martedì 31 gennaio 2012

Dilma Rousseff a Cuba


La presidentessa brasiliana Dilma Rousseff ha quasi ultimato la sua breve visita a Cuba, ma l'agenda vede in primo piano solo tematiche economiche e di cooperazione, senza scendere sul pericoloso campo dei diritti umani. La visita di Rousseff serve ad approfondire le relazioni bilaterali già strette dal predecessore Lula e prevede un incontro per oggi (martedì 31 gennaio) con Raúl Castro nel Palacio de la Revolución. Mercoledì Rousseff farà tappa ad Haiti, dove il Basile guida la missione dei Caschi Blu delle Nazioni Unite.
Probabile un incontro con Fidel Castro, anche se non in programma.
Il gruppo brasiliano Odebrecht sta per firmare un accordo della durata di 10 anni con Azcuba, organizzazione statale che controlla la produzione di zucchero, per ampliare la produzione nella provincia di Cienfuegos. La canna da zucchero torna ad assumere un ruolo di rilievo nell'economia cubana. Non è una notizia da poco.
Cuba potrebbe stringere con il Brasile anche un accordo di produzione nel campo dei medicinali generici. La presidentessa visiterà il porto commerciale di Mariel, 50 chilometri a ovest dell'Avana, per valutare lo stato dei lavori di un'opera importante, avviata grazie a un consistente investimento brasiliano.
Questa è la prima visita di un capo di Stato straniero dopo la morte del dissidente Wilman Villar dopo un prolungato sciopero della fame. Si esclude, comunque, che Rousseff dia udienza a membri della società civile e che fissi un appuntamento a Yoani Sánchez, nonostante il suo governo le abbia concesso il visto per recarsi in Brasile. Rousseff non parlerà neppure di diritti umani con i fratelli Castro, per non rischiare di mandare in fumo le proficue relazioni economiche.
Una bella delusione, non c'è che dire.

Gordiano Lupi

La vedova di Villar incontra la stampa straniera


Maritza Pelegrino (foto) si è recata all'Avana per denunciare davanti alla stampa straniera le responsabilità del governo cubano nella morte del marito.
"Avrebbero potuto evitare la sua morte, ma le cure mediche sono cominciate quando non c'era più niente da fare".
La Dama de Blanco Maritza Pelegrino, vedova del prigioniero politico cubano Wilman Villar Mendoza, morto alcuni giorni fa dopo un prolungato sciopero della fame, ha chiesto al regime che sia fatta giustizia sulla morte del marito, durante una conferenza stampa che si è tenuta all'Avana.
"Me l'hanno ucciso per non averlo curato in tempo e subito dopo ne hanno infangato il nome. Adesso il governo vorrebbe cancellare persino la sua immagine. Non posso tollerarlo", reclama.
L'attivista vuole smentire pubblicamente le dichiarazioni comparse sul periodico Granma circa il vero motivo della prigionia del marito.
"La storia raccontata dalla stampa cubana è falsa", sostiene Pelegrino. “Non è vero che mi ha percossa, né che mi ha lasciato segni sul viso. Non è vero che non era in sciopero della fame. Sono tutte menzogne costruite ad arte", ha detto la vedova.

Gordiano Lupi

lunedì 30 gennaio 2012

Ambulanti

di Yoani Sanchez
da www.lastampa.it/generaciony


Ogni tanto, i nostri mezzi informativi imbastiscono una nuova campagna, una delle tante offensive contro determinati fenomeni socioeconomici. In questi giorni, l’attacco è rivolto agli ambulanti, venditori di frutta e vegetali che trasportano la loro mercanzia sopra un triciclo o altri congegni a ruote. I giornalisti ufficiali sostengono che certi commercianti seguono la legge “capitalista” della domanda e dell’offerta, invece di praticare prezzi più accessibili per i consumatori. Oggetto di critica è anche la vendita unitaria dei prodotti, invece che a libbre o chilogrammi, cosa che consente di gonfiare gli importi. Anche se non si tratta di un problema che danneggia tutti, non credo che lo risolveremo con gli appelli alla coscienza del venditore.

Gli ambulanti assicurano il rifornimento ai quartieri carenti di mercati agricoli, soprattutto negli orari in cui questi ultimi sono chiusi. Nei prezzi delle mercanzie va compreso anche - sebbene la TV ufficiale non lo riconosca - il tempo che il cliente risparmia, perché non è costretto a muoversi e a sopportare le lunghe code di un “mercato agricolo statale”. Per la maggior parte delle donne lavoratrici, che rincasano dopo le cinque e devono inventare la cena, il grido di “Avocado e cipolla!” fuori dalla porta rappresenta una salvezza. Va da sé che il costo dei prodotti non è in rapporto con i salari, ma è altrettanto vero che non marciscono sugli espositori per mancanza di compratori. Il fatto che una persona debba lavorare due giorni per comprare una zucca non mette in evidenza l’esosità del venditore ma l’eccessiva povertà dei salari.

Sorprende, per esempio, che i preoccupati reporter del notiziario serale non si accaniscano contro il numero eccessivo di negozi che vendono in pesos convertibili, dove per acquistare un litro d’olio si spende l’intero guadagno di una settimana lavorativa. La differenza tra gli ambulanti e i negozi che vendono in moneta forte è che i primi sono lavoratori privati mentre i secondi sono proprietà dello Stato. Per questo non vedremo mai un reportage che denuncia l’alta percentuale aggiunta ai costi di importazione o di produzione di un alimento per venderlo nei cosiddetti shopping. Molto meglio cercare un capro espiatorio e spiegare con la sua esistenza la carestia e il grigiore culinario ai quali siamo sottomessi. Per il momento si dà la colpa agli ambulanti. Affacciatevi al balcone prima possibile e guardateli passare per strada, perché probabilmente molto presto non ci saranno più.


Traduzione di Gordiano Lupi

sabato 28 gennaio 2012

Yoani Sánchez: “La visita di Dilma Rousseff non dovrà essere soltanto un incontro istituzionale


Nel corso di un’intervista al quotidiano brasiliano O Folha de Sao Paulo, la nota blogger ha detto: “Spero che la visita di Rousseff all’Avana non sia fatta di colloqui governativi e che non riguardi solo la costruzione del porto di Mariel, ma anche lo stato dei lavori per costruire un sistema di diritti umani a Cuba”.

La blogger cubana Yoani Sánchez confida che la visita a Cuba della presidentessa brasiliana Dilma Rousseff non rivesta soltanto carattere istituzionale, ma che serva per avvicinarsi al popolo e per ascoltare le diverse voci che esistono sull’Isola.

“Rousseff giunge a Cuba in un momento difficile, in piena repressione del regime nei confronti dei dissidenti, subito dopo la morte di Wilman Villar Mendoza. Il suo ruolo, in una simile situazione, può essere importante”.

Yoani ha giudicato “un gesto positivo” il visto ricevuto dal Brasile per effettuare un viaggio in data 10 febbraio, dopo la sua lettera alla presidentessa. “Resta il fatto che il mio passaporto è pieno di visti per andare in Chile, Spagna, Italia, ma non posso uscire da Cuba. Il governo non mi concede la famigerata carta bianca”.

Il giornalista ha chiesto a Yoani se Cuba è vicina alla sua primavera, sul modello di ciò che sta accadendo nei paesi arabi. “No, la nostra primavera è come un frutto attaccato al suo albero, non è ancora matura. Intorno a me vedo molta paura”, ha risposto la blogger.

Gordiano Lupi

Raul Castro si arrampica sulla statua di José Martì...


Omar Santana da El Nuevo Herald.

Per l'anniversario della nascita di José Martí

Il 28 gennaio 1853 nasceva José Martí. Lo voglio ricordare - ben oltre le stupiede ideologie - con un stupenda poesia che traduco da La Edad de Oro.

Le scarpette rosa
di José Martí


Alla signorina Marie

Il sole è buono, il mare è di spuma
e rena fina, e Pilar
vuole uscire a sfoggiare
il suo cappellino di piuma.

“Vai bimba divina!”
Dice il padre e le dà un bacio:
“Vai mio uccellino prigioniero
a prendermi la rena fina”.

“Io vado con la mia bimba bella”,
disse la madre buona:
“Non ti sporcare nella sabbia
le scarpette rosa!”

Andarono entrambe al giardino
lungo la strada alberata:
la madre colse un garofano
e Pilar colse un gelsomino.

Lei se ne va con quel serve,
con cerchio, secchio e paletta:
il secchio è color violetta,
il cerchio è color del fuoco.

Vengono a vederla passare,
nessuno vuol vederla andare:
la madre si mette a ridere,
e un vecchio si mette a piangere.

L’aria fresca spettina
Pilar, che viene e va
molto orgogliosa: “Dimmi, mamma!
Tu sai cos’è una regina?”

E siccome tornano di notte
dalla riva del mare,
per Pilar e per sua madre,
il padre manda una carrozza.

La spiaggia è molto bella:
tutti sono sulla spiaggia:
porta occhiali la governante
della francese Florinda.

C’è Alberto, il militare
che è uscito in processione
con tricorno e con bastone,
gettando una scialuppa in mare.

E che cattiva, Magdalena
con tanti nastri e fiocchi,
la bambola senza braccia
sotterra nella rena!

Conversando là sulle sedie,
sedute con i signori,
le signore, come fiori,
sotto gli ombrelloni.

Ma è con questi modi
così seri, molto triste il mare:
Le cose allegre sono là, dietro l’angolo
sulla spiaggia di tutti!

Dicono che risuonano le onde
più forte là sulla spiaggia,
e che la rena è più bianca
dove ci sono le bimbe sole.

Pilar corre da sua madre:
“Mamma, sarò buona:
lasciami andare da sola alla rena:
là, dove tu mi puoi vedere!”

“Questa bimba capricciosa!
Non c’è sera che non mi molesti:
vai, però non ti bagnare
le scarpine rosa.”

Le arriva ai piedi la spuma:
gridano allegre entrambe:
e se ne va, dicendo addio,
quella col cappello di piuma.

Se ne va là, dove, molto lontano!
le acque sono più salubri,
dove si siedono i poveri,
dove si siedono i vecchi!

Se n’andò la bimba a giocare,
la spuma bianca calò,
e passò il tempo, e passò
un’aquila sul mare.

E quando il sole si metteva
dietro un monte dorato,
un cappellino silenzioso
sulla rena veniva.

Fatica molto, fatica
per andare: ma che cos’ha
Pilar che cammina così, che viene
con la testolina abbassata?

Sa bene la madre bella
perché le pesa il cammino:
“E le scarpe, Pilar,
le scarpine rosa?

Ah, pazza! Dove saranno?
Dove, Pilar?” - “Signora”,
dice una donna che piange:
“Sono con me: qui sono!

Io ho una bimba malata
che piange in una stanza oscura
e la porto all’aria pura
per vedere il sole, e che dorma.

Questa notte sognò, sognò
il cielo, e udì un canto:
mi fece paura, mi spaventò,
così la portai e si addormentò.

Con le sue due braccia minute
sembrava volesse abbracciare;
e io guardavo, guardavo
i suoi piedini nudi.

Mi arrivò al corpo la spuma.
Alzai gli occhi, e vidi
questa bimba davanti a me
con il suo cappello di piuma.”

“Sembra un ritratto
La tua bimba!” disse: “È di cera?
Vuole giocare? Se potesse!
E perché è senza scarpe?

Guarda: la mano le stringe,
e ha i piedi tanto freddi!
Oh, prendi, prendi le mie:
io ne ho molte altre a casa!”

“Non so bene, signora bella,
cosa successe dopo:
vidi a mia figlia nei piedi
le scarpine rosa!”

Si videro tirare fuori i fazzoletti
a una russa e a un’inglese;
la governante della francese
si tolse gli occhiali.

Aprì la madre le braccia:
si gettò Pilar nel suo petto,
e tirò fuori il vestito disfatto,
senza vezzi e senza fiocchi.

Tutto vuole sapere
sulla malata la signora:
non vuol sapere che piange
di povertà una donna!

“Sì, Pilar, dalle tutto!
Il tuo scialle! Il tuo anello!”
E lei le dette la sua borsa
le dette il garofano, le dette un bacio.

Tornano zitte di notte
alla loro casa dal giardino:
e Pilar se ne sta sul cuscino
nel lato destro della carrozza.

E dice una farfalla
che vide dal suo roseto
conservate in un cristallo
la scarpine rosa.

Traduzione di Gordiano Lupi

Josè Martì (1853 – 1895), considerato l’eroe dell’indipendenza cubana, morì combattendo contro i colonizzatori spagnoli. Fu poeta di radice whitmaniana, anticipatore della poetica modernista (di lui si ricordano soprattutto i Versos Sencillos del 1891, dai quali venne estrapolato il testo canzone Guantanamera). Non fu solo poeta, ma anche narratore per l’infanzia (fondò la celebre rivista La Edad de Oro), saggista, uomo politico e romanziere. Tutta l’educazione della gioventù cubana passa attraverso l’insegnamento capillare della sua opera.

venerdì 27 gennaio 2012

Felix Luis Viera e gli intellettuali cubani

La patria è un'arancia, il capolavoro poetico di Felix Luis Viera
 
Felix Luis Viera, scrittore cubano esule in Messico che in Italia ha pubblicato Il lavoro vi farà uomini (L'Ancora del Mediterraneo) e La patria è un'arancia (Il Foglio Letterario - http://www.ilfoglioletterario.it/), ha scritto un articolo dove attacca gli intellettuali cubani che non lavorano per favorire un cambiamento in senso democratico nell'isola caraibica. Leggiamo alcuni passi del pezzo.

"Siamo due milioni di esiliati, sparsi in tutto il mondo, ma non riusciamo neppure a raccogliere dieci dollari a testa per costruire qualcosa che serva a dare una spinta propulsiva al progetto di una Cuba democratica. Ci dividiamo su tutto, discutiamo di teorie, facciamo analisi politiche, scriviamo libri spesso inutili, ma non facciamo niente di concreto, soprattutto non abbiamo un progetto unitario. Non solo. Trattiamo con rispetto il dittatore e i suoi funzionari, usiamo termini come Presidente e Generale, mentre loro non si vergognano a chiamarci traditori, vermi, nemici della patria, scorie... Certo, non dobbiamo metterci al loro livello e usare un gergo squallido e violento, ma a volte siamo fin troppo deferenti. Gli intellettuali che vivono a Cuba si comportano in modo ancora peggiore, perchè - salvo poche eccezioni - cercano di non creare problemi al potere e di vivere senza occuparsi di problemi pratici. Per non parlare dei cubani che risiedono all'estero per motivi economici e che non vogliono perdere il diritto di tornare in patria. Ecco, questi nostri compatrioti brillano per la loro assenza, visto che sono soliti dire: "Io non faccio politica", "Non mi occupo di certe cose", "Non è un problema mio". Se in Italia, Spagna, Canada, Messico, vengono organizzate manifestazioni castriste, non si vede mai un cubano a criticare, nessuno di loro osa prendere la parola e dire che stanno raccontando menzogne, che stanno parlando di una Cuba inesistente. Il nostro ruolo è sempre e soltanto quello dei cubani sensuali, spiritosi, divertenti, ballerini, ma del tutto privi di impegno politico. In questo modo non si va da nessuna parte. Cuba non cambierà mai".

Felix Luis Viera racconta una triste verità, purtroppo. Io che non sono cubano - ma mi sento cubano adottivo - a volte mi chiedo perchè devo lottare se gli stessi cubani a non hanno il coraggio di farlo. Mi rispondo che combatto per un'ideale, per la libertà di una terra che amo e perchè esistono persone di valore come Yoani Sanchez, Oswaldo Payà, Reinaldo Escobar, Orlando Luis Pardo Lazo... che meritano il mio sostegno. Una Cuba libera è possibile.

Gordiano Lupi

giovedì 26 gennaio 2012

Intervista alla vedova di Wilman Mendoza

http://www.youtube.com/watch?v=cj9noE2KyUQ&feature=youtu.be

Chi sta mentendo?

Il post di oggi è una video - inchiesta, che cerca di stabilire la verità sulla morte del dissidente Wilman Villar Mendoza, attraverso testimonianze raccolte nei giorni 23 e 24 gennaio a Contramaestre e Palmerito. Il servizio è stato realizzato da Yoani Sánxchez, Reinaldo Escobar (intervistatore) e Claudio Fuentes.

Prima di tutto viene ricostruita la cronologia degli eventi:

12/7/2011 incidente domestico con arresto a piede libero di Wilman

14/11/2011 arresto definitivo dopo dimostrazione con i dissidenti

24/11/2011 inizia lo sciopero della fame

25/12/2011 sospende lo sciopero della fame

29/12/2011 riprende lo sciopero della fame

13/1/12 Wilman è ricoverato in ospedale in condizioni disperate

19/1/2012 Wilman muore.

La vedova Maritza Pelegrino Cabrales, Dama de Blanco, afferma: “Wilman era un uomo buono che lottava per le sue idee, se aveva qualcosa per sé lo condivideva con gli altri; di mestiere faceva il falegname ma si ingegnava anche a riparare scarpe per guadagnare qualche soldo. L’incidente domestico accaduto il 14 luglio 2011 è stato provocato dal fatto che mio marito aveva bevuto qualche bicchierino di troppo ed era tornato a casa nervoso, aveva alzato la voce con mia madre che si era spaventata e aveva chiamato la polizia. Non è accaduto altro. Non è vero che sono stata picchiata. La polizia mi ha costretta ad andare all’ospedale a fare un certificato medico, mentre io non avevo niente, solo un taglietto al labbro che mi ero procurata da sola. In compenso loro hanno picchiato mio marito e gli hanno spruzzato il peperoncino negli occhi. Soltanto dopo le percosse, mio marito ha resistito all’arresto”.

José Daniel Ferrér, coordinatore della Unión Patriotica de Cuba, il movimento al quale Wilman si era iscritto dice: “Era un uomo ribelle e contrario al sistema che aveva avuto problemi con il CDR e con la sicurezza di Stato per le sue idee, ma si è avvicinato al nostro gruppo soltanto negli ultimi tempi. Ha partecipato a una dimostrazione pubblica in favore dei diritti umani il 14 novembre 2011 ed è stato arrestato perché aveva quel precedente con la polizia che è servito da pretesto per condannarlo come delinquente comune. Per questo motivo il 24 novembre, dopo la sentenza ingiusta, Wilman è sceso in sciopero della fame”.

La vedova aggiunge: “Se Wilman non avesse partecipato alle proteste dei dissidenti avvenute a Contamaestre non lo avrebbero mai arrestato, perché la faccenda dell’incidente domestico era una cosa passata. Ma è servita come precedente, per intimidirlo, così come a me giungono minacce dal capo della polizia perché faccio parte delle Damas de Blanco e lotto per la libertà dei prigionieri politici. Mio marito sapeva che era stato condannato ingiustamente. Per questo mi diceva sempre: uscirò di qui, in un modo o nell’altro, o libero o morto. Ha sospeso lo sciopero della fame il 25 dicembre 2011, perché gli avevano promesso la libertà, ma erano menzogne, così il 29 dicembre ha ripreso lo sciopero con maggior vigore.”

José Daniel Ferrér aggiunge: “Wilman non ha mai avuto assistenza medica adeguata. I carcerieri dicevano che se il prigioniero non voleva mangiare era un problema che non li riguardava. Il medico della prigione affermava che stava bene e che non aveva bisogno di cure specifiche. Wilman veniva tenuto in cella di rigore (un locale di metro per due), nudo, al freddo, senza acqua, viveva in pessime condizioni igieniche, tra scarafaggi, zanzare e sporcizia. Sono stati i suoi carcerieri a ucciderlo e a provocargli una malattia polmonare”.

La moglie conferma: “Ho vissuto otto anni con Wilman e ha sempre goduto di ottima salute. I problemi polmonari gli sono venuti in carcere. Il 13 gennaio 2012 l’hanno portato in ospedale, ma era troppo tardi e solo un miracolo avrebbe potuto salvarlo. I maltrattamenti sono responsabili della sua morte. L’ha ucciso la prigione. I suoi aguzzini l’hanno lasciato morire. Quando il 19 gennaio è morto, l’ospedale era presidiato dalla polizia e io non potevo parlare con nessuno, né con le Damas de Blanco, né con i miei familiari. Ho cominciato a gridare: Assassini! Me l’avete ammazzato! Ho passato momenti molto duri. Ho visto arrestare alcuni dissidenti. La nota ufficiale pubblicata dal Granma dice un sacco di menzogne, il governo e la polizia politica stanno mentendo per pulirsi le mani da un grave delitto”.

José Daniel Ferrér conclude: “La versione ufficiale è totalmente falsa. Mentono quando dicono che non mentono. La polizia politica e il regime hanno ucciso Wilman Mendoza”.

Il reportage è corredato da immagini che illustrano la posizione governativa, da ritagli del quotidiano Granma con il grande spazio che (in maniera sospetta) viene dato alla vicenda, commentata persino da Fidel Castro, dai certificati medici estorti alla moglie di Wilmar e da immagini di repertorio delle proteste di Contamaestre.

Gordiano Lupi

News da Cuba


LA VEDOVA DI WILMAN MENDOZA CHIEDE DI POTER REPLICARE ALLE MENZOGNE DEL REGIME

A Cuba, la vedova del dissidente cubano Wilman Villar Mendoza (nella foto), morto dopo uno sciopero della fame messo in atto per protestare contro un'ingiusta sentenza di condanna, ha chiesto al governo di poter rispondere in televisione alla campagna di diffamazione orchestrata per infangare la memoria del marito. Un comunicato di Alianza Democrática Cubana (ALDECU) esprime solidarietà con la vedova e afferma che la Dama de Blanco Maritza Pelegrio Cabrales, reclama il suo diritto a rispondere alla propaganda castrista che sta diffamando il marito. Il comunicato è firmato dai dissidenti Gisela Delgado Sablón, Guillermo Fariñas Hernández, José Daniel Ferrer García, René Gómez Manzano, Iván Hernández Carrillo, Héctor Palacios Ruiz ed Elizardo Sánchez Santacruz.

I CANDIDATI REPUBBLICANI A CACCIA DEL VOTO CUBANO

Il candidato repubblicano Mitt Romney ha detto durante un comizio che ha tenuto in Florida: "E' venuto il momento di lottare per la libertà di Cuba e di favorire una primavera cubana. Spero che Fidel Castro lasci finalmente questo mondo e sono pronto a festeggiare la sua morte". La posizione di Newt Gingrich - altro candidato repubblicano - è altrettanto dura. I due uomini politici stanno cercando di conquistare l'elettorato cubano della Florida.

YOANI SANCHEZ OTTIENE IL VISTO TURISTICO DAL BRASILE

Yoani Sanchez ha ottenuto il visto turistico per recarsi in Brasile, ma adesso resta l'ostacolo più grande: il permesso di uscita da parte del governo cubano. Il silenzio delle autorità dell'Avana è assordante.

Gordiano Lupi

Campagna mediatica...


Garrincha da El Nuevo Herald e da Entendiendo El Caos

1

- (cartello) Abbasso Fidel
- Prendi questo, verme!

2

- Violento!

3

- Guarda che campagna mediatica mi montano contro!
- Angioletto di Dio...

martedì 24 gennaio 2012

Oswaldo Payá e Yoani Sánchez candidati al Nobel per la Pace

Oswaldo Payá  

L’Unione Progresso e Democrazia spagnola, ha inviato oggi al Comitato del Premio Nobel cinque lettere per sostenere le candidature dei cubani Oswaldo Payá e Yoani Sánchez al Premio Nobel per la Pace 2012. Se i due oppositori del regime castrista dovessero ottenere il prestigioso premio sarebbe come assegnare un riconoscimento straordinario alle persone che non hanno voce, soprattutto nei paesi retti da regimi autoritari.

Il partito popolare spagnolo, guidato dall’ex socialista critica Rosa Díez, manifesta “profonda preoccupazione per il rispetto dei diritti fondamentali dei cubani oppressi dal regime castrista”. I rappresentanti dell’UPD sostengono la candidatura di Oswaldo Payá - coordinatore del Movimento Cristiano di Liberazione, Premio Sacharov 2002 ed estensore del Progetto Varela - perché è sempre stato un difensore dei valori democratici e della libertà. Al tempo stesso appoggiano la candidatura della nota blogger Yoani Sánchez, per il suo lavoro coraggioso volto a favorire un cambiamento in senso democratico e pluralista, denunciando la quotidiana violazione dei diritti umani a Cuba.

Yoani Sánchez

Oswaldo Payá ha ringraziato e ha diffuso la notizia sul sito www.oswaldopaya.org, Yoani Sánchez ha fatto i complimenti al collega e si è detta felice della nomina. “In ogni caso è solo una proposta. Molta strada resta ancora da fare e sono tante le persone che meritano quel premio”, ha concluso.


Gordiano Lupi

Non conviene fare politica

... e all'Avana

- Hai sentito? E' morto un altro dissidente che era in sciopero della fame..

- Lascia stare, bello. A noi artisti non conviene fare politica se vogliamo continuare a lavorare...

di Leyser Martinez dal Blog: http://www.ellugareno.com/

Le verità di Cuba

Omar Santana da El Nuevo Herald.
Le verità di Cuba, ovvero "come fabbricare una menzogna e occultare la realtà".

Il fondamento del consenso...


Il manganello sostiene la decorazione...
Garrincha, grande umorista cubano - http://garrix.blogspot.com/

Realtà e satira...


Osservatore: - Un sacco di dissidenti sono stati bastonati, arrestati e uno di loro è morto in carcere dopo uno sciopero della fame...

Cubano: - (canta e balla) Alzami la musica!

Cubano: - (canta ancora e balla il motivo di moda el chupi chupi) Cosa mi dicevi?


Fidel: - Obama non ha mantenuto nessuna promessa!

Cubano - "Festeggiamo con un bicchierino di latte!"
(Raul due anni fa aveva promesso un bicchiere di latte per tutti i cubani, ndt)

Fidel: (chiama la Sicurezza e lo fa portare via)
Cubano: - Pensavo che ti piacessero le barzellette di Raul!

Le vignette sono di Garrincha
Blog Entendiendo el caos http://garrix.blogspot.com/
Pubblicate da El Nuevo Herald


Gordiano Lupi

Esiliati cubani chiedono al Papa di rivedere il programma del viaggio a Cuba


Ascoltare le ragioni della società civile e non solo del regime


L'Assemblea della Resistenza Cubana ha inviato un comunicato al Vaticano e ai mezzi di stampa internazionali nel quale denuncia la morte del prigioniero di coscienza Wilman Villar Mendoza, avvenuta giovedì 19 gennaio, come conseguenza di uno sciopero della fame durato circa due mesi. Il documento, presentato in una conferenza stampa a Miami, afferma che il solo delitto del giovane difensore dei diritti umani è stato quello di aver partecipato a una pacifica marcia di protesta. Villar Mendoza è stato condannato senza garanzie processuali, al termine di un processo farsa, per questo motivo è sceso in sciopero della fame, intenzionato a non mollare fino a quando la sentenza non fosse stata rivista. Non ha fatto in tempo, perché i suoi carcerieri lo hanno lasciato morire e adesso ne stanno infangando la memoria con il tipico gioco al massacro riservato ai "nemici della patria". Il documento della resistenza Cubana si rivolge a Benedetto XVI per chiedere di modificare il programma della visita a Cuba. "Il Papa non deve limitarsi a far visita al regime, ma deve ascoltare anche le ragioni della società civile", scrivono.

La parlamentare europea, Laima Andrikiene, vicepresidente della commissione per i diritti umani, ha diramato un comunicato stampa nel quale afferma che "la comunità internazionale deve fare tutti i passi necessari per evitare un aumento di esecuzioni extragiudiziarie da parte del regime dei Castro". Il governo cubano viene invitato dalla parlamentare europea a "liberare immediatamente tutti i prigionieri politici e a cessare ogni persecuzione di liberi cittadini che chiedono soltanto di esprimere le loro idee".

La realtà cubana è molto lontana dalla propaganda ufficiale che parla di riforme e cambiamenti, come dice Yoani Sánchez "il vero cambiamento è il sogno di tutti i cubani", mentre negli ultimi mesi assistiamo a un aumento della repressione che si concretizza in arresti e detenzioni di breve durata tra le fila dei dissidenti.

Gordiano Lupi

venerdì 20 gennaio 2012

Il regime cubano ha fatto un’altra vittima

Il governo parla di delinquente comune
Yoani Sánchez: “Undici milioni di cubani sono delinquenti comuni”

Alcuni dissidenti rilasciano dichiarazioni alla stampa

“Questa notte nessuno può dormire”, digita nervosamente Yoani Sánchez su Twitter. Il regime cubano ha un’altra vittima sulla coscienza dopo la morte di Orlando Zapata Tamayo. Il suo nome è Wilman Villar Mendoza ed è morto all’Ospedale Juan Bruno Zayas di Santiago de Cuba, al termine di una lunga lotta non violenta. Wilmar era in sciopero della fame perché chiedeva la revisione di un processo che giudicava ingiusto. Adesso i dissidenti preparano proteste e dimostrazioni a Santa Clara, in occasione del funerale di un compagno di lotta. Raúl Castro si affretta a dire che “era un delinquente comune”, ma smentisce se stesso perché in un elenco ufficiale di dissidenti troviamo il nome e la foto di Mendoza. A Cuba quasi non esistono i prigionieri politici, i capi di imputazioni sono generici, vanno dall’aggressione, al reato di danneggiamenti, alla resistenza alla forza pubblica, fino al semplice comportamento sospetto (reato di pericolosità sociale).

“Wilman Villar Mendoza era un delinquente comune. Orlando Zapata Tamayo era un delinquente comune. Undici milioni di cubani sono delinquenti comuni. Wilmar ha fatto del suo corpo un campo di battaglia, una pubblica piazza di protesta, un territorio di indignazione civica. La sua unica colpa è essere nato in un paese privo di strade legali, elettorali o civiche per esprimere la non conformità ”, dice Yoani Sánchez. E aggiunge, distrutta dal dolore: “Quante persone ancora dovranno morire? Non dobbiamo usare il nostro corpo per esprimere tutta l’indignazione che cova repressa. Abbiamo diritto a far valere le nostre idee senza rischiare la vita”.

Wilman Villar Mendoza

Altri voci dissidenti si aggiungono alle proteste di Yoani.

“L’assassinio di Villar Mendoza - perché di questo si tratta - è un’ulteriore dimostrazione della codardia del governo cubano, interessato solo al potere”, dice Berta Soler, leader delle Damas de Blanco. José Daniel Ferrer, segretario della non riconosciuta Unión Patriótica de Cuba, organizzazione alla quale era iscritto Villar Mendoza, afferma che “siamo in presenza di un altro crimine della tirannia, un nuovo caso Orlando Zapata Tamayo”.

“Il governo cubano ha tutta la responsabilità morale, politica e giuridica per una morte evitabile, visto che si trovava nelle loro mani”, afferma Elizardo Sánchez, portavoce della Commissione per i Diritti Umani e per la Riconciliazione Nazionale.

Yoani Sanchez
Non manca la voce del governo che cerca di screditare la figura del prigioniero politico deceduto. Il Blog di Yohandry, gestito niente meno che dalla Sicurezza di Stato, non ci pensa due volte a definire Villar Mendoza “un delinquente”. “È morto il delinquente Wilmar Villar Mendoza. I becchini cominciano ad arrivare. Sta cominciando una nuova campagna contro Cuba”, afferma Yohandry. Il blogger aggiunge su Twitter: “Mendoza era un delinquente comune. Chi lo definisce un prigioniero politico vorrebbe fare di Cuba un nuovo Iraq”. Niente di nuovo sotto il sole, purtroppo. Si recita a soggetto una commedia che spesso evolve in tragedia, un triste spettacolo visto troppe volte, da Heberto Padilla in poi…


Gordiano Lupi

Muore prigioniero politico cubano in sciopero della fame

Wilman Villar Mendoza è il secondo prigioniero cubano che muore in 24 mesi sull'Isola per le conseguenze di uno sciopero della fame.


Il prigioniero politico Wilman Villar Mendoza è morto nell'Ospedale Chirurgico "Juan Bruno Zayas", di Santiago de Cuba, dopo un lungo sciopero della fame. Si trovava recluso nel carcere di Aguadores e aveva iniziato una protesta non violenta il 25 novembre 2011, perchè voleva che fosse rivista la sua situazione processuale. Giovedì 19 gennaio i familiari avevano denunciato il precario stato di salute del detenuto, che da alcuni giorni riceveva assistenza medica nell'ospedale di Santiago de Cuba. L'ex prigioniero politico José Daniel Ferrer ha dichiarato a Radio Martí che il cadavere è stato consegnato alla madre, Maritza Pelegrino Cabrales, che ha confermato all'emittente radiofonica la dolorosa notizia. I mezzi di informazione cubana non hanno fatto parola del tragico evento. Diverse organizzazioni di dissidenti hanno deciso di partecipare ai funerali di Villar Mendoza. Si tratta del secondo caso di prigioniero politico morto per le conseguenze di uno sciopero della fame, dopo il decesso di Orlando Zapata Tamayo, avvenuto il 23 febbraio 2011 per essere rimasto 86 giorni senza mangiare.

Gordiano Lupi

giovedì 19 gennaio 2012

Troppo tardi

di Yoani Sanchez
da www.lastampa.it/generaciony

Fotografia di Orlando Luis Pardo Lazo


Proprio oggi stavo pensando a un testo dopo aver visto un documentario sulle recenti rovine. Sotto il titolo di “Unfinished spaces” (http://www.unfinishedspaces.com/about.html) erano state raccolte diverse testimonianze di architetti e studenti che parteciparono alla costruzione dell’Istituto Superiore d’Arte (ISA). Tutti descrivevano l’originale bellezza del progetto, la sua struttura innovativa e il desiderio di far coincidere aspetto e sostanza in un solo edificio. Parlavano anche dell’abbandono della costruzione di alcune sue facoltà che non sono mai state completate. Per questo motivo stavo pensando a colonne, mattoni e tetti coperti di erbacce quando mi hanno chiamata per raccontarmi di un crollo avvenuto in Centro Avana. Un edificio di tre piani situato in calle Infanta, all’angolo con Salud, non ce l’ha fatta più ed è franato al suolo nella notte di martedì 17 gennaio.

Mi è subito venuto in mente quante volte sono passata da questo isolato affrettando il passo, impaurita dal cattivo stato di manutenzione dei balconi e delle facciate. Ho ricordato ogni momento in cui mi sono chiesta come fosse possibile continuare a far abitare persone in un palazzo così prossimo alla rovina. Per gli abitanti di quell’edificio è arrivato troppo tardi lo sconto sui materiali da costruzione deciso poche settimane fa. Non era più possibile rimediare ai danni strutturali di cui soffriva l’immobile, perché erano il risultato dell’indolenza statale, di decenni di mancanza di pittura, cemento e altre risorse materiali per provvedere alla ristrutturazione. Il lamento udito prima che il pavimento crollasse e venissero giù le pareti fa parte dell’ultimo respiro architettonico di un quartiere dotato di case splendide ma in stato terminale.

Fino a questo momento, i mezzi di comunicazione ufficiali parlano di tre morti e sei feriti nel crollo di calle Infanta. Persone che hanno vissuto gli ultimi anni della loro vita guardando verso l’alto, calcolando quanto potevano ancora durare le travi del tetto, temendo un evento che alla fine si è verificato. Quanti altri edifici esistono in questa capitale che domani potranno fare la stessa fine? Quale decisione urgente verrà presa perché certe tragedie non continuino a far parte del nostro quotidiano? Non accetteremo una risposta tipo “stiamo studiando il problema per trovare con calma una soluzione”. E non ci vengano a dire che è colpa degli stessi abitanti che hanno continuato a vivere in un luogo inabitabile. Dove sarebbero potuti andare? Non dateci certe risposte. Pretendiamo soltanto che si costruisca, si restauri e che i cittadini vengano tutelati.

Traduzione di Gordiano Lupi

mercoledì 18 gennaio 2012

Yoani Sánchez scrive a Dilma Rousseff

Vogliamo essere liberi di entrare e uscire dal nostro paese

Yoani Sánchez

La blogger cubana Yoani Sánchez ha scritto una lettera alla presidentessa brasiliana Dilma Rousseff per chiedere di essere ricevuta quando alla fine del mese visiterà Cuba

“Mi piacerebbe spiegarle personalmente i particolari della nostra situazione vista dall’umile ottica di una cittadina repressa” e “darle alcune sincere opinioni diverse dal discorso ufficiale”, afferma la Sánchez nella sua lettera.

Nelle ultime settimane, la stessa Sánchez, intellettuali e politici brasiliani hanno chiesto alla presidentessa di intercedere con il regime cubano per autorizzare il viaggio della blogger in Brasile, dove è stata invitata alla presentazione del documentario Connessione Cuba-Honduras, del regista Dado Galvao, che si terrà il 10 febbraio. L’Avana nega regolarmente l’autorizzazione per uscire dal paese alla Sánchez, autrice di Generación Y, il blog più noto e premiato dell’Isola.

Dilma Rousseff

“Temo che il governo non mi concederà il permesso di uscita. Se accadesse ancora, sarebbe la diciannovesima volta in quattro anni che mi viene impedito di partecipare a inviti di portata internazionale. Vorrei che lei mi aiutasse a riprendermi il diritto di viaggiare e di rientrare, anche perché sarebbe un precedente che aiuterebbe ad abolire definitivamente le restrizioni migratorie che tanto ci danneggiano”, scrive Sánchez nella sua lettera a Rousseff, divulgata da Diario De Cuba.

Yoani afferma che “il regime dei fratelli Castro usa le restrizioni migratorie come metodo di coercizione ideologica”. E aggiunge: “Siamo il solo paese dell’America Latina nel quale i cittadini devono richiedere un permesso al governo per viaggiare all’estero, l’unica nazione di questo emisfero che viola sistematicamente l’Articolo 13 della Dichiarazione Universale dei Diritti Umani. E tutto questo viene imposto da regole assurde, decise da un partito, da un gruppo di potere, da un uomo”.

Raul Castro, in un disegno
Sánchez ricorda a Rousseff che, dalla presidenza di Luiz Inacio Lula da Silva, il Brasile “ha guidato la denuncia contro l’embargo statunitense e ha appoggiato l’integrazione regionale di Cuba”. La blogger precisa che “questa integrazione non può riguardare solo governi e cancellerie; anche noi cittadini vogliamo unirci a questo latinoamerica (…) dove siamo nati”. Yoani parla di libertà di espressione e cita parole della stessa Rousseff: “Proprio come lei, noi preferiamo un milione di voci critiche piuttosto che il silenzio delle dittature. Io appartengo a questo coro pluralista che sta reclamando uno spazio nella sinfonia nazionale composto da parole, non violenza e giornalismo partecipativo”.

Dilma Rousseff dovrebbe arrivare a Cuba il prossimo 31 gennaio per compiere la sua prima visita come Capo di Stato brasiliano, improntata soprattutto a temi economici. Le relazioni tra i due paesi sono eccellenti, come dimostra la visita di martedì 17 gennaio che il cancelliere brasiliano, Antonio Patriota, ha fatto al suo omologo cubano, Bruno Rodríguez. Patriota ha detto: “Il Brasile vuol sapere come Cuba pensa di modernizzare il sistema socialista ed è disponibile a contribuire allo sviluppo economico mediante una cooperazione più stretta nei settori educazione, salute e infrastrutture”. Tra gennaio e novembre 2011 lo scambio commerciale bilaterale tra Cuba e Brasile ha toccato quota 570 milioni di dollari. Dilma Rousseff si tratterrà all’Avana solo un giorno, dopo farà visita ad Haiti.

Gordiano Lupi


Per leggere la lettera integrale di Yoani Sánchez a Dilma Rousseff:

martedì 17 gennaio 2012

Sotto il tappeto persiano

di Yoani Sánchez
da El País del 17 gennaio 2012


In un primo momento siamo rimasti sconcertati e subito dopo abbiamo cominciato a chiederci quali fossero i motivi del viaggio latinoamericano di Mahmud Ahmadinejad. Devo dire che non abbiamo ancora alcuna certezza. Si è trattato senza dubbio di un viaggio inaspettato, annunciato senza tanto clamore e realizzato in una situazione internazionale turbolenta, capace di far assumere a ogni gesto connotazioni sproporzionate e imprevedibili

Il leader persiano si è lasciato alle spalle la scia di un conflitto dall’esito incerto come quello in atto tra l’Iran e diverse potenze occidentali. La sua permanenza all’Avana ci ha fatto toccare con mano un pericolo che prima veniva presentato ogni notte dai notiziari, ma era percepito lontano mille miglia dal nostro complicato quotidiano. Il suo arrivo ha obbligato il governo cubano a prendere una posizione pubblica, a compiere una rapida scelta di campo davanti alle telecamere.

Quando mercoledì scorso, Ahmadinejad è sceso dall’aereo, non c’era nessun tappeto ad attenderlo e ai piedi della scaletta si trovava il vicepresidente Esteban Lazo. All’uscita dell’aeroporto José Martí non lo attendevano né manifestazioni di benvenuto né contestazioni. Non c’erano neanche attivisti appartenenti a movimenti gay intenzionati a protestare per il trattamento riservato agli omosessuali in Iran, mentre l’opposizione interna era più preoccupata per gli arresti eseguiti dalla polizia che per l’arrivo del discusso uomo politico. Una simile indifferenza deve essere sembrata insolita a una persona abituata a scatenare le passioni più contrastanti. Ahmadinejad ha tenuto una conferenza nell’aula magna dell’Università dell’Avana, circondato dagli accademici più ufficiali - o dagli ufficiali più accademici - e si è visto consegnare una laurea honoris causa in Scienze Politiche. È stato piuttosto paradossale ascoltare dalla sua voce inviti per cercare “un ordine nuovo, uno sguardo nuovo, che rispetti tutti gli esseri umani”, ma nessuno dei presenti ha alzato la mano per controbattere certe affermazioni. Quest’uomo dagli occhi piccoli che potrebbe far scoppiare la prossima guerra mondiale è stato applaudito al termine del discorso e ha ritirato un riconoscimento. Alcune ore dopo Raúl Castro l’ha ricevuto nel palazzo della Rivoluzione e ha confermato il suo sostegno al programma nucleare di Teherán. Ahmadinejad ha potuto finalmente scattare la foto di famiglia con il presidente cubano, la tanto attesa conferma pubblica che era venuto a cercare in America Latina.


Tuttavia, nella foto ricordo del suo tour nel nostro continente non tutti gli amici sono uguali. Hugo Chávez e Rafael Correa possono offrire al leader persiano non solo sostegno politico, ma anche cooperazione economica necessaria per alleggerire le sanzioni economiche imposte all’Iran. Cuba nel ritratto di famiglia appare come un bambino piccolo, senza voce in capitolo, ma che deve ugualmente essere immortalato dall’obiettivo.

Il piatto forte per la stampa avanera è stato l’incontro con Fidel Castro, raccontato dall’ospite iraniano ai giornalisti stranieri prima della sua partenza. “Per me è stato motivo di grande allegria vedere il comandante Fidel sano e salvo”, ha affermato, mentre con quelle parole cercava di fugare le voci sulla morte del Comandante in Capo diffuse dai social network. Ahmadinejad aveva bisogno di questo contatto diplomatico per ridurre l’isolamento internazionale che in questi ultimi mesi l’ha circondato e L’Avana ha contribuito a realizzare i suoi piani, honoris causa incluso.


Tuttavia, nei calcoli fatti sulla sua permanenza a Cuba non è stato messo in conto il costo negativo che poteva rappresentare per Raúl Castro. Mancano meno di tre settimane dalla prima Conferenza Nazionale del Partito Comunista e il generale presidente avrebbe avuto bisogno di uno scenario più tranquillo, con meno occhi puntati su di lui. Invece lo stretto di Ormuz è stato catapultato nel Mar Caribe, unendo le polemiche contro Teheran e L’Avana in un solo coro. Il presidente iraniano ci ha messi in una situazione che sarebbe stato più saggio evitare. La stampa ufficiale cubana ha scritto che, in cambio di questa esposizione, la visita porterà una maggior collaborazione commerciale tra le due nazioni. Nel 2007 i rapporti economici tra Cuba e Iran sono stati messi nero su bianco firmando accordi per un valore di 525 milioni di euro.

Tra qualche settimana potremo valutare l’impatto della permanenza di Ahmadinejad nella nostra regione e soprattutto della sua breve presenza a Cuba. Una volta passati i flash delle macchine fotografiche, le conferenze universitarie e i titoli di stampa, riusciremo a capire il suo vero effetto. Ci renderemo conto se il Governo cubano - come il bambino vivace della fotografia - uscirà lentamente dall’inquadratura per dedicarsi ai problemi interni, o se preferirà continuare a sostenere Teheran, con un abbraccio che molti interpreteranno come una sfida, per nascondere le difficoltà nazionali.

Traduzione di Gordiano Lupi

Dissidente cubano in fin di vita

"Mio marito è in fin di vita per aver contratto una polmonite dopo aver rifiutato di indossare l'uniforme da carcerato, dichiarandosi in sciopero della fame", ha detto la Dama de Blanco Maritza Pelegrino, moglie del dissidente Wilman Villar, a El Nuevo Herald. "I medici dicono che la sua morte è imminente. Solo un miracolo può salvarlo. E' in coma e respira grazie a un congegno artificiale", ha aggiunto. Wilman Villar è un dissidente di 30 anni, sta scontando una condanna a quattro anni di prigione e in questo momento si trova ricoverato all'Ospedale Bruno Zayas di Santiago de Cuba. Il suo caso ha scatenato le proteste solidali di altri dissidenti che chiedono a gran voce la sua liberazione e non vogliono rivivere la tragedia di Orlando Zapata Tamayo, un prigioniero politico che morì il 23 febbraio 2010, dopo un prolungato sciopero della fame.

"Se quest'uomo muore, la responsabilità sarà della dittatura, come è stata responsabile della morte di Zapata Tamayo”, ha detto José Daniel Ferrer García, dirigente della Unión Patriótica Cubana.

Villar era stato arrestato il 14 novembre durante una violenta offensiva poliziesca contro un gruppo di dissidenti avvenuta nella provincia di Santiago. Villar - subito dopo la condanna - si è dichiarato in sciopero della fame, non riconoscendo validità al giudizio del tribunale.

“Ha rifiutato la divisa da prigioniero ed è rimasto nudo, nonostante le sue buone condizioni di salute, ha contratto una polmonite", dicono fonti dissidenti.

Villar ha rifiutato ogni tipo di alimentazione per via endovenosa, secondo dichiarazioni governative. Stando ad altre voci le autorità avrebbero liberato Villar, se la moglie avesse lasciato il gruppo delle Damas de Blanco.

Sono 16 i dissidenti imprigionati in questi ultimi giorni, al termine di operazioni repressive contro le Damas de Blanco e altri gruppi. A Santiago sono state arrestate 17 Damas de Blanco, colpevoli di aver assistito alla messa nella Basílica di Nuestra Señora de la Caridad del Cobre, dove a marzo il Papa celebrerà i 400 anni dell'apparizione mariana. Guillermo Fariñas, Premio Sacharov del Parlamento Europeo nel 2010, e altri 6 dissidenti sono stati arrestati sabato scorso a Santa Clara e liberati nella giornata di domenica. Prosegue la tattica del regime dei brevi arresti per fiaccare la resistenza interna e scoraggiare gli oppositori pacifici.

Gordiano Lupi

Il Papa incontrerà Fidel Castro


Il Vaticano e il governo cubano stanno organizzando un incontro tra Papa Benedetto XVI e Fidel Castro, quando nel mese di marzo il Pontefice farà visita a Cuba. Lo rende noto la pagina web Vatican Insider (http://vaticaninsider.lastampa.it/en/homepage/inquiries-and-interviews/detail/articolo/cuba-benedetto-xvi-benedict-xvi-benedicto-xvi-11654/). Funzionari cubani e il nunzio apostolico, monsignor Bruno Musaro, stanno organizzando l'incontro, sostiene il sito Internet, di solito ben informato. La visita del Papa, che arriverà a Cuba dopo aver fatto tappa in Messico, avrà luogo dal 26 al 28 marzo del 2012, come annunciato dalla Conferenza dei Vescovi Cubani in un comunicato. L'incontro tra Fidel e il Papa dovrebbe verificarsi il 27 marzo, presso la sede del Governo. Si tratta della seconda visita di un Papa a Cuba, dopo quella di Giovanni Paolo II, servita a normalizzare i rapporti tra le autorità cubane e la gerarchia cattolica, che per quarant'anni sono stati tesi e problematici. La visita di Benedetto XVI, la seconda in America Latina dopo il viaggio in Brasile nel 2010, coincide con i festeggiamenti per i 400 anni dall'apparizione della Vergine della Carità del Cobre, patrona di Cuba.

Gordiano Lupi

venerdì 13 gennaio 2012

Raúl Castro: Non confidate troppo nella Prima Conferenza del Partito


Il generale Raúl Castro ha dichiarato che "il piano di riforme sta giungendo a compimento con molte difficoltà", va messo in pratica "con pazienza, senza fretta, per non commettere nuovi errori" ma in ogni caso "sarà portato a termine", anche se il suo successo "dipende da molti fattori", ha aggiunto in una dichiarazione alla stampa, dopo la visita del leader iraniano Mahmud Ahmadinejad. "Non dobbiamo farci molte illusioni, né rimettere troppe speranze nella prossima Conferenza del Partito, programmata per il 28 gennaio". La prima Conferenza del Partito Comunista in oltre cinquant'anni di regime è stata promulgata per risolvere problemi interni e per modernizzare la struttura di un organismo che regge le sorti della nazione. L'evento ha generato molti dibattiti nella società civile, come il programma diffuso sul blog di Yoani Sanchez (Generacion Y - in italiano: www.lastampa.it/generaciony) al quale hanno preso parte Dagoberto Valdés (Convivencia), Miriam Celaya (Sin Evasion), Eliécer Ávila (Blogger famoso per aver messo in crisi Ricardo Alarcon alcuni anni fa), Antonio Rodiles (Estado de Sats) e Reinaldo Escobar (Desde Aquì). Altri dibattiti sono sorti nel fronte cattolico e da più parti si afferma che la Prima Conferenza del Partito è l'ultima occasione che si presenta ai governanti cubani per democratizzare la vita pubblica. Le parole di Castro hanno gelato molti entusiasmi.

Mercedes Benz, Che Guevara e gli esiliati cubani


La compagnia automobilistica Mercedes-Benz ha scatenato un'ondata di proteste tra i cubani esiliati a Miami e in altre città degli Stati Uniti per aver usato l'immagine del guerrigliero argentino Ernesto Che Guevara per pubblicizzare le proprie auto. Daimler AG, la ditta tedesca che controlla il gruppo Mercedes-Benz, si è affrettata a scusarsi con quanti si sono ritenuti offesi per la diffusione dell'immagine durante una presentazione che si è tenuta nei giorni scorsi a Las Vegas. Molti cubani esiliati che non vedono la loro terra e i loro familiari da anni - a loro dire per colpa di Fidel Castro e di Che Guevara - hanno dichiarato che "non acquisteranno mai più veicoli Mercedes Benz e che non li faranno comprare dai loro amici e parenti".

Félix Rodriguez, uno dei cubani incaricati dalla CIA di arrestare Guevara in Bolivia nel 1967, ha detto: "Non sanno chi era Che Guevara: un assassino, un criminale, una persona che odiava gli Stati Uniti d'America".

Molte lettere di protesta scritte da esiliati cubani sono giunte alla sede di Mercedes Benz per sottolineare che un'azienda automobilistica americana non può usare l'immagine di un uomo che ha ucciso migliaia di persone per impiantare a Cuba un regime dittatoriale.

giovedì 12 gennaio 2012

Resisti, Marielita, è il regalo di un rivoluzionario!





La vignetta di Omar Santana su El Nuevo Herald stigmatizza con ironia la visita di Ahmadinejad a Raul Castro. Raul parla alla sorella Mariela coperta da un burka: - Resisti un pochino, Marielita, è il regalo di un amico rivoluzionario. Mariela: - Mi sembra di essere rinchiusa in un armadio.

mercoledì 11 gennaio 2012

Aumenta la repressione a Cuba


Le Dame in Bianco e la Commissione Cubana per i Diritti Umani organizzazione illegale diretta da Elizardo Sanchez, hanno denunciato un aumento delle detenzioni arbitrarie nel 2011. Si parla di oltre 4.000 arresti temporanei di persone che stavano manifestando il loro pensiero in forma pacifica. Nel solo mese di dicembre si contano ben 796 detenzioni di breve durata, avvenute senza valido motivo. Il movimento delle Dame in Bianco viene regolarmente preso di mira dalla Sicurezza di Sato per impedire sfilate e manifestazioni, ma anche altri dissidenti sono seguiti e intimiditi. Gli atti di ripudio sono all'ordine del giorno e non accennano a finire. I movimenti alternativi al regime si augurano che il Papa nel corso della prossima visita non si limiti a incontrare esponenti della nomenklatura, ma che riservi spazi della sua agenda per parlare con i rappresentanti della società civile. Nel frattempo è in arrivo il presidente iraniano e Garrincha rappresenta in forma ironica (vignetta allegata) la conferenza stampa tenuta insieme al collega venezuelano.

Gordiano Lupi

martedì 10 gennaio 2012

VIRGILIO PIÑERA UNIÓN INDESTRUCTIBLE (1962)

dalla raccolta (inedita in Italia) El que vino a salvarme


NUESTRO AMOR VA DE MAL en peor. Se nos escapa de las manos, de la boca, de los ojos, del corazón. Ya su pecho no se refugia en el mío y mis piernas no corren a su encuentro. Hemos caído en lo más terrible que pueda ocurrirle a dos amantes: nos devolvemos las caras. Ella se ha quitado mi cara y la tira en la cama; yo me he sacado la suya y la encajo con violencia en el hueco dejado por la mía. Ya no velaremos más nuestro amor. Será bien triste coger cada uno por su lado.

Sin embargo, no me doy por vencido. Echo mano a un sencillo recurso. Acabo de comprar un tambor de pez. Ella, que ha adivinado mi intención, se desnuda en un abrir y cerrar los ojos. Acto seguido se sumerge en el pegajoso líquido. Su cuerpo ondula en la negra densidad de la pez. Cuando calculo que la impregnación ha ganado los repliegues más recónditos de su cuerpo, le ordeno salir y acostarse en las losas de mármol del jardín. A mi vez, me sumerjo en la pez salvadora. Un sol abrasador cae a plomo sobre nuestras cabezas. Me tiendo a su lado, nos fundimos en estrecho abrazo. Son las doce del día. Haciendo un cálculo conservador espero que a las tres de la tarde se haya consumado nuestra unión indestructible.


TRADUZIONE IN ITALIANO
VIRGILIO PIÑERA - UNIONE INDISTRUTTIBILE

IL NOSTRO AMORE VA DI MALE in peggio. Ci sfugge dalle mani, dalla bocca, dagli ochi, dal cuore. Il suo petto non si rifugia più nel mio e le mie gambe non le corrono incontro. Siamo caduti nella cosa più terribile che possa capitare a due amanti: ci restituiamo i nostri volti. Lei si è tolta la mia faccia e la tira sul letto; io mi sono tolto la sua e la incastro con forza nel buco lasciato dalla mia. Adesso non veglieremo più il nostro amore. Sarà molto triste andare ognuno per la propria strada.

Ma non mi do per vinto. Ho ancora una piccola risorsa. Ho appena comprato un tambutro di pece. Lei, che ha intuito le mie intenzioni, si spoglia in un batter d’occhio. Subito dopo si immerge nel liquido appiccicoso. Il suo corpo ondeggia nella nera densità dela pece. Quando ritengo il liquido abbia impregnato le pieghe più recondite del suo corpo, le ordino di uscire e di coricarsi sulle lastre di marmo del giardino. A mia volta, mi immergo nella pece salvifica. Un sole torrido cade a piombo sulle nostre teste. Mi sdraio accanto a lei e ci uniamo in uno strettio abbraccio. È mezzogiorno. Faccio un calcolo prudente e spero che alle tre del pomeriggio si sia consumata la nostra unione indistruttibile.

Traduzione di Gordiano Lupi

P.S.: Il 2012 è l'anno di Virgilio. E' il centenario della nascita.

Ahmadinejad incontra Raúl Castro e tiene una conferenza all'Università


Il presidente iraniano Ahmadinejad giungerà all'Avana alle 9 e 45 di mercoledì 11 gennaio, incontrerà Raúl Castro in serata, dopo aver impartito una lezione all'Università e aver deposto fiori davanti al monumento di José Martí in Piazza della Rivoluzione. Non sappiamo quale sarà il tema affrontato durante la lezione. Ahmadinejad arriverà a Cuba dopo essere stato ricevuto da Chavez in Venezuela e da Ortega in Nicaragua, prima di concludere il suo viaggio in Ecuador. Cuba è la nazione più vicina agli Stati Uniti, paese che ha inasprito le sanzioni contro l'Iran per il suo controverso programma nucleare e ha ammonito i quattro paesi latinoamericani a non approfondire le loro relazioni con Teherán. Ahmadinejad, lascerà l'Isola giovedì, dopo aver incontrato Fidel Castro, forse per dissipare una volta per tutte le voci sulla sua presunta morte. Fidel Castro ha difeso in molte occasioni il diritto dell'Iran a compiere esperimenti di arricchimento dell'uranio con scopi pacifici e ha incontrato il presidente iraniano a settembre del 2006, quando visitò l'isola per la prima volta per partecipare a una riunione del Movimento dei Paesi Non Allineati. Cuba e Iran hanno da tempo posizioni simili in politica internazionale. Teherán condanna l'embargo statunitense all'Isola e L'Avana riconosce il diritto iraniano allo sviluppo del programma nucleare. I due governi mandano avanti proficue relazioni bilaterali in materia commerciale. Il messaggio comune delle due diplomazie è stato: "L'imperialismo statunitense non vincerà il popolo cubano e non sconfiggerà quello iraniano".

Gordiano Lupi

Come sarà il 2012 cubano...

Secondo Garrincha non cambierà molto...

Fidel non è morto... riflette!

Garrincha su El Nuevo Herald

- Il nostro Comandante non è morto! Lui riflette così!
- Oooh...

Yoani Sánchez e Dilma Rousseff tra le persone più influenti del 2011


La presidentessa brasiliana, Dilma Rousseff, la blogger cubana Yoani Sánchez e l’argentino Luis Moreno Ocampo, giudice de Tribunale Penale Internazionale, sono stati inclusi nella lista dei 100 pensatori più influenti al mondo, secondo la rivista di politica internazionale Foreign Policy.

La lista comprende alcune personalità fondamentali della Primavera Araba, come gli egiziani Alaa Al Aswany, Mohamed El Baradei, Wael Ghonim e i siriani Ali Ferzat e Razan Zaitouneh.

Dilma Rousseff, compare al quarantaduesimo posto della graduatoria e merita il prestigioso riconoscimento per la lotta contro le disuguaglianze nel suo paese e per aver intrapreso il piano Un Brasile senza povertà, con lo scopo di togliere oltre 16 milioni di brasiliani dalla più assoluta indigenza.

La cubana Yoani Sánchez compare al posto numero 81, per il lavoro che compie con il blog Generación Y, pubblicato dal 2007 e tradotto in quasi tutto il mondo. In Italia si può leggere su La Stampa all’indirizzo www.lastampa.it/generaciony, curato da Gordiano Lupi.

Gordiano Lupi


Yoani Sánchez andrà in Brasile?

Dilma Roussof intercede per Yoani Sánchez

Arrestati dissidenti a Santa Clara


Il senatore brasiliano Eduardo Suplicy ha scritto una lettera all'ambasciatore cubano in Brasile, Carlos Rafael Zamora Rodríguez, e in copia alla presidentessa Dilma Roussef, per chiedere di intervenire presso il suo governo affinché venga concesso a Yoani Sánchez di recarsi in Brasile nel mese di febbraio.

Suplicy ha detto che è stato lo stesso ex presidente Luis Inacio Lula Da Silva a chiedere di fare una petizione all'ambasciata cubana e di far intercedere Dilma Roussef per cercare di autorizzare il viaggio della blogger. Si attende una risposta nel corso della prossima settimana.

Yoani Sánchez dovrebbe partecipare il prossimo 10 febbraio alla presentazione del documentario Conexión Cuba - Honduras, del regista Claudio Dado Galvao da Silva, che parla del controllo dei mezzi di comunicazione a Cuba e delle pressioni esercitate contro il Canal 36 Honduras durante il governo ad interim di Roberto Micheletti.

Il senatore Eduardo Suplicy porterà il caso di Yoani Sánchez di fronte al presidente del comitato di politica estera del Senato brasiliano, Fernando Collor de Mella, nei primi giorni di febbraio. Eduardo Suplicy ha anticipato che la stessa presidentessa brasiliana, Dilma Roussef, potrebbe affrontare la questione durante il suo viaggio a Cuba alla fine di gennaio.

Nel frattempo da Cuba giungono cattive notizie in tema di diritti umani e di libertà di espressione. Sono stati arrestati tredici dissidenti a Santa Clara, tra i quali spiccano i nomi di Guillermo Fariñas e Librado Linares García, accusati di aver aiutato una persona vittima di un atto di ripudio organizzato dalla Sicurezza di Stato.

Gordiano Lupi

lunedì 9 gennaio 2012

Una nudità salvifica


VIRGILIO PIÑERA - UNA DESNUDEZ SALVADORA

ESTOY DURMIENDO en una especie de celda. Cuatro paredes bien desnudas. La luna cuela sus rayos por el ventanillo. Como no dispongo de un mísero jergón me veo obligado a acostarme en el suelo. Debo confesar que siento bastante frío. No es invierno todavía, pero yo estoy desnudo y a esta altura del año la temperatura baja mucho por la madrugada.

De pronto alguien me saca de mi sueño. Medio dormido todavía veo parado frente a mí a un hombre que, como yo, también está desnudo. Me mira con ojos feroces. Veo en su mirada que me tiene por enemigo mortal. Pero esto no es lo que me causa mayor sorpresa, sino la búsqueda febril que el hombre acaba de emprender en espacio tan reducido. ¿Es que se dejó algo olvidado?

–¿Ha perdido algo? –le pregunto.

No contesta a mi pregunta, pero me dice:

–Busco un arma con que matarte.

–¿Matarme…? –la voz se me hiela en la garganta.

–Sí, me gustaría matarte. He entrado aquí por casualidad. Pero ya ves, no tengo un arma.

–Con las manos –le digo a pesar de mí, y miro con terror sus manos de hierro.

–No puedo matarte sino con un arma.

–Ya ves que no hay ninguna en esta celda.

–Salvas la vida –me dice con una risita protectora.

–Y también el sueño –le contesto.

Y empiezo a roncar plácidamente.



TRADUZIONE IN ITALIANO


VIRGILIO PIÑERA - UNA NUDITÁ SALVIFICA

STO DORMENDO in una specie di cella. Quattro pareti completamente nude. La luna filtra i suoi raggi dal finestrino. Visto che non dispongo neppure di un misero pagliericcio mi vedo obbligato a coricarmi per terra. Devo confessare che sento abbastanza freddo. Non è ancora inverno, ma sono nudo e in questo periodo dell’anno la temperatura scende molto nelle prime ore del mattino.

All’improvviso qualcuno mi risveglia dal mio sonno. Ancora mezzo addormentato vedo immobile davanti a me un uomo, pure lui nudo. Mi osserva con occhi feroci. Vedo nel suo sguardo che mi considera un nemico mortale. Ma non è questo a sorprendermi di più, quanto il fatto che l’uomo stia compiendo una ricerca febbrile in uno spazio così ridotto. Forse ha dimenticato qualcosa?

- Ha perso qualcosa? - gli chiedo.

Non risponde alla mia domanda, ma dice:

- Cerco un’arma per ucciderti.

- Uccidermi...? - le voce mi si ferma in gola.

- Sì, mi piacerebbe ucciderti. Sono entrato qui per caso. Ma come vedi, non ho un’arma.

- Con le mani - gli dico nonostante stia parlando di me, e guardo con terrore le sue mani di ferro.

- Non posso ucciderti senza un’arma.

- Come vedi in questa cella non ce ne sono.

- Ti sei salvato la vita - mi dice con una risata protettiva.

- E anche il sonno - gli rispondo.

E comincio a russare tranquillamente.



Traduzione di Gordiano Lupi

Il racconto è del 1957 - tratto dalla raccolta El que vino a salvarme

sabato 7 gennaio 2012

Se prima ti amavo…

di Yoani Sanchez
www.lastampa.it/generaciony


“Se prima ti amavo, era per i tuoi capelli,
ora che sei pelata, non ti amo più”.
Canzone infantile

Si svegliò alle sei per sciogliersi con cura i capelli con la spazzola dalla punta rotta e le setole durissime. La chioma le arrivava quasi alla vita, ma in quel momento stava dandole l’ultima pettinatura, il tocco di commiato. Prima della fine dell’anno scambiò la sua capigliatura ondulata per una somma di denaro con cui celebrare le festività natalizie. “Si comprano capelli”, era l’avviso che si leggeva sulla porta di uno stretto corridoio dove entrò senza starci tanto a pensare. Due parrucchiere le tagliarono con entusiasmo la lunga capigliatura, folta e ben curata. Entrò in quel locale di buon mattino con un lungo ciuffo e uscì dopo mezzogiorno con pochi capelli dietro le orecchie. In cambio ottenne una buona cifra in pesos convertibili con la quale acquistò carne di maiale, sidro di mele, pomodori e aiutò sua madre a riparare la dentiera. “Ricresceranno”, disse al fidanzato per consolarlo quando la vide per la prima volta dopo quel taglio radicale. “Ho dovuto scorciare i capelli per colpa dei pidocchi…”, mentì.

Il mercato dei capelli prende campo in una nazione in bilico tra le necessità imposte dalla civetteria e le difficoltà materiali. Nella notte avanera, buona parte delle audaci pettinature sfoggiate per strada si ottengono grazie a parrucche e innesti. Gli acquirenti più facoltosi cercano capelli naturali e soprattutto di donne giovani. Alcuni di questi commercianti vanno nei paesi più piccoli, sapendo di poter trovare merce a prezzi migliori perché i venditori sono più disperati. Nelle mani degli stilisti, le cosiddette “ciocche” vengono attaccate ciuffo per ciuffo sulla nuova testa destinata ad accoglierle, con un procedimento che può durare ore. Si utilizzano anche ciocche sintetiche, ma quelle naturali sono più richieste e meglio pagate. Vengono importate da Florida, Ecuador, Messico e sono uno dei regali più richiesti ai parenti che viaggiano all’estero.

In questo momento, l’unico capitale economico di cui dispongono molte donne cubane proviene dal loro cuoio capelluto. Se la situazione si fa difficile, possono sempre contare su qualche persona interessata a comprare la capigliatura, a concedere un po’ di denaro in cambio di qualche sforbiciata.

Traduzione di Gordiano Lupi
www.infol.it/lupi

venerdì 6 gennaio 2012

VIRGILIO PIÑERA - GRAFOMANÍA


TODOS LOS ESCRITORES –los grandes y los chupatintas– han sido citados a juicio en el desierto de Sahara. Por cientos de miles este ejército poderoso pisa las candentes arenas, tiende la oreja –la aguzada oreja– para escuchar la acusación. De pronto sale de una tienda un loro. Bien parado sobre sus patas infla las plumas del cuello y con voz cascada –es un loro bien viejo– dice:

–Estáis acusados del delito de grafomanía.

Y acto seguido vuelve a entrar en la tienda.

Un soplo helado corre entre los escritores. Todas las cabezas se unen; hay una breve deliberación. El más destacado de entre ellos sale de las filas.

–Por favor… –dice junto a la puerta de la tienda.

Al momento aparece el loro.

–Excelencia –dice el delegado–. Excelencia, en nombre de mis compañeros os pregunto: ¿Podremos seguir escribiendo?

–Pues claro –casi grita el loro–. Se entiende que seguirán escribiendo cuanto se les antoje.

Indescriptible júbilo. Labios resecos besan las arenas, abrazos fraternales, algunos hasta sacan lápiz y papel.

–Que esto quede grabado en letras de oro –dicen.

Pero el loro, volviendo a salir de la tienda, pronuncia la sentencia:

–Escribid cuanto queráis –y tose ligeramente–, pero no por ello dejaréis de estar acusados del delito de grafomanía.


VIRGILIO PIÑERA - GRAFOMANIA

TUTTI GLI SCRITTORI - i grandi come gli imbrattacarte - vengono citati a giudizio nel deserto del Sahara. Un esercito poderoso calpesta la sabbia incandescente per centinaia di miglia, tende gli orecchi - i ben disposti orecchi - per ascoltare l’accusa. Subito esce da una tenda un pappagallo. Ben fermo sulle zampe gonfia le piume del collo e con voce roca - è un pappagallo piuttosto vecchio - dice:

- Siete accusati del delitto di grafomania.

E subito dopo rientra nella tenda.

Gli scrittori sis entono gelare il sangue nelle vene. Le diverse intelligenze si uniscono e giungono a una rapida decisione. Il più famoso del gruppo si fa avanti.

- Per favore... - dice davanti alla porta della tenda.

Subito compare il pappagallo.

- Ecellenza - dice il delegato - Eccellenza, in nome dei miei compagni vi chiedo: Possiamo continuare a scrivere?

- Certo - dice il pappagallo quasi con un grido - S’intende che potete continuare a scrivere quanto volete.

Una gioia indescrivibile. Labbra screpolate baciano la sabbia, abbracci fraterni, alcuni estraggono subito carta e penna.

- Che le tue parole siano incise a lettere d’oro - dicono.

Ma il pappagallo, uscendo di nuovo dalla tenda, pronuncia la sentenza.

- Scriverete quanto vorrete - e tossisce leggermente -, ma non per questo smetterete di essere accusari del delitto di grafomania.


Traduzione di Gordiano Lupi