sabato 30 aprile 2011

Una poesia inedita di Reina Fina

Una poesia inedita di Fina García Marruz, dedicata a Eugenio Florit


Al querido Florit

A veces, el cuerpo parece

alma, más aún que la otra,

que lo abandona, altiva.

Hace,

como criada a su señora, todos

los trabajos más rudos. Oye

sólo lenguajes bastos. Sólo

como hadas, las lágrimas le hablan,

tocan la carne humilde —ellas,

casi carne también— bajan

—¿de dónde?— a consolarla.

Y

venidas del otro reino inmenso

a palparnos la cara, reconocen

el territorio de la sed: “amiga,

dicen, no llores, aquí estamos…”

(Le copio este sencillez sólo para que vea que lo recuerda y quiere,

Fina)



Al caro Florit

A volte, il corpo sembra

anima, più ancora di colei,

che l’abbandona, altezzosa.

Compie,

come serva verso la sua signora, tutti

i lavori più rudi. Ascolta

solo espressioni volgari. Solo

come le fate, le lacrime le parlano,

toccano la carne umile - anche

loro quasi carne - scendono

- da dove? - a consolarla.

E

venute dall’altro regno immenso

a sfiorarci il volto, riconoscono

il territorio della sete: “amica,

dicono, non piangere, siamo qui…”


(Le copio questa piccola cosa solo perché veda che lo ricordo sempre e che le voglio bene, Fina)


Traduzione di Gordiano Lupi

Fina García Marruz vince il Premio Regina Sofia di poesia

La poetessa Fina García Marruz (L'Avana, 1923) ha vinto il Premio Regina Sofía di poesia, organizzato dal Ministero della Cultura spagnolo e concesso a un'autrice - che ha conosciuto Lezama Lima e ha fatto parte della redazione della rivista Origines - per il complesso della sua opera.

La moderna agricoltura cubana


Ecco le grandi riforme economico - agricole di Raul Castro: L'Uomo Ragno cubano.

La fabbrica di prigionieri a Cuba non ha chiuso i battenti


Nell'isola dei fratelli Castro esiste ancora un problema di diritti umani

Poco tempo fa il governo cubano ha considerato concluso il processo di scarcerazione dei prigionieri politici inziato nel maggio dello scorso anno, con la mediazione della Chiesa Cattolica. Ma in realtà tutto continua come prima, perchè "la fabbrica di prigionieri politici a Cuba non ha chiuso i battenti". Sono parole di padre José Conrado della Parrocchia di Santa Teresita a Santiago de Cuba, che ho avuto la fortuna di incontrare un anno fa a Piombino per intervistarlo su temi cubani legati ai diritti umani. Sono molti i blogger e i giornalisti indipendenti che quotidianamente vengono arrestati e imprigionati. La macchina delle minacce e della repressione non accenna ad arrestarsi, visto che - come durante la Primavera Nera del 2003 - ci sono 109 cause in corso per processare in maniera sommaria oppositori e membri della socità civile. Come ha scritto Yoani Sanchez, fino a quando Cuba non accetterà la libera espressione del pensiero, arresti e intimidazioni continueranno e non sarà possibile parlare di un reale cambiamento.

Gordiano Lupi

venerdì 29 aprile 2011

La vendita di case a Cuba



La compravendita di abitazioni e di automobili, per il governo cubano è solo un modo per inserirsi nel mercato nero, che non è in grado di eliminare né di contrastare.


L'avvocata cubana Laritza Diversent afferma che "l'annuncio dato al termine del Sesto Congresso del Partito Comunista sul permesso di compare e vendere case e automobili, è un modo per inserirsi in un mercato nero, che il governo non può né eliminare né contrastare".

In un articolo pubblicato sul quotidiano spagnolo El País, il giornalista Andrés Oppenheimer scrive che l'annuncio governativo conferma il vecchio assunto secondo il quale "il comunismo è la strada più lunga tra il capitalismo e il capitalismo".

Tuttavia, il giornalista cubano Reinaldo Escobar (marito di Yoani Sanchez), sul periodico digitale Diario de Cuba, afferma che "il divieto di comprare e vendere case non è stato un capriccio di Fidel Castro". Secondo il giornalista "l'assegnazione di alloggi ha sempre avuto un profondo significato ideologico, perchè a ogni persona doveva essere dato un appartamento con un numero di stanze adeguato ai componenti della famiglia e situato nel luogo deciso dal governo".

Laritza Diversent ha detto a Martinoticias.com: "Dobbiamo attendere che l'annuncio divenga legge dello Stato dopo la pubblicazione sulla Gazzetta Ufficiale. Tutto quello che possiamo dire adesso sono mere illazioni". Oppenheimer è della stessa opinione, ma alcuni cubani ben informati sostengono che le disposizioni ricalcheranno aperture economiche sul modello cinese e vietnamita.

Reinaldo Escobar trova molto importante che adesso un cubano sia libero di scegliere dove vivere e possa acquistare una casa - se ha il denaro sufficiente - senza aver fatto compromessi politici, ore di lavoro volontario, missioni internazionaliste, atti di ripudio, delazioni di traditori, raccolti di canna da zucchero, marce del popolo combattente o aver partecipato a una microbrigata di lavoro volontario.

Fino a oggi i cubani potevano solo permutare i loro appartamenti che restavano proprietà dello Stato, un meccanismo che ha generato un enorme mercato nero immobiliare, perchè una famiglia che vuole trasferirsi in una casa più grande deve pagare - clandestinamente - una somma di denaro alla persona che cede il diritto di alloggio. In ogni caso non possiamo sapere come si svilupperà la nuova legge senza prima aver letto il regolamento di attuazione, ma è certo che il governo non abbandonerà il controllo di un'attività economicamente rilevante. Resta da vedere chi sarà autorizzato a comprare e a vendere immobili e quante proprietà sarà possibile avere per ogni singolo cittadino, visto che il Congresso ha stabilito che è proibito accumulare proprietà.

Reinaldo Escobar ironizza: "Forse daranno la possibilità di vendere la casa per pagarsi il viaggio a chi decide di abbandonare il paese. Terminerà la pratica abominevole di penalizzare l'emigrazione con la confisca dei beni". Il sogno di Reinaldo, in realtà, prevede l'assurdo sistema del Permesso di Uscita e la scomparsa del concetto di "uscita definitiva".

I prezzi delle case saranno comunque astronomici per l'economia cubana e per le possibilità dei cittadini comuni che non godono di rimesse dall'estero. Il governo farà da intermediario e non rinuncerà alla sua cospicua parte di guadagno.


Gordiano Lupi

giovedì 28 aprile 2011

Rettificare o sprofondare


Omar Santana su El Nuevo Herald

Raul Castro - "Se non rettifichiamo sprofondiamo"
Vecchietta - "Non batte un ciglio!"

Cuba che sprofonda in assenza di cambiamenti...

Traduzione di Gordiano Lupi

Necessità

di Claudia Cadelo
http://octavocerco.blogspot.com/

Un’idea mi tormenta da quando in una delle sedi dell’Università dell’Avana ho alzato la mano per esprimere un dubbio sulle categorie marxiste di necessità e causalità. Sono giunta alla conclusione che le necessità umane sono troppo complesse perché gli specialisti si arroghino il diritto di “sopprimerne” alcune dalle nostre vite.

Abbiamo Elaine, blogger cubana, che dà per scontato il fatto che a suo nonno non serva Internet. Purtroppo non è la sola. L’altro giorno una persona mi assicurava che per un contadino cubano Internet non è prioritaria. Come definire ciò che è prioritario? Senza dubbio nel Medio Evo l’elettricità non era prioritaria e per l’uomo di Cro-Magnon ciò che oggi chiamiamo “prodotti di prima necessità” erano cose sovrabbondanti. Perché dobbiamo porre limiti al benessere umano? Mi chiedo perché nel XXI secolo debba essere considerato un problema inserire l’accesso a Internet tra i diritti civici. Non è importante se il contadino si collega per fare uno studio di mercato sui nuovi fertilizzanti per la terra o per frequentare una chat in cerca di compagnia. Importante è il suo diritto ad avere accesso alla Rete delle Reti e a ciò che rappresenta per la sua vita personale. Qualunque “supposizione” su ciò che il contadino dovrebbe fare su Google, così come nel suo campo, si chiama controllo sul libero arbitrio, sulle scelte personali e sulla libertà individuale.

Ridurre i livelli di povertà nel mondo è una priorità assoluta, ma non vedo il nesso tra questa cosa e il diritto dei cubani ad avere un account di accesso a Internet. Le disuguaglianze sociali presenti nel mondo non giustificano Raúl Castro che mi vieta di aprire la mia pagina Facebook quando voglio. È un discorso logico o sto impazzendo?


Traduzione di Gordiano Lupi

martedì 26 aprile 2011

A Cuba si prepara il corteo del Primo Maggio


L’Avana - Il sindacato dei lavoratori cubani (Central de Trabajadores de Cuba - CTC), associazione in linea con il governo, auspica una partecipazione massiccia di lavoratori in occasione del Primo Maggio, per sostenere le riforme economiche volute da Raúl Castro e approvate dal recente Congresso del Partito Comunista.

“La partecipazione di massa, combattiva e rivoluzionaria dei lavoratori sarà il modo migliore per far vedere che il popolo è d’accordo con le misure prese”, ha scritto il quotidiano Granma, sintetizzando la presa di posizione del sindacato dei lavoratori.

Il Sesto Congresso del Partito Comunista Cubano ha eletto Raúl Castro come Primo Segretario, in sostituzione del fratello Fidel, da tempo ammalato, e ha approvato un programma contenente 313 misure per “attualizzare” lo sfinito sistema economico cubano.

Le riforme per cercare di rendere più efficiente l’economia prevedono la decentralizzazione statale, la messa a riposo di 500.000 dipendenti pubblici, l’autonomia delle imprese statali, un’apertura al lavoro privato, piccole imprese private e investimenti stranieri.

Il sindacato unico dei lavoratori cubani, attestato su posizioni governative, aveva disposto - prima del conclave comunista - una serie di assemblee nei centri di lavoro per spiegare le riforme e i progressivi tagli nel pubblico impiego, senza dare buoni risultati perché le misure hanno provocato ansia nella popolazione.

In ogni caso il Granma ha scritto che il corteo del Primo Maggio sarà imponente e che non saranno presenti solo dirigenti e operai cubani, ma anche delegati di movimenti sociali e gruppi solidali con Cuba di 48 paesi. Il momento centrale della Giornata dei Lavoratori avrà luogo all’Avana in Piazza della Rivoluzione, scenario di una sfilata militare e popolare durante il passato 16 aprile, in occasione del Cinquantesimo anniversario del socialismo a Cuba e della vittoria contro gli invasori anticastristi a Playa Girón.


Gordiano Lupi
(Fonte Radio Martí)

sabato 23 aprile 2011

Largo ai giovani!

Jardim da El Nuevo Herlad - Machado Ventura e i Fratelli Castro

Si è concluso il Sesto Congresso del Partito Comunista, per fortuna, ché adesso mio padre almeno si smuove dalla televisione e guardiamo altro, meglio la telenovela della sera guarda, persino i programmi culturali che ripetono per l’ennesima volta la storia della Rivoluzione Cubana e l’assalto al treno di Che Guevara a Santa Clara.

“Papà, hai visto che non è cambiato niente? Cosa ti dicevo?”

“Sta cambiando il mondo, ragazzo. Come fai a non rendertene conto? I cuentapropistas, le case in vendita, le automobili che si possono comprare, la tessera del razionamento che scompare… ti pare poco?”.

Mio padre si lascia convincere facilmente. Non è cattivo. È medico, ma per campare porta a giro i turisti in sidecar, nonostante tutto crede ancora che le cose cambieranno, che presto i problemi saranno risolti, che la strada intrapresa è quella giusta. Ha fiducia in questa gente, buon per lui, che a me solo vedere le solite facce in televisione mi mette ansia, ma forse è un problema mio, forse sono io quello fatto male, forse pretendo troppo.

“Ma la doppia moneta, gli stipendi ridicoli, la libertà di parlare, di muoverci, di riunirci in associazioni, magari per scrivere, criticare, comporre canzoni di protesta…”

“Non fare discorsi sovversivi. Che libertà e libertà! Noi siamo un paese in guerra, accerchiato dall’Impero. Dobbiamo resistere”.

“E questi vecchietti dovrebbero guidare la resistenza?”.

Un mio amico che naviga su Internet di frodo quando lavora in ufficio ha scaricato una vignetta dove si vedono Raúl e Fidel vestiti da uomini delle caverne, stile Fred e Barney degli Antenati, dietro di loro c’è Machado Ventura con le sembianze di un dinosauro. Fidel è seduto su una panchina e dà il cibo ai piccioni, mentre alza la mano di un arzillo Raúl in segno di vittoria, simboleggiando un passaggio di consegne. Largo ai giovani! Mi ha detto. Ecco questa battuta è la migliore che ho sentito dopo la fine del Sesto Congresso del Partito Comunista, che poi perché lo chiamano comunista non l’ho ancora capito, mica serve distinguerlo da altri, tanto c’è solo quello. Quasi quasi faccio vedere la vignetta a mio padre, chissà come la prende, forse gli smuovo le certezze, pure se il Granma ha detto che va tutto bene, presto saremo fuori dalla crisi, ché noi siamo un paese capace di modificare il sistema senza produrre sconvolgimenti sociali. Per fortuna. Tu pensa se non era vero, sai la fine che facevamo… ma no, non ci comportiamo da disfattisti come certi giovani che aprono i blog e scrivono su Internet, ché loro sono pagati dall’Impero. No, facciamo i rivoluzionari, ché il mondo si divide in vermi e rivoluzionari, rivoluzionari e scorie. Tutto il resto sono chiacchiere, come dice sempre Fidel Castro - ché lui di chiacchiere se ne intende - quando un prigioniero politico si mette a fare lo sciopero della fame.

“Papà, ma la danno la partita di baseball stasera?”.

“Certo, su Tele Rebelde, dopo il telegiornale”.

“Bene. Questa è una buona notizia”.

Il Congresso è finito. Si torna alla solita vita di sempre, ché siamo in buone mani, esperte, direi quasi incartapecorite, gente che conosce bene questa Rivoluzione, magari c’hanno l’Alzheimer, ma governano ancora, sono gli eredi di loro stessi, il segno che i tempi non cambiano, ma si consolidano. Pensiamo ad altro che è meglio. Abbiamo le prove con il gruppo, ché la prossima settimana si suona alla Casa della Cultura di Luyanó, devo finire di scrivere un romanzo ambientato in Brasile, ché a Cuba i problemi non ci sono, adesso parlo del Brasile che è meglio, mi fa meno male. Juliana mi vuol vedere, buon segno, ché una mulatta scaccia i pensieri come niente al mondo, meglio d’una bottiglia di rum. Non ti lascia mai la bocca amara.


Alejandro Torreguitart Ruiz
L’Avana, 23 aprile 2011
Traduzione di Gordiano Lupi

Fotografia (in italiano)




Mi trovo tra le mani

le ballate

di Johann Bellina,

erano azzurre,

due perle,

come i tuoi occhi,

quando eri giovane

(ricordi?

russa, con i capelli corti),

attrice di un cinema muto

(sembravi

una dama violetta,

come le sere

inglesi di Eliot,

e splendeva il tuo volto, era

come di un marmo fine),

uscivano dalle mie mani

le parole

di quella musica

(sole d’inverno,

nella tua casa)

nella foto,

ormai grigia,

ti ascoltavo,

la melodia

era il tempo

senza voce

sulla carta,

i tuoi gesti d’animale

(la tua bella ombra!)

un ciclamino dell’est

(fiorito),

e le ballate

di Johann Bellina

che non esiste,

il suo nome

l’ho inventato,

come questa poesia

che riflette una foto,

un profumo

che ho rubato agli dei.


(Traduzione di Gordiano Lupi)
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Dolan Mor è nato a Pinar del Río nel 1968. I suoi ultimi libri pubblicati sono La novia de Wittgenstein (Premio Internazionale Barcarola di Poesia, Nausicaä, Molina de Segura, 2010), El idiota entre las hierbas (Olifante, Tarascona, 2010) e La dispersión (Amargord, 2010).

Fotografía

Edward Steichen, 'Gloria Swanson', 1924


Me vienen a las manos

las baladas

de Johann Bellina,

eran azules,

dos perlas,

como tu ojos,

cuando eras joven

(¿recuerdas?

rusa, de pelo corto),

actriz de un cine mudo

(parecías

una dama violeta,

como las tardes

inglesas de Eliot,

y brillaba tu rostro, era

como de un mármol fino),

subían por mis manos

las letras

de aquella música

(sol de invierno,

en tu casa)

en la foto,

ya gris,

te escuchaba,

la melodía

era el tiempo

sin voz

sobre el papel,

tus rasgos de animal

(¡tu bella sombra!)

un ciclamen del este

(florecido),

y las baladas

de Johann Bellina

que no existe,

su nombre

lo he inventado,

igual que este poema

que refleja una foto,

un perfume

que robé de los dioses.

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Dolan Mor nació en Pinar del Río en 1968. Sus últimos libros publicados son La novia de Wittgenstein (Premio Internacional Barcarola de Poesía, Nausicaä, Molina de Segura, 2010), El idiota entre las hierbas (Olifante, Tarazona, 2010) y La dispersión (Amargord, 2010).

venerdì 22 aprile 2011

La grande casa e il paese

di Yoani Sanchez



Possiede una grande casa di cinque stanze che sta cadendo a pezzi, ottenuta negli anni Sessanta quando la famiglia per cui lavorava come domestica se ne andò in esilio negli Stati Uniti. Al tempo le sembrò di toccare il cielo con un dito per il solo fatto di vivere in una delle zone più eleganti dell’Avana. In un primo periodo perlustrava ogni giorno le stanze e il giardino interno; accarezzava il corrimano in marmo della scala che portava al secondo piano; giocava a riempire le vasche dei tre bagni solo per ricordare a se stessa che adesso quella dimora neoclassica era sua. L’allegria durò fino a quando le prime lampadine si fulminarono, la pittura cominciò a screpolarsi e le erbacce crebbero nel giardino circondato da una superba cancellata. Trovò lavoro come donna di pulizie in una scuola, ma neppure con sei salari come quello che riscuoteva avrebbe potuto conservare lo splendore di una dimora che ogni volta le sembrava più grande e più scomoda.

Migliaia di volte, la protagonista di questa storia pensò di vendere la casa ereditata dai suoi antichi datori di lavoro, ma non voleva fare niente che fosse contro la legge. Per molti anni a Cuba è stato proibito il mercato immobiliare ed era possibile solo scambiare proprietà con un meccanismo popolarmente conosciuto come “permuta”. Per regolare e controllare anche certe attività, vennero emanati diversi decreti, restrizioni e limitazioni che trasformavano in un calvario la decisione di cambiare casa. Un onnipotente Istituto delle Abitazioni controllava che venissero rispettate assurde condizioni, come quella di non poter scambiare case che non fossero proporzionalmente uguali. Il numero di stanze e di metri quadrati doveva essere in relazione, altrimenti i “gendarmi” della burocrazia avrebbero capito che dietro il paravento dello scambio si nascondeva una compravendita. Le condizioni da rispettare erano così tante che le pratiche andavano avanti per più di un anno e quando le famiglie potevano trasferirsi nella nuova abitazione erano stanche di riempire moduli, contrattare avvocati e corrompere ispettori.

Per ogni divieto fu escogitato un modo creativo e clandestino di eluderlo. Molti comprarono la loro casetta, nonostante i tribunali punissero con severità - persino confiscando le abitazioni - chi osasse violare una normativa così rigida. In mezzo all’illegalità proliferarono anche i truffatori di ogni tipo. Agenti immobiliari alternativi che fungevano da intermediari tra due famiglie e riscuotevano somme consistenti per redigere il contratto e che spesso scomparivano nel bel mezzo delle pratiche. Succedeva di tutto, alcuni restauravano superficialmente la loro abitazione per andare a vivere in un’altra e quando i nuovi inquilini arrivavano scoprivano che le travi erano marce e le tubature ossidate. La cosa più triste era che nella maggior parte dei casi non si poteva tornare indietro. Si potrebbero narrare migliaia di storie truci in merito al penoso argomento di acquistare o cambiare un’abitazione a Cuba, ma prima di raccontarle dovremo attendere che ci sembrino risibili e sorpassate. Per il momento sono aneddoti troppo recenti ed è compromettente illustrare tutti i particolari.

È chiaro che quando gli interessati a compiere una permuta volevano agevolare il procedimento, l’atteggiamento più comune era quello di corrompere i funzionari incaricati. Vennero stabilite quote di denaro - non scritte su carta - da consegnare prima di ogni passo e a ogni incaricato. Senza incentivi materiali, le pratiche per scambiare un’abitazione si arenavano fino a quando l’insistenza del proprietario non riusciva a mandarle avanti, oppure quando alcuni pesos convertibili finivano nelle mani del funzionario competente.

Tutti questi limiti immobiliari seguivano l’input governativo di non permettere che venissero alla luce le differenze sociali. In un paese dove fosse stato possibile vendere o comprare una casa, con il solo requisito di averne la proprietà e di possedere il denaro sufficiente per acquistarla, le città si sarebbero ridistribuite rapidamente. Questo è stato il modo scelto per evitare che le persone con maggiore disponibilità economica finissero per vivere nelle migliori abitazioni. La fedeltà ideologica diventò la moneta con la quale si poteva ottenere un’abitazione più dignitosa. Per questo motivo gli alti funzionari di Stato e i militari scesi dalla Sierra Maestra hanno goduto - sino a oggi - di lussuose dimore in quartieri dotati di stupendi giardini. Nelle classi sociali più umili della società, la gente continuava a dividere le stanze e a sopraelevare soppalchi di legno - che qui chiamiamo barbacoas - per fronteggiare la crescita della famiglia. Non è facile sapere con esattezza quanti cubani siano emigrati dal loro paese spinti, soprattutto, dalla carenza di spazio abitativo. Ma di sicuro deve essere molto alto il numero di coloro che sono fuggiti per non continuare a dividere la camera con la nonna, abbandonando la casa - di pochi metri quadrati - dove abitavano tre generazioni.

Per tutti questi motivi, uno dei risultati più attesi del Sesto Congresso del Partito Comunista, era proprio l’eliminazione del divieto di compravendita immobiliare. Quando nel corso della relazione conclusiva si è detto che sarebbe stata permessa la compravendita di case e che restava soltanto da emanare un regolamento normativo, moltissimi cubani hanno tirato un sospiro di sollievo. La signora proprietaria della grande casa si trovava, al momento dell’annuncio, davanti allo schermo del suo televisore, e stava evitando una perdita d’acqua che cadeva dal tetto, proprio nel bel mezzo della sala. Si è messa a osservare le colonne con i capitelli decorati, le grandi porte di mogano danneggiate dall’umidità e la scala di marmo alla quale aveva tolto il corrimano per venderlo. Finalmente avrebbe potuto appendere alla cancellata del giardino un cartello con sopra scritto: “Si vende casa di cinque stanze bisognosa di urgente restauro. Si compra appartamento di una stanza in un quartiere qualunque”.

Traduzione di Gordiano Lupi

Omar Santana e il Comitato Centrale del Partito Comunista Cubano


Fonte: Omar Santana - Diario De Cuba

giovedì 21 aprile 2011

Adesso tocca al popolo



Il Congresso del PCC è fallito prima di cominciare perché neppure gli stessi delegati erano liberi di restituire al popolo ciò che è del popolo: i suoi diritti e la sovranità popolare.
Sin dai lavori preparatori avevano affermato che questo Congresso si sarebbe occupato solo di cambiamenti economici, in realtà non sono state realizzate aperture effettive in termini di diritti, ma solo poche e inefficaci riforme. Non possiamo dimenticare che la maggior parte della popolazione cubana è ogni giorno più povera. La colpa di questa situazione è di un regime inconsistente che pratica una politica di restrizioni e di proibizioni, abusa dei lavoratori e spende capitali per controllare le persone, reprimere, fare propaganda e privilegiare un gruppo di potere. Il popolo cubano vive una situazione di povertà disumana, imposta per soggiogare individui e famiglie, rendendoli dipendenti dal governo. Non si vogliono far prosperare le persone perché il regime si sente in difficoltà di fronte al più piccolo spazio di libertà, incluso la libertà economica.
Non vogliamo il capitalismo selvaggio, non stiamo proponendo il capitalismo, ne abbiamo già abbastanza del capitalismo all’interno del totalitarismo comunista, del partito unico e dei capitalisti unici. Il popolo, però, non desidera neppure un altro esperimento comunista dopo che diverse generazioni hanno sofferto quell’ideologia per cinquant’anni. Devono provare proprio con i nostri figli, con la nuova generazione, a fare il comunismo buono?
Non si tratta di rendere il comunismo o il socialismo efficiente, ma il problema fondamentale è il totalitarismo che si propongono di conservare, si chiami socialismo, comunismo o castrismo. Non è lo Stato che sostiene l’alimentazione del popolo e i suoi bisogni, dire questo è ingiusto. È il popolo con la povertà imposta, tra mancanze e sofferenze, persino con la paura e con il lavoro mal pagato, che ha sostenuto involontariamente un sistema di potere costituito da un uomo e da un piccolo gruppo di gerarchi. Adesso - dopo 52 anni di dittatura - il gruppo di potere ricicla se stesso, annuncia misure per rendere efficiente il regime dell’inefficienza e vuole obbligare il popolo a sostenere ancora un ordine senza diritti da superare. Il comunismo non ha raggiunto il suo obiettivo a Cuba perché il cuore del popolo lo rifiuta e non accetta di vivere senza libertà.
Quando l’Assemblea Nazionale del Potere Popolare analizzava e approvava i Lineamenti del Congresso del PCC confermava di non rappresentare i suoi elettori, perché i delegati non sono stati scelti con libere elezioni. Per questo motivo i delegati non trasmettono le speranze di cambiamento dei cittadini, ma rappresentano le direttive del Partito unico, che non è certo democratico. Molti deputati seduti nel teatro del Congresso del Partito torneranno a prendere posto nell’Assemblea Nazionale del Potere Popolare per continuare a deliberare all’unanimità. Se è scandaloso dire queste cose è ancora più scandalosa la realtà che denunciamo. Fino a quando dovremo sopportare la negazione della sovranità popolare? Fino a quando continueranno useranno il pretesto della difesa dell’indipendenza per mantenere il potere nelle mani di un ristretto gruppo di persone? Proprio quel potere usurpa la sovranità popolare e impedisce una libera autodeterminazione dei cubani, facendo vivere il popolo nella miseria, negando diritti umani, civili e politici, libere elezioni e continuando a ripetere menzogne.
È finito il Congresso, ma nessun cubano sa dove stiamo andando. La sola cosa certa è che sono stati riconfermati al potere coloro che hanno sempre governato. Non si tratta di potere popolare perché non è del popolo. Devono finirla di mettere i cubani gli uni contro gli altri, di classificare i cittadini in rivoluzionari e controrivoluzionari o peggio ancora di chiamarli vermi. Ne abbiamo abbastanza di odio, paura, arroganza e menzogne. Basta aprire gli occhi per rendersi conto che i cubani vogliono coltivare la tolleranza, la riconciliazione e il riconoscimento del prossimo, nonostante il linguaggio di odio e di esclusione che continuano a usare i mezzi di comunicazione ufficiali. Specialmente i giovani, le nuove generazioni, stanno ampliando gli spazi di fraternità ben oltre le ideologie e le esperienze del passato. Le nuove generazioni diffondono amore, trasparenza, sorrisi spontanei e rispetto per il prossimo, cose che fanno sperare in una futura società riconciliata con se stessa, più giusta, più umana e soprattutto libera. I giovani e i bambini meritano di essere liberi. Noi cubani siamo esseri umani, figli di Dio, e per questo motivo meritiamo la libertà e la pace.
Non vogliamo più sentire frasi come: Socialismo o Morte!
Diciamo in coro: Libertà e Vita!
Parliamo in termini umani e non ideologici, senza odio contro nessuno, senza odio di classe, ma rompendo il circolo vizioso delle menzogne. Questa mancanza di immaginazione, questa sentenza fatalista che mette il popolo di fronte alla scelta tra socialismo e capitalismo, tra socialismo e morte, si basa su falsi presupposti. Non riconosce la volontà e la capacità del nostro popolo. Noi cubani possiamo - con inventiva, buona volontà, coraggio, amore e grazia di Dio - costruire nella nostra stupenda isola una società democratica, più umana, giusta e solidale. Vogliamo essere uomini e donne liberi che vivono fraternamente. Per questo bisogna dare voce ai cubani e alle loro idee di cambiamento. Cuba rinascerà, conservando e migliorando le cose buone che abbiamo costruito e creando il nuovo. Tutti i cubani saranno artefici del cambiamento, chi vive all’interno dell’isola e chi risiede all’estero, come un solo popolo, per realizzare l’idea di Martí: fondare un popolo nuovo e una vera democrazia.
Dobbiamo promuovere più che mai l’alternativa e un effettivo cambiamento, pretendendo i diritti civili, la liberà di espressione e di associazione e sfruttando ogni possibile spazio partecipativo. Dobbiamo promuovere un dialogo nazionale che porti a elezioni libere, perché soltanto le elezioni libere sono il vero congresso di tutto il popolo. Adesso è il turno del popolo. Adesso tocca al popolo. Adesso vogliamo la libertà.
Oswaldo José Payá Sardiñas
Movimiento Cristiano Liberación
Candidato Premio Nobel per la Pace 2011
Cuba, 21 de Abril de 2011

Traduzione di Gordiano Lupi

l'ultimo storico Congresso


Garrincha sul suo blog dove racconta a base di vignette la Cuba quotidiana, stigmatizza i lavori congressuali visti con gli occhi della gente comune.

Marito (guarda la tv): - Questo ultimo Congresso è stato storico!

Moglie (in cucina): - Perchè? E' davvero l'ultimo?

Gordiano Lupi

Il ringiovanimento cubano!



Omar Santana su El Nuevo Herald ironizza sul ringiovanimento della classe politica cubana dopo il Sesto Congresso del PCC.

- Raul è stato fedele alla promessa di ringiovanire il Comitato Centrale del Partito Comunista Cubano: ha sostituito Fidel che è più vecchio.

Gordiano Lupi

mercoledì 20 aprile 2011

Elizardo Sánchez: "I cambiamenti annunciati sono irrilevanti"


Il dissidente cubano, Presidente della Commissione Cubana per i Diritti Umani e per la Riconciliazione Nazionale, ha detto a Radio Martí che il Sesto Congresso del Partito Comunista "è servito soltanto a mantenere al potere il regime castrista". Inoltre ha aggiunto che "i cambiamenti annunciati sono irrilevanti, perchè si sono prese in considerazione solo alcune riforme economiche con lo scopo di non alterare il sistema politico e di non dare libertà al popolo". Il Congresso è stato - a parere del dissidente avanero - "una riproduzione del modello totalitario castrista, che tanto per cominmciare si è reglato altri 10 anni al potere". Elizardo Sánchez la pensa come Yoani sull'addio politico di Fidel Castro: "Si trata di un ritiro apparente, perchè Fidel continuerà a decidere in prima persona, come ha fatto per oltre mezzo secolo". Il problema più grave, secondo Elizardo Sánchez, è che "a Cuba non ci saranno miglioramenti di nessun tipo in tema di diritti umani".

Gordiano Lupi

Yoani non crede nel "ritiro" di Fidel Castro


La blogger indipendente cubana, autrice di Generación Y, analizza "il minuzioso cerimoniale" preteso da Fidel Castro per il suo presunto addio.

La blogger Yoani Sanchez ha detto a Radio Martì che "i preparativi per il VI Congresso del Partito Comunista Cubano e le giornate che si sono tenute nel Palazzo delle Convenzioni sono state come un grande requiem pubblico per Fidel Castro". Yoani ha messo in evidenza "Il minuzioso cerimoniale" preteso da Fidel e realizzato dal fratello Raúl "senza badare a spese". La blogger ha detto che "fin dagli eccessi organizzativi della sfilata militare, tenutasi il 16 aprile, si percepiva l'intenzione di organizzare un grande omaggio finale per una persona che non ha potuto assistere al Congresso". Yoani aggiunge: "Adesso resta da vedere se il Generale Presidente (Raúl Castro) sarà in grado di sostenere la pesante eredità che ha ricevuto, o se sotto lo sguardo da supervisore del suo Grande Fratello preferirà non contraddirlo mettendo in atto vere riforme di sistema". L'autrice di Generacion Y ha concluso che "resta da vedere quanto sia autentico questo addio di Fidel Castro alla vita politica e se il suo sostituto sceglierà di continuare a toglierci ciò che ci spetta per non indispettire il fratello".

Gordiano Lupi

martedì 19 aprile 2011

Garrincha scherza sul Congresso del PCC...


Garrincha su Radio Martì del 19 aprile 2011

Fidel guida la barca.
Raul dice al cubano che sta affogando: "Non ti preoccupare che stiamo risolvendo tutto!"

I RISULTATI DEL CONGRESSO DEL PARTITO COMUNISTA CUBANO



Oggi è una data storica, perché Raúl Castro al termine di questo martedì 19 aprile 2011 vede riuniti nella sua persona tutti i poteri del regime, dopo essere stato eletto primo segretario del Partito Comunista di Cuba. José Ramón Machado Ventura è stato nominato numero due del regime con l’incarico di secondo segretario del PCC. Nell’Ufficio Politico compare una sola donna, la titolare del Partito all’Avana, Mercedes López Acea. Al tempo stesso anche la segreteria comprende solo una donna: Olga Lidia Tapia Iglesias.
Tutti i membri del Comitato Centrale proposti sono stati “eletti”. La candidatura (segreta) è stata elaborata da Raúl Castro e sottoposta alla conferma da parte dei delegati.
Nell’Ufficio Politico, composto da 15 persone, sono stati inclusi 3 nuovi membri. La gerontocrazia e i militari ricoprono i principali incarichi. Sette di loro sono generali o comandanti in attività. Vediamo i nomi: Raúl Castro (79 anni), José R. Machado Ventura (80), Ramiro Valdés (79), Abelardo Colomé (72), Julio Casas Regueiro (75), Esteban Lazo (67), Ricardo Alarcón (74), Miguel Díaz Canel (50), Leopoldo Cintra Frías (70), Ramón Espinosa Martín (72), Álvaro López Miera (67), Salvador Valdés Mesa (61), Mercedes López Acea (45), Marino Murillo Jorge (51) e Adel Yzquierdo (50). L’età media dell’Ufficio Politico è di 67 anni.
“Non è perfetto, ma per il momento è quel che possiamo fare”, ha detto Raúl Castro promettendo nuove nomine nel corso della conferenza nazionale del PCC, che si terrà il 28 gennaio del 2012. Non figurano nell’elenco scrittori o artisti, persino il Ministro della Cultura, Abel Prieto, è stato fatto fuori dal nucleo direttivo.
Il Comitato Centrale si compone di 115 membri, tra loro abbiamo 48 donne (41,7%), 36 neri e meticci (31%). Due membri sono generi di Raúl Castro: Luis Alberto Rodríguez-Calleja e Lázaro Expósito Canto.



Il fantasma di Fidel e il discorso di Raúl

Fidel Castro è apparso nel Palazzo delle Convenzioni vestito in abiti sportivi e accompagnato da alcuni collaboratori, perché riusciva appena a camminare. I delegati lo hanno applaudito in piedi gridando a viva voce per alcuni minuti. Non ha parlato durante i lavori. L’ex Presidente ha applaudito con entusiasmo l’elezione del fratello a capo del partito unico. Julio Camacho Aguilera, annunciando la decisione del Comitato Centrale, ha detto: “Si tratta della persona di maggior capacità per garantire la continuità della rivoluzione”. Nel suo discorso di chiusura, il nuovo primo segretario ha annunciato che questo incarico sarà il suo “ultimo compito”. Raúl Castro ha aggiunto che la sua “maggior responsabilità” sarà quella di “non permettere mai il ritorno del regime capitalista”. Infine ha detto che Cuba è “tra i pochi paesi al mondo che possono trasformare il modello economico e uscire dalla crisi senza provocare traumi sociali”.


Gordiano Lupi
(Fonte Diario De Cuba)

El Burò Politico del Partido Comunista Cubano



Raúl Castro asumió este martes todos los poderes del régimen tras resultar "elegido" primer secretario del Partido Comunista de Cuba, mostró en vivo la televisión oficial.
José Ramón Machado Ventura fue ratificado como número dos del régimen al asumir el cargo de segundo secretario del PCC.
En el Buró Político aparece una sola mujer, la titular del Partido en La Habana, Mercedes López Acea. El secretariado también incluyó solamente a una mujer, Olga Lidia Tapia Iglesias.
Todos los miembros del Comité Central propuestos fueron "elegidos". La candidatura (cerrada) fue elaborada por Raúl Castro y sometida a confirmación por los delegados.
En el Buró Político, de quince miembros, sólo fueron incluidos tres nuevos integrantes. La gerontocracia y los militares coparon los principales cargos. Siete de ellos son generales o comandantes en activo.
Lo componen Raúl Castro (79 años), José R. Machado Ventura (80), Ramiro Valdés (79), Abelardo Colomé (72), Julio Casas Regueiro (75), Esteban Lazo (67), Ricardo Alarcón (74), Miguel Díaz Canel (50), Leopoldo Cintra Frías (70), Ramón Espinosa Martín (72), Álvaro López Miera (67), Salvador Valdés Mesa (61), Mercedes López Acea (45), Marino Murillo Jorge (51) y Adel Yzquierdo (50).
El promedio de edad del Buró Político es de 67 años.
"No es lo perfecto, pero es lo que podemos hacer por ahora", dijo Raúl Castro, quien prometió nuevas inclusiones durante una conferencia nacional del PCC anunciada para el 28 de enero de 2012.
Ningún escritor o artista figura en la nómina del politburó. El ministro de Cultura, Abel Prieto, fue eliminado del núcleo duro del poder.
El Comité Central tiene 115 miembros, de ellos 48 mujeres (41,7%) y 36 negros y mestizos (31%).
Dos de sus miembros son yernos de Raúl Castro: Luis Alberto Rodríguez-Calleja y Lázaro Expósito Canto.

El fantasma de Fidel y el discurso de Raúl

Fidel Castro apareció en el Palacio de las Convenciones vestido con ropa deportiva y acompañado por edecanes, porque apenas podía caminar. Los delegados le aplaudieron de pie durante varios minutos y gritaron "vivas". No habló durante el acto.
El ex gobernante aplaudió efusivamente la "elección" de su hermano al frente del partido único, de quien dijo Julio Camacho Aguilera, al anunciar la decisión del Comité Central: "Es la persona de mayor capacidad para garantizar la continuidad de la revolución".
En su discurso de clausura, el nuevo primer secretario anunció que ese cargo será su "última tarea".
Raúl Castro indicó que la "mayor responsabilidad" de ese cargo, el de más rango según la Constitución, será "no permitir jamás el regreso del régimen capitalista".
También señaló que Cuba se eencuentra "entre el reducido número de países del mundo que cuentan con las condiciones para transformar su modelo económico y salir de la crisis sin traumas sociales".

(Fonte Diario De Cuba)

Oswaldo Payá: Nessuna apertura dal Congresso del PCC

Il dissidente cubano ricorda che Raúl Castro non ha pronunciato una sola parola in tema di libertà, democrazia e diritti umani

“Mi rivolgo alla comunità internazionale affinché promuova la libertà e la democrazia a Cuba”, ha detto Payá.

L’oppositore cubano ha dichiarato al giornale cileno El Diario de Cooperativa (www.cooperativa.cl): “All’interno del Partito Comunista non esiste nessuna volontà di aprire alla società civile, anche se Raúl Castro ha parlato di riforme durante il Sesto Congresso del Partito. Il comunismo mantiene chiusa la società cubana e fa di tutto per non concedere nessun spiraglio di libertà”.

Payá, leader del Movimento Cristiano di Liberazione e ideatore del Progetto Varela, ritiene “un insulto alla sovranità popolare che un gruppo di generali non eletti mantenga il potere a Cuba”.

Payá ha dichiarato alla rivista spagnola www.cadenaser.com: “I funzionari comunisti hanno parlato dei problemi del paese come se negli ultimi cinquant’anni avesse governato un altro partito. Inoltre parlano solo di economia e di mercato, ma non dicono una parola in tema di libertà e diritti. Qualcuno avrebbe elogiato il generale Augusto Pinochet se avesse permesso la compravendita di case e di auto in Cile? Credo proprio di no, perché il popolo cileno desiderava la libertà durante la dittatura e Pinochet era soltanto un dittatore”.

Payá chiede che venga applicato lo stesso metro di giudizio al caso cubano e vuole che il mondo ricordi come durante la dittatura di Fulgencio Batista a Cuba esistevano libertà economiche.

Oswaldo Payá Sardiñas è stato candidato al Premio Nobel per la Pace nel 2011, e nel 2002 ha ricevuto da parte del Parlamento Europeo il Premio Sacharov per la Libertà di Coscienza.


Gordiano Lupi

Un festival controrivoluzionario?

Il Festival del Cinema Povero di Gibara è stato chiuso dal governo cubano



Esteban Lazo Hernández, vicepresidente del governo e ideologo di primo piano del Partito Comunista, lo aveva definito "un nido di controrivoluzionari e di giovani libertini".
Il Festival era stato ideato dal grande cineasta cubano Huimberto Solas, autore di pellicole importanti e spesso critiche sulla situazione contemporanea. Il Ministero della Cultura e l'Istituto Cubano dell'Arte e dell'Industria Cinematografica (ICAIC) hanno giustificato la chiusura del Festival adducendo meri motivi economici.
Al posto del Festival del CInema Povero di Gibara (città che ha dato i natali a Guillermo Cabrera Infante), in data 5 e 6 aprile è stata organizzata - all'Avana - la Nona Mostra del Festival Internazionale del Cinema Povero, dedicata a Humberto Solás.

Gordiano Lupi -www.infol.it/lupi

domenica 17 aprile 2011

Il discorso di Raul Castro al Sesto Congresso del PCC



Comincia il Sesto Congresso del PCC con un’immensa sfilata mentre le prime parole della giornata alludono a “chi sta cercando di distruggere la Rivoluzione”. Hanno proprio tanta paura! In compenso spendono un occhio della testa per organizzare la parata militare di apertura, cifre a sei zeri che pagheremo noi, stringendo la cinghia ancor più di quanto siamo abituati a fare. Organizzeranno una sfilata come questa anche per il primo maggio? Quando tutto termina la città è stremata e noi tiriamo un sospiro di sollievo, perché possiamo riposare le orecchie dopo tanto frastuono di mezzi corazzati e rombi di aerei. Non ci resta che ascoltare le parole degli oratori del Congresso, mentre continuo a pensare alla frase di Francis Sanchez: “La società cubana è sempre in stato di assedio, stremata da squilli di tromba che annunciano la guerra”.

Raul Castro inaugura i lavori del Congresso: “I provvedimenti che prenderemo in questa sede impiegheranno almeno 5 anni per diventare effettive”. Propone subito di creare una commissione permanente del Congresso per supervisionare l’attuazione delle linee guida. Proprio quel che ci voleva, un altro gruppo di potere! Aggiunge: “Tutto è stato detto in questa Rivoluzione”. Forse siamo noi a non capire, forse abbiamo esaurito l’abbecedario. Altra frase importante: “Mi vergogno perché sono state dimenticate e sono rimaste incompiute le riforme decise nel corso dei precedenti congressi”. Annuncia pure che la conferenza nazionale del PCC avrà luogo alla fine del 2012. Bene, un modo come un altro per prendere tempo. Non comprende che dovremmo fare in fretta per dare impulso a un vero cambiamento.

Nel discorso di oggi non scorgo alcuna critica nei confronti della gestione di Fidel Castro, pare che i problemi siano stati creati solo dai burocrati, unici colpevoli del fallimento. In ogni caso Raúl parla molto del passato e poco del futuro. Non è confortante. Digito su Twitter come un’invasata. Voglio commentare in diretta il discorso del Presidente. “Non abbiamo un numero adeguato di sostituti preparati a gestire la Nazione”. Saturno confessa in pubblico che si è divorato i propri figli. Raúl aggiunge che “non possono più esserci rielezioni a tempo indeterminato per le massime cariche della Nazione, ma d’ora in poi si potranno ottenere solo due mandati della durata di 5 anni”. Il Presidente ha preso ufficialmente il potere nel febbraio del 2008, quindi secondo la nuova normativa non potrà più governare dopo il 2018. In futuro, quindi, non esisteranno più i leader storici? Ci avevano detto che il Congresso avrebbe affrontato solo temi economici, invece vedo che vengono toccati anche argomenti politici. Raúl Castro aggiunge che “verrà eliminata la tessera del razionamento alimentare, perché è ora di finirla con l’egualitarismo e lo Stato non può provvedere ai bisogni di tutti”. Sarà possibile vendere case e automobili, verranno incentivate le concessioni di terre in usufrutto ai contadini, saranno ampliate le sfere di competenza per i lavoratori privati. In ogni caso non si spende neppure una parola per dire che si sta progettando una Nazione pluralista capace di riunire tutte le idee possibili, senza fenomeni di intolleranza politica e atti di ripudio. In questo discorso non noto alcun segnale di cambiamento, perché si parla della dissidenza con il solito disprezzo, con un linguaggio ricco di insulti che punta a demonizzare. Inoltre il presidente afferma che il processo di liberazione dei prigionieri politici è terminato. Non mi sembrava. Raúl Castro conclude: “Non possiamo negare al popolo il diritto di difendere la loro Rivoluzione”. Tradotto significa: via libera al ripudio pubblico dei non conformi. Il discorso di apertura del Sesto Congresso del PCC dura ben due ore e viene pronunciato da un Raúl Castro in guayabera bianca, ma termina con una frase carica di intolleranza. Si dia inizio ai lavori e - viste le premesse - che tutto cambi perché niente cambi.

Yoani Sánchez, 17/04/11
Traduzione di Gordiano Lupi

A Playa Giron ha vinto il socialismo?


Omar Santana su El Nuevo Herald del 16 aprile 2011 - Anniversario di Playa Giron

Yoani Sanchez su Repubblica


Repubblica, 16 aprile 2011 - Yoani sul Sesto Congresso del PCC.

sabato 16 aprile 2011

Twittear intorno al Congresso del PCC



Twittear è la sola cosa che mi resta da fare, visto che al Congresso non sono invitata, non posso partecipare a questa nuova tappa sul lungo cammino delle frustrazioni civiche. Spero di sbagliarmi ma credo proprio che finirà così, una nuova delusione, un nuovo motivo per recriminare e la vita va avanti come prima. Vorrei credere che qualcosa possa cominciare a cambiare sin dalla prossima settimana, ma sospetto che non sarà così. Il medico dovrebbe curare un paziente gravemente ammalato: la Nazione Cubana, bisognosa di riforme urgenti e importanti. Ma il medico non è adeguato, crede che sia sufficiente un’aspirina, mentre serve un defibrillatore. Il medico convoca un congresso segreto che ammette ai lavori solo giornalisti fidati, inviati del Granma o di Cubavision, banditi blogger e reporter indipendenti, soprattutto niente giornalisti stranieri. Sarebbe disdicevole che facessero domande inopportune ai delegati! Permetteranno l’ingresso alle telecamere straniere solo il primo e l’ultimo giorno del congresso per riprendere immagini generali.

Non mi resta che porre le mi domande su Twitter, ché Internet è l’unico mezzo democratico su cui contare. Perché i funzionari e i burocrati del mio paese sfoggiano pappagorge, guance ben pasciute e girano con auto provviste di gomme nuove? Perché nel quartiere popolare dove sono nata le persone sono ogni giorno più povere, mentre nella zona di Siboney diventano sempre più ricche? Perché continuano a parlare di una presunta uguaglianza sociale che oggi si trova solo nei manuali scolastici e nella propaganda politica? Perché ci sono tanti divieti che ostacolano la nostra vita quotidiana e tante regole che impediscono alle persone di realizzarsi? Perché chiamano congresso quello che è soltanto un conclave per affrontare temi economici? Perché definiscono socialismo questo capitalismo di Stato? La lista dei perché sarebbe ancora lunga, è un’infinita processione dei nostri dubbi e delle nostre angosce. Ma non ha senso continuare, visto che non abbiamo nessun diritto alle risposte. Non mi resta che fare la reporter telematica, raccontando il Sesto Congresso del PCC con gli occhi di un cittadino non ammesso a partecipare ai lavori del Palazzo delle Convenzioni. Un delegato ha detto in televisione che le decisioni del congresso aiuteranno a lavorare, produrre e controllare. Abbiamo un gran bisogno delle prime due cose, ma la terza proprio non ci manca…


Yoani Sánchez - L’Avana, 15 aprile 2011
Traduzione di Gordiano Lupi

Leggere Tutti e il mio lavoro su Cuba

Leggere Tutti Aprile 2011, parla di me e del mio lavoro su Cuba.

Intervista a Yoani pubblicata da L'Espresso

L'Espresso del 15 aprile 2011

venerdì 15 aprile 2011

La cyberguerra tra Raul Castro e Yoani Sanchez


Cyberparanoia di Jardim - El Nuevo Herald

Un giornalista spagnolo espulso da Cuba

IL GOVERNO CUBANO USA IL TERRORE CONTRO LA PENNA





Il giornalista spagnolo, Carlos Hernando, espulso da Cuba, ha rilasciato un'intervista a Madrid nella quale riferisce che il popolo cubano vive nella paura. Il giornalista spagnolo, Carlos Hernando, espulso da Cuba, ha rilasciato un'intervista a Madrid dove riferisce che il popolo cubano vive nella paura.

"Ho provato sulla mia stessa pelle che cos'è la paura e vi assicuro che non è niente di buono", ha spiegato per descrivere la sua detenzione e il relativo interrogatorio al quale è stato sottoposto all'Avana. "Quando la polizia castrista si mette in moto, la paura si diffonde tra la popolazione, e con la paura non può esserci libertà", ha continuato.

Carlos Hernando scrive per El Mundo, è stato a Cuba per sei volte e ha prodotto un documentario sul dissidente Guillermo Fariñas Hernández, che vive a Santa Clara. Nel suo ultimo viaggio sull'isola stava studiando la possibilità di realizzare un progetto sulla musica cubana, ma il 7 di aprile è stato arrestato, interrogato e obbligato ad abbandonare il paese entro 48 ore.
"Spero che la situazione dei cubani migliori presto e che il regime cada per lasciare spazio alla libertà. Sono stato rapito e minacciato di dover scontare 15 anni di galera da due uomini in abiti civili che dicevano di parlare in nome dello Stato cubano. Il mio delitto, secondo loro, è quello di scrivere articoli, di aver prodotto un cortometraggio su Guillermo Fariñas e di voler reralizzare un disco in studio con musicisti dissidenti", ha confidato alla stampa.
Hernando ha molti amici nella società civile cubana: Fariñas, Ciro Diaz (il musicista dei Porno para Ricardo), la blogger Claudia Cadelo, il giornalista Iván García e Juan Juan Almeida, figlio dell'ex comandante.
"Perchè è andato a intervistare Guillermo Fariñas. Non sa che è un matto pericoloso?", è stata una delle domande di uno deglio uomini della Sicurezza di Stato.

Hernando ha risposto: "Guillermo Fariñas non è un matto, è un patriota che ha lottato per il suo paese e che è stato ferito in combattimento durante la guerra di Angola".

Il giornalista de El Mundo accusa il governo cubano di aver fatto uso della forza nei suoi confronti e di aver violato i suoi diritti come uomo libero: "Tutti i repressori sono uguali. La loro unica arma è il terrore che utilizzano contro la penna".

Gordiano Lupi - www.infol.it/lupi

NB:: Il carro armato della foto si riferisce a una sfilata che si è tenuta il 15 aprile in Piazza della Rivoluzione per il cinquantesimo anniversario della vittoria di Playa Giron e come allenamento in vista della parata per l'apertura del Sesto Congresso del Partito Comunista.

Apre i lavori il Sesto Congresso del Partito Comunista Cubano


Garrincha su El Nuevo Herald ironizza mostrando un Raul castro intento ad annunciare l'apertura dei lavori del Sesto Congresso del Partito Comunista Cubano come se fosse una festa o un evento musicale.

- E adesso ecco a voi il MIO Congresso del Partito!

Sullo sfondo vediamo un Fidel contrariato e un cubano che suona le maracas.

La satira colpisce sempre nel segno.

Gordiano Lupi

giovedì 14 aprile 2011

Háblalo Sin Miedo (Parlane senza paura)

Un nuovo strumento internet per i cubani




È appena nato in Rete un nuovo servizio, utile per tutti i cubani che vogliono fare denunce ed essere ascoltati in tempo reale. L’eccellente iniziativa regala agli attivisti cubani uno strumento fondamentale che fino a oggi non era disponibile nella blogosfera. La cosa più interessante di questo blog-risorsa - costruito senza alcun tipo di sovvenzione, con fantasia e un’ora di lavoro - è che i cittadini possono fare a meno di ogni intermediario, persino del giornalismo tradizionale. Ecco il funzionamento: Ogni volta che viene chiamato Háblalo Sin Miedo per telefono al 1- 615- 422 -5256, una collaboratrice è pronta a ricevere il messaggio. Finita la comunicazione, la registrazione (massimo 3 minuti) viene pubblicata istantaneamente come post nel blog di Háblalo Sin Miedo e subito dopo su Twitter. Il servizio può essere di aiuto in determinate situazioni: un’emergenza (aggressione di polizia, meeting di ripudio, manifestazioni); casi di impossibilità ad accedere a Twitter (non connesso, bloccato, non configurato); mancanza di tempo (non è possibile concedere un’intervista ai media oppure si vuole comunicare solo una cosa che interessa, senza intermediari).

Háblalo Sin Miedo trasmette le voci di protesta e le denunce al mondo. Il principale vantaggio di questo strumento è l’immediatezza. Il nuovo strumento è stato già utilizzato anche da Yoani Sánchez.

Gordiano Lupi

mercoledì 13 aprile 2011

I prigionieri politici



di Garrincha su El Nuevo Herald del 13/04/2011

Vediamo Raul Castro seduto su un albero che chiede di fare silenzio, mentre sta segando il ramo sul quale dormicchia il Cardinal Ortega.

Chiesa cattolica cubana: Il governo cubano non ci ha detto niente sul fatto che ha smesso di liberare i prigionieri politici.

Raul Castro: "Come sarebbe a dire non gli ho detto niente? Ho inviato il messaggio per mezzo di un angioletto!"

Traduzione di Gordiano Lupi
ww.infol.it/lupi

Dov'è il cambiamento?


Raul Castro: Vediamo, vediamo... Vediamo se indovini dov'è il cambiamento che tu vorresti... Vediamo...

Garrincha su Radio Martì.

domenica 10 aprile 2011

Generación Y compie quattro anni

Presentato il numero 7 della Rivista Voces




Yoani Sánchez festeggia nel suo appartamento all’undicesimo piano di un condominio stile jugoslavo di Piazza della Rivoluzione il quarto compleanno di Generación Y. Dalla finestra si odono grida di soldati schierati per le prove della colossale parata che si terrà in apertura del Sesto Congresso del Partito Comunista.

“Era aprile 2007 quando ho aperto Generación Y, mi sentivo come un naufrago che lancia una bottiglia nel mare e nutrivo poche speranze che qualcuno leggesse il mio messaggio di aiuto. Ieri ho passato la giornata su Twitter per festeggiare il quarto compleanno di un blog che mi ha cambiato la vita. Il mio sito Internet è cresciuto molto in questi anni, ma ha ancora molta strada da fare”.

Queste sono state le parole di Yoani mentre ha aperto la sua casa a numerosi ospiti per presentare il numero 7 della Rivista Voces, scaricabile da oggi su http://orlandoluispardolazo.blogspot.com/. Nella sala di Yoani si prospettava una Cuba nuova e contemporaneamente sotto le finestre della sua casa sfilava la Cuba del passato nei panni di una parata militare che dipingeva un panorama orwelliano. Si sentivano soldati gridare slogan assurdi e squallide espressioni maschiliste come: “Tenemos pantalones/ y tenemos un Comandante que le roncan los cojones!”. In italiano suonerebbe così: “Portiamo i pantaloni/ e abbiamo un Comandante che gli fumano i coglioni!”.

Va bene che in Italia siamo abituati al bunga bunga. Ma insomma…

Gordiano Lupi

sabato 9 aprile 2011

Intervista a Yoani in spagnolo/ Entrevista a Yoani

(Yoani Sanchez y Reinaldo Escobar en su casa)


¿Qué piensas del VI Congreso del PCC que se celebrará en breve?

Este VI Congreso del Partido Comunista Cubano tiene un pecado original del que no puede desprenderse y al que tampoco logrará superar: es una cita partidista en un país donde se ha prohibido la existencia de otros partidos, es un cónclave de una organización que no permite la libre existencia de otras. Teniendo en cuenta esto como precepto básico, hay pocas esperanzas de que lo que ocurra en el Palacio de las Convenciones de La Habana a partir del día 16 de abril, pueda traerle al país las soluciones integrales, plurales e inmediatas que el país necesita. El sistema cubano es irreformable, porque está apuntalado con prohibiciones, limitaciones y censuras, intentar abrirlo y perfeccionarlo traerá a corto o largo plazo su fin. Me gusta comparar al sistema imperante en el país con una de esas casas semiderruidas que tanto abundan en esta ciudad. Cualquiera que vea el estado calamitoso de su estructura, el deterioro de sus balcones y el comején que abunda en sus vigas, pensará que está a punto de desplomarse. Sin embargo la casa ha resistido decenas de huracanes y vientos fuertes, pero un día alguien decide cambiarle un tornillo de la puerta o hacerle una reparación en una cañería del baño y todo el edificio se viene abajo. ¿Cuál es el “tornillo” en la situación cubana? No sé, pero presiento que en el próximo congreso se soltarán algunos pequeños detalles que acelerarán el derrumbe. Eso lo sabe muy bien Raúl Castro, de ahí tanto temor y tibieza a la hora de implementar las reformas.


¿Cómo fue el encuentro con Jimmy Carter?

Jimmy Carter nos visitó la semana pasada y se encontró no sólo con figuras del gobierno, sino también con varias voces de la incipiente sociedad civil cubana, las Damas de Blanco y varios ex presos políticos. Tuve la satisfacción personal de estar incluida entre quienes pudieron conversar directamente con él. Fue un encuentro breve, donde lo pusimos al día de nuestras inquietudes y problemas, pero también de nuestros proyectos presentes y futuros. Él escuchaba y hacía preguntas. Parecía saber de nuestras dificultades y su pedido de discreción sobre lo hablado en esa mañana de marzo, fue más para protegernos a nosotros que en aras de salvaguardarse él. Después, se refirió en el canal televisivo más importante de nuestro país a la necesidad de libertad de expresión, asociación y de viaje para que los cubanos puedan moverse dentro y fuera de su propio territorio nacional. También lanzó algunos halagos al gobierno raulista, pero sonaban más a formalidades diplomáticas que a verdaderos puntos de consenso. La gran pregunta que se hacen todos es si esa presencia fugaz en nuestra compleja situación nacional cambiará en algo el curso de los próximos meses. No hay que creer que pasaremos de un totalitarismo a una democracia por el sólo hecho de que un ex presidente norteamericano nos viste, pero hay actos que tienen una carga simbólica que trasciende hasta sus propósitos. Jimmy Carter logró que al menos durante tres días el régimen cubano mostrara un rostro de tolerancia hacia adentro y hacia afuera. Bajo su manto protector fue posible que en un hotel del casco histórico de La Habana se reunieran opositores y gente que –apenas unos días antes- habían sido satanizados en un programa hecho por el propio Ministerio del Interior en la televisión oficial. Quedó probado que crear una burbuja de respeto es posible y que las tropas de choque contra actividades de la disidencia, no son ni tan espontáneas ni tan autónomas. Evidentemente Raúl Castro dio la orden de no interferir en ese madrugador desayuno entre un Nobel de la Paz y los representantes de la zona más dolida de la Cuba actual. Al permitir la cita, las autoridades estaban –sin quererlo- validando y reconociendo a las voces que allí estaban.

¿Cómo crees que será la Cuba futura sin la gerontocracia en el poder?

Vienen tiempos difíciles, precisamente porque la testarudez de quienes nos gobiernan no les ha permitido hacer a tiempo y gradualmente las reformas que necesita nuestro país. Cuando el tiempo biológico de cada uno de ellos se apague, muchas personas sentirán un vacío político y hasta ideológico, pero creo que la gran mayoría experimentará una sensación de alivio. Nos tocará entonces reconstruir el país con nuevos rostros, nuevas ideas, nuevas fórmulas. Confío en que esta Isla peculiar, tocada por la creatividad, el talento de sus hijos, la belleza de su naturaleza y la franqueza de su idiosincrasia, pueda encontrar un camino con oportunidades para todos. Viviremos sin dudas en un país más inclusivo, más plural y donde espero que mis nietos no tengan que emigrar para realizar sus sueños.

La Spagna, Castro e i prigionieri politici


Omar Santana su El Nuevo Herald di oggi graffia come sempre con una caricatura del Comandante Raul Castro, Presidente in carica della Repubblica (?) di Cuba.

- La Spagna non accetterà più prigionieri politici, se non... 

- 9 o 10 milioni

Il senso è che la Spagna non darà asilo politico ad altri prigionieri politici e che tutti i cubani sono in realtà prigionieri (9 o 10 milioni è il numero approssimativo di abitanti dell'isola), perchè manca la libertà.

Una pessima notizia per i dissidenti democratici proviene dalla fine del giudizio penale contro la spia della CIA Posada Carriles, 83 anni, che con una sentenza discutibile è stato assolto con formula piena dagli undici capi di imputazione che lo riguardavano. Non sono questi gli atti che servono alla distensione. Personaggi come Posada Carriles  sono lontani mille miglia da chi lotta per una Cuba libera, pluralista e democratica.

Gordiano Lupi

venerdì 8 aprile 2011

La CIA, Internet e le menzogne del potere


Il disegnatore satirico Garrincha su Radio Martì stigmatizza con brio la mancanza di Internet per i cubani.

Fidel Castro (con la frusta) - "La CIA vuol far entrare Internet a Cuba per fare del male"

Cubano (torturato) - "Non mi dica..."

Gordiano Lupi

I blogger indipendenti sono in pericolo

Questa è l'opinione dell'avvocato cubano Laritza Diversent



L'avvocato - blogger Laritza Diversent (Sin Evasion), ha messo in guardia l'opinione pubblica internazionale sul rischio di un'ondata repressiva da parte del governo cubano contro i bogger indipendenti che vivono sull'isola, dopo le recenti aggressioni della stampa ufficiale.

I media statali castristi hanno definito i blogger alternativi come "cibermercenari e ciberterroristi" , cosa molto pericolosa viste le leggi vigenti sul territorio nazionale. Laritza Diversent sostiene che l'accusa portata avanti dai mezzi di stampa e di comunicazione radiotelevisiva possa diventare una giustificazione per incarcerare qualsiasi persona che esprima le proprie opinioni su internet.

"Gli aggettivi usati dalla stampa implicano accuse gravi, visto che la legislazione penale cubana regolamenta le attività terroristiche e mercenarie sotto la fattispecie giuridica dei delitti contro la sicurezza dello Stato", ha detto la Diversent.

Le pene per tali reati vanno dai 5 ai 30 anni e certe figure delittuose sono servite in passato per incarcerare dissidenti e persone che esprimevano idee controcorrente. Il governo non disponde di fatti concreti contro i blogger - colpevoli solo di manifestare opinioni in disaccordo con il potere - e quindi cerca di diffondere menzogne e discredito per stigmatizzare persone scomode.


Gordiano Lupi

giovedì 7 aprile 2011

Internet al popolo?



Una vignetta di Garrincha da El Nuevo Herald.


Cubano comunista - La tecnologia introdotta dagli Stati Uniti a Cuba non serve a dare Internet al popolo!

Cubano scettico - E quella introdotta dal governo a chi vuol dare internet?

Gordiano Lupi

Yoani Sánchez e il futuro di Cuba

Un giorno come gli altri all’Avana. Fariñas è di nuovo detenuto, la blogosfera indipendente fa una vita difficile, Alan Gross finisce in galera solo per aver portato a Cuba telefoni satellitari, Jimmy Carter apre a illusioni di cambiamenti, ma in definitiva nell’isola dei fratelli Castro tutto procede come prima, senza grandi novità. Sentiamo cosa ne pensa Yoani Sánchez, osservatrice privilegiata della realtà cubana.

Sta per celebrarsi il VI Congresso del Partito Comunista Cubano. A tuo parere è un evento importante che contribuirà a modificare la situazione socio-politica?

Questo VI Congresso del Partito Comunista Cubano nasce viziato da un irredimibile peccato originale: è un appuntamento di partito che si tiene in un paese dove è stata proibita l’esistenza di altri partiti, è un conclave di un’organizzazione che non permette la libera esistenza di altre. Partendo da questo assunto, ci sono poche speranze che l’evento programmato al Palazzo delle Convenzioni dell’Avana a partire dal 16 aprile, possa portare le soluzioni definitive, molteplici e immediate che servono al paese. Il sistema cubano non è riformabile, perché si basa su proibizioni, limitazioni e censure. Cercare di aprirlo e perfezionarlo provocherà prima o soltanto dopo la sua fine. Mi piace paragonare il sistema imperante nel paese con una di quelle case semidistrutte che tanto abbondano in questa città. Chiunque veda lo stato calamitoso in cui versa la struttura della casa, il degrado dei suoi balconi e la ruggine che abbonda nelle sue travi, penserà che sia sul punto di cadere a pezzi. Nonostante tutto, la casa ha sopportato decine di uragani e tempeste tropicali, ma un giorno qualcuno decide di cambiare la serratura di una porta o di riparare una tubazione del bagno e subito dopo l’intero edificio crolla. Qual è la “serratura” nella situazione cubana? Non lo so, ma presumo che nel prossimo congresso verranno prese decisioni in merito a piccoli dettagli che renderanno più rapida la rovina. Raúl Castro lo sa bene e per questo teme il momento in cui dovrà ampliare le riforme.

Hai incontrato Jimmy Carter all’Avana, insieme ad altri blogger, giornalisti indipendenti e rappresentati della società civile. Che impressione ti ha fatto l’ex Capo di Stato nordamericano?

Jimmy Carter ci ha fatto visita la settimana scorsa e ha incontrato non solo membri del governo, ma anche diverse voci della società civile cubana in formazione, le Dame in Bianco e alcuni ex prigionieri politici. Ho avuto la soddisfazione personale di essere inclusa tra coloro che sono stati ammessi a conversare direttamente con lui. È stato un incontro breve, durante il quale lo abbiamo messo al corrente delle nostre inquietudini e dei problemi, ma anche dei nostri progetti presenti e futuri. Lui ascoltava e faceva domande. Sembrava conoscere le nostre difficoltà e la sua richiesta di discrezione sugli argomenti affrontati in quella mattina di marzo, era diretta più a proteggere noi che a salvaguardare se stesso. Subito dopo Carter ha parlato ai microfoni del canale televisivo più importante del nostro paese e ha fatto presente che a Cuba serve libertà di espressione, di associazione e di viaggio, affinché i cubani possano muoversi senza problemi all’interno e all’esterno del territorio nazionale. Ha fatto anche alcuni elogi al governo raulista, ma sembravano più formalità diplomatiche che veri punti di consenso. La grande domanda che si pongono tutti è se la sua presenza fugace nella nostra complessa situazione nazionale modificherà in parte il corso dei prossimi mesi. Non dobbiamo credere che passeremo dal totalitarismo alla democrazia solo perché un ex presidente nordamericano ci ha fatto visita, ma alcune azioni rivestono una carica simbolica che va ben oltre i propositi. Jimmy Carter ha ottenuto che almeno per tre giorni il regime cubano mostrasse un volto tollerante sia all’interno che all’esterno dell’isola. Sotto il suo mantello protettore è stato possibile che in un hotel del centro storico dell’Avana si riunissero oppositori e individui che - appena pochi giorni prima - erano stati demonizzati nel corso di un programma realizzato dal Ministero degli Interni, trasmesso dalla televisione ufficiale. È stata la prova che è possibile creare una sfera di rispetto e che le truppe d’assalto contro le attività della dissidenza non sono spontanee e tanto meno autonome. Evidentemente Raúl Castro ha dato ordine di non interferire nel dialogo tra un Nobel per la Pace e i rappresentanti della parte più sofferente della Cuba attuale. Permettendo l’incontro, le autorità - senza volerlo - hanno riconosciuto e convalidato le voci presenti.

Come credi che sarà la Cuba del futuro, quando l’attuale gerontocrazia dovrà fisiologicamente abbandonare il potere?

Vengono tempi difficili, soprattutto perché l’ostinazione di chi ci governa non ha permesso di compiere riforme graduali e ha ostacolato i cambiamenti di cui il nostro paese ha bisogno. Quando il tempo biologico di ognuno di loro finirà, molte persone sentiranno un vuoto politico e persino ideologico, ma credo che la maggioranza dei cubani proverà una sensazione di sollievo. Ci toccherà ricostruire il paese con nuovi volti, nuove idee, nuove formule. Confido che la nostra Isola, caratterizzata dalla creatività e dal talento dei suoi figli, dalla bellezza della sua natura e dalla franchezza della sua idiosincrasia, possa trovare una strada che preveda opportunità per tutti. Vivremo senza dubbio in un paese più aperto e pluralista, dove spero che i miei nipoti non siano costretti a emigrare per realizzare i loro sogni.

Intanto il Granma parla di cyberguerra e di mercenari al servizio dell’impero, usando la solita terminologia fuori dalla storia. Per i media governativi Yoani Sánchez, gli altri giovani blogger, le Dame in Bianco e i dissidenti sarebbero soltanto terroristi pagati per minare dalle fondamenta un sistema basato sul consenso spontaneo. Bastano le parole di Yoani - se lette con la dovuta apertura mentale - a smentire le illazioni del potere. Yoani rappresenta una generazione che vuole vivere in una Cuba moderna, pluralista e soprattutto libera.



Gordiano Lupi