-1979), messo a tacere dal regime negli anni Settanta proprio per la sua omosessualità e recuperato dopo la sua morte. Nei giorni scorsi il cantante italiano Cristiano Malgioglio è stato ospite di Mariela Castro, visto che la reputa persona in grado di operare cambiamenti nella società cubana. Il nostro famoso connazionale non si è posto il problema dei gay non rivoluzionari e non si è fatto la domanda più semplice: perché un gay pride di Stato? Cuba vieta le libere associazioni di persone, preferisce organizzare il consenso e indirizzare i cittadini verso eventi decisi dall’alto, espressione della volontà governativa.



Il disegnatore satirico Omar Santana, su El Nuevo Herald, stigmatizza questa “Quinta giornata contro l’omofobia” con una battuta arguta e irriverente rivolta ai gay: “Potete farvi vedere. Non ci sono problemi…” ma poi aggiunge: “Occhio, solo i rivoluzionari!”. Infatti sono previste manifestazioni spontanee organizzate dall’associazione omosessuale non legata al governo ma frutto della spontanea partecipazione dei cittadini. Ovviamente la loro sfilata sarà controllata e repressa.

Gordiano Lupi

martedì 8 maggio 2012

Il percorso della plastica

di Yoani Sanchez - da www.lastampa.it/generaciony



Il contenitore di spazzatura all’angolo della strada giace per terra, caduto e con un enorme buco nel fondo. Era stato messo lì appena alcuni mesi fa, con il suo voluminoso corpo grigio pronto a inghiottire rifiuti. Ma non ha resistito: il vandalismo, unito alla pessima qualità del materiale, lo hanno ridotto in uno stato quasi inservibile. Una strada più avanti un altro contenitore ha subito una sorte peggiore ed è scomparso, dopo che era stato situato nei pressi della stazione di Tulipán. Altri due, privati delle ruote e con il coperchio smarrito, riposano a pochi metri dalla linea ferroviaria. Secondo un funzionario della Empresa de Comunales, all’Avana vengono rubati “fino a 50 contenitori di spazzatura in un solo giorno”. Di notte sono strapieni - tra cattivo odore, mosche e gatti vagabondi - e la mattina seguente non ci sono più, resta solo il contenuto rovesciato sulla strada.

Sono molti i modi per valutare lo stato materiale di una nazione, ma uno di questi consiste nel fare l’elenco delle cose che la gente saccheggia dagli spazi pubblici. Ricordo quando, nei primi anni Novanta, dovevano essere custodite le lampadine dei corridoi e degli ascensori quasi come fossero lingotti d’oro che pendevano dal tetto. Svaligiare era diventata una forma di protesta; un gesto che univa l’appropriazione indebita e la rivincita sociale contro uno Stato che - per troppo tempo - è stato proprietario di tutto. Di solito non trema la mano per il saccheggio a chi è cresciuto accanto a genitori che vivevano sottraendo risorse nel loro centro di lavoro. Sono persone che diventano adulte praticando il furto espresso, reati da farabutti caratterizzati da necessità.

Le ruote del contenitore di rifiuti vanno a finire nel carrello con cui si carica l’acqua nei quartieri dove la distribuzione è precaria. La struttura di plastica segue un percorso più lungo, viene liquefatta e trasformata in pinze per tendere vestiti, imbuti per travasare combustibile o spremiagrumi. Vista la mancanza di un mercato all’ingrosso dove comprare materie prime, qualunque oggetto che si trova nella pubblica strada può essere trasformato in un prodotto da vendere. Non restano tracce, solo alcune scaglie di colore grigio che nella spazzola pelavare ricordano il contenitore di spazzatura situato all’angolo della strada.


Traduzione di Gordiano Lupi

giovedì 3 maggio 2012

Gli Stati Uniti chiedono libertà di movimento per Yoani Sánchez



Il governo degli Stati Uniti, in occasione della Giornata Mondiale per la Libertà di Stampa che si celebra oggi - giovedì 3 maggio 2012 -, ha chiesto al governo cubano di rispettare la libertà di movimento della blogger Yoani Sánchez.

Nella sua pagina digitale - www.humanrights.gov/2012/04/18/free-the-press/, il Dipartimento di Stato deplora i regimi autoritari che tentano di mettere il bavaglio alla dissidenza, proprio come accade a Cuba.

Il testo ricorda che Yoani, autrice del popolare blog Generación Y, pubblicato in Italia da La Stampa di Torino (www.lastampa.it/generaciony), non può uscire dal suo paese. La giornalista ha chiesto al governo di Raúl Castro il documento di libera uscita (la cosiddetta tarjeta blanca) ben 19 volte in quasi quattro anni, senza mai ottenerlo, anche se la Dichiarazione Universale dei Diritti Umani difende il diritto di ogni persona di entrare e uscire liberamente dal proprio paese.

In questa Giornata Mondiale per la Libertà di Stampa, il governo degli Stati Uniti chiede a tutti i governi del mondo di non imporre restrizioni di movimento ai giornalisti e ai dissidenti che esercitano il loro diritto alla libertà di espressione.

Gordiano Lupi

mercoledì 2 maggio 2012

Primo Maggio a Cuba - sfilano i cuentapropistas

PER LA PRIMA VOLTA SFILANO I LAVORATORI PRIVATI


Cuba ha celebrato il Primo Maggio con i soliti cortei di massa, ma questa volta sono stati impostati sul tema della riforma del modello economico. Va sottolineata la novità della partecipazione dei lavoratori del nuovo settore privato. Raúl Castro ha guidato la manifestazione principale della Giornata dei Lavoratori in Piazza della Rivoluzione, all'Avana, dove ha avuto luogo la tradizionale sfilata con uno straordinario bagno di folla. In questa occasione i primi a sfilare sono stati i lavoratori della sanità pubblica, dietro un enorme cartello con sopra scritto: "Conservare e perfezionare il socialismo".

Salvador Valdés, segretario generale della Central de Trabajadores de Cuba (CTC), ha pronunciato il discorso principale, che ha avuto come fulcro la volontà di "riaffermare" il piano di riforme economiche intraprese nel paese per perfezionare il socialismo. Valdés ha riconosciuto che "questa battaglia economica" non è priva di "ostacoli e difficoltà", ha invitato tutti i lavoratori ad alzare i livelli di produttività, potenziare il risparmio, combattere con energia corruzione e indisciplina. Non sono mancate nè la richiesta di eliminare il cinquantennale embargo economico, nè la pretesa libertà per i cinque agenti segreti prigionieri negli Stati Uniti, che il regime definisce eroi. Valdés ha avuto persino la faccia tosta di inviare un messaggio di solidarietà ai lavoratori "vittime" della crisi economica internazionale che subiscono repressioni per rivendicare i loro diritti. Da quale pulpito viene la predica! Un governo che non concede alcun tipo di diritto ai propri cittadini solidarizza con gli altrui diritti violati... Il leader del sindacato unico (organo del Governo e non associazione di lavoratori) ha detto che la strada del futuro è il lavoro privato. Raúl Castro si propone di eliminare mezzo milione di impiegati pubblici, da ora al 2015, al termine di un processo che ha già soppreso 140.000 posti statali. Altri 110.000 si aggiungeranno entro la fine dell'anno. Il lavoro autonomo è l'alternativa alla disoccupazione. Proprio per questo motivo il Primo Maggio cubano ha visto la novità della partecipazione in massa da parte dei cuentapropistas.


Gordiano Lupi